{"id":40281,"date":"2016-10-18T20:59:19","date_gmt":"2016-10-18T18:59:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=40281"},"modified":"2016-10-19T09:07:36","modified_gmt":"2016-10-19T07:07:36","slug":"europa-chi-sei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/europa-chi-sei\/","title":{"rendered":"Europa, chi sei?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40284\" src=\"http:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/eur_temp_flg.jpg\" alt=\"eur_temp_flg\" width=\"478\" height=\"359\" srcset=\"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/eur_temp_flg.jpg 478w, https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/eur_temp_flg-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 478px) 100vw, 478px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Europa, non \u00e8 una \u2018espressione geografica\u2019. Europa \u201c \u00e8 \u201d: storie, culture, popoli, appartenenze; al plurale e plurali.<br \/>\nNeppure \u00e8 \u201cuna unit\u00e0 naturale: antropologicamente \u00e8 un miscuglio di razze, e l\u2019uomo europeo rappresenta una unit\u00e0 piuttosto sociale che razziale. L\u2019Europa ha avuto inizio: essa \u00e8 il risultato di una storia della libert\u00e0 (oltre che della necessit\u00e0) di uomini concreti. Quella dell\u2019Europa \u00e8 dunque una vicenda aperta soprattutto per la sua fisionomia storico-politica. Questa mutevolezza ha finito con l\u2019incidere sulla sua identit\u00e0, sulla sua coscienza. Essa si \u00e8 identificata essenzialmente come modo di essere, come forma di civilt\u00e0. Una sorta di abito civile, giuridico, culturale, estetico, spirituale. L\u2019Europa si \u00e8 pensata come individualit\u00e0 storico-morale\u201d( R. Prodi, \u201cPostfazione\u201d, in: \u201cEuropa laica e puzzle religioso\u201d, 2005).<br \/>\nIl Preambolo del Trattato sull\u2019Unione europea afferma: (gli Stati membri) \u201c ispirandosi alle eredit\u00e0 culturali, religiose ed umanistiche dell\u2019Europa\u201d (\u2026).<br \/>\nDiario europeo condivide la sobriet\u00e0 con cui il \u201cPreambolo\u201d si esprime. Su queste basi, le generazioni di europei, ogni giorno, costruiscono (possono e devono) l\u2019edificio della democrazia e dello Stato di diritto.<br \/>\nIspirarsi a delle \u201ceredita\u201d culturali, molteplici e diversificate di per se stesse, comporta il rispetto di esse e il riconoscimento di ciascuna di essa, come \u201ceredita\u201d per l\u2019oggi, con la quale misurarsi, con libert\u00e0 e creativit\u00e0. Essere soggetto di cultura \u00e8 una componente della dignit\u00e0 umana. Anche sostituirla, superarla con un\u2019altra forma di cultura \u00e8 un riconoscerla. Assumendosi il carico e l\u2019incarico di trovare il modo di tenere insieme delle alterit\u00e0. Per includere e non escludere. Chiamiamo \u201ccultura umana\u201d ogni configurazione, sociale e storica di inclusione. A questa visione, Europa appartiene. A questa Europa noi apparteniamo. Questa \u00e8 l\u2019Europa che vogliamo.<br \/>\nLe religioni rientrano, in parte, nell\u2019ambito delle culture; in parte ne sono distinte, come sentimenti e fedi specifiche; e che, ugualmente, possono dare luogo, a loro volta \u2013 mescolandosi ad altre espressioni della ricerca intellettuale degli uomini e delle donne nel corso della storia: le arti, la letteratura, la poesia, le filosofie, le scienze, le tecnologie \u2013 a cultura e a culture. Le religioni costituiscono, dunque, una realt\u00e0 composita: culturale e trans-culturale. Storicamente, in Europa, costituiscono, gi\u00e0 nel loro specifico ambito, una realt\u00e0 molteplice e plurale. Nelle storia dell\u2019Europa sono state anche causa e strumento di conflitti e guerre. Ispirarsi, nella libert\u00e0, alle eredit\u00e0 religiose, molteplici e diversificate, comporta, quindi, il rispetto di esse e della loro molteplicit\u00e0; considerarle \u201ceredit\u00e0\u201d per l\u2019oggi sostanzia concretamente questo rispetto e implica la libert\u00e0 di assumerle come eredit\u00e0 o non assumerle affatto.<br \/>\nL\u2019umanesimo \u00e8 innanzitutto un sentimento di empatia e simpatia per l\u2019umanit\u00e0: considerandone i limiti, le speranze, le aspirazioni, i sogni, le realizzazioni, le sconfitte e le tragedie.<br \/>\nLa tradizione umanistica si basa &#8211; prima di ogni elaborazione filosofica e letteraria, anche questa preziosa eredit\u00e0 &#8211; su questo difficile equilibrio: essere contemporaneamente consapevoli della grandezza dell\u2019uomo e dei suoi limiti e confini.<br \/>\nSia la grandezza sia il limite appartengono alle eredita umanistiche dell\u2019Europa. Le realizzazioni dell\u2019una e dell\u2019altro insieme fanno l\u2019umanesimo europeo. L\u2019assolutizzazione di una sola componente \u2013 grandezza o limite &#8211; apre la strada o ai fondamentalismi o alle banalizzazioni. Anche questi sono componenti della storia di Europa. Nell\u2019Europa che vogliamo, noi rigettiamo ambedue queste derive.<br \/>\n***<br \/>\nNel dibattito quotidiano &#8211; veloce, troppo veloce, sovrabbondante, sbrigativo, appassionato e approssimato (e a volte distorto e anche spiacevole) \u2013 \u201cl\u2019ispirazione\u201d affermata nel Trattato viene sintetizzato con il termine: \u201cvalori\u201d. Sintetizzato e anche ghettizzato in questa parolina magica, il dibattito &#8211; che vorrebbe essere includente, forse proprio per questa sua tendenza all\u2019unico e al totale \u2013 rischia, invece, di essere respingente. Come un pugno nello stomaco o una mano che tappa la bocca e spegne il pensiero.<br \/>\n\u201cUna societ\u00e0 dotata di un retroterra culturale empirico-pragmatico, molto sensibile alla transazione commerciale e in genere alle negoziazioni, al bargaining, come metodo per raggiungere, attraverso interstiziali aggiustamenti, decisioni politiche e sociali importanti, ma anche quelle non decisive, come l\u2019apertura di un\u2019autostrada o lo smaltimento della spazzatura, sembra da qualche tempo ossessionata dai \u2018Valori\u2019. \u2018Valori\u2019 \u00e8 una parola equivoca. Andrebbe accuratamente evitata oppure decifrata ed espressa nelle sue valenze ogniqualvolta venga usata. La tendenza ad eternizzare i propri valori contro valori degli altri appare invincibile. Di fatto altro non \u00e8 che la proiezione di s\u00e9 sugli altri e contro gli altri: per difesa e per offesa (F. Ferrarotti, La religione dissacrante, EDB, 2013).<br \/>\nConsapevole di questo rischio, noi vogliamo esplicitare subito che \u201cvalore\u201d, per noi, \u00e8 sinonimo di \u201c consapevolezze\u201d e \u201cresponsabilit\u00e0\u201d: con-sapevolezze e abilit\u00e0 a rispondere. E decliniamo, senza infingimenti e senza nasconderci, questo approccio di pensiero e di vita, nell\u2019 appartenenza a Europa.<br \/>\nQueste tre parole (consapevolezza, responsabilit\u00e0, appartenenza) ci ricordano con pi\u00f9 immediatezza la presenza e l\u2019esistenza dell\u2019altro da me : di valori e di eredit\u00e0 molteplici. Quindi: altre consapevolezze, altre responsabilit\u00e0, altre appartenenze. Queste tre parole obbligano differenti mondi ad una consapevole limitatezza\/relativit\u00e0 dei rispettivi valori e appartenenze. Questa \u00e8 Europa. Questa \u00e8, in nuce, la identit\u00e0 europea.<br \/>\nQuesto approccio non \u00e8 una resa (tanto meno una sottomissione ) ad ogni vento e\/o ad ogni avventura (culturale, di pensiero, di religione e di fedi, di ideologia). E\u2019 , al contrario, un terreno \u2013 il solo terreno universalmente generatore di frutti &#8211; per coltivare impegno e memoria, progetto e eredit\u00e0. Nell\u2019unica modalit\u00e0 possibile e accettabile, nel modo umano.<br \/>\nCosa significa, dunque, essere europei? Europa pu\u00f2 rifarsi ad una sua specifica identit\u00e0 culturale? La \u2018Storia\u2019 ci ha consegnato un processo multiforme: trasformazioni e innovazioni, fratture e snodi critici. Anche il concetto di \u201cmodernit\u00e0\u201d rinvia allo sviluppo di \u201cmodernit\u00e0 multiple\u201d. La sintesi di \u201cEuropa come luogo\u201d ed \u201cEuropa come contenuto\u201d ha suggerito agli storici e agli antropologi un approccio alla identit\u00e0 europea come \u201csecondariet\u00e0 culturale\u201d (R\u00e9mi Brague), che spinge e sostanzia una identit\u00e0 impastata di \u201cunit\u00e0 attraverso la diversit\u00e0\u201d. Dunque: cosa abbiamo ereditato? Chi abbiamo ereditato? Abbiamo ereditato la complessit\u00e0. Abbiamo avuto in affidamento la molteplicit\u00e0. Su queste basi, abbiamo radicato la libert\u00e0 e le libert\u00e0, specchio delle nostre alterit\u00e0.<br \/>\n\u201cDiario europeo\u201d esprime, pertanto, il convincimento che \u201cla concezione dell\u2019identit\u00e0 culturale intesa come campo delle differenze, rivela un alto grado di validit\u00e0 per il mondo moderno\u201d (Clifford Geertz) e costituisce il cuore del carattere europeo.<br \/>\n*****<br \/>\nQuesta profondit\u00e0 della visione ci impegna alla difesa di questa eredit\u00e0 ed alla sua promozione; nella consapevolezza che questa duplice azione esige \u2013 come precondizione- lo sviluppo e l\u2019approfondimento della visione stessa e dei suoi principi, fino a farne un vero e proprio \u201cprogramma culturale europeo permanente\u201d, per conseguire:<br \/>\n&#8211; una prospettiva pi\u00f9 lucida del processo\/percorso di integrazione europea;<br \/>\n&#8211; una promozione strutturata dei principi sui quali \u00e8 basata lo stare insieme dei Paesi e dei popoli d\u2019Europa: come vero e proprio \u201cprogramma culturale\u201d e un modo nuovo di \u201craccontare l\u2019Europa\u201d unita;<br \/>\n&#8211; la messa in comune degli strumenti della sicurezza e della promozione dei principi che sono a base dell\u2019ethos comune europeo.<br \/>\nNon per chiudersi, ma per restare e divenire, sempre di pi\u00f9, consapevoli: aperti, riconoscibili, affidabili. Europa, dunque, come storia e processo di una consapevole relativit\u00e0 culturale ed etica: la responsabile consapevolezza dell\u2019autonomia dell\u2019umano e della autosufficienza conoscitiva e regolativa della realt\u00e0 dell\u2019uomo e del mondo. Dunque: Laicit\u00e0 e Democrazia; il primato della Legge; il Limite come scelta consapevole.<br \/>\nAssumiamo, pertanto, una duplice \u201clezione\u201d, che ci impegna ad una Societ\u00e0 aperta e all\u2019Unit\u00e0 nella diversit\u00e0:<br \/>\n&#8211; il monito del grande europeo, Immanuel Kant (1795) : \u201cla finitezza geografica della nostra terra impone ai suoi abitanti un principio di ospitalit\u00e0 universale, che riconosca all\u2019altro il diritto di non essere trattato come nemico\u201d.<br \/>\n&#8211; la lezione del grande maestro di storia europea, Jacques Le Goff (1991): \u201cMa quante Europe esistono? E vero che la storia ne ha abbozzate molte . E\u2019 alla luce della storia che occorre esaminare le differenze che ne risultano, le opposizioni, le frontiere, le discordanze e procedere con prudenza e per tappe alla realizzazione della unita europea vera, profonda . Ci\u00f2 che viene dimostrato dalla storia dell\u2019Europa e che i peggiori nemici dell\u2019Europa sono i nazionalismi. Ebbene, qu\u00e0 e l\u00e0 ancora si trovano febbri nazionalistiche e una volta di pi\u00f9, se queste non cedono il posto a sentimenti nazionali e a un amor di patria compatibili con una costruzione europea, una volta di pi\u00f9 Europa sar\u00e0 campo di affrontamenti nazionali e una preda per le avventure politiche e la violenza. Europei, aprite i vostri libri di storia e non ripetete gli errori del passato.\u201d<br \/>\nIl \u201cTrattato sull\u2019Unione europea\u201d delinea, con la sobriet\u00e0 e la freddezza tipiche di un testo giuridico, i caratteri fondamentale della \u201cIntegrazione europea\u201d, attraverso le norme che riguardano: l\u2019adesione all\u2019Unione, la permanenza nell\u2019Unione e l\u2019uscita dall\u2019Unione:<br \/>\n\u2022 L\u2019adesione all\u2019Unione , con l\u2019articolo 49, delinea la qualit\u00e0 della membership nei termini di una Intesa tra le diverse Istituzioni , europee e nazionali, impressionante per la sua coralit\u00e0 (ed anche troppo poco noto o dimenticato). Si evince che diventare membro dell\u2019Unione non \u00e8 un atto burocratico; implica l\u2019assunzione di \u201cvalori\u201d (non generici ma precisi: quelli enumerati nell\u2019art.2), insieme all\u2019impegno su due elementi esplicitamente richiamati: \u201crispetto\u201d e \u201cpromozione\u201d di quegli stessi valori. Tutte le Istituzioni europee sono coinvolte nel processo di adesione di un nuovo Stato membro e le Istituzioni nazionali di ciascuno Stato membro sono corresponsabili, e anche il popolo dello Stato richiedente attraverso il Parlamento nazionale. Interviene un \u2018accordo\u2019 esplicito tra lo Stato richiedente e gli altri Stati membri, i quali si pronunciano uno per uno, attraverso la Istituzione nazionale che la sua Costituzione indica ( parlamento o governo).<br \/>\n\u2022 La permanenza nell\u2019Unione si basa sui seguenti fondamenti : \u201cL\u2019Unione si fonda sui valori del rispetto della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, della democrazia, dell\u2019uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una societ\u00e0 caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidariet\u00e0 e dalla parit\u00e0 tra donne e uomini\u201d (articolo 2).<br \/>\n\u2022 L\u2019uscita dall\u2019Unione, con l\u2019articolo 50, \u00e8 prevista con un linguaggio che denota una concezione che l\u2019 Unione Europea ha di se stessa, improntata a: Scelta, Opportunit\u00e0, Libert\u00e0; non una prigione, ma neppure una mera, altalenante, consorteria di tipo commerciale.<br \/>\nLa intensa liturgia laica, prevista dal Trattato per l\u2019adesione all\u2019Unione e i principi che fondano la permanenza nell\u2019Unione, non rappresentano, e non sono, il prodotto di una fredda secolarizzazione di fondamenti valoriali provenienti o presi in prestito da altri mondi, bens\u00ec il risultato di dinamiche ereditarie culturali, umanistiche e religiose propriamente europee: anche intrise di lotte, conflitti, sangue e conquiste.<br \/>\nForse quel sobrio, e persino arido, affresco risulta poco noto, a causa della sua scarsa promozione e conoscenza nelle Societ\u00e0 nazionali, nei Sistemi educativi dei Paesi membri e nel Racconto che oggi Europa fa di se stessa.<br \/>\n\u201cNoi pensiamo che il problema dell\u2019Europa non sia n\u00e9 economico n\u00e9 politico ma di storytelling. Non abbiamo una buona storia da raccontare e quindi ci incartiamo su problemi politici, economici, burocratici. E invece l\u2019Europa nasce con una storia fantastica: diverse comunit\u00e0 che si sono macellate per secoli decidono, in tempi brevissimi, di diventare un unico organismo, facendo una scelta per la pace straordinaria, che coinvolge i confini, la moneta, la convivenza. E\u2019 una storia che ha funzionato molto bene per la fondazione. (\u2026) Eppure questa storia dall\u2019imprinting cos\u00ec forte \u00e8 finita nel disamore\u2026\u201d(Alessandro Baricco, scrittore: fondatore e preside della \u201cScuola Holden\u201d di Torino). E\u2019 urgente invertire questa rotta. Questa \u00e8 \u2013 deve essere \u2013 la emergenza pi\u00f9 alta di questa Unione.<br \/>\n***<br \/>\nTutto \u00e8 ancora possibile. Dal 9 maggio 1950 (discorso di Robert Schuman) al 2017, il percorso unitario ha compiuto soltanto sessantasette anni di vita; dal 9 novembre 1989 \/ 3 ottobre 1990 (caduta del muro di Berlino&amp; riunificazione della Germania), il percorso unitario ha compiuto soltanto 28\/27 anni di storia. Tra contraddizioni nuove e pi\u00f9 antichi nodi irrisolti, il tempo del processo unitario, fino ad ora compiuto, non \u00e8, storicamente, un tempo enorme. Ci\u00f2 che \u00e8 nuovo sta nella portata del cambiamento dei contesti globali e della loro velocit\u00e0, nel quale il processo unitario ora deve evolvere. Qui sta la sfida. Inedita e per molti versi drammatica.<br \/>\nAll\u2019inizio del progetto di \u201cCostituzione per l\u2019Europa\u201d, i costituenti europei \u2013 il 20 giugno del 2003 \u2013 avevano depositato queste parole di Tucidide: \u201cLa nostra Costituzione si chiama democrazia perch\u00e9 il potere non e nelle mani di pochi, ma dei pi\u00f9\u201d.<br \/>\nI frutti di queste immarcescibili radici non sono ancora tutti disponibili.<br \/>\nLa responsabilit\u00e0 della generazione, contemporanea agli albori della costruzione europea, \u00e8 stata grande ed \u00e8 ancora rilevante; pari alla certezza che il cammino compiuto \u00e8 troppo limitato e che ora sta vivendo una stasi pericolosa. Dobbiamo affidare questa duplice consapevolezza non alla evocazione della solidariet\u00e0, bens\u00ec al dovere della convergenza: tra gli Stati, tra i Sistemi Paese, tra i Popoli d\u2019Europa.<br \/>\nDiversi e uniti. Per scelta. Come azione e non come destino. Con responsabilit\u00e0 verso le rispettive storie e tradizioni: \u201cDesideriamo intensificare la solidariet\u00e0 tra i loro popoli rispettando la storia, la cultura e le tradizioni\u201d, per portarle nel futuro dei popoli d\u2019Europa.<br \/>\nOggi, c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra operazione culturale e politica da compiere: il passaggio generazionale del \u201ctestimone\u201d. La generazione, nata appena dopo la seconda guerra tra europei, deve effettuare una sorta di consegna di questa \u201cCostruzione europea\u201d, imperfetta e incompiuta &#8211; nei pilastri fondanti una vera e propria integrazione europea culturale, economica, sociale, politica &#8211; alla generazione che stava, letteralmente, nascendo, mentre il muro di Berlino crollava.<br \/>\nOvunque il cantiere \u00e8 aperto, in nessun punto il processo \u00e8 concluso. Ed ora, nuove spinte centrifughe e distruttive emergono in uno scenario di pericolosa stasi della prospettiva e di appannamento della strategia comune. E\u2019 ora di reagire. E\u2019 il compito della nuova generazione di europei ed europee.<br \/>\n****<br \/>\nNon \u00e8 un compito facile. Abbiamo bisogno di recuperare un tempo, enorme, di distrazione nella conoscenza e consapevolezza della evoluzione e trasformazione delle societ\u00e0 dei Paesi membri e della non cura dei rispettivi tessuti democratici, con le specificit\u00e0 storiche e sociologiche nelle due parti dell\u2019Europa orientale e occidentale. L\u2019attuale modello istituzionale, peraltro, che affida la responsabilit\u00e0 del monitoraggio del rispetto dello Stato di diritto e del procedimento democratico negli Stati membri alla Commissione europea, non favorisce una iniziativa adeguata, con l\u2019autorevolezza necessaria, tra la fermezza sulla sostanza dei principi previsti nei Trattati (e accettati con l\u2019adesione!) e il rispetto dei sentimenti (\u201cintensificare la solidariet\u00e0 tra i loro popoli rispettandone la storia, la cultura e le tradizioni\u201d \u2013 Preambolo del T.U.E.) dei popoli europei. A tal fine sarebbe auspicabile che fosse il Parlamento europeo (\u201ccomposto dai rappresentanti dei cittadini dell\u2019Unione\u201d \u2013 art. 14\/2) la istituzione preposta al monitoraggio del \u201crispetto\u201d dei valori di cui all\u2019art.2 e dell\u2019impegno a \u201cpromuoverli\u201d \u2013cfr. art. 49) e alle conseguenti procedure di intervento; anche in considerazione del virtuoso partenariato con \u201ci Parlamenti nazionali (che) contribuiscono attivamente al buon funzionamento dell\u2019Unione\u201d (art. 12).<br \/>\nCon un crescendo via via intenso e con forme diversamente urticanti, nei diversi Paesi membri \u00e8 tornato a manifestarsi la \u201cquestione nazionale\u201d; insieme ad una diversificata \u2013 in certi casi inattesa e stupefacente, per la sua inadeguatezza &#8211; declinazione della \u201cquestione democratica\u201d.<br \/>\nE\u2019 noto che \u201clo stato nazionale \u00e8 la principale innovazione istituzionale dell\u2019Europa, accanto al capitalismo di mercato e all\u2019universalit\u00e0 di ricerca; nell\u2019esperienza storica della modernit\u00e0 europea rappresenta l\u2019incarnazione dell\u2019autorit\u00e0 politica e il principale fattore di strutturazione della societ\u00e0, al cui interno sono state affrontate le grandi questioni della libert\u00e0 individuale, della giustizia sociale, della risoluzione non violenta dei conflitti\u201d (cfr. A. Cavalli-A. Martinelli, \u201cLa societ\u00e0 europea\u201d, il Mulino, 2015). Si tratta di una realt\u00e0 storica ed antropologica, ineliminabile: nelle culture e nelle identit\u00e0 europee, infatti, \u201cl\u2019ideologia nazionalista possiede una grande forza emotiva, sviluppa identit\u00e0 collettive e movimenti ppolitici, miranti a promuovere la sovranit\u00e0, l\u2019unit\u00e0, l\u2019autonomia di coloro che vivono in un territorio dato, sono legati da una cultura politica distintiva e condividono un insieme di fini comuni\u201d (ivi).<br \/>\nE\u2019 necessario, pertanto, tenere insieme tre acquisizioni: a) nazione e nazionalismo incorporano anche elementi premoderni, ma sono e restano forme ed espressioni della modernit\u00e0; b) gli stati nazionali non sono (forse come sbrigativamente si pensava) in via di sparizione, ma certamente sono impari \u2013 come tali \u2013 a confrontarsi (anche dal punto di vista della forma e sostanza di una democrazia sovranazionale) con la crescente e permanete interdipendenza globale, da una parte, e la contestuale tendenza alle segmentazioni identitarie localistiche, dall\u2019altra; c) questa fase della integrazione europea (sia quella realizzata prima del 1989-1990; sia quella successiva) non ha dimostrato di saper assumere il dato storico del nazionalismo (se non come contrasto efficace alle sue manifestazioni pi\u00f9 estreme: le guerre intra europee; contrasto che oggi non riesce ad estendersi all\u2019urgente azione tesa a rimettere nell\u2019alveo democratico le violazioni allo Stato di diritto) e andare oltre il semplice stigmatizzarlo, inglobandolo nel suo processo di integrazione e trasformandolo in un valore per una appartenenza pi\u00f9 ampia, riconoscibile di fronte al mondo. E\u2019, dunque, a questo livello che bisogna produrre una decisa innovazione: cambiando in profondit\u00e0 il modello di governance dell\u2019Unione, perch\u00e9 la \u201clogica funzionalista e i meccanismi politici del passato non sono pi\u00f9 sufficienti\u201d.<br \/>\n\u201cDiario europeo\u201d assume e incoraggia l\u2019inizio di un cambio di passo riscontrabile nell\u2019azione del Consiglio Affari Generali della UE, che ha cominciato ad affrontare il tema dello Stato di diritto all&#8217;interno dell&#8217;Unione; e condivide pienamente la proposta dell\u2019Italia di tenere un dibattito regolare, volta a volta su un tema specifico legato allo Stato di diritto, insieme con un dibattito annuale, tra pari, all\u2019interno del Consiglio Affari Generali, non pi\u00f9 declinato per specifici aspetti, bens\u00ec sulla situazione generale dello Stato di diritto di 4 o 5 paesi diversi ogni anno: scelti perch\u00e9 ritenuti prioritari per le loro specifiche buone prassi o anche per le loro criticit\u00e0 in materia di Stato di diritto.<br \/>\nC\u2019\u00e8, dunque, un lavoro enorme da condurre per rivitalizzare l\u2019insieme del pensiero europeo a fondamento della democrazia europea. Alle esigenze \u2013 da pi\u00f9 parti enunciate \u2013 di costruire risposte al \u201cmalessere dei nostri sistemi politici, privati di una preziosa risorsa simbolica\u201d (Roberto Esposito) o in quanto calati in \u201c un mondo secolarizzato privo di riserve nascoste\u201d ( Biagio de Giovanni), soltanto una ricerca, di lunga lena, potr\u00e0 risultare idonea, senza sconti e senza derive, mobilitando tutte \u201cle eredit\u00e0 culturali, religiose ed umanistiche dell\u2019Europa\u201d (Preambolo TUE); tutte in ricerca, con umilt\u00e0, pari dignit\u00e0 e uguale determinazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appartenenze, valori, identit\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":40284,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-40281","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40281","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40281"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40281\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40285,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40281\/revisions\/40285"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40284"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40281"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40281"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40281"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}