
I romani non ci fanno più caso, ma certamente per chi arriva dall’aeroporto non passa inosservato il cumulo di lamiere rugginose, veri propilei dell’inefficienza che sovrastano l’autostrada mentre il traffico defluisce stancamente.
Da anni ormai al centro dello svincolo fra autostrada per l’Aeroporto e Via Isacco Newton troneggiano le macerie desolate di un impianto industriale. Un monito severo per chi arriva nella Capitale. Eppure un impianto industriale in rovina lungo l’autostrada che collega la città con il suo aeroporto rappresenta una vera pepita d’oro come luogo, dimensione, possibilità di trasformazione, forza di rappresentazione e comunicazione. Evidentemente per le nostre amministrazioni è troppo ed è troppo tutto insieme per riuscire a farne qualcosa di utile alla città e per i suoi abitanti. L’inerzia che genera abbandono sembra ormai essere l’unica cifra prodotta in serie e in esemplari senza limiti.
Eppure in questo caso le premesse c’erano state tutte. Correva l’anno 2001, l’ultimi giorni del mandato del Sindaco Rutelli viene adottato il Programma di Recupero Urbano “Magliana”. Sarebbe stato un primo approccio negoziato al recupero di grandi aree marginali della città. Si consentivano interventi privati a fronte di sostanziosi contributi economici per realizzare opere pubbliche attese da anni. Le prime mosse dell’urbanistica contrattata. Di cui prima o poi sarà il caso di fare un bilancio.

Per la nostra area di circa 9 ettari era prevista la “costruzione di un complesso commerciale e ricettivo” da 164.000 mc (pari a circa un Hilton e mezzo) con un versamento alle casse comunali di oltre 6 Milioni di euro per realizzare una poderosa lista di opere pubbliche. Strade e parchi pubblici che avrebbero offerto ben altra immagine di copertina ai turisti in arrivo nella Capitale.
Non solo ma per cercare il meglio anche in qualità architettonica per un luogo così importante nel 2006-2007 venne bandito anche un concorso di progettazione fra proprietari dell’area e Comune di Roma che portò alla selezione del progetto dell’Architetto Stefano Cordeschi. Inutile cercare in rete le labili tracce (L’Architetto del 6.11.2019), altre risorse perse nel vento. Da cronoprogramma il tutto sarebbe stato completato nel 2010, appena un decennio fa.

Da allora il progetto, più che avanzare, s’impantana come tanti altri nella palude delle cento competenze, delle mille prescrizioni, degli infiniti pareri senza ancora riemergere dai vortici delle pubbliche amministrazioni schierate in difesa di se stesse e delle norme più che della città e dei suoi abitanti.

Ancora un Asso di Picche che tanti di noi vedevamo nel passarci a fianco… Quella Ruggine attirava il volgere la testa per dargli uno sguardo fuggente. La sua “bellezza struggente” emerge con potenza visiva nei tramonti che ci regalano le giornate di sole.
Buona vita Fabbrica della Ruggine.. A ricordarci la Roma Interrotta… Potrebbe essere un tour turistico da valorizzare.