{"id":40572,"date":"2017-02-06T12:03:00","date_gmt":"2017-02-06T11:03:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=40572"},"modified":"2017-02-06T12:25:11","modified_gmt":"2017-02-06T11:25:11","slug":"la-scuola-diffusa-alimentiamo-passioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/la-scuola-diffusa-alimentiamo-passioni\/","title":{"rendered":"La scuola diffusa. Alimentiamo passioni"},"content":{"rendered":"<p>Bambine e bambini, ragazze e ragazzi devono circolare, autorganizzandosi, nei territori fuori dalla scuola. Orti, atelier, officine, trattorie, fabbriche, ambulatori possono essere spazi per itinerari di ricerca, senza ossessioni di esami e curricoli<\/p>\n<p>Bisogna smettere di pensare alla vita dei bambini rinchiusa dentro una scuola, una casa, un oratorio. Le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi devono ricominciare a circolare nel mondo, e allora il mondo prender\u00e0 un nuovo ritmo, pi\u00f9 armonico. Quando i bambini, le ragazze e i giovani ricominceranno a essere presenti nel mondo, anche noi smetteremo di girare a vuoto. Liberare loro dalla gabbia significher\u00e0 liberare anche noi (leggi anche La scuola \u00e8 una gabbia).<\/p>\n<p>Immaginiamo una non-scuola come quella che oggi alcuni chiamano \u201cscuola diffusa\u201d (Campagnoli tra al.). Cosa potrebbe essere? Seguiamo Giusppe Campagnoli:<\/p>\n<p>Un luogo minimale, \u201cun edificio-base, che fungesse da manufatto simbolico, una specie di \u201cportale\u201d di ridotte dimensioni, ubicato in una parte significativa e centrale della citt\u00e0, con servizi amministrativi e luoghi di riunione non specializzati; esso potrebbe rappresentare la \u201cstazione\u201d di partenza verso le \u201caule\u201d virtuali e reali sparse nel territorio, un luogo di \u201crendezvous\u201d all\u2019inizio della giornata di studio\u201d.<\/p>\n<p>I luoghi di apprendimento<\/p>\n<p>\u00c8 un buon punto di partenza. Ma \u00e8 un punto di partenza che impone un drastico rovesciamento perch\u00e9, appunto, le aule svanirebbero nella loro accezione consueta e i luoghi di apprendimento sarebbero altrove, nel territorio fuori dalla scuola (Il mondo fuori dalla scuola). Ogni giorno i ragazzi e le ragazze, le bambine e i bambini, avrebbero un carniere di \u201cesperienze\u201d da vivere \u201cl\u00e0 fuori\u201d e non \u201cqui dentro\u201d. Campagnoli si preoccupa anche dei trasporti:<\/p>\n<p>\u201cPer le scuole di livello base o intermedio, sarebbe sufficiente concepire quotidianamente un \u201corario di prossimit\u00e0\u201d, con un sistema di trasporto integrato che consentisse di trasferire gli alunni, anche in continuit\u00e0 verticale (negli stessi luoghi e laboratori studenti dalle elementari alle superiori, a volte anche insieme!), ogni giorno in un posto diverso a seconda delle necessit\u00e0 di apprendimento e di applicazione\u201d.<\/p>\n<p>Va bene, soprattutto per i bambini pi\u00f9 piccoli ma poi: immaginiamo che uno degli elementi da apprendere sia proprio spostarsi nel territorio, autonomamente. Immaginiamo pi\u00f9 forte: non classi che si spostano ma piccoli gruppi, bande di ragazze e ragazzi che esplorano, setacciano, assistono, si offrono come volontari ecc. ecc. Questo non pu\u00f2 accadere spontaneamente, \u00e8 ovvio, occorre un lavoro di preparazione, di sensibilizzazione capillare ma poi, progressivamente potrebbero essere le ragazze e i ragazzi stessi a effettuare sopralluoghi, a negoziare partecipazioni, a ottenere possibilit\u00e0 di coinvolgimento.<\/p>\n<p>Attraversare il mondo<\/p>\n<p>L\u2019area di spostamento potrebbe essere vicina e adiacente al \u201cportale\u201d (io per\u00f2 suggerirei, secondo le mie inclinazioni, il termine di \u201cradura\u201d), per le bambine e i bambini pi\u00f9 piccoli: i campi, i laboratori, le officine, la stalla ecc. nel raggio di poche centinaia di metri, da raggiungere accompagnati, sperimentando piano piano momenti in cui si possa muoversi ed esplorare anche soli. Ma progressivamente, con il passare degli anni, l\u2019area dovrebbe allargarsi sempre di pi\u00f9, finch\u00e8 le ragazze e i ragazzi pi\u00f9 grandi, autoorganizzandosi, possano spingersi molto pi\u00f9 lontano, prendere treni, forse aerei, per visitare quel teatro, quella compagnia circense che li affascina, l\u2019atelier di quell\u2019artista, quell\u2019azienda che produce cibo di qualit\u00e0, quel villaggio in India dove donne analfabete costruiscono e installano pannelli solari.<\/p>\n<p>Il mondo, a differenza della scuola, \u00e8 grande, inesauribile, e vivo. Il solo percorrerlo, attraversarlo, non blindati su un autobus, ma liberi, in gruppo, \u00e8 una straordinaria esperienza che comprende operazioni organizzative, interlocuzioni, abilit\u00e0, inventiva, spirito d\u2019avventura, imprevisti, e molto molto divertimento.<\/p>\n<p>Il grillo parlante come sempre chiede dei programmi, dei curricoli, degli esami, ahim\u00e9. Perch\u00e9 ragiona ancora come un gerarca e un secondino.<\/p>\n<p>I programmi in questa ipotesi sono in divenire e, soprattutto, sono un oggetto di negoziazione comune. Possono cominciare per svilupparsi per grandi \u201caree\u201d, per focus, per temi, per problemi. Spesso connessi con il territorio, ma anche con la sensibilit\u00e0 e le domande profonde di bambine e ragazzi: l\u2019amore, il lavoro, il lutto, la malattia, la violenza, la droga, la comunicazione, lo spettacolo, il denaro ecc. ecc.<\/p>\n<p>Possibili itinerari di ricerca<\/p>\n<p>Mille possono essere i perni intorno a cui far ruotare occasioni di esperienza che anzitutto prendono spunto dal mondo, visitando luoghi di cura, andando a leggere e ricercare nei luoghi dove un certo artista o scienziato ha vissuto, magari a pochi passi da casa, o pi\u00f9 lontano, se interessa, entrando nell\u2019osservatorio astronomico come nella base aerea, nel bosco, nell\u2019ambulatorio come nella palestra di arti marziali, nella trattoria come nel laboratorio fotolitografico, nella fabbrica di bevande come nella sede degli alcolisti anonimi o nella chiesa ortodossa.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 andare avanti all\u2019infinito a individuare punti di irradiazione di possibili itinerari di ricerca, ma anche di esperienza vera e propria, di osservazione come anche di partecipazione. Per tornare ogni tanto alla \u201cradura\u201d e condividere con gli altri, perfino con gli adulti (!), ma anche semplicemente compilando diari, tenendo riunioni dove capita, riflettendo su qualcosa di finalmente vivo e vissuto.<\/p>\n<p>Non ci saranno pi\u00f9 curricoli in senso tradizionale ma articolazioni di esperienze, per approfondimento, per espansione, per composizione e associazione. Sul tema del lavoro si potrebbe visitarne ovviamente i luoghi, interagire con chi vi opera, con chi dirige, con chi lotta per migliorarvi le condizioni, ma poi anche con chi resta fuori, con chi studia sul senso del lavoro e cos\u00ec via, dal vivo, in azione. Poi riflettere, mettere a fuoco, immaginare.<\/p>\n<p>Il ruolo del vecchio insegnante dovrebbe modificarsi radicalmente, non pi\u00f9 colonizzare le menti con il suo sapere, ma cercare chi e cosa possa innescare, nel mondo, quello vicino e quello lontano, occasioni di apprendimento, di ricerca, di interrogazione, di connessione.<\/p>\n<p>Alimentare passioni e vocazioni<\/p>\n<p>Nessun esame finale, solo percorsi che progressivamente divergono, inevitabilmente. Occorre immaginare che ragazze e ragazzi con il tempo mettano a fuoco obiettivi sempre pi\u00f9 precisi, desiderino alimentare passioni e vocazioni sempre pi\u00f9 specifiche e che quindi i loro itinerari si stacchino da quelli degli altri, si riuniscano con altre persone in altri luoghi, vadano e vengano secondo la necessaria oscillazione che si sperimenta in quegli anni.<\/p>\n<p>Ragazze e ragazzi affascinati dal volontariato oppure dal mondo della moda, che poi, vivendo e vedendo e sperimentando, cambino idea e si scambino i ruoli e poi ancora, divergendo continuamente, sfruttando tutte le opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli adulti tutti diverrebbero insegnanti ma in un senso molto pi\u00f9 debole e pi\u00f9 intenso al tempo stesso. Ognuno \u00e8 professore di qualche cosa e sar\u00e0 ogni situazione specifica a rendere possibile una trasmissione delle conoscenze. L\u2019idraulico potr\u00e0 commentare le sue operazioni di riparazione allo stesso modo di un ingegnere o di un organizzatore di eventi.<\/p>\n<p>La presenza dei ragazzi, che dovr\u00e0 essere agevolata e talora prescritta ma che presto o tardi sar\u00e0 accolta come una benedizione, funger\u00e0 anche da meccanismo di interrogazione, di metariflessione continua per tutti, inducendoli a essere pi\u00f9 sensibili, a riflettere su ci\u00f2 che stanno facendo, forse anche a entrare in crisi. Le domande pungenti e intuitive dei ragazzi e delle ragazze obbligheranno tutti a una maggiore consapevolezza. La loro stessa presenza nel mondo, render\u00e0 inevitabilmente tutti pi\u00f9 attenti, pi\u00f9 cauti, il traffico dovr\u00e0 rallentare e forse le amministrazioni si decideranno a creare piste ciclabili o ad abbassare la velocit\u00e0 in maniera decisa nei centri abitati, per permettere a bambini e ragazze soli di circolare, di muoversi con minor rischio.<\/p>\n<p>I giovani hanno sensibilit\u00e0 per le ingiustizie, per i danni portati all\u2019ambiente, alle cose. La loro presenza sar\u00e0 un deterrente, un fattore di denuncia continua e loro stessi, grazie alla loro presenza creativa, caparbia, alimenteranno un precoce senso di responsabilit\u00e0, altro che imparare la cittadinanza a scuola. Essere presenti nel teatro del mondo sar\u00e0 un immediato esercizio di cittadinanza e di emancipazione. Per tutti.<\/p>\n<p>Un\u2019esperienza di questo tipo, di cui si possono cominciare a immaginare percorsi, vie, articolazioni, sbriciolerebbe la gabbia della passivit\u00e0 e dell\u2019impotenza, della noia e del rifiuto della cultura e invertirebbe verso il desiderio di sapere la sensibilit\u00e0 dei bambini e degli adolescenti.<\/p>\n<p>Aiutare a selezionare<\/p>\n<p>Chiaramente gli adulti dovrebbero anche aiutare a selezionare, dovrebbero impiegare le loro capacit\u00e0 per indicare punti strategici, scrigni particolarmente ricchi di stimoli. Potrebbero poi proporre momenti di approfondimento, incursioni in territori meno visibili, meno a portata di mano, diventare consulenti per dare corpo a visioni, intuizioni. Il loro lavoro sarebbe molto pi\u00f9 stimolante e anch\u2019essi sarebbero portati a investigare, allargare i propri orizzonti, aggiornarli continuamente.<\/p>\n<p>La scuola diffusa non sarebbe pi\u00f9 \u201cscuola\u201d ma tempo di esperienza totalmente ripensato, che dovrebbe progressivamente passare nelle mani dei protagonisti stessi, per assumerlo, deciderlo, programmarlo secondo le loro esigenze e le loro sensibilit\u00e0. Non \u00e8 scontato ma \u00e8 molto probabile, se effettivamente i percorsi condurranno a sviluppare passioni. Sono le passioni, come sosteneva Fourier, che possono indurre allo sforzo.<\/p>\n<p>Non si tema che questo tipo di rivoluzione produca disinteresse e derive pericolose. \u00c8 semmai vero il contrario. \u00c8 la scuola deprimente e deprivante che induce al vuoto e alle passioni tristi. I bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze sono normalmente vivi, lo si vede bene non appena gliene si fornisce qualche opportunit\u00e0, fosse anche solo quella di una gita in montagna.<\/p>\n<p>Occorre solo ribaltare completamente quel dispositivo di pena e di demotivazione che \u00e8 la scuola, aprire la gabbia, metter in circolazione le energie, i desideri, le possibilit\u00e0. E allora la vita di ragazze e bambini, di ragazzi e bambine torner\u00e0 a essere essa diffusa e entusiasta, contagiando tutti, costringendo anzitutto noi a domandarci che cosa stiamo facendo, dove abbiamo perso il bandolo e forse rivelandoci che uno dei pi\u00f9 grandi piaceri \u00e8 anche proprio quello di stare semplicemente con loro, con le loro domande, con le loro idee, nei luoghi di lavoro, fuori da essi, viaggiando con loro, affidandosi a loro, che ancora, sperabilmente, non saranno stati anestetizzati e avviliti come purtroppo molti di noi.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2015\/04\/la-scuola-diffusa\/\">link all&#8217;articolo<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bambine e bambini, ragazze e ragazzi devono circolare, autorganizzandosi, nei territori fuori dalla scuola. 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