{"id":40434,"date":"2016-11-17T19:26:19","date_gmt":"2016-11-17T18:26:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=40434"},"modified":"2016-11-24T19:39:44","modified_gmt":"2016-11-24T18:39:44","slug":"europa-ultima-chiamata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/europa-ultima-chiamata\/","title":{"rendered":"EUROPA, ultima chiamata"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8, questo, il tempo di una \u2018tempesta perfetta\u2019. Il 2016 e il 2017 saranno ricordati, nella storia dell\u2019Europa unita, come il biennio della grande scommessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 23 giugno 2016, i popoli del Regno Unito (ancora oggi mentre scriviamo sono membri del Parlamento dell\u2019Unione) \u2013 dividendosi tra loro (Inghilterra e Galles, per uscire; Irlanda e Scozia per restare) \u2013 hanno votato, in un referendum consultivo con risicata maggioranza di uscire dall\u2019Unione europea; il 2 ottobre lo stato membro &#8211; Ungheria &#8211; ha votato, in un referendum consultivo, contro la Decisione del Consiglio dell\u2019Unione per la ripartizione di quote di profughi e migranti, sbarcati sul territorio dell\u2019Unione; da ottobre 2016, lo Stato membro &#8211; Polonia &#8211; \u00e8 sotto procedura da parte della Unione, per infrazione ai principi inerenti allo Stato di diritto (art. 6 del TUE); il 4 dicembre 2016, il Paese membro &#8211; Austria &#8211; ripete la elezione diretta del presidente della repubblica, avendo come favorito un esponente (Norbert Hofer) dichiaratamente populista; il 15 marzo 2017, lo Stato membro &#8211; Olanda &#8211; proceder\u00e0 alle elezioni politiche, avendo in testa come favorito il \u2018partito della libert\u00e0\u2019 di Geert Wilders, favorevole all\u2019uscita dell\u2019Olanda dalla Unione; il 23 aprile (primo turno) e il 7 maggio (secondo turno), lo Stato membro &#8211; Francia &#8211; proceder\u00e0 alle elezioni del presidente della repubblica, con in testa nei sondaggi Marine Le Pen, favorevole all\u2019uscita della Francia dall\u2019euro; tra agosto e ottobre 2017, lo Stato membro &#8211; Germania &#8211; proceder\u00e0 alle elezioni politiche, la cancelliera Angela Merkel \u00e8 contrastata dal neo partito populista Afd (Alternative fur Deutschland), che erode consensi soprattutto ai due partiti CDU-CSU del suo elettorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(<em>il Tempo d\u2019Europa<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2018Diario europeo\u2019 giunge alla sua ultima tappa di \u201cquesto tempo\u201d di Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha preso le mosse da uno choc industriale (i software montati su alcuni modelli Volkswagen per adulterare la misura dei livelli di inquinamento stabiliti nell\u2019Unione) emerso nel settembre 2015 e si \u00e8 incamminato nei giorni e mesi del \u201ctempo\u201d di questa Europa Unita, imperfetta ed incompleta. Mai avrebbe immaginato a quali altri pi\u00f9 scioccanti eventi andava incontro (dal terrorismo nelle sue piazze, nei suoi teatri e chiese, alla sospensione di Schengen), fino all\u2019elezione del presidente degli Stati Uniti d\u2019America &#8211; 8 novembre 2016 &#8211; gli Stati Uniti d\u2019America &#8211; USA &#8211; di un ricco costruttore, Donald Trump, un esponente populista, anche in contrasto con il partito repubblicano di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Via via, confrontandoci con la durezza delle sfide e la fragilit\u00e0 della \u201cUnione\u201d \u2013 sospesi tra la duplice cruciale eventualit\u00e0 di un tempo tra <em>intervallo <\/em>o <em>durata <\/em>&#8211; erano sempre due le domande che facevano da guida al nostro faticoso percorso: da una parte: \u201cche tempo \u00e8, il tempo che non ha futuro?\u201d; dall\u2019altra: \u201c per chi suona la campana?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Memori delle \u201ceredit\u00e0 culturali, religiose ed umanistiche\u201d dell\u2019Europa, alle quali si sono \u201cispirati\u201d (Preambolo al Trattato) i capi di Stato e di governo dei Paesi europei firmatari del Trattato sull\u2019Unione europea, \u2019Diario\u2019 vuole lasciarsi istruire da una di quelle eredit\u00e0: le parole di Paolo di Tarso, nella prima Lettera ai Corinzi (scritta in greco) dove, riflettendo sul suo tempo (il tempo a lui presente) e sulle sfide poste alla sua generazione, Paolo scrive: \u201c<em>\u00f2 kair\u00f2s<\/em> (il tempo di ora, il tempo opportuno) <em>synestalm\u00e9nos est\u00ecn<\/em> (si contrae, comincia ad accorciarsi)\u201d. In profondit\u00e0, quella parola greca sta ad indicare il comportamento del felino che si contrae sulle zampe prima di spiccare il salto che lo porter\u00e0 a raggiungere il suo obiettivo (la preda). Dovrebbe trattarsi, quindi, di una buona notizia: nel senso di un tempo pieno di contraddizioni e responsabilit\u00e0, che ti mette urgenza e ti trasmette un permanente stato di allerta e una tensione massima, e\/ma ti proietta verso un esito positivo. Sai che puoi fallire e sai anche che devi affrettarti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo sentimento, abbiamo titolato questa ultima tappa di \u2018Diario\u2019: \u201cEuropa, ultima chiamata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sessanta anni fa: il 25 marzo 1957, a Roma, venivano siglati i \u201cTrattati di Roma\u201d. Fra pochi mesi, dunque, si concludono (i primi?) 60 anni di Storia dell\u2019Europa libera ed unita. Si concluderanno a Roma, con l\u2019auspicio \u2013 di \u2018Diario\u2019 e dei suoi lettori e sue lettrici \u2013 che non siano celebrazioni vuote e\/o rituali. Ma una ripartenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Il Trattato che istituisce la Comunit\u00e0 economica europea (TCEE) \u00e8 il trattato internazionale che ha istituito la CEE. \u00c8 stato firmato il 25 marzo 1957 insieme al Trattato che istituisce la Comunit\u00e0 europea dell&#8217;energia atomica (TCEEA); insieme, sono detti &#8220;Trattati di Roma&#8221;. Insieme al trattato che istituisce la Comunit\u00e0 europea del carbone e dell&#8217;acciaio (CECA) firmato a Parigi il 18 aprile del 1951, i Trattati di Roma rappresentano il momento costitutivo della Comunit\u00e0 europea, che con il Trattato di Maastricht, febbraio 1992, prender\u00e0 il nome di Unione Europea).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(<em>la sfida cruciale: non si pu\u00f2 amare un mercato unico<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMai come oggi quella che pure porta il nome di \u201cUnione\u201d sperimenta il rischio della scissione, senza che le opposizioni che la solcano riescano a saldarsi in una relazione significativa. Tutt\u2019altro che rapportarsi nella loro differenza, la sue parti appaiono disperse in una molteplicit\u00e0 irrelata che non ha neanche la forza costituente del conflitto. La separazione non riguarda soltanto i Paesi, ma qualcosa di pi\u00f9 profondo che attiene alla motivazione stessa dello stare insieme. \u00c8 come se la realt\u00e0 dell\u2019Europa si distaccasse drasticamente dalla sua ragione, schiacciandosi sul suo nudo dato geografico\u201d (Roberto Esposito, <em>Da fuori-una filosofia per l\u2019Europa,<\/em> citato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La generazione, nata appena dopo la seconda guerra fratricida tra europei, vive questo tempo del \u201crischio della scissione\u201d e del \u201cconflitto senza una sua forza costituente\u201d; la Costruzione europea fin qui realizzata, imperfetta e incompiuta &#8211; nei pilastri fondanti una vera e propria integrazione europea culturale, economica, sociale, politica \u2013 resta un patrimonio disponibile per le future generazioni, ma a rischio. Nuove spinte centrifughe e distruttive emergono in uno scenario di pericolosa stasi della prospettiva e di appannamento della strategia comune. \u00c8 ora di reagire. \u201cNon si pu\u00f2 amare un Mercato Unico\u201d (Jacques D\u00e9lors). \u00c8 il compito della nuova generazione di europei ed europee nata mentre il muro della divisione dentro l\u2019Europa, crollava a Berlino; e non solo a vantaggio della citt\u00e0 e dello stato tedesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto \u00e8 ancora possibile. Dal 9 maggio 1950 (discorso di Robert Schuman) al 2017, il percorso unitario ha compiuto soltanto sessantasette anni di vita; dai \u201cTrattati di Roma\u201d ci separano sessanta anni; dal 9 novembre 1989\/3 ottobre 1990 (caduta del muro di Berlino e riunificazione della Germania), la nuova fase del percorso unitario ha compiuto soltanto 28\/27 anni di storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra contraddizioni nuove e pi\u00f9 antichi nodi irrisolti, il tempo del processo unitario, fino ad ora compiuto, non \u00e8, storicamente, un tempo enorme. Ci\u00f2 che \u00e8 nuovo sta nella portata del cambiamento dei contesti globali e della loro velocit\u00e0, nel quale il processo unitario ora deve evolvere. Qui sta la sfida. Inedita e per molti versi drammatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(<em>la incompiuta democrazia europea<\/em> e <em>il nuovo patto costituente<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un crescendo via via intenso e con forme diversamente urticanti, nei diversi Paesi membri \u00e8 tornato a manifestarsi la \u201cquestione nazionale\u201d; insieme ad una diversificata \u2013 in certi casi inattesa e stupefacente, per la sua inadeguatezza e sfrontatezza &#8211; declinazione della \u201cquestione democratica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 noto che \u201clo stato nazionale \u00e8 la principale innovazione istituzionale dell\u2019Europa, accanto al capitalismo di mercato e all\u2019universalit\u00e0 di ricerca; nell\u2019esperienza storica della modernit\u00e0 europea rappresenta l\u2019incarnazione dell\u2019autorit\u00e0 politica e il principale fattore di strutturazione della societ\u00e0, al cui interno sono state affrontate le grandi questioni della libert\u00e0 individuale, della giustizia sociale, della risoluzione non violenta dei conflitti\u201d (<em>cfr. <\/em>A. Cavalli-A. Martinelli, \u201c<em>La societ\u00e0 europea<\/em>\u201d, il Mulino, 2015). Si tratta di una realt\u00e0 storica ed antropologica, ineliminabile: nelle culture e nelle identit\u00e0 europee, infatti, \u201cl\u2019ideologia nazionalista possiede una grande forza emotiva, sviluppa identit\u00e0 collettive e movimenti politici, miranti a promuovere la sovranit\u00e0, l\u2019unit\u00e0, l\u2019autonomia di coloro che vivono in un territorio dato, sono legati da una cultura politica distintiva e condividono un insieme di fini comuni\u201d (<em>ivi<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 necessario, pertanto, tenere insieme due acquisizioni: a) nazione e nazionalismo incorporano anche elementi premoderni, ma sono e restano forme ed espressioni della modernit\u00e0; b) gli stati nazionali non sono (forse come sbrigativamente si pensava) in via di sparizione, ma certamente sono impari &#8211; come tali &#8211; a confrontarsi, per garantire ai suoi cittadini la libert\u00e0 (anche in vista di una forma e della sostanza di una democrazia sovranazionale) con la crescente e permanente interdipendenza globale, da una parte, e la contestuale tendenza alle segmentazioni identitarie localistiche, dall\u2019altra. Questa fase della integrazione europea (sia quella realizzata prima del 1989-1990; sia quella successiva a quello choc storico e strategico, le cui conseguenze sono ancora in atto) non \u00e8 riuscito ad assumere il dato storico del nazionalismo (se non come contrasto alle sue manifestazioni pi\u00f9 estreme: le guerre intra europee; contrasto, per\u00f2, che non \u00e8 riuscito ad estendersi all\u2019azione tesa a rimettere nell\u2019alveo democratico le violazioni allo Stato di diritto, dentro l\u2019Unione, nel cui ambito alcuni Stati membri teorizzano e praticano una cosiddetta \u201cdemocrazia illiberale\u201d) e andare oltre il semplice stigmatizzarlo, inglobandolo nel suo processo di integrazione e trasformandolo in una energia per una appartenenza pi\u00f9 ampia, riconoscibile di fronte al mondo esterno. \u00c8, dunque, a questo livello che bisogna produrre una decisa innovazione politico-strategica: cambiando in profondit\u00e0 il modello di <em>governance <\/em>dell\u2019Unione, perch\u00e9 la \u201clogica funzionalista e i meccanismi politici del passato &#8211; metodo intergovernativo &#8211; non sono pi\u00f9 sufficienti\u201d. Abbiamo pensato (ed ancora oggi spesso si pensa) che il <em>passaggio<\/em> dalle \u201cdemocrazie degli Stati nazionali\u201d alla \u201cDemocrazia europea\u201d, fosse <em>automatico e spontaneo <\/em>(bastava trasportalo al livello sovranazionale, attraverso un \u201cTrattato\u201d e formule di <em>ingegneria <\/em> organizzativo-istituzionale: Il Trattato di Lisbona, \u00e8 stato l\u2019ultimo generoso tentativo in questo senso). Non \u00e8 cos\u00ec. Drammaticamente non \u00e8 stato cos\u00ec e per troppo tempo abbiamo tardato a rendercene conto. E siamo ancora l\u00ec. La Democrazia Europea (dove il termine non \u00e8 un semplice aggettivo), certamente, non potr\u00e0 che essere fondata sugli stessi principi dello \u201cStato di diritto\u201d della Storia d\u2019Europa, ma le sue dinamiche, le sue prassi, le forme istituzionali e di modello decisionale dovranno essere inventate e sperimentate. Il tutto deve essere espressione giuridica di una sostanziale \u201cSociet\u00e0 europea\u201d. Questa ultima, rappresenta ed \u00e8 la costruzione pi\u00f9 difficile e mai definitiva; alla cui base sta una articolata e complessa <em>infrastruttura <\/em>vitale dei sistemi educativi e della formazione della coscienza civile. Tutto questo non \u00e8 stata, fino ad ora, la prima pre-occupazione del processo di costruzione dell\u2019Unit\u00e0 europea. Bisogna prenderne coscienza e avviare rapidamente percorsi di cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I soggetti fondanti questa Europa Libera e Unita, sono due: i Popoli e gli Stati. Come ai tempi del primo costituzionalismo europeo del XIX secolo, i due Soggetti fondatori devono attuare una sorta di \u201crivoluzione democratica\u201d. All\u2019epoca, i parlamenti nominati dal sovrano si ribellarono al Re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Parlamento dei popoli europei &#8211; distinguendosi dagli Stati &#8211; deve riprendersi in prima persona la iniziativa legislativa. Gli Stati nazionali &#8211; distinguendosi dai Popoli &#8211; potranno e dovranno ritrovarsi in una \u201cCamera degli Stati membri\u201d nella quale esercitare in permanenza (non pi\u00f9 con\/nei \u201cvertici\u201d periodici e\/ o episodici) la loro specifica funzione di co-fondatori della Unione. Realizzando nei fatti e <em>coram populis<\/em> che la \u201cautodeterminazione democratica significa che i destinatari di leggi cogenti ne sono al tempo stesso gli autori\u201d (J.Habermas). Insieme &#8211; Popoli e Stati daranno la \u201cFiducia\u201d ad un Esecutivo-Governo dell\u2019Unione (attuale Commissione). I Parlamenti nazionali saranno ad un tempo \u201cantenne\u201d per il parlamento dell\u2019Unione e \u201cprosecuzione sovranazionale\u201d della democrazia dei popoli-stati (non pi\u00f9 mondi separati, non pi\u00f9 teatri di parti diverse in commedia). In questo scenario di piena legittimazione democratica, una urganza speciale deve essere assicurata al completamento della Unione economica e monetaria: la zona euro. \u201cL\u2019esigenza fondamentale \u00e8 di restituire chiarezza e fiducia all\u2019assetto istituzionale dell\u2019area euro, dal momento che sappiamo che quello attale \u00e8 incompleto\u201d( Mario Draghi, citato in \u201cDiario\u201d del 10 luglio 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una ripartenza storica, dunque (il modo degno di celebrare, meditando, i 60 anni dei Trattati fondanti) \u2013 un nuovo <strong>P<\/strong>atto <strong>E<\/strong>uropeo <strong>C<\/strong>ostituente &#8211; per dare la risposta democratica alla crescente delegittimazione circolare: tra Governi nazionali- Istituzioni comunitarie europee- movimenti antidemocratici nazionalistici. E\u2019 urgente e strategico, infatti, arrestare: da una parte la deriva da parte di Stati- nazioni che si chiamano fuori dalle solenni decisioni del (attuale) \u201cConsiglio\u201d (secondo la logica di una \u201cunione \u00e0 la carte\u201d, come nel caso della ripartizione di immigrati nei diversi territori dell\u2019Unione), segando cos\u00ec il ramo dell\u2019albero comune su cui si sta seduti; dall\u2019altra prosciugando lo stagno dove nascono e prolificano le pulsioni populiste, che \u2013 senza mandato democratico \u2013 mirano ad espropriare i Popoli d\u2019Europa della sovranit\u00e0 democratica nel\/del Parlamento dell\u2019Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(<em>interlocutrice del mondo<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una Unione fragile e gi\u00e0 indebolita dalla crisi finanziaria ed economica, e quindi sociale, si \u00e8 svegliata, incerta e preoccupata, alla notizia del cambiamento socio-culturale-politico-strategico e di governo negli Stati Uniti d\u2019America. Pur prescindendo dai seri problemi di ordine valoriale e dei diritti, lo choc rivela che l\u2019Unione non \u00e8 attrezzata a governare fenomeni di rilevanza strategica internazionale (con le loro specifiche conseguenze sui sistemi istituzionali e politici comunitari e nelle societ\u00e0 degli Stati e Paesi membri). Forse con una certa enfasi \u00e8 stato affermato che \u201c Per la prima volta, da sessant\u2019anni, l\u2019Europa dovr\u00e0 camminare con le sue gambe\u201d (Sergio Fabbrini, \u201c<em>Usa isolazionisti, Ue senza politica\u201d,<\/em> Il Sole 24 ore, 13 novembre 2016); ma l\u2019analisi \u00e8 ben impostata e convincente: \u201cil punto \u00e8 che questo ordine liberale internazionale (il complesso delle organizzazioni mondiali, ivi enumerate) ha reso possibile l\u2019avvio e il consolidamento del processo di integrazione europea. Gli anti-americani che popolano le piazze europee (e il talk-shw televisivi) continuano a non rendersi conto che l\u2019Europa pacificata \u00e8 stata resa possibile dall\u2019America vittoriosa. Senza la diffusione della democrazia, l\u2019apertura dei commerci, la definizione di regole sovranazionali, gli stati europei non avrebbero potuto avviarsi sul percorso dell\u2019integrazione. L\u2019integrazione europea \u00e8 stata certamente voluta da statisti come De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman, ma \u00e8 stata per\u00f2 resa possibile dalla sicurezza che gli americani le hanno fornito. Naturalmente \u2013 aggiunge Fabbrini- quello americano \u00e8 stato un sostegno giustificato da una visione ma anche da interessi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2018Diario europeo\u2019 ha gi\u00e0 affrontato le problematiche relative al \u201cposto di Europa nel mondo\u201d (vedasi Diario del 27 novembre 2015 e del 14 marzo 2016), e averlo fatto in momenti meno scioccanti di quelli che si profilano ora, rinvia alla visione dell\u2019urgenza del \u201ctempo d\u2019Europa\u201d in cui \u2018Diario\u2019 si colloca. Dalle vicende ora incombenti emerge anche una sorta di \u201ckair\u00f2s\u201d (tempo opportuno) per fare scelte \u2013 o almeno avviarle \u2013 che fino ad ora (contrariet\u00e0 ed opposizione del Regno Unito e anche di Stati come la Polonia e altri membri Nato) sono state impedite: \u201cinsomma, la sottrazione ancorch\u00e9 parziale dell\u2019impegno americano costringer\u00e0 \u2013 <em>bon gr\u00e9, mal gr\u00e9 \u2013<\/em> i governi dell\u2019Unione a riaffrontare il progetto di quella Comunit\u00e0 Europea della Difesa che il parlamento francese blocc\u00f2 nel 1954 e che neppure con i successivi Trattati di Roma del 1957 si tent\u00f2 di riaprire\u201d (Massimo Riva, <em>L\u2019Unione dopo Trump<\/em>, la Repubblica 15 novembre 2016). Pertanto, dopo una non breve riflessione \u2013 qualche mese di conciliaboli e confronti \u2013 luned\u00ec scorso,14 novembre, il Consiglio dei ministri della difesa e i ministri degli esteri dei 27 Stati membri, a Bruxelles (mentre e nonostante i festeggiamenti e anche le visite fatti in America da parte dei capi di governo di molti Paesi membri dell\u2019est europeo e, contraddittoriamente, in forza di qualche paura in pi\u00f9 di Polonia e di Ungheria a motivo delle simpatie del sig. Trump verso il sig. Putin) hanno approvato le proposte presentate dall\u2019Alto rappresentate della politica estera e la sicurezza della UE, Federica Mogherini, gi\u00e0 al vertice informale di Bratislava, che saranno definitivamente sottoposto al Consiglio europeo di dicembre (e successivamente (!) al Parlamento europeo). La creazione di una struttura centrale di pianificazione (non ancora uno Stato Maggiore europeo), il coordinamento delle attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo dell\u2019industria militare e la messa in comune di assetti su questioni strategiche come l\u2019intelligence, la copertura satellitare e l\u2019uso dei droni sono le parti pi\u00f9 rilevanti del pacchetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A sessant\u2019anni dai Trattati di Roma, questa fotografia d\u2019insieme sulla integrazione europea deve farci riflettere e deve muovere il pensiero e l\u2019azione di questa Unione. \u2018Diario\u2019 ricorrer\u00e0 alla lettura e analisi di un alto funzionario nelle Istituzioni della Unione europea, in tanti anni di carriera e professionalit\u00e0, per dare i connotati di massima della situazione; scrive Enzo Moavero Milanesi:\u201c Un altro snodo \u00e8 costituito dalla precaria situazione dell\u2019UE: l\u2019originario disegno lungimirante si sta sfarinando e non tiene il passo di un mondo radicalmente mutato da rivoluzione tecnologica, globalizzazione, crisi economica e finanziaria, massicci flussi migratori, terrorismo. I meccanismi decisionali arrugginiti e, soprattutto, si rivelano fatali la disaffezione dei cittadini e la litigiosit\u00e0 fra i leader. Perso l\u2019animo collaborativo dei fondatori, alcuni protagonisti attuali privilegiano gli interessi nazionali alla costruzione del consenso su quello comune; ci sono fratture cos\u00ec profonde da determinare opzioni drastiche, come la Brexit. Ormai, gli USA si trovano di fronte questa Unione Europea, e da qui nascono interrogativi nodali\u201d (in \u201c <em>L\u2019impatto del fattore Trump sui fragili equilibri della Ue<\/em>\u201d, in \u201c Corriere della sera\u201d, 14 novembre 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La disaffezione dei cittadini alla quale Moavero fa riferimento \u00e8 registrata e misurata da <em>Eurobarometro<\/em> (primavera 2016): il 55% dei cittadini dei 28 Paesi dichiara di non avere fiducia nella Ue, contro il 33 che si mostra fiducioso; solo il 17 % ritiene che l\u2019Unione stia andando nella giusta direzione (con una diminuzione del 6% rispetto all\u2019anno precedente); Inoltre, soprattutto in Italia, si affievolisce il senso di appartenenza: il 49% si sente europeo, mentre un altro 49% \u00e8 di parere opposto (<em>cfr.<\/em> Nando Pagnoncelli, <em>Scenari, <\/em>Corriere della sera 15 novembre 2016, per gli opportuni approfondimenti). Noi siamo certi che <em>Eurobarometro <\/em>\u00e8 ben letto e molto noto anche a Bruxelles (se non altro perch\u00e9 \u00e8 un sondaggio finanziato con il bilancio europeo e, dunque, possiamo ritenere che ai suoi \u201cnumeri\/messaggi\u201d, J.C. Junker, presidente di turno della Commissione europea, non riserver\u00e0 parole stizzite e colorite, alle quali ci sta abituando).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi \u201cscenari\u201d sollecita \u2018Diario\u2019 a rinviare i lettori e le lettrici alle numerose e specifiche analisi e proposte relative al <em>welfare europeo<\/em> e a pezzi di esso che \u2013 da subito \u2013 sarebbe possibile realizzare a livello europeo: presa in carico della disoccupazione da crisi aziendali o di settori della industria e dei servizi gi\u00e0 europeizzati nella loro configurazione di mercato unico interno; ed anche la messa in comune di un \u201cpiano di emergenza contro la precariet\u00e0 e nuove povert\u00e0\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una \u201cchiamata\u201d specialissima va a Europa dai paesi e dalle persone colpite da un terremoto devastante. \u201cQuei borghi sono Europa\u201d, titolava molto opportunamente <em>Corriere della sera<\/em>, il 27 ottobre 2016. \u201cUn\u2019Italia che smotta, cade a pezzi, e che ha bisogno di anni e anni di cure, di ricerca, di quel lavorio che Matteo Renzi ha battezzato \u201cCasa Italia\u201d ed \u00e8 , deve essere, il punto di rinascita e di messa in salvo di un patrimonio urbanistico, di un assetto idrogeologico del quale per decenni non ci siamo preoccupati. Non \u00e8 faccenda di zero virgola qualcosa, quella che andiamo a raccontare a Bruxelles. E\u2019 una realt\u00e0 estrema che ci mette alla prova, come quella della migrazioni che ci attraversano, premono sulla nostra coste, e fanno dell\u2019Italia (e della Grecia) terra europea dai confini che \u00e8 impossibile proteggere. L\u2019Europa, di fronte a tutto questo, non pu\u00f2 chiudere gli occhi. Non pu\u00f2 far finta di nulla. Perch\u00e9 Europa siamo noi, perch\u00e9 le nostre citt\u00e0 e i nostri borghi medievali che pi\u00f9 sono a rischio in queste ore, vivono nella cultura europea, fanno parte della crescita e della identit\u00e0 dei cittadini di parigi, di Berlino, di Madrid. Perch\u00e9 i ragazzi d\u2019Europa non capirebbero, domani, il dolore della nostra gente lasciata sola\u201d (Goffredo Buccini, in <em>Corriere della sera).<\/em> Tra i paesi colpiti c\u2019\u00e8 Norcia, dove \u00e8 nato Benedetto, poi santo della chiesa cattolica e protettore d\u2019Europa. <strong><em>\u201cSuccisa virescit &#8211; tagliata ricresce\u201d,<\/em><\/strong> recita il motto dei benedettini. E pu\u00f2 ben essere anche il motto della <em>durata <\/em>del sogno europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c9 facile immaginare il grande ed efficace risultato, anche in termini di simpatia e rinnovata fiducia sul valore dell\u2019Europa libera e unita &#8211; al di l\u00e0 della buona letteratura europeista \u2013 che avrebbe questa solidariet\u00e0 e convergenza europea. E\u2019 sempre la prossimit\u00e0 alle vicende delle persone, alla loro umanit\u00e0, ai destini dei cittadini e delle cittadine d\u2019Europa che fa la differenza. Allo strabismo degli Stati e al cinismo di componenti delle societ\u00e0 europee, soltanto pi\u00f9 Europa, pi\u00f9 integrazione, <em>anche nelle forme delle cooperazioni rafforzate<\/em> , potr\u00e0 offrire subito una supplenza , che poi si riveler\u00e0 creatrice di quel tempo d\u2019Europa che da <em>intervallo<\/em> si tramuter\u00e0 in <em>durata<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si conclude qui Diario Europeo alla vigilia di una grande ricorrenza. Il 25 marzo 1957 venivano infatti siglati i Trattati di Roma. Si concluderanno a Roma i primi Sessanta anni dell&#8217;Europa libera e unita con l\u2019auspicio che non siano celebrazioni vuote e\/o rituali. 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