{"id":40440,"date":"2016-11-25T16:42:49","date_gmt":"2016-11-25T15:42:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=40440"},"modified":"2016-12-05T15:47:56","modified_gmt":"2016-12-05T14:47:56","slug":"la-sottile-linea-rossa-viaggio-in-italia-cercando-la-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/la-sottile-linea-rossa-viaggio-in-italia-cercando-la-sinistra\/","title":{"rendered":"La sottile linea rossa. Viaggio in Italia cercando la sinistra"},"content":{"rendered":"<header class=\"big-img\">\n<header class=\"big-img\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Cercando la sinistra conviene salire sul tram numero 6 al capolinea di piazza Hermada nell\u2019Oltrep\u00f2 torinese e poi proseguire col 3 da corso Tortona. Sulla vettura c\u2019\u00e8 scritto \u201cVallette\u201d, il nome della stazione d\u2019arrivo dopo nove chilometri di viaggio, ventiquattro fermate, un\u2019ora di tempo per attraversare la citt\u00e0: partendo dai piedi della collina con le case pi\u00f9 belle nascoste nel verde per arrivare al ghetto dormitorio di periferia che qualcuno negli anni Sessanta ha cosparso di nomi dei fiori, via dei Gladioli, via delle Primule, via delle Pervinche, attorno a viale dei Mughetti e ai sedicimila vani costruiti per gli immigrati del sud trasformati in operai.<\/p>\n<\/header>\n<div class=\"main-content\">\n<div class=\"body-text\">\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">I torinesi dicono che \u00e8 una linea che non arriva da nessuna parte e non porta in nessun posto. Ma bisogna salire sul \u201c3\u201d con Marco Revelli, professore di scienza della politica e in realt\u00e0 speleologo sociale appassionato della natura profonda di Torino per scoprire che tra i due capolinea si invertono i quozienti elettorali del Pd e del M5S, con Piero Fassino che parte da piazza Hermada con il 53 per cento dei voti contro il 47, mentre Chiara Appendino arriva alle Vallette addirittura con il 74 per cento dei consensi contro il 26 della sinistra. Inspiegabile? Mica tanto, se si scopre che tra le due stazioni c\u2019\u00e8 una differenza nell\u2019aspettativa di vita di sette anni e dunque \u00e8 come se a ogni chilometro percorso dal \u201c3\u201d dalla precollina alla periferia si perdesse poco meno di un anno di vita.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Eccola qua la Moriana di Calvino, dice Revelli, citt\u00e0 con una faccia di marmo e di alabastro e una di latta e di cartone. Ma il punto \u00e8 che nei marmi vive la sinistra, mentre sopravvive invece debole e insignificante nel mondo costruito con materiali pi\u00f9 fragili e senza colori, rovesciando la sua storia e forse il suo destino. Sul computer del professore c\u2019\u00e8 la mappa di questa separazione e mentre il mouse passa sui seggi elettorali si vede il Pd afflosciarsi man mano che dal centro dov\u2019\u00e8 in testa si va nelle \u201cbarriere\u201d, come qui chiamano le periferie ex operaie, oggi popolate da pensionati che dopo una vita in fabbrica, grazie alla crisi, stringono in mano un pugno di mosche: prepensionati che si sentono ancora attivi senza poterlo pi\u00f9 essere, con figli torinesi di seconda e terza generazione che capiscono il dialetto ma non capiscono pi\u00f9 la citt\u00e0. Suprema eresia in una Torino che pareva disegnata in fabbrica con le sue linee rette e squadrate e poi montata fuori con gli stessi strumenti operai delle officine, tanto da far dire a Herman Melville che \u201csembrava costruita da un unico capomastro per un unico cliente\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Vado con Paolo Griseri a vedere la \u201cciambella\u201d, come lui la chiama, quegli atolli intermedi e quelle isole periferiche che circondano il centro e che Giorgio Bocca arrivando da Milano attraversava come barriere coralline disposte a protezione del cuore di Torino. La sinistra non abita pi\u00f9 qui, o ci abita in affitto. I Cinque Stelle vincono quasi dovunque, pi\u00f9 ci allontaniamo dal salotto torinese pi\u00f9 crescono. Quelle isole coralline si ribellano, tutte insieme, tornano vulcaniche formando una specie di citt\u00e0 circolare che pensa e parla e borbotta diversamente dal nucleo centrale cos\u00ec sabaudo e insieme straniero, pieno com\u2019\u00e8 oggi di turisti che riscoprono la sua antica bellezza. Ma c\u2019\u00e8 qualcos\u2019altro da capire, e come capita spesso la lezione torinese rischia di valere per tutta l\u2019Italia. Basta camminare per piazza Foroni (ribattezzata piazza Cerignola dai pugliesi arrivati in massa fin qui), dove si vendono taralli cerignolesi originali a tre euro e cinquanta ogni mezzo chilo, per avere la percezione che la separazione non \u00e8 puramente geografica e non \u00e8 nemmeno soltanto economica, neppure esclusivamente sociale.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi dei flussi e delle tendenze dicono che a Torino i grillini hanno vinto senza avere una tradizione. E questo si sa, anche se la citt\u00e0 era stata tre anni fa la capitale dei \u201cForconi\u201d (movimento effimero nato e bruciato per autocombustione dopo aver bloccato per due giorni piazza Castello) e anche se qui era andato in scena uno dei primi \u201cVaffa day\u201d, con piazza San Carlo piena zeppa ad ascoltare gli insulti lanciati a mezzo mondo dal comico leader di fianco al \u201cCaval d\u2019Brons\u201d impassibile. Ma hanno vinto anche senza insediamento politico, senza organizzazione, senza base sociale. Questo perch\u00e9 hanno saputo trasformarsi in \u201cvela\u201d per il vento che soffiava, vento di rabbia e di frustrazione, un vento che si \u00e8 gonfiato proprio qui nelle barriere torinesi, mescolando cassaintegrati cronici, professori incazzati, piccoli imprenditori dell\u2019indotto Fiat abbandonati dalla crisi, da Confindustria e dall\u2019internazionalizzazione dell\u2019azienda. \u00c8 il sentimento \u2014 anzi, il risentimento, potente e nuovissimo \u2014 dell\u2019esclusione.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<figure id=\"attachment_40447\" aria-describedby=\"caption-attachment-40447\" style=\"width: 486px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/51fc_lg.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40447\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/51fc_lg.jpg\" alt=\"Torino: l'interno del tram numero 3 che parte da Corso Tortona e attraversa la citt\u00e0 fino alla periferia nord.  Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"486\" height=\"324\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/51fc_lg.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/51fc_lg-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 486px) 100vw, 486px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40447\" class=\"wp-caption-text\">Torino: l&#8217;interno del tram numero 3 che parte da Corso Tortona e attraversa la citt\u00e0 fino alla periferia nord.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<h2><strong>Gli esclusi<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel tram che taglia e ricuce la citt\u00e0 disegna dunque un\u2019inedita e sottile linea rossa, tra la sinistra e gli \u201cesclusi\u201d. Non sono necessariamente poveri, e neppure quantitativamente, tanto meno professionalmente, ma come dice Ian Buruma hanno un\u2019\u201dauto- immagine\u201d di impoverimento sociale, civile, morale. Sono i tagliati fuori, quelli che scoprono che la democrazia formale \u00e8 intatta nelle sue espressioni ma rimpicciolita nella sua sostanza, gli ascensori sociali si sono bloccati, il circuito della rappresentanza si \u00e8 rotto, loro hanno perso il collegamento. Percepiscono i diritti democratici come un sistema di garanzie che vale solo per i garantiti e a un certo punto si scoprono a coltivare un sottile disincanto per la stessa democrazia, che sembra non incidere pi\u00f9 sulla materialit\u00e0 della loro esistenza, sulla concretezza delle loro condizioni di vita.<\/p>\n<header class=\"big-img\"><\/header>\n<div class=\"main-content\">\n<div class=\"body-text\">\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Naturalmente la democrazia, se potesse parlare, direbbe loro di rivolgersi alla politica, che \u00e8 stata inventata proprio per tradurre in forme concrete e pratiche i principi della cornice democratica repubblicana. Ma per gli esclusi la politica \u00e8 lenta, senza vocabolario e lontana, soprattutto si mostra indifferente, quasi insensibile alle domande che arrivano da un ceto medio proletarizzato nelle speranze se non nel reddito, nelle aspettative rovesciate in delusioni. \u00c8 quel ceto che nel pendolo sociale si \u00e8 alleato negli anni Settanta alla sinistra per scrollarsi di dosso almeno un po\u2019 il morbido giogo democristiano profumato d\u2019incenso, e che nei primi Novanta ha creduto a Berlusconi che lo invitava a mettersi in proprio, diventare soggetto politico autonomo, prendersi la politica.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Erano due modi, opposti, di accettare la regola della politica e la sfida delle istituzioni, addirittura di crederci. Oggi, al contrario, siamo davanti al ribellismo del ceto medio che si sente depredato del presente, altro che futuro, mentre si accorge di camminare all\u2019ingi\u00f9 nella scala sociale e avverte che le classi sociali sono diventate gabbie in cui si entra per nascita e solo molto faticosamente si esce per istruzione e per merito. Gli spostati \u2014 che Donald Trump ha appena battezzato <em>forgotten men <\/em>togliendoli dall\u2019oscurit\u00e0, segnalandoli al mondo e facendone la sua base politica \u2014 si sentono messi di lato rispetto al mainstream, a cui non credono pi\u00f9 perch\u00e9 non li riguarda e perci\u00f2 diventa parziale e menzognero, li inganna. Lo spostamento \u00e8 decisivo, perch\u00e9 \u00e8 proprio quel nuovo spazio grigio la terra di nessuno in cui si percepisce la perdita di senso sociale e cresce la delusione, la nuova solitudine repubblicana, la silenziosa secessione democratica.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Intendiamoci, dice l\u2019ex sindaco Piero Fassino che questa deriva l\u2019ha vista arrivare prima del ballottaggio, non \u00e8 vero e non \u00e8 possibile che la societ\u00e0 di oggi provochi un fenomeno cos\u00ec ampio e cosciente di esclusione; ma \u00e8 vero che genera questa sensazione, questa rappresentazione di singoli e di gruppi che si sentono esclusi, ed \u00e8 ci\u00f2 che conta, soprattutto politicamente. Aggiunge una spiegazione: poich\u00e9 la linea rossa di separazione divide chi si sente ancora rappresentato e chi invece vive nella solitudine politica, senza rappresentanza, noi paghiamo qui la crisi di tutti i corpi intermedi, sindacati, Confindustria, Confcommercio e quant\u2019altro. Pezzi di ceto, parti di professione, gruppi di interesse, singoli individui fuoriescono e si sentono \u201cspostati\u201d come dopo l\u2019uragano, fuori da ogni tutela, da qualsiasi possibilit\u00e0 di trovare un\u2019espressione comune ai loro problemi personali. Vento che soffia, cercando una vela.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Gli esclusi sono contro. Dunque possono accettare rappresentanza solo da un partito che sia contro, talmente contro da non essere nient\u2019altro, da ridursi a questa sola dimensione (oltre a quella \u2014 totalmente prepolitica \u2014 dell\u2019onest\u00e0, che dovrebbe essere una pre-condizione ovvia per tutti, mentre il Pd sembra non accorgersi del numero enorme di inquisiti tra le sue file), rifiutando ogni intesa e ogni accordo per paura di una contaminazione che inquini la diversit\u00e0 ontologica del movimento, la sua estraneit\u00e0, come di alieni che vivono permanentemente in un altrove politico. Questo comporta un assolutismo integrale, che porta a credere in una propria Verit\u00e0 con la maiuscola, mentre in un parlamento democratico le verit\u00e0 sono tutte minuscole perch\u00e9 relative, e si combinano con le verit\u00e0 altrui, cercando la regola democratica della maggioranza nella combinazione dei programmi e dei numeri, come vuole il compromesso democratico liberamente accettato.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Movimento permanentemente separato, il grillismo rappresenta la separazione degli esclusi quasi antropologicamente, segnalando la sua diversit\u00e0 fino all\u2019estraneit\u00e0 dalla politica, dalle istituzioni. Fino a rifiutare la scelta di campo, capitale in Occidente, tra destra e sinistra, nella tentazione del partito- ovunque che sconta l\u2019ambiguit\u00e0 pur di allungare e allargare l\u2019identit\u00e0 nel rancore. Non conta chi sei, come hai vissuto e ci\u00f2 che sai, l\u2019importante \u00e8 venire da fuori, rispetto al Palazzo, vivere fuori, non cadere dentro, certificare l\u2019altrove ben pi\u00f9 che il merito o il sapere. La differenza conta pi\u00f9 dell\u2019esperienza. L\u2019alienit\u00e0 vince sulla competenza, perch\u00e9 \u00e8 sciolta dai riti del potere. L\u2019alterit\u00e0 prevale sulla conoscenza, perch\u00e9 non \u00e8 castale n\u00e9 professionale, ma ha la cifra permanente dell\u2019eterno dilettante. Siamo vicini all\u2019ignoranza esibita come garanzia di innocenza.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Lenta e appesantita dalle responsabilit\u00e0 del potere la sinistra \u00e8 spiazzata. Ha creduto per un secolo nella politica come pedagogia, non sa cosa fare quando la da arte sociale a esperimento virtuale, che ribalta i suoi esiti in Parlamento ma li coltiva fuori, nello streaming, nei vertici chiusi all\u2019hotel Forum di Roma, nel direttorio. Ma la sinistra \u00e8 spiazzata prima di tutto da se stessa, per sua colpa. Nel voto ribelle di Torino, c\u2019\u00e8 anche il rifiuto per una politica che si \u00e8 fatta establishment permanente e controlla il potere da troppi anni, quasi fosse una \u201cclasse eterna\u201d, come dicevano in Russia della nomenklatura sovietica. Come se in mezzo al \u201ccastrum\u201d centrale, tra i palazzi barocchi, fosse cresciuto un Castello invisibile ma presente, un recinto del potere che ha per lati la Fiat, la fondazione San Paolo, la Cassa di Risparmio, il Politecnico.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Diciamo un giardino, ammette Sergio Chiamparino, ex sindaco e governatore del Piemonte, con l\u2019erba verde e gli alberi frondosi per chi sta dentro, e la porta chiusa per chi si sente fuori. \u00ab\u00c8 evidente che in giro siamo percepiti come un tutt\u2019uno con l\u2019establishment, e questo \u00e8 forse inevitabile quando la sinistra raggiunge il maggior tasso di potere della storia, a livello nazionale e locale. Provi a guardarsi intorno: abbiamo tutto, il presidente della Repubblica, del Consiglio, del Senato e della Camera, citt\u00e0 e regioni. D\u2019accordo che il potere logora chi non ce l\u2019ha, ma rischia di separare chi ce l\u2019ha, e di rinchiuderlo. Col risultato che noi peschiamo dentro il giardino, i Cinque Stelle fuori, nel mare pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 mosso. Bisogna ricordarci che siamo venuti al mondo per dischiudere le opportunit\u00e0 a chi le merita, ma soprattutto per rappresentare i pi\u00f9 deboli. Si possono tenere insieme le due cose, altrimenti ci si rintana, o si cambia pelle. Soprattutto, non si governa una societ\u00e0 sfrangiata come la nostra \u00bb.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<figure id=\"attachment_40448\" aria-describedby=\"caption-attachment-40448\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/f3c.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40448\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/f3c.jpg\" alt=\"Torino: la fermata &quot;Vallette&quot; del tram numero 3, il capolinea. In questa zona la neosindaca grillina Chiara Appendino ha ottenuto il 74 per cento dei consensi: mentre Piero Fassino, del Pd, solo il 26 per cento. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/f3c.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/f3c-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40448\" class=\"wp-caption-text\">Torino: la fermata &#8220;Vallette&#8221; del tram numero 3, il capolinea. In questa zona la neosindaca grillina Chiara Appendino ha ottenuto il 74 per cento dei consensi: mentre Piero Fassino, del Pd, solo il 26 per cento.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"summary\"><em><strong>Vince il rifiuto per una politica che \u00e8 diventata &#8220;classe eterna&#8221;.<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>Chiamparino: &#8220;Abbiamo tutto: Quirinale, Palazzo Chigi, Camera, Senato. Il potere logora chi non ce l&#8217;ha, ma separa dal Paese chi ce l&#8217;ha&#8221;.<\/strong><\/em><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;\u00e9lite<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il buonsenso riformista di Chiamparino lo chiama establishment, classe dirigente. Ma gli esclusi la chiamano \u00e9lite, casta, circolo chiuso, dando corpo alla teoria dei \u201cgiri\u201d di Gustavo Zagrebelsky, strutture impermeabili di comando e di sottopotere che procedono per cooptazione e per esclusione, autogarantendosi e perpetuandosi, immobili. Su quell\u2019\u00e9lite \u2014 nazionale, europea \u2014 si scaricano oggi tutte le colpe, i rancori, le frustrazioni insieme con le delusioni e la condanna per l\u2019inefficienza delle istituzioni, per la vacuit\u00e0 della politica. Per la lontananza e la grande dimenticanza.<\/p>\n<div class=\"articleText\">Ma la sinistra, dopo la sua lunga marcia, pu\u00f2 andare al potere in Occidente senza farsi establishment? Un bel problema.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Magari ci fosse un vero establishment in questo Paese, verrebbe subito da rispondere, una classe dirigente degna di questo nome, perch\u00e9 in grado di coniugare gli interessi particolari legittimi che innervano la societ\u00e0 con l\u2019interesse generale: invece di questi network di piccolo potere, salotti sedicenti buoni e in realt\u00e0 abbondantemente tarlati, alleanze corporative, intese consociative, accordi al ribasso, minimi comun denominatori imperanti. Con una politica debole ma con un\u2019imprenditorialit\u00e0 gregaria e velleitaria, talvolta protestataria ma sempre concessionaria, pronta a scambiare favori al ribasso con chi governa, senza mai una reciproca autonomia, tentata talvolta dall\u2019avventura politica senza avere il fuoco nella pancia di Berlusconi, ma solo cenere di antichi fuochi parastatali.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Detto questo, che \u00e8 met\u00e0 del problema, resta l\u2019altra met\u00e0: come pu\u00f2 la sinistra governare e salvarsi l\u2019anima? A me verrebbe da dire che oggi ci si salva l\u2019anima soltanto governando, il che faticosamente significa accettare i compromessi, le mediazioni, lo scarto tra le utopie e la realt\u00e0 sapendo che i coltivatori del rancore ti urleranno contro ma sapendo anche che le pinze e i cacciavite che la sinistra ha nello zaino sono gli strumenti pi\u00f9 adatti a contrastare la radicalit\u00e0 della crisi, che pesa sugli estremi della scala sociale, deformando al massimo le distanze. Per essere chiari: sono convinto che il riformismo sia l\u2019unico orizzonte possibile per la sinistra occidentale d\u2019inizio secolo, anche se il vento \u00e8 contrario e gonfia le vele altrui, premiando l\u2019irresponsabilit\u00e0 che alimenta la rabbia invece di trasformarla in politica.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Il vento contrario non viene dal nulla perch\u00e9 il riformismo \u00e8 sempre stato minoranza in Italia, ricorda a Milano Michele Salvati, economista ma soprattutto primo inventore dell\u2019idea di un partito democratico italiano. Prima il Pci che era tutt\u2019altro che riformista, spiega il professore, poi gli ondeggiamenti di Occhetto, la difficolt\u00e0 perenne di accettare il tema del liberalcapitalismo, e il tutto sempre senza aver avuto Bad Godesberg, la scelta netta di campo per la democrazia, nella libert\u00e0 e per il mercato.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">La partita non \u00e8 finita, perch\u00e9 il Pd \u00e8 nato con la cultura di governo e per governare, ma quella cultura fatica ad affermarla compiutamente, anche per la guerra mondiale che il partito ha importato al suo interno, invece di combatterla con la destra o con Grillo. \u00abNon ci si rende conto che la libert\u00e0 estrema per la circolazione dei capitali in un mondo de-regolato, unita alla mancanza di protezione per i ceti pi\u00f9 deboli \u00e8 una cornice che pu\u00f2 stritolare la sinistra, mentre fa riemergere la rabbia sociale e genera uno scontento diffuso di cui approfitta la destra populista\u00bb, dice Salvati. \u00abEppure il modello c\u2019\u00e8 perch\u00e9 il secolo socialdemocratico \u00e8 stato grandioso, e i Trenta Gloriosi, i tre decenni seguiti alla guerra, con l\u2019economia sociale di mercato hanno liberato il capitalismo temperandolo, cio\u00e8 frenandone gli istinti pi\u00f9 belluini, mentre un welfare condiviso dalla sinistra e dai conservatori ha emancipato le classi popolari\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Quel welfare che per Romano Prodi, il fondatore dell\u2019Ulivo, resta ancora il segno distintivo di una sinistra moderna, un segno che si va scolorendo \u00abperch\u00e9 quell\u2019attenzione che c\u2019era alla protezione dei cittadini, soprattutto quelli pi\u00f9 esposti agli imprevisti della vita, \u00e8 andata scemando, e non \u00e8 un problema solo italiano e nemmeno soltanto di una parte politica, ma oggi attraversa tutta l\u2019Europa\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Quanta fatica per arrivare fin qui, a una sinistra di governo, con le sue costruzioni materiali come il welfare, con le sue costruzioni teoriche perennemente in ritardo, un ritardo colpevole. E adesso che c\u2019\u00e8 la cultura di governo e c\u2019\u00e8 persino il governo (nelle citt\u00e0, nelle regioni, a Roma), proprio adesso che la sinistra diventa classe dirigente scoppia la rivolta contro le \u00e9lite e contro l\u2019establishment. Neanche il tempo di aprire la porta della stanza dei bottoni, verrebbe da dire, quella stanza che Pietro Nenni, quando ci entr\u00f2 per la prima volta da vicepresidente del Consiglio, trov\u00f2 vuota. Tutto questo comporta un rischio evidente. Perch\u00e9 il riformismo, cio\u00e8 la cultura di governo della sinistra liberamente accettata, \u00e8 molto recente, in formazione, per molti versi ancora fragile e addirittura posticcia. Sotto i colpi di maglio del trumpismo dilagante e delle opportunistiche imitazioni di casa nostra c\u2019\u00e8 il rischio che quell\u2019embrione di cultura si intimidisca, rattrappendosi e mimetizzandosi. Diventando dunque incapace di concorrere alla vera grande partita, che \u00e8 quella per l\u2019egemonia culturale, la corrente di fondo che trascina e determina la politica.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40449\" aria-describedby=\"caption-attachment-40449\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/df60.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40449\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/df60.jpg\" alt=\"Milano: la casa dell'accoglienza &quot;Enzo Jannacci&quot; in viale Ortles. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/df60.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/df60-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40449\" class=\"wp-caption-text\">Milano: la casa dell&#8217;accoglienza &#8220;Enzo Jannacci&#8221; in viale Ortles.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Il riformismo in Italia \u00e8 sempre stato minoranza. Ma a Milano con Pisapia e con Sala ha funzionato l&#8217;alleanza tra sinistra di governo e borghesia. Salvati: \u00e8 l&#8217;unico modo per mettere le briglie al neoliberismo dominante<\/strong><\/em><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong>La borghesia<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal suo doppio osservatorio, tra Milano e Bologna dov\u2019\u00e8 direttore del Mulino, Salvati si \u00e8 convinto che l\u2019alleanza tra la sinistra di governo e la borghesia \u00e8 oggi l\u2019unico modo di rimettere le briglie al neoliberismo in un Paese in declino. Potremmo dire che c\u2019\u00e8 in proposito un modello Milano, anzi un doppio modello che ottiene lo stesso risultato \u2014 governare la citt\u00e0 \u2014 cambiando i fattori: prima con Giuliano Pisapia la sinistra ha proposto un patto alla borghesia milanese, poi con Sala \u00e8 la borghesia che ha chiesto un\u2019alleanza alla sinistra e in entrambi i casi la citt\u00e0 ha detto s\u00ec e si sono vinte le elezioni.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019avvocato milanese lo fermano ancora per strada chiamandolo sindaco, anche adesso che indica la traduzione fisica, concreta, di quel patto a Quarto Oggiaro, dove stanno insieme la centrale operativa delle forze dell\u2019ordine, la casa del volontariato, la casa dell\u2019associazionismo, la scuola civica musicale intitolata a Claudio Abbado; o quando si sposta in zona Corvetto, dove c\u2019\u00e8 la fondazione Prada, l\u2019hub del coworking per i giovani ma anche (al numero 69 di viale Ortles) la casa dell\u2019accoglienza Enzo Jannacci, che d\u00e0 un posto per dormire a mille persone senza un tetto dai diciott\u2019anni in su, con mensa, docce, lavanderia; o ancora la zona dove s\u2019innalzano i nove grattacieli di Milano e dove l\u2019ex sindaco ha voluto \u2014 proprio qui \u2014 la casa della memoria che riunisce le associazioni dei partigiani e delle vittime del terrorismo, un luogo del ricordo proprio in mezzo al nuovo skyline della citt\u00e0.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Ma basta andare con Matteo Pucciarelli a due passi dalla Bocconi e dal Parco Ravizza, in via Bellezza, aprire la porta del numero 16 ed entrare nei due mondi che vivono insieme al circolo Arci pi\u00f9 grande di Milano, diecimila soci per trovare un\u2019ottima polenta, un buon tiramis\u00f9 e un direttivo dove le due Milano sembrano addirittura stringersi la mano come succedeva nei simboli delle vecchie Societ\u00e0 di Mutuo Soccorso, due mani intrecciate. E infatti qui, al circolo \u201cBellezza\u201d, il presidente \u00e8 Maso Notarianni che viene dall\u2019esperienza di Emergency, nel gruppo dirigente c\u2019\u00e8 Milly Moratti ma c\u2019\u00e8 anche l\u2019ex fondatore delle Brigate Rosse Alberto Franceschini. E il mix funziona e gira su se stesso durante la giornata. Al pomeriggio sembra di entrare in una Casa del Popolo degli anni Sessanta o anche prima, coi pensionati seduti al tavolo col mezzolitro davanti e le carte in mano. Ma la sera arrivano i ragazzi per il concerto di Joshua Radin nel vecchio teatro, per le nottate rock, per la discoteca, mentre di giorno ci sono i corsi di milonga e di tango col maestro Alberto Colombo, con la pratica del domingo guidata alle 15,30, libera fino alle 23, con possibilit\u00e0 di aperitivo a bordopista, proprio nello spazio dove Luchino Visconti ha girato Rocco e i suoi fratelli.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\u00abI borghesi vengono, certo, i pensionati discutono di referendum, i ragazzi cantano e ballano\u00bb, dice Notarianni. \u00ab\u00c8 un gran mischione che funziona, e a noi qui a Milano questo incrocio \u00e8 venuto naturale, tanto che la candidatura di Pisapia a sindaco \u00e8 nata proprio qui, perch\u00e9 era il posto giusto per parlare all\u2019intera citt\u00e0, una cornice perfetta, coerente col senso di quella candidatura. Ricetta milanese? Questi posti possono avere ancora un significato dovunque, a patto che abbiano un\u2019anima. Io penso che si possa parlare di politica come una volta e divertirsi, stando insieme e magari imparando qualcosa per non buttare via il tempo. A condizione di far le cose per bene e crederci, ricetta che la sinistra sembra non conoscere pi\u00f9\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Attenzione per\u00f2, avvisa Pisapia: per governare un sistema complesso oggi ci vuole certo una sinistra che sappia parlare con la borghesia, lavorando col pubblico e con il privato, tenendo sempre il pallino in mano e mettendo fin dal primo minuto un paletto ben in vista, per dire agli imprenditori che c\u2019\u00e8 spazio per loro, ma al servizio della citt\u00e0 e a suo vantaggio. Quest\u2019alleanza vale per le giunte, nei municipi delle citt\u00e0 ma vale anche a livello nazionale, non nel senso di inseguire partitini di un centro che non c\u2019\u00e8 ma nella capacit\u00e0 della sinistra di convincere e coinvolgere autonomamente interessi moderati ed elettori di centro in un progetto di governo che cominci intanto a rovesciare il vocabolario: sinistra-centro, dice l\u2019ex sindaco, dopo tanti esperimenti pi\u00f9 o meno riusciti di centro-sinistra.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">La cifra politica di centro che lui cerca \u00e8 quella di una borghesia aperta, occidentale, europea, moderna, capace di esprimere un impegno civile in uno sforzo di governo e di cambiamento, come se fosse una grande lista civica nazionale alleata alla sinistra. Quella lista non c\u2019\u00e8 e allora i \u201cborghesi civici\u201d bisogna andare a prenderseli uno per uno e non \u00e8 facile, soprattutto perch\u00e9 bisogna essere insieme responsabili e coraggiosi, ma soprattutto credibili, portando all\u2019appuntamento una sinistra a sua volta aperta, occidentale, europea, moderna. Tante cose.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40450\" aria-describedby=\"caption-attachment-40450\" style=\"width: 486px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/bb5.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40450\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/bb5.jpg\" alt=\"Milano: il quartiere Isola con il bosco verticale e la Casa della Memoria.  Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"486\" height=\"324\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/bb5.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/bb5-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 486px) 100vw, 486px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40450\" class=\"wp-caption-text\">Milano: il quartiere Isola con il bosco verticale e la Casa della Memoria.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Il Referendum \u00e8 in s\u00e9 una faglia vivente. Alla Camera del Lavoro di Porta Vittoria i compagni per il &#8220;S\u00ec&#8221; e quelli per il &#8220;No&#8221; hanno litigato anche sull&#8217;affitto della sala grande. Polemica a fior di pelle che attraversa la Cgil e i rapporti col Pd<\/strong><\/em>.<\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Le due sinistre<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per arrivare a dire, poi, che la sinistra borghese non basta pi\u00f9. Per Pisapia ci vuole anche la capacit\u00e0 di tenere a bordo quel pezzo di sinistra pi\u00f9 radicale senza il quale non si vince, ma soprattutto si regala spazio alla destra e ai grillini, finendo paradossalmente per dare ragione a Camille Paglia quando dice che \u201cla sinistra \u00e8 una frode borghese\u201d. Per\u00f2 a bordo c\u2019\u00e8 l\u2019ammutinamento perenne, le faglie corrono dovunque, a sinistra del Pd ma oggi soprattutto al suo interno. Il referendum \u00e8 in s\u00e9 una faglia vivente: anche a Milano, naturalmente, se si esce dal \u201cBellezza\u201d e si passa alla Camera del Lavoro pi\u00f9 importante d\u2019Italia, a Porta Vittoria. Qui hanno litigato addirittura per l\u2019affitto della sala grande, quando la \u201cSinistra per il S\u00ec\u201d ha organizzato la sua prima assemblea proprio in Camera del lavoro, con Maurizio Martina, Fassino e Anna Finocchiaro. Il \u201cS\u00ec\u201d che esordisce in casa del \u201cNo\u201d? Putiferio, e risposta riformista del segretario generale Massimo Bonini, quarantuno anni: \u00abNoi diamo la sala a chi la chiede\u00bb. Ma quando il comitato \u201cBasta un S\u00ec\u201d torna alla carica per organizzare un incontro, scatta la protesta dei compagni del \u201cNo\u201d, che blocca la richiesta. Sala vuota, dunque, polemica a fior di pelle e \u2014 sotto la pelle \u2014 l\u2019idea che la faglia passi anche attraverso la Cgil, tra la sua naturale difesa della Costituzione e il suo legame col Pd. E qui si apre la questione eterna delle due sinistre, torna in campo il buon vecchio Turati, il riformismo e il massimalismo in guerra, quando non siamo nemmeno sicuri di avere finalmente un riformismo di governo, dopo un secolo: e per questa strada tormentata si arriva fino a Bertinotti.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">O meglio, a Pisapia, perch\u00e9 l\u2019avvocato uscito da palazzo Marino ha ormai un ruolo nazionale come uomo-ponte tra i mondi separati delle due sinistre. A parte il fatto che non i pontieri, ma i pompieri oggi troverebbero abbondante lavoro all\u2019interno del Pd (che vive dentro un incendio permanente, bruciando ogni giorno la casa comune purch\u00e9 muoia il vicino di stanza), la sinistra radicale oggi \u00e8 un sentimento sparso e disperso, senza pi\u00f9 un\u2019organizzazione. Ponte con che cosa, dunque, verrebbe da chiedersi, se manca una sponda? Vittorio Foa spiegava \u201c l\u2019assurdit\u00e0 di unire diverse realt\u00e0 malate che non possono guarire sommandosi tra loro cos\u00ec come sono, ma solo cambiando se stesse\u201d. Ma Pisapia sta girando l\u2019Italia e giura che c\u2019\u00e8 una rete spontanea pronta a riformarsi, se nasce l\u2019occasione. Ecco dunque il sogno del Ponte a tre campate per vincere, governare e salvarsi l\u2019anima.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Ma per provarci, ci sono due precondizioni che l\u2019ex sindaco mette sul tavolo a ogni suo incontro: la prima \u00e8 che la sinistra-sinistra la smetta di dire solo no e soprattutto la pianti con la storia della mutazione genetica dei riformisti, che trasforma il Pd nel nemico principale da abbattere; la seconda, che il Pd la finisca di credersi l\u2019unica sinistra, e dunque l\u2019unica forza abilitata a decidere, l\u2019unico attore in scena in questa met\u00e0 del terreno di gioco.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Sono due ostacoli simmetrici, quasi le ultime ideologie rimaste a sinistra, e bisogna disarmarli insieme con buona volont\u00e0 e soprattutto con realismo, se non si vuole regalare il Paese alla destra o a Grillo. Pisapia lo ha anche detto a Renzi: pu\u00f2 darsi che un giorno accada quel che oggi non \u00e8 possibile e che il Pd diventi padrone incontrastato del campo, ma prima che da solo possa rappresentare l\u2019intera sinistra deve passare una generazione, forse addirittura devono passarne due. \u201cE intanto, che facciamo?\u201d. Rispondono i personaggi di Ellekappa, nella loro indagine permanente sui tormenti della sinistra: \u201cIl sogno, la casa comune di tutta la sinistra\u201d, dice il primo. E l\u2019altro risponde: \u201cL\u2019incubo, le riunioni di condominio\u201d.<\/div>\n<figure id=\"attachment_40451\" aria-describedby=\"caption-attachment-40451\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/fd755.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40451\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/fd755.jpg\" alt=\"Milano: il circolo Arci &quot;Bellezza&quot;, il pi\u00f9 grande della citt\u00e0, dove gli anziani giocano a carte. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/fd755.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/fd755-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40451\" class=\"wp-caption-text\">Milano: il circolo Arci &#8220;Bellezza&#8221;, il pi\u00f9 grande della citt\u00e0, dove gli anziani giocano a carte.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Il circolo Arci Bellezza \u00e8 il laboratorio perfetto: diecimila iscritti, dibattiti sul referendum, corsi di milonga, concerti rock: &#8220;Qui vengono tutti: professionisti, pensionati, ragazzi. E&#8217; un gran mischione che funziona&#8221;.<\/strong><\/em><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il vocabolario<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire che fare, bisognerebbe prima sapere cosa dire. Davanti a una crisi economica senza precedenti, con una destra che abbattendo il politicamente corretto si \u00e8 presa la pi\u00f9 estrema libert\u00e0 di parola, sfondando il linguaggio politico e stravolgendo i riferimenti culturali tradizionali del suo campo, la sinistra ha chiuso il vecchio vocabolario e non ha trovato il nuovo. Nessuno si preoccupa di scriverlo, tutti sono troppo occupati a cercare la battuta efficace nei centoquaranta caratteri di un tweet, invece di mettere in campo un pensiero lungo, accettando l\u2019uno contro tutti dei social network dove vive la democrazia del libero scambio di opinioni, senza pi\u00f9 il pulpito e il messaggio verticale: ma dove cresce anche la societ\u00e0 del rancore. Intanto la destra sa di cosa parla, e sa persino come farlo.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">La battaglia di Donald Trump si appoggia sulle parole \u201cprendere\u201d, \u201cguardare\u201d, \u201cdire\u201d, \u201cPaese\u201d, \u201coccupazione\u201d, \u201cgente\u201d, \u201cgrande\u201d, \u201cgrosso\u201d, \u201ccattivo\u201d. I comizi di Viktor Orb\u00e1n lamentano \u201cla sparizione delle nazioni europee e dei loro valori\u201d e la volont\u00e0 di \u201crenderle irriconoscibili\u201d e chiedono che \u201cl\u2019Europa resti agli europei\u201d e che i vari paesi rifiutino di \u201cfarsi sovietizzare da Bruxelles\u201d. L\u2019ideologia di Marine Le Pen costruisce uno scenario psicopolitico di assedio che parte dall\u2019evocazione del \u201ccaos\u201d imminente, passa alla \u201csostituzione\u201d degli europei con gli immigrati maghrebini, punta su un \u201cnazionalismo rivoluzionario\u201d, propone un \u201cpatriottismo economico\u201d, pretende una \u201csovranit\u00e0 al servizio dell\u2019identit\u00e0\u201d, denuncia il \u201ctradimento delle \u00e9lite\u201d mentre sullo sfondo evoca \u201cuna Francia che noi non riconosceremo pi\u00f9, che diventer\u00e0 per noi un Paese straniero\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questa costruzione meta-politica che agita il profondo di paure antiche con linguaggi nuovissimi, la sinistra non usa pi\u00f9 le parole tradizionali del suo discorso pubblico perch\u00e9 le sembrano vecchie, mentre in realt\u00e0 appaiono antiche solo perch\u00e9 non suonano autentiche. Cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 moderno che ragionare sui diritti del lavoro negando che siano \u2014 unici tra tutti i diritti \u2014 una variabile dipendente della crisi, mentre sono invece una cifra della qualit\u00e0 democratica del Paese di cui usufruiamo tutti, lavoratori dipendenti, professionisti e imprenditori? E cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 responsabile che sostenere la necessit\u00e0 di rimodulare il welfare per proteggerlo dall\u2019urto di questo decennio, salvandolo? Infine: perch\u00e9 dovrebbe essere vecchio parlare di uguaglianza nella fase in cui la crisi addirittura sorpassa e sopravanza le disuguaglianze trasformandole in esclusione, sapendo per di pi\u00f9 che mentre la democrazia \u201cscusa\u201d e sconta le disuguaglianze non pu\u00f2 tollerare le esclusioni?<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Soprattutto, chi dovrebbe fare questi discorsi se non la sinistra, proprio e tanto pi\u00f9 quando governa, e dunque ha la responsabilit\u00e0 dell\u2019intero Paese e non solo di una sua parte? Ma se ti mancano le parole, le tue parole, quelle della tua storia (naturalmente interpretate secondo lo spirito dei tempi e il carattere dei leader) sei prigioniero dell\u2019egemonia culturale dominante, gregario del pensiero unico, attore nell\u2019agenda altrui, e intanto il concetto di sinistra sbiadisce dentro un liquido pulito e confortevole ma diverso e senza colore. L\u2019indistinto democratico.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40452\" aria-describedby=\"caption-attachment-40452\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/8bdef.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40452\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/8bdef.jpg\" alt=\"Bologna: una partita a biliardo al circolo Arci &quot;Benassi&quot;, il pi\u00f9 antico della citt\u00e0. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/8bdef.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/8bdef-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40452\" class=\"wp-caption-text\">Bologna: una partita a biliardo al circolo Arci &#8220;Benassi&#8221;, il pi\u00f9 antico della citt\u00e0.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La sinistra non sa pi\u00f9 pronunciare la parola povert\u00e0. Ma a Bologna sono nate le &#8220;Cucine popolari&#8221; grazie ad un sindacalista Cgil. &#8220;Ero stanco di parlare di diritti dei diseredati mentre gli altri facevano da mangiare&#8221;.<\/em><\/strong><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong>I poveri<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una parola che la sinistra non pronuncia pi\u00f9 \u00e8 proprio questa \u2014 povert\u00e0 \u2014 e il suo silenzio suona forte perch\u00e9 la nuova miseria si sta allargando. O meglio, spiega a Bologna Roberto Morgantini, noi parliamo anche di poveri, la questione vera \u00e8 che non sappiamo parlare coi poveri. Lui ha lavorato una vita nel sindacato, si occupava di immigrazione, praticamente non c\u2019\u00e8 un profugo arrivato senza niente a Bologna che non sia passato per le sue mani. A un certo punto, con Lucio Dalla, si sono messi in testa di aprire una specie di refettorio laico per dimostrare a se stessi che non c\u2019\u00e8 solo la Chiesa a occuparsi di povert\u00e0, che non c\u2019\u00e8 soltanto la carit\u00e0 ma anche la solidariet\u00e0, che non \u00e8 il pane benedetto l\u2019unico che pu\u00f2 sfamare i pi\u00f9 disgraziati. Poi Lucio \u00e8 morto, e tutto sembrava finito prima di incominciare, perch\u00e9 non c\u2019erano i soldi.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\u00abMa io sentivo il disagio di occuparmi solo di questioni come i diritti dei diseredati, cose tutte pi\u00f9 che sacrosante, intendiamoci, ma mentre parlavo con quella gente qualcun altro si preoccupava di dar loro da mangiare\u00bb, racconta Morgantini. \u00abVolevo farlo anch\u2019io. Ho settant\u2019anni, convivevo con Elvira da trentotto, abbiamo avuto l\u2019idea di sposarci per sfruttare i regali di nozze come finanziamento al progetto e alla fine abbiamo raccolto settantamila euro e sono nate le \u201cCucine popolari\u201d, in partenza con sei volontari e pochi pasti. Oggi quelli che ci regalano il loro tempo per andare a prendere pasta, carne, frutta e verdura, per cucinare, servire a tavola e lavare i piatti sono trenta, e a tavola si siedono ogni giorno ottanta persone. Funziona, e l\u2019idea della laicit\u00e0 \u00e8 andata a farsi benedire. Io sono laico, ci mancherebbe, ma ho scoperto che con i preti e i volontari cristiani si lavora che \u00e8 una meraviglia, e poi se devo dire la verit\u00e0 stamattina avevamo bisogno di verdure e chi ce le ha date? Comunione e Liberazione, con il Banco Alimentare\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Bisogna guardarla, alle cucine di via Battiferro numero 2, la nuova geografia della povert\u00e0 italiana. Perch\u00e9 Bologna fa parte del Paese ricco, c\u2019\u00e8 una cultura solidale antica e tenace, si sta meglio che altrove. Ma qui ci sono tutti: gli stranieri appena arrivati con qualche barcone e risaliti fin quass\u00f9 con piazza Maggiore come prima immagine dell\u2019Italia, ma anche gli italiani che mese dopo mese diventano due o tre in pi\u00f9, e che ormai sono la met\u00e0 degli ospiti. C\u2019\u00e8 chi ha perso il lavoro e la casa come Graziella, che dorme in un centro per senzatetto, mangia qui a pranzo e incarta qualcosa per cena da portar via; c\u2019\u00e8 Maria che \u00e8 una ragazza madre e si \u00e8 presentata un anno fa con la figlia di un mese e poi non ha pi\u00f9 mancato un giorno; c\u2019\u00e8 il \u201cprofessore\u201d malato di Alzheimer che povero non \u00e8 ma mangia qualcosa solo qui e allora la moglie lo accompagna a mezzogiorno; al tavolo in fondo c\u2019\u00e8 Antonio che ha problemi psichici e tra un\u2019ora, quando avr\u00e0 finito il pranzo, dar\u00e0 una mano a sparecchiare, trasformandosi in povero-volontario. Tutto questo a cinque minuti dalla stazione, quartiere Navile, nel cuore della citt\u00e0 \u201cgrassa\u201d, a cui piace una sinistra \u00abche metta le mani nelle cose\u00bb, come dice il compagno Morgantini che infatti sta gi\u00e0 macchinando per aprire un\u2019altra cucina popolare ancor pi\u00f9 in centro, nel Porto, un quartiere dove vivono molti vecchi soli, e per preparare i soldi che non ci sono far\u00e0 una vendita straordinaria di Pignoletto, il bianco delle colline bolognesi imbottigliato qui dai volontari: per Natale due bottiglie a dieci euro, e qualche pasto a qualche nuovo povero in pi\u00f9.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Il caso di Bologna, dove con la povera gente lavorano strutture come \u201cPiazza grande\u201d o quella storica di don Nicolini, oltre alla Caritas e all\u2019Antoniano, \u00e8 importante proprio perch\u00e9 tutta la citt\u00e0 vede quel che succede, e lo sa. Vede i poveri, vede il volontariato, conosce insieme il problema e la sua gestione, una possibile soluzione, e anche l\u2019evidenza concreta della solidariet\u00e0. Oltre a un problema di vocabolario, infatti, la sinistra ha un problema di sguardo. Ci sono cose che non riesce a scorgere pi\u00f9, non le inquadra, e se le incontra non riesce a metterle a fuoco.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">La distanza tra chi sta in alto e chi precipita \u2014 gli integrati e gli espulsi \u2014 \u00e8 aumentata fino a diventare una vera e propria frattura sociale. Intere parti di societ\u00e0, di generazione, di ceto stanno sperimentando un naufragio silenzioso con l\u2019onda della crisi che li sopravanza fino a sommergerli. La divaricazione epocale tra i privilegiati che vivono nello spazio sovranazionale dei flussi finanziari e dei flussi d\u2019informazione e i dannati che abitano il sottosuolo degli Stati nazionali diventa incolmabile. Con questo risultato formidabile: la rottura del nesso che legava i ricchi e i poveri nel loro percorso distinto e disuguale tuttavia collegato, il venir meno di quel vincolo di destino collettivo che abbiamo chiamato societ\u00e0 e che avevamo conservato fino a oggi.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Noi fingiamo che i garantiti e gli scartati siano ancora vincolati dal sentimento di un destino civile comune, verso un orizzonte condiviso di ci\u00f2 che per anni abbiamo chiamato \u201cbene comune\u201d. Ma dietro la crosta miracolosa di coesione sociale che tiene insieme questa divaricazione a orologeria, assorbendo o forse disperdendo le tensioni e i conflitti, ci sono gruppi e soggetti che semplicemente vanno alla deriva, finiscono sul bordo a saggiare a tentoni il margine periferico della democrazia, ne fanno un valore d\u2019uso minimo e soprattutto insignificante: e giungono infine a considerare i suoi valori e i suoi diritti come un apparato di nobili parole, che funzionano per\u00f2 come un privilegio in pi\u00f9 \u2014 supremo, perch\u00e9 diventa regola \u2014 per i privilegiati. Nello stesso tempo e simmetricamente il garantito non avverte pi\u00f9 il valore o l\u2019utilit\u00e0 di quel legame col povero, le condizioni culturali, sociali, politiche ed economiche lo autorizzano a sentirsi svincolato, liberato da ogni responsabilit\u00e0 che vada oltre la sua sfera personale, perch\u00e9 nessuno gli chiede pi\u00f9 conto degli altri, che dunque non lo interpellano e per conseguenza non gli interessano. Inconsapevolmente, per questa strada sconosciuta arriviamo a un passo dal luogo in cui Caino diede la sua risposta: \u201cSono forse io il custode di mio fratello?\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Mentre la societ\u00e0 si rompe, una parte si inabissa lentamente e ne perdiamo nozione e coscienza. Non li vediamo pi\u00f9, non hanno una classe che li raccolga, una storia che li racconti, un partito che li rappresenti, non proiettano un\u2019ombra sociale, non lasciano un\u2019impronta politica. Non fanno nemmeno pi\u00f9 paura, non sono niente. La stessa parola \u201cpovero\u201d non rappresenta la spoliazione identitaria cui stiamo assistendo, sembra di un\u2019altra epoca perch\u00e9 indica una scala di riferimento comune, in cui l\u2019alto e il basso in qualche modo si tengono, c\u2019\u00e8 ancora una dialettica sociale, siamo dentro il rapporto di forza tra capitale e lavoro. Qui invece siamo fuori da ogni campo di forza, da ogni schema culturale, da ogni ipotesi politica. Qui si va a fondo da soli, invisibili e impronunciabili. Vergognosi. Morgantini prima di partire con il suo refettorio laico a Bologna \u00e8 andato a vedersi un po\u2019 di mense popolari in giro per l\u2019Italia e alla fine ha deciso di organizzarsi con tavoli da sei posti e un facilitatore che gira tra i \u201cclienti\u201d e li spinge a parlare, proprio perch\u00e9 si \u00e8 accorto che pi\u00f9 le mense sono grandi pi\u00f9 il povero \u00e8 intimidito: entra, tiene la testa china sul tavolo, mentre mangia guarda solo il piatto e poi se ne va. Invisibile com\u2019\u00e8, vuole che lo vedano ancora meno.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Lo capisce chi va in via Capriolo 16 a Torino, a Borgo San Paolo, ex quartiere operaio, e attraversa la soglia con la scritta \u201cSpazio d\u2019angolo\u201d. Potrebbe essere un negozio o anche uno studio di design dentro un grande caseggiato che ai tempi della citt\u00e0 fordista \u2014 dove tutto si teneva \u2014 era l\u2019istituto tecnico dei Fratelli delle scuole cristiane e adesso \u00e8 una delle cinque mense serali di Torino. Pareti gialle e arancioni, sedie rosse, \u00abperch\u00e9 chi arriva qui ha bisogno di calore e abbiamo evitato il bianco\u00bb, dice Pierluigi, il direttore della Caritas che ha organizzato la mensa insieme con la cooperativa Arco. In fondo alla stanza, Andrea stasera cena da solo: \u00abVengo qui da due anni. Nel 2013 ho chiuso la cartoleria. Fallito. Sa cosa significa? Glielo dico io: mi sono mangiato tutto. Arrivo verso le cinque di sera, la cena la servono alle cinque e mezza. Non c\u2019\u00e8 molto spazio per parlare, bisogna avere il tempo per finire e uscire in modo da arrivare al dormitorio pubblico prima delle sette. Altrimenti rischi di dormire fuori\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 nemmeno qui il grado zero della disperazione, qui dove in fila coi barboni si sono aggiunti ex impiegati, capicantiere e la scorsa settimana un ingegnere. \u00abLa crisi\u00bb, spiega Pierluigi, \u00abnon si misura solo coi cinquemila pasti forniti dalle mense dei poveri, ma nella dimensione privata, invisibile delle migliaia di famiglie che negli ultimi cinque anni hanno cominciato a far richiesta quotidiana di pacchi pasto. Nella sola zona di corso Umbria, a Torino Nord, le famiglie assistite con il pacco pranzo sono cinquecento. Gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese ma non ha il coraggio di presentarsi alla mensa pubblica\u00bb. Perch\u00e9 la povert\u00e0 \u00e8 terribile, ma per gli ex poveri ritornare a esserlo dopo un giro fuori \u00e8 insopportabile.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Noi ne sappiamo poco o nulla, tutto finisce trasformato in percentuali e quozienti nelle statistiche del pil, dei consumi e dell\u2019occupazione. Ma \u00e8 cos\u00ec che salta sotto i nostri occhi quello che gli studiosi chiamano il tavolo di compensazione dei conflitti, capace di tenere insieme i vincenti e i perdenti della mondializzazione. Su quel tavolo, oltre che l\u2019equilibrio della modernit\u00e0 occidentale stava anche la carta d\u2019identit\u00e0 della sinistra, che rischia di volare per aria, perch\u00e9 come spiega il premier francese Valls, l\u2019emancipazione oggi \u00e8 la sua vera missione. Tutto per aria. E poi? \u00c8 la stessa domanda che l\u2019operaio in tuta pronuncia in una vignetta del sommo Altan: \u201cE adesso?\u201d. \u201cFacciamo una colletta\u201d, gli risponde Cipputi, \u201ce affittiamoci un uomo della Provvidenza\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40453\" aria-describedby=\"caption-attachment-40453\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/641a0.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40453\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/641a0.jpg\" alt=\"Bologna, Cucine popolari Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/641a0.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/641a0-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40453\" class=\"wp-caption-text\">Bologna, Cucine popolari<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La sinistra non sa pi\u00f9 pronunciare la parola povert\u00e0. Ma a Bologna sono nate le &#8220;Cucine popolari&#8221; grazie ad un sindacalista Cgil. &#8220;Ero stanco di parlare di diritti dei diseredati mentre gli altri facevano da mangiare&#8221;.<\/em><\/strong><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli immigrati<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finch\u00e9 arriva l\u2019ultima sfida a sorpresa, quella del neo-nazionalismo conservatore di theresa may, la nuova premier inglese, quando arringa i suoi: \u201cAscoltate come molti politici e commentatori parlano dell\u2019opinione pubblica. Considerano il patriottismo del popolo disgustoso, la preoccupazione per l\u2019immigrazione provinciale, l\u2019atteggiamento verso la criminalit\u00e0 illiberale, la sicurezza del posto di lavoro fastidiosa\u201d. \u00c8 vero, \u00e8 un ritratto della sinistra? Un po\u2019 s\u00ec. \u00abAbbiamo appena perso Monfalcone consegnandola alla Lega\u00bb, dice uno dei giovani quadri della sinistra friulana, Federico Pirone, ventotto anni, assessore a Udine, \u00abperch\u00e9 non sappiamo parlare di immigrazione. Eppure abbiamo la politica pi\u00f9 a sinistra di tutto il continente, sia nei confronti dell\u2019Europa che nei confronti dei profughi, Renzi in questo ha ragione. Ma dobbiamo anche chinarci sulle paure e le inquietudini dei nostri paesi. Sbagliate? Diciamolo. Ma non ignoriamo le preoccupazioni degli anziani, delle persone sole, dei sindaci che ricevono l\u2019ordine dal prefetto di ospitare una dozzina di profughi, poi lo Stato si ritira e con la gente devono vedersela loro, e sono soli\u00bb.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Eccola la strada dell\u2019inquietudine di Monfalcone, via Sant\u2019Ambrogio: osterie giuliane e botteghe tradizionali sono scomparse, i vecchi abitanti se ne sono andati, i trecento metri pedonali sono tutti delle famiglie bengalesi con i loro negozi e con le donne dal volto velato e tra poco le luminarie e le stelle di Natale incorniceranno a festa le insegne straniere. Non ci sono stati problemi evidenti, qui. Ma c\u2019\u00e8 una prima elementare tutta di immigrati perch\u00e9 i genitori italiani hanno portato i figli nelle scuole di paesi vicini per non affrontare la convivenza, dice Pietro Comelli del Piccolo, ad agosto \u00e8 morto annegato un pakistano di venticinque anni che viveva accampato con altri profughi sulle rive dell\u2019Isonzo ed era entrato in acqua per lavarsi. La vera questione riguarda il tessuto sociale che il monfalconese anziano non riconosce pi\u00f9. E poi si aggiunge il rapporto di odio-amore con Fincantieri che ha assicurato lavoro a generazioni e oggi assicura la sopravvivenza degli stranieri, mentre molti ragazzi del posto sono disoccupati. Concorrenza sul lavoro, rivalit\u00e0 intorno a un welfare che si riduce sempre pi\u00f9, spaesamento dei luoghi, nel timore di perdere identit\u00e0, di smarrire il filo di esperienze condivise. Sono le paure che gonfiano il Nordest, scese fino al delta del Po con la protesta di Gorino e dei suoi pescatori di vongole per le dodici donne immigrate inviate dal prefetto e bloccate per strada. \u201cQui non c\u2019\u00e8 niente nemmeno per noi\u201d, gridavano i dimostranti dietro i blocchi stradali, \u201cche vengono a fare?\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Un pezzo di Nordest (e anche di sinistra) si accontenta di non vederli, come se questo fosse il problema. A Trieste il tab\u00f9 riguarda il vecchio silos, l\u2019ex granaio della Coop vicino alla stazione. La citt\u00e0 non \u00e8 affatto in emergenza, ospita ottocento migranti in piccole case-famiglia gestite dalla Caritas o dal consorzio di solidariet\u00e0. Ma quando le case sono piene, come adesso, gli immigrati finiscono vicino alla stazione, occupano l\u2019ingresso del Porto Vecchio e quando i vigili li fanno sgomberare vanno a dormire nel silos, svuotato due volte, con trentacinque denunciati, fino a diventare il luogo simbolo dell\u2019immigrazione. Adesso il sindaco Dipiazza ha deciso di non pagare pi\u00f9 i duecentocinquantamila euro l\u2019anno che il Comune spende per i minori senza famiglia, ospitati nell\u2019ostello vicino al castello di Miramare, e la Lega ha alzato i toni nell\u2019ultima campagna elettorale: anche in una citt\u00e0 multietnica e multiculturale come Trieste che perde qualcosa come mille abitanti all\u2019anno e nel 2014 ha visto emigrare all\u2019estero sette dei suoi ragazzi su mille. Silenziosamente. Finch\u00e9 il silenzio si rompe e Beppe Sala, sindaco di Milano, chiede l\u2019esercito nel quartiere multietnico di via Padova, \u201cper non lasciare l\u2019intera questione in appalto alla destra\u201d.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Per la destra la presenza dei profughi \u00e8 fisica e fantasmatica insieme, e il corpo del profugo diventa immediatamente propaganda perch\u00e9 parla da solo con il colore della pelle, la sua disperazione, la sua diversit\u00e0, i segni dell\u2019apocalisse che si porta addosso. La riduzione del migrante a puro corpo, pura quantit\u00e0, presenza materiale d\u2019ingombro, nuda esistenza che chiede di continuare a vivere ha qualcosa di sacrilego e di estremo, perch\u00e9 mette fuori gioco la politica, abituata a occuparsi di persone, di cittadini con diritti e doveri. E infatti le risposte sono tutte fisiche, materiali: ruspe, muri, respingimenti, fili spinati. Ma la sinistra sente che mentre la destra sceglie di vendersi l\u2019anima commerciando con le paure lei, proprio lei e lei soltanto, \u00e8 dentro una grande tenaglia. Ha il dovere democratico di rispondere con umanit\u00e0 e solidariet\u00e0 a chi chiede soltanto libert\u00e0 e sopravvivenza, e ha contemporaneamente il dovere opposto di rispondere al riflesso di insicurezza che attraversa la fascia pi\u00f9 debole delle nostre popolazioni, uomini e donne anziani, soli, che vivono nei piccoli centri, non sono mai usciti dai confini del Paese e adesso quando vanno coi nipotini al giardinetto si trovano il mondo rovesciato sotto casa. Queste persone chiedono rassicurazione. Se non la ricevono dallo Stato, la cercano quasi naturalmente nell\u2019antistato dei venditori di paura. Potremmo dire che il conflitto sospeso sopra i nostri paesi \u00e8 tra gli ultimi e i penultimi.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una tenaglia infernale per la sinistra, costretta a portare per intero il peso e la contraddizione della democrazia occidentale: tradisce se stessa se chiude gli occhi davanti al corpo nudo del migrante che chiede di vivere, qualcosa di sacro che arriva a noi dal profondo dei secoli; ma tradisce nello stesso tempo i cittadini se si tappa le orecchie davanti alla loro richiesta di sicurezza, che \u00e8 alla base del patto di rappresentanza e di sovranit\u00e0 moderna. La sinistra \u00e8 investita pienamente perch\u00e9 la destra si chiama fuori, si chiama contro. E anche perch\u00e9 questa \u00e8 la prova della tenuta dei valori democratici dell\u2019Occidente che oggi sono la sua carta dei valori e entrano in tensione, al bivio come sono tra l\u2019universalit\u00e0 con cui li professiamo in astratto e la parzialit\u00e0 con cui li pratichiamo, consumandoli principalmente per noi stessi.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Recuperato dal primordiale, riviviamo il confronto-scontro tra i cittadini del mondo e i dannati della Terra, con i primi che troppo spesso pensano di poter fare a meno dei secondi, non vogliono vederli e scelgono il \u201cbando\u201d come unica politica. E la sinistra, che fa? \u00abPrima facciamo, poi teorizziamo\u00bb, dice Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa. \u00abAltrimenti ci spaventeremmo e finiremmo paralizzati davanti all\u2019emergenza. Le cifre dicono che la nostra \u00e8 una follia. Siamo l\u2019isola pi\u00f9 lontana dall\u2019Italia, venti chilometri quadrati, seimila abitanti, l\u2019acqua che fino a due anni fa arrivava solo con la cisterna, nemmeno un ospedale, solo l\u2019elicottero del 118. Quando ti arrivano settecento profughi, all\u2019epoca delle primavere arabe venticinquemila tunisini, raccogli in acqua dovunque gente nuda senza niente, quasi morta, che grida verso di te, allora ti ricordi che siamo gente di mare e la comunit\u00e0 sostituisce lo Stato. \u00c8 andata proprio cos\u00ec. Un po\u2019 di incoscienza, un po\u2019 di coraggio, la natura della nostra gente ha fatto il resto. L\u2019idea dell\u2019invasione \u00e8 una creatura della politica, sono muri, fili spinati, cancelli che danno l\u2019idea di assedio. Rinchiudono nell\u2019ansia chi li costruisce. Se governi questi fenomeni con la tua gente, spieghi che sono un prodotto della storia che pu\u00f2 essere gestito, tagli le gambe alla paura e puoi farcela. Guardi qui: Lampedusa poteva finire dannata, e invece ha guadagnato in reputazione per la sua accoglienza, ha migliorato i servizi sanitari e sa una cosa? Quest\u2019anno il turismo \u00e8 cresciuto del trentadue per cento\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Con Laura Montanari arriviamo in Toscana cercando un\u2019altra strada della metamorfosi italiana. Via Pistoiese a Prato \u00e8 una linea retta che va da Porta San Domenico, non lontano dal vecchio ospedale dismesso, verso la periferia. \u00c8 l\u2019asse portante e il cuore di Chinatown, una sventagliata di case basse senza palazzoni, negozi e laboratori che formano il distretto tessile, cresciuto dentro le vecchie fabbriche. Oggi la via \u00e8 fatta di rosticcerie, supermercati etnici, agenzie di viaggi, naturalmente capannoni, negozi di parrucchieri e di massaggi, slot machine, laboratori pronto-moda e ristoranti, tutti con le insegne in doppia lingua, italiana e cinese: \u201cWhezou\u201d, \u201cZheng Shi Shou\u201d, \u201cCiao\u201d, \u201cRavioli Liu\u201d. Corrono auto di grossa cilindrata tra le biciclette e i furgoncini, tra gli aromi di spezie orientali e di fritto, gli ideogrammi verniciati sui capannoni, il rumore delle macchine taglia-e-cuci che va avanti fino a tardi di sera, anche oggi che \u00e8 domenica.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un circuito chiuso, le stoffe provengono direttamente dalla Cina, magliette, cappotti, camicie e vestiti finiscono in buona parte sui banchi ai mercati, gli ambulanti che vendono ai cinesi gli ortaggi li hanno comprati da contadini cinesi che affittano i campi nella piana di Prato. Circuito chiuso, irregolarit\u00e0, sfruttamento, concorrenza. Come si governa questa vecchia immigrazione che crea un mondo parallelo e separato, con trentacinquemila abitanti nati fuori Prato su centonovantamila e con diciottomila cinesi ufficiali (pi\u00f9 almeno dodicimila irregolari) e insomma la pi\u00f9 grande comunit\u00e0 cinese d\u2019Europa dopo Parigi, con la differenza che a Prato tutto \u00e8 sotto gli occhi di tutti?<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Bisogna prima di tutto decidere che la sinistra non pu\u00f2 lavarsene le mani, e non deve, spiega Matteo Biffoni, sindaco di Prato. \u00abA Chinatown facciamo otto controlli al giorno, tutti i giorni, perch\u00e9 questa cosa regge se monitoriamo la sicurezza nel lavoro e la regolarit\u00e0 delle aziende, anche per garantire una concorrenza con i no- stri imprenditori il pi\u00f9 possibile corretta. Se la tua gente vede che l\u2019immigrazione \u00e8 regolata, si incanala nel lavoro e nelle regole, non nascono tensioni. Nel 2009 il Pd ha perso la citt\u00e0 proprio sulla questione cinese, nel 2014 l\u2019abbiamo ripresa con questa politica. Ce la stiamo facendo. Ma quando il prefetto ti scarica un gruppo di migranti in piazza e ti dice pensaci tu, nascono i problemi, perch\u00e9 tutto passa sulla testa dei sindaci e dei cittadini\u00bb. Per questo Biffoni, che \u00e8 anche presidente dell\u2019Anci toscana, ha scritto una lettera al governo che dice calma, la nostra regione doveva prendere dodicimila migranti nelle quote di ripartizione, ne ha gi\u00e0 tredicimila, per il momento fermiamoci e vada avanti qualcun altro. \u00abSiamo di sinistra ma non siamo ciechi\u00bb, spiega il sindaco. \u00abDobbiamo salvare le persone, dar loro accoglienza e lo facciamo, anzi il sistema toscano \u00e8 tra i migliori, nei Centri non entrano pi\u00f9 di quattordici persone e il quartiere le assorbe. Ma bisogna che i sindaci abbiano il potere di governare questa emergenza senza subirla e bisogna che come noi tutte le regioni facciano la loro parte prendendosi la loro quota, come si fa in un condominio. Se no tutto diventa paura, e nella paura la sinistra perde la sua gente, non la ritrova pi\u00f9. Io sono orgoglioso dell\u2019accoglienza ai profughi del mio Paese, Renzi ha ragione. Ma voglio che i cittadini siano orgogliosi anche della sicurezza che dobbiamo garantire, guai se non pensiamo anche a loro e non rispondiamo ai loro timori. Quelli li catturano, e non li trovi pi\u00f9\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40454\" aria-describedby=\"caption-attachment-40454\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/c2763.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40454\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/c2763.jpg\" alt=\"Torino: il negozio di taralli pugliesi a piazza Foroni. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/c2763.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/c2763-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40454\" class=\"wp-caption-text\">Torino: il negozio di taralli pugliesi a piazza Foroni.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong><em class=\"gs-share-count-text\">L&#8217;ondata dei migranti stringe la sinistra in una tenaglia infernale. La sindaca di Lampedusa: &#8220;Ci vuole un po&#8217; di follia ad accoglierne tanti. Ma l&#8217;abbiamo fatto, ed \u00e8 andata bene. E&#8217; persino cresciuto il turismo&#8221;.<\/em><\/strong><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\">Il populismo<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuelli\u201d sono i populisti, di ogni razza. Hanno semplificato la realt\u00e0 man mano che per il cittadino si complicava, offrendo un paradossale rifugio nella loro visione da fine del mondo. Hanno ridotto la politica all\u2019osso \u2014 tutti ladri, tutti corrotti, tutti incapaci \u2014 schiacciandola su una visione unidimensionale. Hanno cancellato qualsiasi intermediazione, illudendo il cittadino che ogni governance si pu\u00f2 fabbricare in casa, perch\u00e9 nel nuovo inizio non occorre sapere, basta sostituire. Hanno annullato ogni deposito di conoscenza, tecnica, esperienza, annunciando l\u2019esperienza del trapianto permanente di civilt\u00e0. Hanno schiacciato ogni distinzione, invitando a fare di ogni erba un fascio, il mucchio selvaggio, perch\u00e9 tutti sono compromessi solo per essere venuti prima e nessuno \u00e8 quindi innocente. Hanno scarnificato il linguaggio, rifiutando ogni elaborazione, ogni riflessione, ogni spiegazione, cercando il cortocircuito emotivo nel rancore e nell\u2019insofferenza. Hanno modificato un costume politico, attaccando le persone per le loro caratteristiche fisiche pensando che siano difetti e che come tali vadano additati al pubblico ludibrio. Hanno puntato sulle sensazioni pi\u00f9 che sulle cognizioni, trasportando in politica la cifra dei social network, dove un pensiero di Habermas e la battuta di un blogger sono condannati a vivere insieme il resto dei loro giorni, senza un segno distintivo che li separi, li gerarchizzi, avverta almeno di maneggiare con cura. Anzi, per la politica odierna Habermas si pu\u00f2 buttare, \u00e8 sterile, complesso e deperibile. La battuta no, va salvata: oggi ha mercato, \u00e8 poco impegnativa ma cavalca tra i follower. \u00c8 ci\u00f2 che funziona.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">La sinistra \u00e8 naturalmente spiazzata. Ha passato il secolo cercando di coniugare il sapere con la politica per realizzare l\u2019emancipazione dei pi\u00f9 deboli attraverso la conoscenza, l\u2019esperienza collettiva, la condivisione di un\u2019avventura civile pedagogica per tutti. \u201cIstruitevi, perch\u00e9 avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza\u201d, diceva il motto gramsciano dell\u2019Ordine Nuovo.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 soltanto un giro retorico che si smarrisce, un\u2019espressione del pensiero. \u00c8 la forma della politica come cultura, dunque come conquista e sperimentazione del sapere, la sua dimensione pi\u00f9 profonda, ci\u00f2 che resta perch\u00e9 \u00e8 ci\u00f2 che dura, in quanto \u00e8 ci\u00f2 che vale. Il riconoscimento di un deposito culturale e di un orizzonte valoriale, che \u00e0ncora le generazioni e crea una traccia che dura nel tempo.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Il populismo crede invece nella cabala dello zero. Zero compromessi, zero intese, zero pazienza, zero attese. Tutto ci\u00f2 di cui \u00e8 fatta la politica viene smontato e centrifugato nell\u2019opposizione a tutto ci\u00f2 che veniva prima del populismo. Persone, funzioni e istituzioni vanno insieme demoliti, perch\u00e9 manca la coscienza che dietro di loro ci sono storie, tradizioni, passioni insieme con gli errori, cio\u00e8 tutto quello che fa muovere le bandiere della politica, insieme con i valori e con gli interessi legittimi da tutelare: e infatti da noi (con partiti che sono nati tutti mercoled\u00ec scorso) le bandiere politiche sono flosce perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 vento, come sulla Luna.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Naturalmente se il populismo prospera \u00e8 perch\u00e9 i tempi sono propizi. Gli errori evidenti della politica, l\u2019inefficienza delle istituzioni, la corruzione sovrana gli hanno spianato la strada. La dimensione dei problemi (la pi\u00f9 lunga crisi economica del secolo, l\u2019assalto dello jihadismo islamista omicida, l\u2019ondata migratoria) sovrasta ogni dimensione di governo tradizionale e annichilisce il cittadino, dandogli l\u2019impressione che il mondo sia fuori controllo e che qualunque pretesa di governance sia inadeguata. In questa alba da day after, in cui tutto per\u00f2 deve ancora accadere, il cittadino si sente esposto e dunque cerca di scambiare quel poco di politica che incontra con quel molto di paura che cresce in lui. Scambio illusorio ma confortevole. Il populista ha ricette per ogni paura. Basta dare un calcio al sistema.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Il fatto \u00e8 che il sistema non funziona per ragioni di spazio, di tempo, di luogo, tutte insieme: perch\u00e9 il mercato \u00e8 pi\u00f9 largo della sovranit\u00e0, la societ\u00e0 vive nel tempo reale e la politica coi suoi meccanismi decisionali e la regola della maggioranza si muove nel tempo differito, perch\u00e9 i giovani abitano nella rete virtuale e la politica nella rete territoriale, con incursioni continue nel vintage televisivo che sembrano sempre pi\u00f9 auto-rassicurazioni di esistere, in un gioco di specchi appannati.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">In pi\u00f9 il populismo, radendo al suolo il passato, crea un suo tempo \u201canti-genealogico\u201d senza eredit\u00e0, senza trasmissione, senza passaggio generazionale: senza il senso della storia, potremmo dire, inclinandola tutta sull\u2019anno zero, in quello che il filosofo tedesco Peter Sloterdijk nel suo ultimo libro chiama l\u2019\u201diper-presentismo\u201d. Tempo perfetto per il populismo dove tutto \u00e8 estemporaneit\u00e0, interpretazione, con la politica ridotta a performance e la rappresentanza sostituita dalla rappresentazione.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40455\" aria-describedby=\"caption-attachment-40455\" style=\"width: 491px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/4feb1.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40455\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/4feb1.jpg\" alt=\"Torino: il mercato di piazza Foroni. La piazza, che in passato \u00e8 stata ribattezzata piazza Cerignola a causa della grande presenza di immigrati dal sud Italia, si trova nel quartiere &quot;Barriera di Milano&quot;, storica periferia operaia nella zona nord della citt\u00e0. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"491\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/4feb1.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/4feb1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 491px) 100vw, 491px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40455\" class=\"wp-caption-text\">Torino: il mercato di piazza Foroni. La piazza, che in passato \u00e8 stata ribattezzata piazza Cerignola a causa della grande presenza di immigrati dal sud Italia, si trova nel quartiere &#8220;Barriera di Milano&#8221;, storica periferia operaia nella zona nord della citt\u00e0.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La seconda Chinatown d&#8217;Europa \u00e8 a Prato, riconquistata dal Pd due anni fa. Come? &#8220;Facciamo otto controlli al giorno&#8221;, dice il sindaco, &#8220;se la gente vede che l&#8217;immigrazione \u00e8 regolata non nascono tensioni&#8221;.<\/em><\/strong><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\">Gli sceriffi<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tempo maledetto per la sinistra, come l\u2019abbiamo conosciuta. E se invece cambiasse? Se invece di arginare il populismo cedesse alla tentazione e addentasse l\u2019ultima mela che come sappiamo ha due facce, una di destra e una simmetrica, o almeno mimetica? A ben guardare, forse \u00e8 gi\u00e0 successo. Al Sud la pianta rachitica della sinistra ha avuto un innesto con una cultura leaderistica, personale, autonoma che l\u2019ha portata a vincere e poi ha attecchito ramificandosi come un rampicante dovunque, a Palermo con il sindaco Leoluca Orlando e con il governatore Rosario Crocetta, a Bari con il presidente della Regione Michele Emiliano, a Napoli con un\u2019altra coppia di governatore e sindaco, Vincenzo De Luca e Luigi de Magistris.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Come chiamarli, cos\u2019hanno in comune oltre alla capacit\u00e0 di acchiappare voti e di governare? \u201cSceriffi\u201d. L\u2019immagine mi viene in mente mentre con Conchita Sannino percorriamo quel chilometro di cubetti di pietra lavica, quei 1100 metri del potere che a Napoli separano Palazzo Santa Lucia, sede della Regione, da Palazzo San Giacomo, il Municipio, fermandoci proprio nel luogo delle antiche sfide elettorali, piazza Plebiscito. Sceriffi: sono soggetti alla legge generale della sinistra \u2014 ammesso che ce ne sia una \u2014 ma in citt\u00e0 e in regione conta solo la legge della loro stella di latta, che indica un potere sempre pi\u00f9 autoreferenziale, nato nel Pd ma poi cresciuto e confiscato in autorit\u00e0 personale, conosciuto e rispettato in tutto il territorio, al punto da diventare polemico con Roma, col governo, col partito, tracciando un\u2019altra linea rossa, tra gli sceriffoni e il Pd.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">De Luca, magniloquente nella sua perfidia chirurgica, ha trasformato un feudo in un principato, trasferendo il potere che si era costruito dopo vent\u2019anni da sindaco di Salerno in comando su tutta la regione, senza perdere naturalmente il controllo sulla citt\u00e0: dove da quando Lucio Dalla fin\u00ec l\u2019ultimo concerto della sua campagna elettorale cantando<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Attenti al lupo, tutti lo chiamano a mezza voce cos\u00ec, perch\u00e9 azzanna: \u201cil lupo\u201d. Credo non gli dispiaccia, visto il carattere e la ferocia con cui \u00e8 saltato addosso a Rosy Bindi nell\u2019ultimo furioso attacco. Intanto \u00e8 stato eletto con 987mila voti e rotti, arrivando al 41,15 per cento, incrociando gli elettori di sinistra con quelli di Cosentino e Verdini, e con i demitiani. Poi ha fatto eleggere a Salerno il suo ex vice, Vincenzo Napoli, e quello gli ha nominato il figlio assessore al Bilancio. Quindi si \u00e8 fatto allestire gli studi di Lira Tv nel palazzo del Genio Civile, e dagli schermi mette a posto tutti: il \u201cfinto ambientalismo\u201d, la \u201cpalude burocratica\u201d, la \u201csottocultura che mummifica il territorio\u201d, la \u201cvolgarit\u00e0 politica\u201d, la \u201ccafoneria istituzionale\u201d, le \u201cnullit\u00e0 amministrative\u201d, i \u201cdieci pinguini che pensano di far cultura vedendosi in un salotto\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Lupi e pinguini in lotta alla Regione, il \u201cChe\u201d in municipio. Poi non dovremmo parlare di populismo? \u201cChe Guevara\u201d \u00e8 l\u2019autodefinizione che de Magistris d\u00e0 di se stesso nei suoi fluviali post su Facebook, soprattutto quando nel giugno scorso andava a caccia dei 186mila voti poi raccolti in una citt\u00e0 dall\u2019astensionismo record, arrivando al 66,85 per cento al ballottaggio. Il suo \u00e8 un populismo lirico (\u201cNapoli stupenda e magica, intrisa di umanit\u00e0, ricca di popolo di tutto il mondo, Napoli amore mio\u201d) e insieme di guerra, che ha scelto Renzi come nemico: \u201cPremier, devi avere paura, Napoli deve tornare capitale, Granducato di Toscana dietro, Napoli davanti\u201d. Guerra e lirismo si fondono nel gran finale: \u201cRenzi, ti devi cagare sotto\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">La sinistra che c\u2019entra? Intanto questa \u00e8 una sua mutazione, e con gradazioni diverse gira per tutto il Sud. E poi a Napoli la sinistra tradizionale \u00e8 ai minimi storici, col Pd all\u2019undici per cento. Quei video coi voti per le primarie pagati in alcune periferie bruciano ancora sulla pelle del partito, e spiegano tante cose. Da Roma, sulla spinta della vergogna pi\u00f9 ancora che della sconfitta, avevano promesso di scendere a Napoli con il lanciafiamme contro le vecchie abitudini di malaffare e i giochi eterni delle correnti. Battuto ma sornione, Antonio Bassolino scuote la testa: \u00abNon si \u00e8 visto neanche un fiammifero\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Il filo che unisce il populismo antico e residuale, ma tutto politico, a rete, di Leoluca Orlando, quello morbido e avvolgente di Rosario Crocetta (con il \u201cMegafono\u201d suo partito-persona) ai populismi di sinistra napoletano e pugliese va cercato nel lamento-orgoglio di un Sud che si sente abbandonato ma nello stesso tempo magnifica il suo \u201cfar da solo\u201d, nel personalismo pi\u00f9 o meno carismatico delle leadership, come se lo stesso Sud fosse condannato a radunare nella Guida politica quelle qualit\u00e0 di admiratio, mysterium tremendum, fascinans con cui, come spiega Francesco Paolo de Ceglia nel suo libro appena uscito su San Gennaro, si celebrava fin dai primi secoli il miracolo ricorrente e rassicurante, o almeno il prodigio, dentro una regola comunque taumaturgica.Sar\u00e0 per questo che Michele Emiliano non vuol sentir parlare di populismo. \u00abIo populista?\u00bb, ringhia nel suo ufficio sul lungomare di Bari, tra il palazzo della Provincia e il comando aeronautico del Sud. \u00abBalle, mi sento un vero riformista, fino al midollo. Tutti pensano che io sia un\u2019altra cosa, mentre io sono semplicemente quel che appaio, anche troppo\u00bb. La verit\u00e0 \u00e8 che Emiliano \u00e8 un pensiero autonomo, una prassi personale, un potere indipendente. \u00c8 stato dalemiano \u2014 proviamo a ragionare con Giuliano Foschini \u2014 ha votato Bersani e poi Renzi, ma alla fine \u00e8 rimasto sempre fedele alla persona di cui si fida di pi\u00f9, se stesso. La costruzione populista, corretta Pd, nasce da lontano, nel 2009, quando da segretario del partito che corre per la rielezione a sindaco forma due liste civiche che raccolgono oltre 33mila voti contro i 30mila dei democratici, con la sua tecnica di farsi opposizione a tutto, a qualsiasi potere costituito, anche al partito che dirige in Puglia.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Adesso l\u2019ultima fiammata d\u2019opposizione, contro Renzi, rischia di dividere il governatore dal sindaco, il suo \u201cgemello\u201d politico Antonio Decaro, che invece sostiene il premier e il \u201cS\u00ec\u201d al referendum mentre Emiliano naturalmente \u00e8 per il \u201cNo\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\u00abSiamo amici, non esistono due Pd a Bari\u00bb, garantisce il sindaco. \u00abNon sar\u00e0 un referendum a separarci con tutto quello che ci unisce\u00bb, conferma il governatore. \u00abLe parrocchie, le associazioni, la strada, le migliaia di persone che ci hanno consentito questa doppia spallata nella capitale della destra. Dicono che sono un potere autonomo perch\u00e9 devo dir grazie a loro, tutti, ma nemmeno a un potente. Piantiamola con le definizioni a sinistra. Se al sacrario militare il 4 novembre quattrocentoquaranta bambini mi abbracciano non \u00e8 populismo, \u00e8 perch\u00e9 mi vogliono bene, e mi vogliono bene perch\u00e9 rispondo a tutti, il mio telefono \u00e8 335840227, lo scriva pure, lo conosce chiunque, \u00e8 sempre acceso anche di notte\u00bb. Non sar\u00e0 populista, il governatore, ma i veri populisti se venissero a Bari potrebbero imparare qualcosa.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40456\" aria-describedby=\"caption-attachment-40456\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/dv763.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40456\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/dv763.jpg\" alt=\"Milano: la sede della Fiom al primo piano della Camera del Lavoro, con bandiera di Cuba e bassorilievo di Lenin. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/dv763.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/dv763-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40456\" class=\"wp-caption-text\">Milano: la sede della Fiom al primo piano della Camera del Lavoro, con bandiera di Cuba e bassorilievo di Lenin.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"articleText\"><em><strong>Luigi de Magistris si autodefinisce &#8220;Che Guevara&#8221;, Vincenzo De Luca viene chiamato &#8220;il lupo&#8221;: soprattutto al Sud la politica cede il passo al potere personale di leader che cavalcano l&#8217;onda anti-sistema.<\/strong><\/em><\/div>\n<div class=\"articleText\"><\/div>\n<h2 class=\"articleText\"><strong>I fondatori<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quelli che hanno fondato il Pd, che ne pensano, che idea di sinistra hanno oggi? Ecco Walter Veltroni, il primo segretario: \u00abLa nascita del Pd, che sarebbe dovuta avvenire dieci anni prima, sulla scia della vittoria dell\u2019Ulivo, per me doveva definire l\u2019idea di una sinistra uscita viva dalle macerie del Muro, ma che ora doveva declinare i suoi valori in una societ\u00e0 radicalmente mutata. Per me doveva essere sinistra e sfuggire alle lusinghe dell\u2019indistinto. Doveva esserlo nel senso alto della parola: giustizia sociale, opportunit\u00e0, diritti, legalit\u00e0, comunit\u00e0, integrazione. Doveva essere innovatrice e mai conservatrice. Una sfida interrotta, come tante, troppe, nella storia della sinistra italiana. Sinistra, senza la quale \u2014 dobbiamo saperlo \u2014 le pulsioni prodotte dalla crisi finiranno col travolgere la stessa democrazia\u00bb.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Per Dario Franceschini il Pd \u00e8 nato \u00abcome compimento del percorso che ha portato le culture progressiste del Paese, a cominciare dalla sinistra e dai cattolici democratici, a incontrarsi prima nella stessa coalizione e poi a confluire nello stesso partito. Questo basta a giustificare la portata storica della nascita del Pd. La crisi di quest\u2019ultima fase nasce proprio dall\u2019aver fatto riemergere uno scontro interno fisiologico in ogni grande partito non sulla base delle diverse visioni del futuro ma sulle provenienze, che le primarie sembravano aver rimescolato. Oggi che il mondo sembra aver sostituito allo schema destra\/sinistra lo schema populismo\/politica che taglia trasversalmente tutto, il Pd pu\u00f2 diventare l\u2019aggregatore riformista di tutte le forze che rifiutano il pericolo della scorciatoia populista e nazionalista\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Pierluigi Bersani \u00e8 convinto che \u00abnon pu\u00f2 esistere in Italia, e soprattutto a sinistra, un partito-cardine del sistema che non si metta al servizio di qualcosa di pi\u00f9 grande. E non possiamo non vedere che c\u2019\u00e8 un pezzo della nostra storia, della nostra gente e della nostra stessa vita che non si sente rappresentato oggi dal Pd. Bisogna pensare a un centrosinistra largo, moderno, europeo, che abbia il perno nel Pd ma sappia andare oltre, in modo da essere competitivo e sfidante nei confronti dei Cinque Stelle e soprattutto alternativo alla destra. Attenzione, perch\u00e9 la destra oggi \u00e8 soltanto un sentimento, non un\u2019organizzazione strutturata, ma quel sentire aspetta solo un catalizzatore per prendere forma politica. La destra non \u00e8 nei partiti attuali, ridotti: \u00e8 in un\u2019area che sta cercando se stessa. Anche il Pd dev\u2019essere capace di dar corpo a un\u2019area che esiste intorno a noi, deve sentirla, capirla e organizzarla. Partendo, come deve fare ogni sinistra, dai temi dei diritti e del lavoro. Oggi pi\u00f9 che mai\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Matteo Renzi rivendica di aver favorito e accelerato la fine dell\u2019era del trattino tra \u201ccentro\u201d e \u201csinistra\u201d, \u00abquando non si poteva pronunciare la parola sinistra senza premettere qualche prefisso per attenuarla, quasi a prendere le distanze. Ho sempre rivendicato con fierezza l\u2019appartenenza del Pd alla sinistra, alla sua storia, la sua identit\u00e0 plurale, le sue culture, le sue radici. Per questo ho spinto al massimo perch\u00e9 il Pd dopo anni di dibattito fosse collocato in Europa dove adesso \u00e8, dentro la famiglia socialista della quale oggi \u00e8 il primo partito. Questo per dire che il Pd sa da che parte stare. Dalla parte dei pi\u00f9 deboli, dalla parte della speranza e della fiducia in un futuro che va costruito insieme. Quella del Pd \u00e8 una sfida plurale, un progetto condiviso da milioni di persone ed \u00e8 per questo che non possiamo permetterci di restare fermi a un passato glorioso, ma dobbiamo rivitalizzarlo ogni giorno cambiando. La nostra idea di sinistra sta in parole che producono fatti. Perch\u00e9 il tempo delle parole \u2014 giuste o sbagliate \u2014 slegate dai fatti, \u00e8 un tempo che dobbiamo lasciarci alle spalle per sempre\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40457\" aria-describedby=\"caption-attachment-40457\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/6967f.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40457\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/6967f.jpg\" alt=\"Torino: Il Parco Dora si trova in una zona postindustriale della citt\u00e0. Ha un'estensione di quasi 500 mila quadrati. Il tram numero 3 portava qui migliaia di lavoratori negli ex stabilimenti Fiat e Michelin, che sono stati dismessi. All'inizio degli anni Duemila \u00e8 partito il progetto per il recupero completo dell'area, che non si \u00e8 ancora concluso. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/6967f.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/6967f-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40457\" class=\"wp-caption-text\">Torino: Il Parco Dora si trova in una zona postindustriale della citt\u00e0. Ha un&#8217;estensione di quasi 500 mila quadrati. Il tram numero 3 portava qui migliaia di lavoratori negli ex stabilimenti Fiat e Michelin, che sono stati dismessi. All&#8217;inizio degli anni Duemila \u00e8 partito il progetto per il recupero completo dell&#8217;area, che non si \u00e8 ancora concluso.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il governatore della Puglia, Emiliano, da renziano ad alfiere del No: &#8220;Se i bambini mi abbracciano non \u00e8 populismo: \u00e8 che mi vogliono bene. Qui tutti conoscono il mio numero di telefono, \u00e8 sempre acceso&#8221;.<\/em><\/strong><\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<h2 class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Il lavoro<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel grande disincanto repubblicano, in quella che i francesi chiamano \u201cla grande fatica della democrazia\u201d, torna al centro, irrisolta e drammatica, la questione del lavoro. La crisi della sinistra sta in gran parte qui e si capisce perch\u00e9 andando a Milano da Giuseppe Berta, storico dell\u2019industria. \u00abMolto semplicemente\u00bb, spiega, \u00ab\u00e8 il lavoro che ha creato la sinistra, le ha dato espressione, interpretazione, forza di rappresentanza. Oggi \u00e8 come se stesse passando un colpo di spugna su tutto questo. La grande fabbrica dove la classe operaia era centrale e consapevole di s\u00e9, riconosciuta dalla politica e dalla societ\u00e0, ormai quando va bene ha qualche migliaio di addetti. Tutte cos\u00ec, la Dalmine, la Pirelli, la Maserati che adesso si fa a Grugliasco, mentre a Mirafiori \u2014 un simbolo pi\u00f9 che un posto \u2014 lavorano quattromila persone, meno di un decimo dell\u2019impianto storico\u00bb.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Qui il lavoro che resiste sta cambiando e nessuno se ne accorge, dunque il cambiamento non ha valore. Dice Berta che in un\u2019officina Finmeccanica al Sud c\u2019\u00e8 un operaio che maneggia un mandrino che vale decine di milioni, e lo fa ogni giorno, fuori da ogni rapporto tra salario, livello, ruolo e responsabilit\u00e0. Bisognerebbe muoversi con cura e con sapienza in mezzo a ci\u00f2 che resta del vecchio concetto indistinto di \u201clavoro\u201d, scoprire anche qui le aree di \u201clavoro 4.0\u201d, capire quel che sta nascendo in termini di competenza e intelligenza negli spazi tecnologici pi\u00f9 complessi di ci\u00f2 che chiamiamo fabbrica, arrivare a un\u2019individuazione di qualit\u00e0 nuove, di qualificazioni sorprendenti, di responsabilit\u00e0 fino a ieri impensabili. Valorizzando queste isole di lavoro intelligente, scongelando il pregio della prestazione che c\u2019\u00e8 dentro, si creerebbe un nuovo tipo di made in Italy della produzione, della cultura materiale e intellettuale del fare, che pure fa parte in forme diverse della nostra storia.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">E invece questo deposito di nuove qualit\u00e0 non esce dalla fabbrica, sommerso dentro la crisi non viene riconosciuto. Come non viene considerato il lavoro degli immigrati, l\u2019unico comparto che cresce, ma viene calcolato come occupazione povera, fuori da ogni rapporto di forza, di diritti e persino di mercato perch\u00e9 l\u2019immigrato spesso \u00e8 pronto a tutto, prende quel che gli capita, \u00e8 per forza di cose nella logica di mercato del dopoguerra, dentro una grande economia di pace, anche se asfittica.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Infine, c\u2019\u00e8 l\u2019arcipelago dei lavori che contano uno per uno perch\u00e9 non si riesce a riportarli a matrice comune, costruendo un insieme concettuale. Questa frammentazione coincide con il \u201cnuovo\u201d, anche se non lo esaurisce. Berta l\u2019ha incontrato in treno, uno di questi lavori, l\u2019altro giorno quand\u2019\u00e8 venuto a salutarlo un suo ex allievo della Bocconi e gli ha parlato di Foodora, l\u2019azienda con settecento fattorini (quattrocentocinquanta a Milano) che consegnano a casa dei clienti il cibo dei ristoranti pi\u00f9 di moda entro mezz\u2019ora dall\u2019ordine.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00c8 chiaro, stiamo parlando di una cosa che \u00e8 lavoro, perch\u00e9 quei ragazzi corrono in bici da un ristorante a un indirizzo di casa, attraversano la citt\u00e0 pi\u00f9 volte, fanno tre o quattro consegne all\u2019ora. Ma il valore di una consegna media \u00e8 di ventiquattro euro (il costo di tre pizze), i ragazzi co.co.co. prendono quattro euro lordi a ogni servizio, coprono la fascia dalle diciannove alle ventidue, lavorano in tutto tre ore: come lo rappresenti questo lavoro, come puoi dargli coscienza e poi voce? Non si condensa, non prende corpo, nel momento in cui cerchi di dargli identit\u00e0 ti sfugge, \u00e8 come afferrare l\u2019acqua. E naturalmente l\u2019ultima cosa che ti viene in mente \u00e8 che in quello spazio ridotto, sottile e frammentato ci siano dei diritti\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Bel problema, per la politica che deve parlare alla societ\u00e0 e addirittura cercare di interpretarla. Eppure l\u2019Europa non ha ancora inventato una sinistra che prescinda dal lavoro, che nasca e cresca solo dai diritti disincarnati, solo nell\u2019ambiente. Siamo fatti di quella materia. Se salta il nesso tra lavoro, welfare e democrazia rappresentativa salta il nucleo della civilt\u00e0 occidentale, come avverte Ulrich Beck, perch\u00e9 la democrazia europea \u00e8 nata come democrazia del lavoro, il citizen col suo salario, anche se non lo sa, paga una quota dei diritti di libert\u00e0.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">E ogni volta che la democrazia non sta bene, ormai \u00e8 chiaro che la sinistra sta peggio.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_40458\" aria-describedby=\"caption-attachment-40458\" style=\"width: 485px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/53aa9.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40458\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/53aa9.jpg\" alt=\"Milano: il busto di Giuseppe Di Vittorio nell'ingresso della Camera del Lavoro. Foto di Lorenzo Palmieri\" width=\"485\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/53aa9.jpg 894w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/53aa9-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40458\" class=\"wp-caption-text\">Milano: il busto di Giuseppe Di Vittorio nell&#8217;ingresso della Camera del Lavoro.<br \/>Foto di Lorenzo Palmieri<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Crescono gli elettori che si dichiarano di sinistra (17 per cento), la stessa percentuale si definisce di centrosinistra: ma il problema sono i giovani, attratti da Grillo e dall&#8217;antipolitica. I riformisti sono sempre pi\u00f9 anziani.<\/strong><\/em><\/p>\n<h2 class=\"summary\" style=\"text-align: justify;\">Il sentimento<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto ho chiesto al gran diagnostico d\u2019Italia, Ilvo Diamanti, di misurare il sentimento di sinistra degli italiani. Qualcosa di immateriale ma qualcosa di indispensabile, una natura, un carattere, un mix di testa e cuore. Dice Ilvo che quel sentimento \u00e8 piuttosto diffuso nel Paese disorientato: potremmo dire che \u00e8 vagante. Oggi in Italia si definisce di sinistra circa il 17 per cento dei cittadini, altrettanti si dicono di centrosinistra. Nel 2012 l\u2019anima di centrosinistra prevaleva per quattro punti, arrivava al 18 per cento contro il 14. La crisi dunque opera anche sul sentimento, radicalizzandolo, e aprendo uno spazio a sinistra, chiss\u00e0 se di speranza o di disperazione. Tutte e due le tendenze portano il sentimento dentro il Pd e sulle forze-debolezze alla sua sinistra. Nel Pd il 48 per cento si considera di centrosinistra, tra gli elettori di Sel il 68 per cento si qualifica di sinistra. Poi c\u2019\u00e8 la vela acchiappavento dei Cinque Stelle, che io considero sinistra mimetica, nel senso che il gruppo dirigente usa modi, linguaggi e cornici politiche di sinistra riempite di contenuti populisti, in qualche caso di destra (sui migranti, sull\u2019Europa, sulle istituzioni), comunque ambigui. Per gli elettori grillini, a differenza del vertice, l\u2019ancoraggio a sinistra esiste, perch\u00e9 il 19 per cento si dichiara di sinistra, il 16 di centrosinistra anche se ormai la massa ha mollato gli ormeggi e il 42 per cento rifiuta di collocarsi in questo spazio, scegliendo l\u2019antipolitica come unica dimensione. Sono quelli che Ilvo chiama gli \u201cesterni\u201d.<\/p>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">La frattura \u00e8 per classi di et\u00e0. Gli orientamenti di sinistra sono infatti pi\u00f9 fragili tra i pi\u00f9 giovani, dove l\u2019opinione progressista \u00e8 pi\u00f9 debole di tre, quattro punti percentuali. Un sentimento anziano, dunque, che sta cambiando base sociale, con gli operai che diminuiscono di numero e guardano spesso altrove, mentre si avvicina il ceto medio intellettuale, il settore pubblico. \u00abTuttavia\u00bb, spiega Diamanti, \u00abstare a sinistra ha ancora un senso, perch\u00e9 d\u00e0 significato all\u2019azione sociale e all\u2019impegno personale. Infatti il 60 per cento di chi si posiziona a sinistra manifesta un grande interesse verso la politica, il 20 per cento pi\u00f9 della media italiana, e ha un tasso di partecipazione alla vicenda pubblica che \u00e8 il doppio del Paese\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Non siamo dunque al ground zero raccontato da Zoro, quando parla di \u201cfighetti con tanti follower, democristiani rampanti con tanti voti, nostalgici con tante salcicce da abbrustolire, opinionisti con tante poltrone in tiv\u00f9\u201d. C\u2019\u00e8 in giro anche la voglia di custodire il sacro fuoco, senza lasciarlo spegnere. Dove lo trovate un pescivendolo come Salvatore Canu di Genova? Nella pescheria ai Macelli di Soziglia, sotto via Aurea, in mezzo ai baccal\u00e0 di Norvegia ha appeso alle piastrelle bianche sul muro di sinistra i nomi dei padri costituenti su un foglio, in stampatello, e degli autori della riforma su un altro \u00abperch\u00e9 la gente confronti, s\u2019informi, sappia\u00bb. Una sinistra allo stoccafisso. E a Roma una sinistra-tramezzino, perch\u00e9 quando hanno chiuso la sezione Mazzini del Pd (dove abitavano anche Uil e Spi Cgil, un tempo persino i Comunisti italiani) per un po\u2019 le riunioni si sono fatte a casa della segretaria Susanna Mazz\u00e0, in via Montezebio d\u2019inverno, e d\u2019estate si tenevano all\u2019aperto proprio qui, nello spiazzo verde di via Sabotino di fianco alla pasticceria Antonini, che propone trenta tipi diversi di cornetti ogni mattina, mignon salati tutto il giorno e anche la torta \u201cCannonata\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">A Milano il referendum ha addirittura fatto saltar fuori gli ex Sessantottini, naturalmente divisi tra il \u201cS\u00ec\u201d e il \u201cNo\u201d facendo riferimento alla stessa esperienza per legittimare due scelte opposte. I primi dicono di aver appreso da quegli anni \u00abche la democrazia non \u00e8 solo rappresentanza ma anche governo, non \u00e8 solo popolo ma anche istituzioni\u00bb. I secondi ribattono spiegando di sapere benissimo che tutto \u00e8 cambiato: \u00abnon tentiamo la scalata al cielo ma non ci rassegniamo, non accettiamo le ingiustizie, crediamo nei valori della Costituzione\u00bb. A Bologna Franco Cima, presidente dell\u2019Unione dei circoli, dice che se si organizza un\u2019assemblea per il \u201cS\u00ec\u201d e per il \u201cNo\u201d la gente si prende a cazzotti, e invece bisogna guardare al 5 dicembre, perch\u00e9 quel giorno sorger\u00e0 ancora il sole e non ci si pu\u00f2 trovare con il partito spaccato.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Forse proprio a Bologna era finita la vecchia sinistra senza saperlo, ma non alla Bolognina, prima, quando il gruppo punk-emiliano CCCP-Fedeli alla linea sghignazzava sulle sacre origini cantando in Ortodossia le lodi all\u2019Emilia, \u201cla pi\u00f9 filosovietica tra le province dell\u2019impero americano\u201d e con il \u201cCernenko Party\u201d sfotteva la nostalgia: \u201cVoglio un piano quinquennale\/voglio la stabilit\u00e0\u201d. \u00c8 degli stessi anni un ammonimento di Luciano Lama che vale anche per oggi: \u201cNon sta scritto da nessuna parte, in nessun libro di storia che la sinistra debba rappresentare per l\u2019eternit\u00e0 un terzo dei cittadini. Se non capiremo che il modo di cambiare la societ\u00e0 in Occidente oggi \u00e8 uno solo, e per la sinistra si chiama riformismo, ebbene le nostre radici non basteranno da sole a garantirci\u201d. Ricordo Norberto Bobbio che ascoltava, annuiva e quando il convegno sulla sinistra fin\u00ec prese il microfono nella sala piena, a Roma, dicendo una frase soltanto: \u201cLa cosa c\u2019\u00e8\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\">Cosa aggiungere? Forse le parole di Massimo Bucchi, che da anni tengo inquadrate davanti a me. \u201cIo non credo pi\u00f9 nella sinistra\u201d, si lamenta nella vignetta l\u2019uomo con il cappello. \u201cZitto\u201d, risponde la donna al suo fianco, \u201ce se poi esiste?\u201d.<\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"articleText\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2016\/11\/20\/news\/la_sottile_linea_rossa-152423389\/?ref=HREC1-4\" target=\"_blank\">Link all&#8217;articolo<\/a><\/div>\n<\/header>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dov&#8217;\u00e8 finita la sinistra?<br \/>\nQuesta inchiesta parte da Torino, dal tram numero 3 che taglia e ricuce due citt\u00e0: quella del salotto e quella dei nuovi esclusi. Sono loro che hanno gonfiato il vento dei grillini<\/p>\n","protected":false},"author":268,"featured_media":40441,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[579],"tags":[151],"class_list":["post-40440","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-innovazione-sociale","tag-sinistra"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40440","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/268"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40440"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40440\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40465,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40440\/revisions\/40465"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40441"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40440"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40440"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40440"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}