{"id":40230,"date":"2016-09-30T12:39:04","date_gmt":"2016-09-30T10:39:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=40230"},"modified":"2016-10-03T12:40:42","modified_gmt":"2016-10-03T10:40:42","slug":"sintomi-di-fallimento-per-una-famiglia-sullorlo-di-una-crisi-di-nervi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/sintomi-di-fallimento-per-una-famiglia-sullorlo-di-una-crisi-di-nervi\/","title":{"rendered":"Sintomi di fallimento, per una &#8216;famiglia&#8217; sull&#8217;orlo di una crisi di nervi"},"content":{"rendered":"<div class=\"_1dwg _1w_m\">\n<div id=\"js_1y\" class=\"_5pbx userContent\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSintomo\u201d viene definito dal Dizionario della lingua italiana: \u201csegno o indizio di un fatto, suscettibile di rivelarsi in forma pi\u00f9 esplicita\u201d. L\u2019approdo, quindi, non \u00e8 inevitabile e neppure automatico, per\u00f2 presenta caratteri di probabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo tre di questi \u201csegni-indizi\u201d, a titolo meramente esemplificativo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 nel 2015 il Consiglio con voto a maggioranza ( il cui profilo giuridico-istituzionale \u00e8: \u201cIl Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la funzione di bilancio\u201d, art. 16 del Trattato sull\u2019Unione europea) decide il ricollocamento nei diversi Paesi membri di 160 mila immigrati dall\u2019Italia e dalla Grecia. Questa \u201cdecisione-norma\u201d non viene ancora applicata, a seguito della esplicita \u201cdisobbedienza\u201d della quasi totalit\u00e0 dei membri dell\u2019Unione (recentemente la Germania ha deciso \u2013 \u201cbont\u00e0 sua\u201d \u2013 di riceverne una parte);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Il 23 giugno 2016, il paese membro dell\u2019Unione \u2013 Regno Unito \u2013 tiene un referendum consultivo (nessun obbligo di farlo derivava dalle sue leggi: soltanto una libera ed autonoma volont\u00e0 dell\u2019allora capo del governo David Cameron) sulla permanenza o l\u2019uscita dall\u2019Unione europea. Il 24 mattina tutto il mondo ed anche tutti i popoli dell\u2019Unione europea conoscono i risultati del referendum popolare: uscire. Il Trattato afferma: \u201cLo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo\u201d (art. 50). Ad oggi (99 giorni da quel 23 giugno) il Regno Unito (il suo governo\/esecutivo o il suo Parlamento: aspetto che non riguarda n\u00e9 l\u2019Unione, n\u00e9 i 27 Paesi membri) si rifiuta di \u201cnotificare\u201d qualcosa che \u00e8 molto di pi\u00f9 di una \u201cintenzione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Domenica prossima 2 ottobre 2016, il Paese membro dell\u2019Unione \u2013 Ungheria- terr\u00e0 un referendum popolare per rispondere a questo quesito: \u201cVolete autorizzare l\u2019Unione europea a decidere il ricollocamento in Ungheria di cittadini non ungheresi senza l\u2019approvazione del parlamento ungherese?\u201d (come sempre, Viktor Orb\u00e0n fa da testuggine anti europea, per conto del gruppo di Visegrad : Slovacchia, Polonia, Ceka, Ungheria, che \u2013 sia detto per inciso- vogliono i fondi europei per lo sviluppo, ma non i rifugiati che fuggono dalle guerre).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allarme che, questa volta, \u201cDiario\u201d intende lanciare \u00e8, da una parte, di tipo giuridico-istituzionale, dall\u2019altra strategico-politico. Si va configurando, infatti (oltre ai profili politici ed etici a cui ciascuna di queste violazioni rinvia in modo specifico) uno \u201cstato di fatto\u201d in cui il Trattato (la pi\u00f9 alta base giuridica dello stare insieme), le Istituzioni dell\u2019Unione, numerosi Stati membri e relativi popoli vengono messi di fronte al \u201cfatto compiuto\u201d. Senza che venga attuato immediatamente e solennemente dinanzi alla pubblica opinione alcuna misura a difesa e salvaguardia della \u201clegalit\u00e0\u201d e del \u201cDiritto\u201d europei (dell\u2019Unione). Qualunque Stato o Democrazia al mondo non potrebbe resistere e sussistere a lungo in una situazione di permanente ed arrogante violazione del \u201cDiritto\u201d, all\u2019interno del suo territorio. Perch\u00e9 dovrebbe riuscirci questa Unione europea? \u201cDiario\u201d ricorda che alle violazioni di natura e rischio democratico molto meno incisive, quali le indebite concessioni di aiuti di stato o la errata erogazione di finanziamenti, ecc. scatta immediatamente la procedura finalizzata sia al recupero delle somme, sia alla penalizzazione aggiuntiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non accade la stessa cosa in merito a fenomeni assai pi\u00f9 rilevanti.<br \/>\nAd un anno dalla Decisione comunitaria sul ricollocamento (entro il settembre 2017) di 160 mila persone, sono soltanto 5.651 i profughi trasferiti (4.455 dalla Grecia, 1.196 dall\u2019Italia). Ecco le cifre \u2013 assolutamente eloquenti dei Paesi membri che hanno accolto profughi dall\u2019Italia: Finlandia (260); Francia (231); Portogallo (183); Olanda (178); Germania (20); Lussemburgo (20); (Belgio (29); Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lituania, e Slovacchia non hanno accolto nessun profugo. (Come si diceva sopra: la Germania, ora, si \u00e8 impegnata a ricevere 500 profughi al mese; e il Belgio 100 profughi al mese). In termini di \u201clegalit\u00e0\u201d la Commissione ricorda che: \u201ci Paesi membri hanno l\u2019obbligo legale a ricollocare\u201d; che: \u201cla Legge Ue non \u00e8 opzionale, ci\u00f2 che gli Stati hanno deciso assieme deve essere applicato\u201d; che:\u201cla Commissione si riserva comunque di intraprendere azioni legali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in questo contesto che uno Stato membro \u2013 l\u2019Ungheria &#8211; domenica 2 ottobre, ricorre ad un referendum popolare. Cosa \u00e8: una sfida? A chi: a tutti gli altri Stati membri e all\u2019Unione in quanto tale? Alcuni analisti cin informano di un recente dossier del Servizio Studi del Senato italiano rileva che nella Costituzione della Ungheria si esclude il ricorso al referendum su \u201cogni obbligazione derivante da trattati internazionali\u201d; ciononostante la Corte suprema e la Corte costituzionale ungheresi (recentemente riformate dal governo Orb\u00e0n) hanno ammesso il quesito.<br \/>\nEcco cosa accade sotto il cielo dell\u2019Unione!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive il professor Pietro Manzini (ordinario di Diritto dell\u2019Unione europea presso l\u2019universit\u00e0 di Bologna), a proposito del referendum ungherese: \u201c il referendum \u00e8 illegale perch\u00e9 viola il principio di supremazia del diritto europeo sulle leggi nazionali, uno dei fondamenti logici, prima ancora che giuridici, dell\u2019Unione. Essa \u00e8 stata riconosciuta dalla Corte di giustizia sin dal 1964 ed \u00e8 consacrata nei trattati che l\u2019Ungheria \u2013 e in particolare il suo parlamento \u2013 ha accettato senza riserve al momento dell\u2019adesione\u201d (avvenuta, peraltro seguendo la lettera dell\u2019art. 49, che i lettori e le lettrici hanno avuto modo di conoscere nei precedenti \u201cDiari\u201d). Pietro Manzini sottolinea anche un secondo profilo della violazione, quello basato sul \u201cprincipio di solidariet\u00e0\u201d: \u00e8 quello stesso principio in forza del quale, l\u2019Ungheria pu\u00f2 (ha persino il \u201cdiritto\u201d) ricevere i fondi europei -costituiti con le risorse di tutti gli altri Stati membri (e i loro cittadini contribuenti). Se quei principi vengono intaccati, dovrebbero decadere anche i frutti della solidariet\u00e0 allo sviluppo e al progresso sociale ed economico dei cittadini ungheresi. \u201cNon \u00e8 la prima volta che uno Stato infrange gli impegni presi con la sua adesione all\u2019Unione europea \u2013 aggiunge Manzini &#8211; ma la violazione dell\u2019Ungheria \u00e8 inedita e molto pi\u00f9 pericolosa delle precedenti perch\u00e9, per la prima volta, \u00e8 perpetrata deliberatamente e mediante un referendum popolare\u201d (ivi, \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 28 settembre 2016). Non risulta che siano incorso procedure ed atti finalizzati ad impedire o contrastare tale violazione; nessuna pubblica manifestazione di contrariet\u00e0 \u00e8 stata espressa nel cosiddetto vertice di Bratislava; dove il signor Orb\u00e0n \u2013 capo del governo ungherese- ha regolarmente partecipato alla foto (ricordo!?) a conclusione della riunione\/vertice. Scioccamente si ritiene che non avendo il referendum alcuna conseguenza giuridica \u2013 se non la conferma del rifiuto gi\u00e0 in atto al ricevimento della quota regolamentare di immigrati (attualmente detiene soltanto 1.294 rifugiati su quasi 10 milioni di abitanti) \u2013 il silenzio delle Istituzioni dell\u2019Unione e delle cancellerie degli Stati membri \u00e8 sopportabile o ammissibile? Ma \u00e8 proprio in questa supposizione e in questo approccio che si manifesta precisamente il \u201csintomo\u201d (cfr. la definizione, da Dizionario di lingua italiana sopra riportata), e se ne costruiscono le premesse, del fallimento della Unione europea come entit\u00e0 giuridica e politica. Non sono \u201cquestioni di lana caprina\u201d. Al contrario: se vengono meno \u2013 in punta di diritto o nella pratica \u2013 questi elementi del \u201cDiritto europeo\u201d, questa Unione resta soltanto uno \u201cspazio economico e di mercato\u201d. E\u2019, appunto, la visione di un numero importante (anche se non maggioritario ora che il Regno Unito ha espresso la \u201cintenzione\u201d di uscire) di Stati membri: tra essi il gruppo di Visegrad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro \u201csintomo\u201d riguarda la mancata notifica da parte del Regno Unito della \u201cintenzione\u201d di uscire dall\u2019Unione, nel \u201clontano\u201d 23 giugno, novantanove giorni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il cosiddetto \u201cvertice\u201d di Bratislava nel quale non si \u00e8 fatto \u2013 formalmente e pubblicamente cenno alla questione del Brexit e della incredibile incuranza del regno Unito all\u2019applicazione dell\u2019art. 50 &#8211; lo scorso 27 settembre si \u00e8 tenuta, sempre a Bratislava ( in quanto capitale dello Stato membro che detiene fino a dicembre la presidenza semestrale, di turno, della U.E.) una riunione del \u201cConsiglio\u201d ( informale) dei ministri della Difesa dei Paesi membri dell\u2019Unione. Una riunione \u2013 seppure informale &#8211; del Consiglio, di grande importanza ( un giorno, se le \u201crose fioriranno\u201d, questa data sar\u00e0 ricordata come una data storica!) nella quale sono state presentate, ufficialmente e finalmente, quattro proposte di riforma di strumenti della Difesa e della Sicurezza nell\u2019Unione europea: una da parte dell\u2019Alto rappresentate dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini; un\u2019altra del ministro italiano Roberta Pirotti; un\u2019altra del ministro tedesco Ursula von del Leyen; un\u2019altra del ministro francese Jean-Yves Le Drian. Presente alla riunione (in quanto nessuna \u201cNotifica\u201d \u00e8 stata ancora fatta relativamente all\u2019uscita dall\u2019Unione, quindi nel pieno delle sue funzioni e dei suoi \u201cdiritti\u201d di membro dell\u2019Unione!), il ministro inglese Michael Fallon ha manifestato una forte opposizione alla proposta: nonostante la evidente circostanza che tali politiche riguarderanno, in ogni caso, il processo di integrazione della UE, successivo al Brexit. Ecco svelato che la mancata \u201cnotifica\u201d non \u00e8 un mero fatto burocratico: infatti, il Ministro di un Paese membro che ha gi\u00e0 deciso di uscire dall\u2019Unione e che \u2013 non rispettando il Trattato vigente \u2013 si rifiuta di effettuare la comunicazione formale di tale volont\u00e0, pu\u00f2 partecipare ed intervenire nelle riunioni dei membri ed operare esplicitamente in contrasto con le strategie dell\u2019Unione, suscitando ed appoggiando le perplessit\u00e0, le incertezze, i tentennamenti dei membri attuali di questa Europa unita (soprattutto degli Stati membri dell\u2019Europa dell\u2019Est). Egli diventa \u2013 di fatto \u2013 un agente di disintegrazione. E tutto ci\u00f2 dovrebbe essere ritenuto \u201cnormale\u201d? Tutto ci\u00f2, mentre nei vicini Paesi balcanici cresce, in queste ore, una tensione interna preoccupante, che richiede dalla Unione europea attenzione e iniziativa politica, tesa a farsi, da una parte, interlocutrice delle aspirazioni europeiste dei Paesi di quell\u2019area che da tempo le manifestano, dall\u2019altra un agente strategico di rasserenamento delle tensioni interne all\u2019area. Da quei martoriati territori, giunge, in questi giorni, all\u2019Unione europea una richiesta di attenzione che sarebbe grave ignorare; le proposte presentate e condivise da Italia, Germania, Francia ed altri a Bratislava vanno nella direzione anche della stabilizzazione della vicina area balcanica. Nello stesso tempo danno una risposta forte a tutti i popoli degli Stati membri che manifestano preoccupazioni proprio in materia di Sicurezza e controllo delle frontiere esterne. Sulle cui \u201cpaure e ansiet\u00e0\u201d, la Gran Bretagna \u2013 dopo il suo referendum \u2013 dovrebbe avere almeno la decenza del rispetto e del non-intevento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 triste \u2013 che altro aggettivo usare?- costatare che quella opinione pubblica che all\u2019indomani della riunione inconcludente di Bratislava esprimeva meraviglia e critiche a fronte della dura reazione del presidente del Consiglio italiano, sorvoli o giri la testa dall\u2019altra parte, davanti a queste manifestazioni \u201csintomatiche\u201d della Disintegrazione europea in atto. E\u2019 necessario, al contrario, alzare l\u2019asticella della vigilanza e dell\u2019allerta: la salvezza di questa Unione Europea sta nella capacit\u00e0 di cogliere i sintomi del grande rischio, di farlo in tempo utile; di non ripetere \u2013 drammaticamente \u2013 la vicenda dei \u201csonnambuli\u201d alla vigilia del grande conflitto del 1914, che \u2018Diario\u2019 ha spesso evocato. \u201cCondividere le iniziative per far vivere meglio i cittadini europei e per difendere la loro sicurezza, sul doppio versante dell\u2019immigrazione e della lotta al terrorismo, \u00e8 una necessit\u00e0 immediata\u201d (cfr. Paolo Lepri, \u201cLa \u2018Repubblica europea\u2019 che rischia di crollare\u201d, in: Corriere della sera, 29 settembre 2016). Il fatto nuovo \u2013 di cui pare che non ci si renda conto \u2013 \u00e8 che la risposta a queste necessit\u00e0 europee \u201cnon pu\u00f2 pi\u00f9 essere il risultato lento, sempre insoddisfacente, di uno sforzo di unit\u00e0 elaborato. Le grandi emergenze vanno affrontate in modo bipartisan a livello politico, utilizzando le forze responsabili residue\u201d (ivi). Il giornalista \u2013 per anni corrispondente del \u201cCorriere della sera\u201d a Berlino \u2013 sottolinea la \u201cnovit\u00e0\u201d di una Cancelliera tedesca che, davanti al suo Paese, ha espresso (all\u2019indomani della sconfitta elettorale nel Land di Berlino), con inatteso candore, \u201cil desiderio di riportare indietro le lancette dell\u2019orologio, per affrontare in modo pi\u00f9 organizzato la crisi dei rifugiati e mettere meglio a punto le politiche di accoglienza e di integrazione dei dannati della terra che stanno cambiando tutto quello che vediamo attorno a noi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su quali e quante altre emergenze (non pi\u00f9 tali, in quanto da tempo nell\u2019agenda istituzionale e di governo della Unione e dei suoi Stati membri!) bisogner\u00e0 desiderare di riavvolgere il nastro della storia, con la consapevolezza di non poterlo fare?<br \/>\nIntervenendo alla Commissione economica del Parlamento europeo, il presidente della Banca centrale ha ancora una volta sottolineato che \u201csenza completare il progetto europeo la nostra Unione rimane vulnerabile\u201d. Ed entrando \u2013 con la consueta asciuttezza e andando anche oltre la sua specifica missione &#8211; nel merito dell\u2019agenda europea, ha aggiunto: \u201ctre sono le linee d\u2019azione urgenti che l\u2019Unione deve seguire: la prima \u00e8 intervenire con nuovi progetti in materia di immigrazione, sicurezza e difesa, per andare incontro alle preoccupazioni dei cittadini; la seconda \u00e8 ripristinare la fiducia tra i Paesi in materia di conti pubblici (\u201cesiste una asimmetria nelle regole di bilancio europee: mentre ai paesi che non hanno margini \u00e8 vietato usare lo spazio che non hanno, i paesi che hanno margini non sono costretti ad usare questo spazio\u201d); la terza \u00e8 il completamento dei progetti di integrazione gi\u00e0 avviati, a cominciare dall\u2019Unione bancaria e dal mercato unico dei capitali\u201d. E successivamente \u2013 il 28 settembre, a Berlino &#8211; affrontando a muso duro i parlamentari tedeschi (a porte chiuse), Draghi ha sottolineato che: \u201c se una banca presenta una minaccia sistemica per la zona euro, questo non pu\u00f2 essere a causa dei bassi tassi di interesse ma di altre ragioni\u201d. Il riferimento cos\u00ec esplicito, autorevolissimo e grave, in quanto fatto in una sede parlamentare dal presidente della Banca centrale europea che ha anche il compito della vigilanza sulle Banche europee, alla Deutsche Bank (le cui gravissime difficolt\u00e0, gli incauti parlamentari tedeschi avevano tentato di attribuire la causa alla politica monetaria espansiva della BCE) dovrebbe essere un monito anche per il (cosiddetto) \u201cministro delle Finanze pi\u00f9 potente d\u2019Europa\u201d, Wolfgang Schauble. (Mentre questo \u201cDiario\u201d va on line giunge notizia delle reiterate gravi difficolt\u00e0 del secondo gruppo bancario tedesco \u2013 Commerzbank \u2013 gi\u00e0 salvato dal Tesoro di Berlino nel 2007 con una iniezione di 18 miliardi di euro, diventandone azionista, come ancora oggi con il 15%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 volte, \u201cDiario europeo\u201d (insieme ai suoi lettori e alle sue lettrici) si \u00e8 domandato: \u201cPer chi suona la campana\u201d? Lettrici, lettori e Diario conoscono le parole \u2013 serie, impegnative, anche inquietanti \u2013 con le quali il poeta continua, ammonendoci tutti: \u201c Non mandare a chiedere per chi suona la campana, essa suona per te\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario europeo n. 38<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":40231,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-40230","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40230","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40230"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40230\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40232,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40230\/revisions\/40232"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40231"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40230"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40230"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40230"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}