{"id":41446,"date":"2018-01-09T08:30:04","date_gmt":"2018-01-09T07:30:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=41446"},"modified":"2021-01-09T19:42:25","modified_gmt":"2021-01-09T18:42:25","slug":"il-lievito-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/il-lievito-madre\/","title":{"rendered":"Il lievito madre"},"content":{"rendered":"<p>D\u2019improvviso non si pot\u00e8 pi\u00f9 uscire. Le vecchie di casa cominciarono la sera a raccontare ai bambini antiche storie: <em>quando al tempo della guerra non si trovava il pane all\u2019alba le donne di casa di tutte le et\u00e0 pestavano nei mortai di pietra tutte le leguminacee che riuscivano a trovare fino a che, pesta e pesta, le riducevano tutte a farina. Allora cominciavano a setacciarla\u00a0in un panno di puro lino fino a liberarla di tutte le impurit\u00e0. A quel punto la mettevano, con acqua, sale e un pizzico di preziosissimo zucchero, a lievitare nell\u2019angoletto pi\u00f9 caldo delle cucine. <\/em>Le bambine, sedute in circolo in religioso silenzio ad ascoltarle, chiesero tutte insieme alla fine battendo le mani<em>: facciamo anche noi il pane cos\u00ec non dovremo uscire per andarlo a comprare. <\/em>Le nonne le risposero che per fare il pane, oltre alla farina, era necessario un pugnetto di lievito altrimenti l\u2019impatto di acqua e farina non cresceva e il pane cos\u00ec cotto sarebbe risultato un duro e indigesto biscotto.<em> E allora prendiamo questo lievito risposero tutte in coro. <\/em>E cos\u00ec nei giorni seguenti tutti si misero di buon lena a impastare, lievitare, infornare pizze, pagnotte, ciambelloni a pi\u00f9 non posso. Cos\u00ec il tempo trascorreva pi\u00f9 facile e si mangiava, tutti insieme, in allegria ribollite, caponate, tramezzini. Fino a che una mattina, evidentemente la voce era corsa e tutti s\u2019erano dati da fare in quell\u2019allegra e proficua attivit\u00e0, non si riusc\u00ec a trovare pi\u00f9 il lievito. I musi lunghi si sprecarono e tutti rimpiangevano quelle belle e collettive infornate. Finch\u00e9 una mattina, dopo una settimana di musi lunghi e di sospiri, nonna Adele chiamo tutti:<em> dai, basta poltrire, \u00e8 tempo di impastare. <\/em>Tutti la guardarono un po\u2019 storto pensando che li canzonasse. Ma lei insisteva e alla loro incredulit\u00e0 tir\u00f2 fuori dal tascone della parannanza che portava sempre la mano chiusa a pugno.<em> Cosa c\u2019hai li dentro, che nascondi, dai non prenderci in giro. <\/em>Ma nonna Adele sorrideva misteriosa:<em> ora impastiamo l\u2019acqua e la farina, poi vedrete cosa ho qui con me. <\/em>Pi\u00f9 per gioco che per altro, dopo un po\u2019, la stettero a sentire e cominciarono, tutti insieme di nuovo, ad impastare. Fecero un bell\u2019impasto:<em> e ora, come cresce senza lievito? <\/em>Allora Adele, finalmente, apri il pugno e mostr\u00f2 un pezzetto gi\u00e0 impastato:<em> aggiungetelo all\u2019impasto che avete fatto e vedrete che lieviter\u00e0. <\/em>Tutti vollero sapere come funzionasse quella cosa l\u00ec e Adele spieg\u00f2 che quello era lievito madre e che, da allora in poi, avrebbero dovuto sempre conservare un pezzetto di pasta cresciuta per avere sempre del lievito madre per far crescere l\u2019impasto. E cos\u00ec da quella mattina ebbero sempre il lievito per impastare il pane.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>D\u2019improvviso non si pot\u00e8 pi\u00f9 uscire. 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