{"id":40575,"date":"2017-02-06T12:07:39","date_gmt":"2017-02-06T11:07:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=40575"},"modified":"2017-02-06T12:25:37","modified_gmt":"2017-02-06T11:25:37","slug":"smart-city-quando-e-perche-non-funzionano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/smart-city-quando-e-perche-non-funzionano\/","title":{"rendered":"Smart city, quando e perch\u00e9 non funzionano"},"content":{"rendered":"<p>La Commisione Ue pubblica un rapporto in cui analizza 300 casi di studio di smart city, di cui 10 fallimentari. La citt\u00e0 intelligente non funziona quando si dimentica dei cittadini.<\/p>\n<p>In Europa, e non solo, si sta investendo molto nel concetto di smart city. Un concetto ampio, che viene interpretato in modo diverso e che ha bisogno di idee, fondi e partnership per essere applicato. I progetti in atto sono tanti ma non tutti funzionano. Perch\u00e9? Cerca di fare il punto della situazione in Europa, focalizzandosi sulle best practise e soprattutto sugli esempi fallimentari, un rapporto recentemente pubblicato dalla Commissione europea, Analysing the potential for wide scale roll out of integrated Smart Cities and Communities solutions (IN ALLEGATO).<\/p>\n<p>Il report ha identificato 300 progetti di SCC (Smart Cities and Communities), di cui 200 europei e i restanti provenienti dal resto del mondo. Di questi, 80 sono stati definiti esempi di buone pratiche mentre 10 casi di studio sono stati presi come esempi fallimentari, con l\u2019obiettivo di sintetizzare gli errori pi\u00f9 comuni che vengono commessi al fine di evitarli.<\/p>\n<p>Semplificando, la Commissione Europa, insiste su alcuni aspetti che non devono essere tralasciati:<br \/>\n\u2022 Le tecnologie devono rispondere sempre alle esigenze dei cittadini e devono poter essere utilizzate in modo semplice ed efficace<br \/>\n\u2022 I cittadini devono essere coinvolti per verificare l\u2019accettazione e il gradimento di una soluzione innovativa, anche attraverso delle simulazioni<br \/>\n\u2022 I partenariati multi-stakeholder devono essere rafforzati. Le soluzioni SCC sono complesse e richiedono una collaborazione del settore pubblico con soggetti privati, che devono avere interesse, capacit\u00e0 e competenze per sviluppare i progetti.<br \/>\n\u2022 Il ruolo dell\u2019Europa nella scelta e finanziamento dei progetti deve essere centralizzato. Anche al fine di verificarne i reali benefici economici<\/p>\n<p>La tecnologia da sola non basta<\/p>\n<p>L\u2019innovazione tecnologica, si legge nel rapporto, \u00e8 fondamentale ma da sola non basta e l\u2019implementazione di nuove tecnologie non corrisponde necessariamente a un risultato di successo. La letteratura e i casi di studio analizzati dimostrano che spesso quando lo sviluppo tecnologico non va a braccetto con le reali esigenze degli utenti, le soluzioni sono destinate a non funzionare. E poi \u00e8 necessaria l\u2019integrazione dei settori, che in caso di una smart city devono essere: Energia, ICT, Mobilit\u00e0 e Trasporti. Almeno due di questi aspetti devono essere integrati in un progetto di citt\u00e0 intelligente.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 tralasciare la dimensione sociale e culturale<\/p>\n<p>Ciascuno dei dieci casi di \u2018fallimento\u2019 rappresenta un esempio di soluzione SCC che integra in modo diverso il contesto e l&#8217;ambiente (tecnologico, politico-istituzionale, socio-economico \/ culturali, di gestione). L\u2019analisi rivela che le soluzioni SCC spesso si concentrano principalmente sulla dimensione ICT, progettata intorno a tecnologie innovative, piuttosto che adattare le tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione alle dimensioni sociali e culturali. Progettare soluzioni a partire dai cittadini \u00e8 forse la lezione pi\u00f9 importante che si pu\u00f2 imparare dalle esperienze del passato.<\/p>\n<p>Worst practice: Copenaghen<\/p>\n<p>In alcuni casi, sono stati riscontrati problemi nella scelta e nell\u2019utilizzo della tecnologia. Questo \u00e8 ad esempio il caso del progetto Better Place di Copenhagen (che l\u2019Ue mette al primo posto nella classifica dei progetti fallimentari) dove la mancanza di una standardizzazione della catena legata ai veicoli elettrici ha contribuito al fallimento della soluzione. Un fallimento che non \u00e8 tecnologico ma piuttosto legato a una mancanza di integrazione e a una pianificazione sbagliata.<br \/>\nBetter Place, lo ricordiamo, \u00e8 un progetto che si poneva l\u2019obiettivo di sviluppare un nuovo modello di business della mobilit\u00e0 elettrica privata, basato sull\u2019idea di offrire un servizio per la sotituzione rapida delle batterie, eliminando il problema delle lunghe attese per il rifornimento plug-in alle colonnine. Cosa non ha funzionato? I costi di gestione del progetto hanno superato ogni prospettiva, la soluzione si \u00e8 rivelata incapace di integrarsi con le infrastrutture esistenti e soprattutto la soluzione non ha incontrato l\u2019interesse dei cittadini, aspetto che ne ha limitato la diffusione. Il risultato \u00e8 che, nel momento in cui le risorse pubbliche non sono pi\u00f9 state stanziate, il progetto si \u00e8 eclissato.<\/p>\n<p>Le visioni utopistiche non premiano<\/p>\n<p>Diversi altri progetti focalizzati sul raggiungimento di una visione quasi-utopistica a lungo termine si sono rivelati fallimentari proprio perch\u00e9 non hanno saputo coinvolgere la cittadinanza. E\u2019 il caso della rete dei bus elettrici di Roma o la smart grid di Boulder.<br \/>\nUna visione eccessivamente \u2018futuristica\u2019 non viene compresa dalla popolazione, a meno che non si trovino dei canali di comunicazione adeguati. Ma questo non accade quasi mai, come dimostrano i progetti delle citt\u00e0 che si stanno realizzando ex-novo di Tianjin e Suzhou Industrial Park, che non sono riuscite ad attirare i loro utenti finali. Perch\u00e9 appaiono come modelli astratti che poco o nulla hanno a che vedere con le reali esigenze dei cittadini.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 sono dei cittadini, non lo dimentichiamo<\/p>\n<p>L\u2019analisi suggerisce di seguire un approccio olistico, partendo dall\u2019idea che il successo deriva necessariamente dall\u2019integrazione fra tecnologie, istituzioni e soprattutto cittadini. Le citt\u00e0, anche se intelligenti, sono e rimangono entit\u00e0 sociali, luoghi dove i cittadini vivono e svolgono la loro attivit\u00e0. Qualsiasi novit\u00e0 deve quindi essere supportata dalla popolazione per poter funzionare.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/rapporto-dell_UE-su-smart-city.pdf\">rapporto dell_UE su smart city<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.casaeclima.com\/ar_29889__Smart-city-non-funzionano.html?mc_cid=34b82a1ae6&amp;mc_eid=4a20ea097d\">link all&#8217;articolo<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Commisione Ue pubblica un rapporto in cui analizza 300 casi di studio di smart city, di cui 10 fallimentari. La citt\u00e0 intelligente non funziona quando si dimentica dei cittadini. In Europa, e non solo, si sta investendo molto nel concetto di smart city. 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