{"id":41095,"date":"2018-03-01T20:11:11","date_gmt":"2018-03-01T19:11:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=41095"},"modified":"2018-03-02T09:14:07","modified_gmt":"2018-03-02T08:14:07","slug":"il-sessantotto-delle-campagne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/il-sessantotto-delle-campagne\/","title":{"rendered":"Il Sessantotto delle campagne"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.alfonsopascale.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/don-milani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40673 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.alfonsopascale.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/don-milani-300x169.jpg\" alt=\"don milani\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A di\ufb00erenza di quanto avviene in altre parti del mondo, il moto di contestazione che, nella seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, trasforma le coscienze, i modelli di vita e l\u2019organizzazione collettiva di parti estese della societ\u00e0 italiana, vede protagonista, in forme originali, anche il mondo rurale. Il Sessantotto non \u00e8, dunque, almeno in Italia, un fenomeno che riguarda esclusivamente studenti e operai, universit\u00e0 e fabbriche. Non \u00e8 un fatto meramente urbano. Averlo letto con le lenti urbanocentriche e operaiste \u00e8 stato il motivo di fondo per il quale ancora oggi, a cinquant&#8217;anni da quell&#8217;evento, non siamo ancora riusciti a comprenderne il senso pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>I limiti degli studi storici<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manca ancora una ricostruzione storica basata su documentazione non episodica o limitata. E soprattutto manca un quadro d&#8217;insieme del fenomeno nel lungo periodo. La crisi politica che allora si apre non si \u00e8 mai risolta. Nonostante la domanda di profondi cambiamenti, in questi cinque decenni, non si \u00e8 fatta alcuna riforma istituzionale seria, i partiti e le organizzazioni di rappresentanza non hanno per nulla rivisto i fondamenti dei propri statuti. La societ\u00e0 civile ha dato vita a nuovi movimenti e organizzazioni sociali che per\u00f2 non hanno mai raggiunto un equilibrio con un sistema politico capace di rinnovarsi profondamente. La &#8220;guerra fredda&#8221; era di fatto finita con Kennedy, Krusciov, Adenauer, De Gaulle, Papa Giovanni e Togliatti. Ma usciti repentinamente di scena quei grandi protagonisti, i loro successori hanno continuato a &#8220;fingere&#8221; un conflitto che non aveva pi\u00f9 ragion d&#8217;essere perch\u00e9 la &#8220;rivoluzione verde&#8221; aveva accresciuto enormemente la produzione agricola. Neanche, a seguito della caduta del Muro di Berlino, si prende atto che un mondo \u00e8 finito e che bisogna costruire nuove istituzioni e nuove forme di rappresentanza politica e sociale. Arrivano la globalizzazione indotta dall&#8217;ultima rivoluzione tecnologica e la crisi economica del 2008. Ma niente. Tutto resta come prima. Perch\u00e9 la domanda di cambiamento espressa dal Sessantotto, dopo cinquat&#8217;anni non trova risposta? Per comprenderlo, bisognerebbe chiedersi: chi erano quegli studenti? chi erano quegli operai? Erano perlopi\u00f9 i figli dei contadini fuggiti dalle campagne alle prese con la modernizzazione dell&#8217;agricoltura. Oppure i figli dei contadini che si erano appena trasformati in imprenditori. Era, dunque, tutta la societ\u00e0 in ebollizione. E la storia di questo lungo &#8217;68 va ricostruita esaminando tutti i gangli della societ\u00e0, l&#8217;insieme delle trasformazioni, se si vuole capire perch\u00e9 \u00e8 una vicenda che non passa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Le motivazioni di fondo del disagio sociale<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grande esodo dalle campagne verso le citt\u00e0 e dal Mezzogiorno verso il triangolo industriale non aveva spento la voglia dei contadini di partecipare alla vita del Paese. Anzi era emerso un protagonismo attento ai problemi nuovi e inediti, a\ufb03orati a seguito della \u201cgrande trasformazione\u201d. E tale aspetto ora lo di\ufb00erenzia enormemente dal protagonismo che si era espresso in occasione delle lotte per la terra. Sono rimasti nelle campagne contadini che adesso posseggono \ufb01nalmente il loro podere come veri imprenditori. L\u2019hanno comprato o lo stanno riscattando oppure lo conducono in a\ufb03tto e pagano un canone pi\u00f9 equo. Ma si accorgono che il maggior grado di autonomia e libert\u00e0 che deriva dalle condizioni pi\u00f9 stabili di possesso della terra non si traduce in un\u2019espansione soddisfacente dell\u2019iniziativa economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica dei prezzi praticata da Bruxelles garantisce migliori condizioni di vita ma impedisce di crescere dal punto di vista imprenditoriale. All\u2019agricoltore viene chiesto solo di produrre di pi\u00f9 e se poi non vende quello che realizza non importa, perch\u00e9 \u00e8 in parte comunque garantito. Non ci sono servizi che aiutino gli agricoltori ad utilizzare meglio le risorse del territorio, a diversi\ufb01care le attivit\u00e0 aziendali, a costruire relazioni economiche con le industrie di trasformazione e le imprese di commercializzazione di reciproca soddisfazione. Non ci sono azioni formative con cui migliorare le proprie conoscenze e competenze. Mancano rapporti stabili tra i centri di ricerca e sperimentazione e le aziende agricole per evitare che il progresso tecnico sia frutto solo dell\u2019iniziativa dell\u2019industria produttrice di mezzi tecnici e delle strutture commerciali. Non ci sono strumenti capaci di cogliere nuovi bisogni sociali che l\u2019agricoltura pu\u00f2 soddisfare da tradurre in un\u2019e\ufb00ettiva domanda di beni e servizi e in nuovi mercati da costruire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019associazionismo imposto dai regolamenti comunitari in Italia \u00e8 gestito quasi interamente dal sistema di potere che gravita intorno alla Coldiretti e alla Federconsorzi. Non costituisce, dunque, uno spazio di libera partecipazione per accrescere la dimensione economica della propria impresa. Si presenta, invece, sotto forma di un insieme di agenzie che gestiscono le politiche protezionistiche e sono fondate su meccanismi burocratici imposti dalla pubblica amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manca in generale una preparazione adeguata degli amministratori locali per organizzare i servizi civili e migliorare la viabilit\u00e0 nelle campagne, per avvicinare le condizioni di vita delle aree rurali a quelle delle zone urbane. Le di\ufb00erenze che permangono tra vita in citt\u00e0 e vita in campagna vengono ora avvertite come un\u2019ingiustizia non pi\u00f9 motivabile nel nuovo contesto produttivo ed economico dell\u2019agricoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Gli effetti distruttivi di un &#8220;boom economico&#8221; non governato<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si avverte l\u2019urgenza di politiche pubbliche volte a mitigare il rischio idrogeologico connesso alla \u201cgrande trasformazione\u201d e alle profonde modi\ufb01che negli usi del suolo e delle acque che si concretizzano a seguito della crescita dell\u2019urbanizzazione e delle aree industriali nelle pianure e dei fenomeni di abbandono nelle alture collinari e montane. E gli eventi catastro\ufb01ci non si fanno attendere: l\u2019alluvione del 1954 nel Salernitano che causa oltre 300 morti; la frana che nel 1963 precipita nella diga idroelettrica del Vajont e provoca l\u2019evento idrogeologico pi\u00f9 grave nella storia dell\u2019Italia unita, uccidendo 2 mila persone; la frana di Agrigento del 1966 che distrugge una parte consistente della citt\u00e0 abusivamente edi\ufb01cata; l\u2019alluvione del 1966 che colpisce Firenze e che ha come causa principale la costruzione avventata di due dighe idroelettriche; l\u2019alluvione del 1968 nel Biellese che provoca oltre 70 vittime e trascina con violenza \ufb01no a Vercelli le spole dei lani\ufb01ci Valmossesi incautamente edi\ufb01cati sugli argini di un corso d\u2019acqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali episodi sono gli e\ufb00etti luttuosi e distruttivi di un \u201cboom economico\u201d non governato. La gestione del territorio \u00e8, difatti, un aspetto del tutto marginale nell\u2019agenda politica. E tutto ci\u00f2 produce sgomento e spaesamento nelle campagne, dove invece \u00e8 ancora viva la sensibilit\u00e0 alle pratiche secolari di manutenzione della terra. Sconcerta soprattutto l\u2019incapacit\u00e0 delle classi dirigenti di ricordare che l\u2019agricoltura \u00e8 innanzitutto il grande archivio dove si conserva e si aggiorna la capacit\u00e0 degli uomini di riprodurre non solo gli agrosistemi ma anche l\u2019insieme delle interrelazioni tra citt\u00e0 e campagne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>La nuova condizione dei contadini<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione in cui molti contadini vengono ora a trovarsi mette in discussione due elementi di fondo della loro condizione precedente. Il primo \u00e8 l\u2019autonomia nell\u2019introdurre il progresso tecnico in azienda e nell\u2019organizzare le proprie relazioni economiche. Il secondo \u00e8 la libert\u00e0 di scegliere processi produttivi e attivit\u00e0 in un ventaglio ampio di opportunit\u00e0 o\ufb00erte dalle economie locali e informali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questi condizionamenti derivano direttamente dal progresso che si \u00e8 realizzato nelle campagne e si possono attenuare solo con un protagonismo degli agricoltori sul terreno economico e con politiche che accompagnino e ra\ufb00orzino tale protagonismo. In realt\u00e0, le politiche pubbliche che si realizzano svolgono proprio una funzione opposta perch\u00e9 sono improntate ad una logica assistenzialistica, tipica delle misure dei primi anni Cinquanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le forme prevalenti d\u2019intervento pubblico con riferimento ai mercati agiscono solo come sistema di garanzia e non costituiscono un\u2019opportunit\u00e0 di crescita. Man mano che si ra\ufb00orzano sul piano professionale e imprenditoriale, gli agricoltori avvertono sempre pi\u00f9 l\u2019importanza di questi nuovi problemi e fanno fatica a seguire le logiche della contrapposizione politica proprie degli anni della \u201cguerra fredda\u201d, che tra l\u2019altro si riferivano a problemi che non esistono pi\u00f9 o che si sono molto attenuati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Non ci sono pi\u00f9 i &#8220;capipopolo&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, la maggior parte dei \u201ccapipopolo\u201d delle lotte contadine degli anni Quaranta, essendo i pi\u00f9 svegli e intraprendenti, o sono emigrati de\ufb01nitivamente, oppure si sono trasformati in artigiani o in piccoli imprenditori industriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Mantovano, Steno Marcegaglia, \ufb01glio di un emigrante e impegnato nell\u2019Alleanza dei contadini, nel 1959 aveva deciso di avviare l\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale nella metallurgia. Trasformer\u00e0 in un trentennio la piccola azienda in un gruppo internazionale, leader nella lavorazione dell\u2019acciaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle organizzazioni agricole molti dirigenti sono stati, pertanto, sostituiti da agricoltori pi\u00f9 giovani e meno legati ideologicamente ai partiti di riferimento. Ci\u00f2 permette uno scambio pi\u00f9 libero a livello di base tra le organizzazioni professionali. E la conseguenza \u00e8 una richiesta sempre pi\u00f9 pressante che si leva dagli agricoltori verso le rispettive strutture di rappresentanza per realizzare una maggiore autonomia dai governi, dai partiti e dai sindacati e organizzare la vita interna in modo tale che i gruppi dirigenti debbano rendere conto del proprio operato. Nella Coldiretti soprattutto, ma anche nelle altre organizzazioni, dove vigono pratiche verticistiche e gerarchiche, ci\u00f2 che sta accadendo sconvolge la vita interna e genera crepe che si faranno sempre pi\u00f9 vistose negli anni a seguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La scuola di Barbiana<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una scuola di campagna, quella di Barbiana, e da una personalit\u00e0 del calibro di don Lorenzo Milani giungono due strali contro gli equilibri tradizionali che ne restano sconvolti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 la pubblicazione di <em>Lettera a una professoressa<\/em> che rappresenta la critica pi\u00f9 spietata che in quel periodo colpisce le istituzioni scolastiche. Il libro ha immediatamente un impatto enorme nella societ\u00e0 italiana e contribuisce ad alimentare la protesta studentesca. Rivela, infatti, l\u2019arretratezza dell\u2019\u201distituzione-scuola\u201d e il permanere di pesanti ingiustizie: \u201cVoi dite d\u2019aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa di questi dispetti ai poveri. \u00c8 pi\u00f9 facile che i dispettosi siate voi\u201d. Ed elogia l\u2019azione collettiva: \u201cHo imparato che il problema degli altri \u00e8 uguale al mio. Sortirne insieme \u00e8 la politica. Sortirne da soli \u00e8 l\u2019avarizia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro strale \u00e8 la difesa appassionata di un diritto relativamente nuovo, quello all\u2019obiezione di coscienza. Fanno scalpore gli articoli di don Milani che a\ufb00ermano senza mezzi termini: \u201cL\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come osserver\u00e0 acutamente Ernesto Balducci, don Milani opera nel passaggio cruciale dalla civilt\u00e0 contadina a quella industriale, \u201cnon per facilitarne il traghetto, ma per porre una ricerca critica che investe lo stesso mondo industriale trionfante. E questa \u00e8 la novit\u00e0 del suo contributo\u201d. Lo riconoscer\u00e0 anche Pier Paolo Pasolini quando esalter\u00e0 lo \u201cspirito critico\u201d esercitato dal sacerdote di Barbiana \u201cnei confronti degli uomini e della societ\u00e0\u201d e de\ufb01nir\u00e0 la sua esperienza che precorre il Sessantotto come \u201cl\u2019unico atto rivoluzionario di questi anni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, cova sotto la cenere un senso di ribellione che sta per esplodere. Non \u00e8 la ribellione in nome del bisogno, che aveva caratterizzato l\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento. Ma \u00e8 la ribellione in nome della felicit\u00e0, della qualit\u00e0 della vita, del valore delle proprie capacit\u00e0 individuali. Un desiderio forte di liberarsi dal passato che trattiene e vincola, bloccando la libert\u00e0 personale. E di liberarsi collettivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il disagio dentro la Coldiretti<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi mesi del Sessantotto delle campagne sono caratterizzati, per la sua forte valenza simbolica, dalla manifestazione di protesta nei confronti del presidente della Coldiretti, Paolo Bonomi, e del ministro dell\u2019Agricoltura, Franco Restivo. Ne sono protagonisti alcune centinaia di aderenti alla Coldiretti, che il primo marzo, alla Fiera internazionale di Verona, prendono d\u2019assedio il tavolo della presidenza di un convegno a cui sono stati sollecitati a partecipare dalla stessa organizzazione. Lanciando cartocci di tetrapak pieni di latte, uova e ortaggi di vario tipo e dimensione, non smettono il tiro a bersaglio \ufb01no a quando non intervengono le forze dell&#8217;ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi provano nei confronti della propria organizzazione un senso di delusione e, soprattutto, si sentono ingannati per il fatto di essere stati a lungo sollecitati dalla stessa Coldiretti a votare un partito (la Dc), che non mostra pi\u00f9 di riservare la tradizionale attenzione verso il loro mondo. Gli agricoltori incominciano a comprendere che la scelta di Bonomi di attrezzare la Coldiretti come una sorta di \u201cpartito contadino\u201d associato alla Dc non paga pi\u00f9. Alle manifestazioni che, da qualche anno e con crescente intensit\u00e0, l\u2019Alleanza dei contadini organizza in ogni parte d\u2019Italia, partecipano, sempre pi\u00f9 numerosi, anche molti agricoltori aderenti alla Coldiretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La manifestazione dei sessantamila<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutta la primavera del 1968, la mobilitazione nelle campagne diviene sempre pi\u00f9 viva ed estesa. E sfocia, per iniziativa dell\u2019Alleanza, nella \u201cmanifestazione nazionale dei sessantamila\u201d, che si svolge il 5 luglio a Roma. Le parole d\u2019ordine vanno dal \u201criequilibrio dei rapporti economici tra l&#8217;agricoltura e l\u2019industria\u201d al \u201cmiglioramento delle condizioni civili nelle campagne\u201d, dalla \u201cparit\u00e0 delle prestazioni previdenziali e sanitarie\u201d ai \u201ccontratti agrari pi\u00f9 equi\u201d. Ma al di l\u00e0 delle rivendicazioni pi\u00f9 immediate, si avverte il senso di aspirazione profonda a cambiamenti signi\ufb01cativi delle stesse modalit\u00e0 della politica e dei rapporti tra cittadini e governanti, la cui portata dirompente sfugge agli stessi organizzatori della manifestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grande \u00e8 l\u2019impressione che suscita nella capitale il lungo corteo di agricoltori coi canti, i prodotti, i colori, gli animali e i mezzi meccanici delle mille campagne italiane. Si a\ufb00acciano alle \ufb01nestre e scendono in strada a salutarli centinaia di romani, che da quel mondo e dalle pi\u00f9 disperse contrade, anche in anni recentissimi, sono giunti per occupare un posto di lavoro negli u\ufb03ci pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si fanno vedere anche gli studenti, che a febbraio avevano occupato la Facolt\u00e0 di Architettura e si erano scontrati con la polizia a Valle Giulia. Distribuiscono ai coltivatori volantini che contengono parole d\u2019ordine inneggianti alla socializzazione della terra; ma non gi\u00e0 perch\u00e9 vogliono trasferire nelle campagne italiane il modello collettivistico esistente in Unione sovietica. I movimenti studenteschi sono, infatti, fortemente critici con l\u2019autoritarismo e la restrizione delle libert\u00e0 individuali che caratterizzano i Paesi comunisti. E non \u00e8 a quel modello che essi guardano nel formulare i loro slogan per la manifestazione contadina. \u00c8 piuttosto la lettura dei rappresentanti della Scuola di Francoforte ad in\ufb02uenzarli. In particolare, un loro esponente di spicco, Theodor Adorno, considera la famiglia contadina e il villaggio come contesti intrinsecamente incapaci di favorire l\u2019emancipazione e la sprovincializzazione degli individui. Sicch\u00e9 per gli studenti solo un intervento esterno e una forma socializzante, come appunto la comune, potrebbero permettere di superare i limiti delle forme di vita borghigiane e rurali. \u00c8 un modo per ribadire la presa di distanza dalla societ\u00e0 tradizionale e dalle sue forme sociali autoritarie, ma anche per evidenziare il signi\ufb01cato emancipante e liberatorio della cultura e della formazione insiti nella loro scelta di frequentare l\u2019universit\u00e0. E i contadini, venuti a Roma a manifestare, sanno cogliere negli studenti quest\u2019ansia di libert\u00e0 e perci\u00f2 dimostrano nei loro confronti a\ufb00etto e simpatia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un&#8217;occasione mancata?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale ansia ha molto a che fare con l\u2019assillo dell\u2019autonomia che permea la cultura contadina pi\u00f9 profonda. In questi valori dell\u2019individualismo, dell\u2019autonomia e della libert\u00e0, al di l\u00e0 dei contenuti speci\ufb01ci degli slogan utilizzati, potrebbero, dunque, esserci i termini per saldare le ragioni pi\u00f9 intime degli uni e degli altri, ma nessuno sa trovare il modo per farlo. \u00c8 forse un\u2019occasione mancata per costruire movimenti intergenerazionali duraturi e profondi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emilio Sereni aveva appena scritto un saggio sulla rivista <em>Critica marxista<\/em> in cui invita la sinistra a cogliere le novit\u00e0 che si intravedono nelle lotte studentesche e ad aprire una ri\ufb02essione critica e autocritica per adeguare le proprie strategie. Egli individua nella contestazione degli studenti, prima ancora di una ripulsa del sistema sociale, un ri\ufb01uto della collocazione che i primi sviluppi della rivoluzione scienti\ufb01co-tecnologica assegna a studenti e ricercatori nell\u2019ambito del sistema dell\u2019informazione e della scienza. E coglie, dunque, il dischiudersi di una dialettica nuova che prelude il superamento di una societ\u00e0 divisa in classi e l\u2019a\ufb00ermarsi del protagonismo di un mondo che ha gi\u00e0 compiuto il suo salto dal regno della necessit\u00e0 in quello della libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gaetano Di Marino, membro della presidenza dell\u2019Alleanza, aveva tradotto, in un linguaggio pi\u00f9 accessibile, questi concetti sul periodico dell\u2019organizzazione <em>Nuova Agricoltura<\/em>, richiamando le grandi opportunit\u00e0, che si aprono anche per il progresso delle campagne, quando sono posti al centro dell\u2019attenzione i temi dell\u2019istruzione e della conoscenza. E tuttavia, dopo la manifestazione di luglio, lo stesso Di Marino scrive una nota critica, dal titolo polemico \u201cNon prestiamo tribune\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI gruppi studenteschi \u2013 denuncia \u2013 non hanno sollevato i temi della riforma dell\u2019universit\u00e0, su cui si poteva fare un dibattito, (\u2026) hanno invece preteso di indicare una strategia e una politica agraria del tutto nuova ed opposta a quella che faticosamente e autonomamente il movimento contadino \u00e8 venuto elaborando.\u201d Una posizione sacrosanta a cui per\u00f2 non dovrebbe seguire il ri\ufb01uto del dialogo e della reciproca comprensione dei signi\ufb01cati pi\u00f9 profondi nei propri convincimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riluttanza dei dirigenti dell\u2019Alleanza a dialogare a tutto campo coi movimenti giovanili \u00e8 il ri\ufb02esso di una pi\u00f9 generale incapacit\u00e0 della sinistra di o\ufb00rire una sponda alla domanda di cambiamento, che le nuove generazioni esprimono. Una domanda che, qualora fosse letta attentamente, potrebbe incanalarsi, \ufb01nalmente con un consenso molto pi\u00f9 ampio, verso quella rivoluzione liberale mai avvenuta nel nostro Paese. Un\u2019aspirazione storica che richiama antichi intrecci valoriali tra primato della persona, forme libere di gestione dei beni comuni e scambi fondati su relazioni di mutuo aiuto e reciprocit\u00e0. Valori che erano stati eclissati e in parte distrutti dalle culture stataliste, nazionaliste e autarchiche, fondamentalmente illiberali e autoritarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le cinque giornate di Asti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto le manifestazioni contadine continuano. Memorabile \u00e8 rimasta la forte e coesa mobilitazione di viticoltori che si sviluppa sulle strade di Asti, dentro e fuori la citt\u00e0, in cinque \u201cgiornate di lotta\u201d con l\u2019impiego di migliaia di trattori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019ennesima disastrosa grandinata che quasi ogni anno colpisce i vigneti del Monferrato e delle Langhe si avverte con maggiore acutezza l\u2019esigenza di battersi per ottenere un fondo di solidariet\u00e0 in grado di permettere ai coltivatori di fronteggiare la falcidie dei redditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tentare di spegnere la protesta viene impiegato lo schieramento delle forze di polizia in assetto antisommossa la cui imponenza \u00e8 del tutto ingiusti\ufb01cata. La radicalit\u00e0 dei comportamenti e l\u2019atteggiamento repressivo della polizia sono un tratto comune di tutte le azioni di lotta che in questo periodo si mettono in scena nelle citt\u00e0 e nelle campagne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;eccidio di Avola<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla \ufb01ne di questo lungo Sessantotto rurale, una forte emozione suscitano i fatti di Avola, in provincia di Siracusa, dove il 2 dicembre due braccianti, Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia, sono uccisi e altri cinquanta feriti dalla polizia. Scioperano per ottenere che i miseri salari agricoli siano almeno eguali all&#8217;interno della provincia. Ha molta eco nell\u2019opinione pubblica l\u2019uso immotivato delle armi su folle di contadini inermi. Insomma, si ripete quel moto spontaneo di solidariet\u00e0 che avevano suscitato gli eccidi perpetrati dalla polizia in occasione delle occupazioni delle terre nel secondo Dopoguerra.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.alfonsopascale.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/avola2dic-300x207.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40674 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.alfonsopascale.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/avola2dic-300x207-300x207.jpg\" alt=\"avola2dic-300x207\" width=\"300\" height=\"207\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non se ne colgono le ragioni pi\u00f9 profonde, i \ufb01li che collegano permanenze e cesure antiche e nuove domande di soggettivit\u00e0 e di relazioni paritarie fondate sull\u2019aiuto reciproco. Lo scontro di Avola \u00e8 forse da mettere in relazione anche alla \u201cstrategia della tensione\u201d che settori decisivi dell\u2019apparato statale e dei gruppi dirigenti politici ed economici stanno avviando per respingere la domanda di cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La protesta sindacale guidata dalla Federbraccianti-Cgil si propaga in moltissime province italiane coinvolgendo decine di migliaia di lavoratori agricoli. Il malessere crescente e il grave deterioramento delle relazioni sindacali nelle campagne inducono Alfonso Gaetani ad annunciare le dimissioni dalla presidenza della Confagricoltura e ad avviare la successione al vertice confederale. Si tratta di un primo segnale che indica con nettezza che gli equilibri di potere, che si erano costruiti solo da un paio di decenni nelle campagne italiane, si stanno sfaldando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle iniziative di lotta dei lavoratori agricoli si uniscono gli studenti universitari e medi e nasce da qui, dal contatto diretto con le palesi e gravi ingiustizie sociali che si consumano nelle aree rurali, la decisione del movimento studentesco di alcune citt\u00e0 di contestare le pi\u00f9 aperte ostentazioni di sfarzo e di lusso. Il 7 dicembre, a Milano, come avevano fatto gli agricoltori il 1\u00b0 marzo alla Fiera di Verona, si lanciano uova e ortaggi questa volta contro le pellicce e gli abiti da sera dei partecipanti all\u2019inaugurazione della Scala, mentre il 31 dicembre la protesta riguarda il veglione che si svolge nel locale pi\u00f9 prestigioso della Versilia, \u201cLa Bussola\u201d, a Marina di Pietrasanta. Anche in quella occasione si fa viva in gran parata repressiva la polizia, che ferisce un ragazzo che manifesta, Soriano Ceccanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La lunga stagione dei movimenti collettivi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le azioni di lotta nelle campagne continueranno intensamente anche nel 1969, alcune con caratteristiche diverse da quelle \ufb01n qui esaminate, ma rientranti comunque in quella che Guido Crainz ha de\ufb01nito \u201cla stagione dei movimenti collettivi\u201d che si dispiega nel \u201ccomplesso rimescolarsi della societ\u00e0 italiana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Battipaglia, il 9 e il 10 aprile ci sar\u00e0 una vera e propria rivolta a causa della crisi dell\u2019industria conserviera dell\u2019area e per la chiusura di uno zuccheri\ufb01cio e di un tabacchi\ufb01cio. Per la prima volta, la sinistra sindacale e politica sar\u00e0 fuori dal movimento e fatta oggetto di contestazione. Anche a Fondi, nel Lazio meridionale, una manifestazione di alcune migliaia di contadini per protestare contro le conseguenze della crisi agrumaria porter\u00e0 al blocco dei binari ferroviari. All\u2019arresto di alcuni dimostranti, da parte delle forze dell\u2019ordine, si risponder\u00e0 con un assedio della locale caserma dei carabinieri sedato con idranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.alfonsopascale.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/rivolta-delle-arance.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40672\" src=\"http:\/\/www.alfonsopascale.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/rivolta-delle-arance-300x300.jpg\" alt=\"rivolta delle arance\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La lunga e irrisolta crisi politica e sociale <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lungo ciclo del Sessantotto delle campagne fa emergere una forte domanda di cambiamento da parte di una pluralit\u00e0 di nuovi soggetti sorti a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta. Non solo imprenditori agricoli professionali e a tempo parziale, ma anche tecnici, professionisti, operai specializzati, artigiani vivono nei territori rurali e chiedono a gran voce forme di rappresentanza politica e sociale capaci di affrontare i nuovi termini dello sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma n\u00e9 i partiti, n\u00e9 le organizzazioni sociali sanno rispondere a questa domanda di rinnovamento adeguando la propria cultura politica, i propri programmi e le proprie strutture. \u00c8 soprattutto carente un&#8217;analisi delle modificazioni culturali, economiche, sociali avvenute nelle campagne; e ci\u00f2 impedisce di cogliere le interrelazioni tra i diversi settori produttivi, la pluralit\u00e0 dei soggetti sociali e i loro bisogni, le esigenze delle imprese agricole che producono per il mercato e le potenzialit\u00e0 dell&#8217;agoalimentare nel promuovere lo sviluppo dei sistemi territoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno ai problemi ambientali incomincia a prendere forma una consapevolezza individuale e collettiva che si trasforma in nuove sensibilit\u00e0, in nuovi stili di vita, in nuovi comportamenti e sta per nascere cos\u00ec quel fenomeno \u2013 tipico dei paesi industrializzati \u2013 definito come \u00abnuova ruralit\u00e0\u00bb. Nel Senato della Repubblica, grandi tecnici prestati alla politica affrontano in termini nuovi il problema del rapporto tra uomo e natura: Giuseppe Medici presiede la Conferenza nazionale delle acque, da cui emerge l\u2019allarme per la scarsit\u00e0 di tale risorsa, e Rossi-Doria redige la relazione conclusiva dell\u2019indagine conoscitiva sui problemi della difesa del suolo in cui prospetta un grande progetto per la salvaguardia e la valorizzazione della montagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giungono dagli Stati Uniti le idee dei movimenti che avevano sostenuto il programma di ricostruzione ecologica, culminato nel <em>Wildlife Restoration Act<\/em> del 1937, col quale l\u2019amministrazione Roosevelt aveva ritenuto di riparare a una politica d\u2019indifferenza verso lo stato di conservazione della natura, e in particolare delle acque e delle foreste. Idee che si rafforzano con il principio di responsabilit\u00e0 di cui ha parlato Hans Jonas, allievo di Heidegger e sostenitore dell\u2019esigenza di porre dei limiti alla nostra libert\u00e0, di coltivare un\u2019etica dei valori in modo tale che ogni individuo possa agire nel rispetto di se stesso e degli altri, non sottovalutando l\u2019ambiente nel quale vive l\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni avvertono l&#8217;esigenza di integrare tali apporti culturali di stampo anglosassone con la nostra cultura tecnico-scientifica, agronomica ed economico-agraria, che da tempo si cimentava, mediante un approccio aperto ad altre discipline, come la sociologia e le scienze dell&#8217;educazione, nell&#8217;accompagnare i processi di modernizzazione per prevenire i fenomeni negativi con cui si era manifestata la crisi ecologica. Un filone culturale combattuto, ridimensionato e ostacolato dalle forze dominanti, bench\u00e9 fosse erede di una lunga tradizione millenaria attenta a coniugare in modo equilibrato le ragioni produttivistiche dell\u2019agricoltura, le ragioni conservative delle risorse naturali e i valori comunitari e solidaristici della civilt\u00e0 agraria, non avversa alle innovazioni tecnologiche, ma decisiva per la configurazione di modelli-tipologie di sviluppo ecologicamente armoniche. Ma ancora oggi questa ricucitura culturale ancora non \u00e8 avvenuta per poter avviare seriamente un ripensamento delle nostre idee di sviluppo e rimarginare la frattura ecologica che si produsse tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #3366ff;\"><a style=\"color: #3366ff;\" href=\"http:\/\/www.alfonsopascale.it\/index.php\/il-sessantotto-delle-campagne\/\" target=\"_blank\">Link all&#8217;articolo<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 1\u00b0 marzo 1968 ha luogo per la prima volta una manifestazione di protesta nei confronti del presidente della Coldiretti, Paolo Bonomi, e del ministro dell\u2019Agricoltura, Franco Restivo. Ne sono protagonisti alcune centinaia di agricoltori, che, alla Fiera internazionale di Verona, prendono d\u2019assedio il tavolo della presidenza di un convegno a cui sono stati sollecitati a partecipare dalla stessa organizzazione. Cos\u00ec inizia il lungo Sessantotto delle campagne<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":41096,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[581,577],"tags":[],"class_list":["post-41095","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-in-evidenza","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41095","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41095"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41095\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41097,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41095\/revisions\/41097"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41095"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41095"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41095"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}