{"id":40122,"date":"2016-08-19T17:09:20","date_gmt":"2016-08-19T15:09:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=40122"},"modified":"2016-09-05T17:10:39","modified_gmt":"2016-09-05T15:10:39","slug":"what-now-lunione-europea-a-27-stati-membri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/what-now-lunione-europea-a-27-stati-membri\/","title":{"rendered":"What now? L\u2019Unione Europea a 27 Stati membri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Luned\u00ec, 22 agosto, il presidente del Consiglio dei ministri italiano Matteo Renzi, ospiter\u00e0 a Ventotene il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera della Repubblica federale tedesca Angela Merkel. I temi, il luogo e il momento dell\u2019incontro evidenziano con assoluta chiarezza la posta in gioco dell\u2019ora delle decisioni per l\u2019Europa unita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attesa di molti cittadini e cittadine europei \u00e8 che non sia un evento turistico e neppure, soltanto, un incontro di alto profilo storico-politico nell\u2019Isola dell\u2019Europa. Ci attendiamo che il cuore dell\u2019incontro sia una riflessione strategica per e sull\u2019Europa Unita (con dettagliati contenuti anche concreti) dopo il referendum britannico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Brexit, chi era costui?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle settimane trascorse, l\u2019Europa \u2013 s\u00ec \u201cl\u2019Unione\u201d, e non Francia, Germania, Italia, o altri Paesi membri \u2013 \u00e8 stata scossa da attacchi terroristici di varia natura e via via si \u00e8 sentita sempre pi\u00f9 oppressa da una sorta di \u2018ansia globale\u2019. Ed \u00e8 sembrato avere quasi dimenticato che il 23 Giugno 2016 la Gran Bretagna ha tenuto un referendum sulla sua permanenza nella Unione Europea. E che alla domanda: \u201c il Regno Unito deve rimanere come membro dell\u2019 Unione Europea o deve lasciare la U.E.?\u201d la risposta dei popoli del Paese membro \u2013 Regno Unito \u2013 \u00e8 stata, globalmente, quella di \u201clasciare, uscire, \u2018leave\u2019\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, con una non prevista accelerazione (per la modesta ragione che i candidati o contendenti si sono via via ritirati dalle primarie di partito) il Regno Unito si \u00e8 dato \u2013 il 13 luglio &#8211; un nuovo Governo, con la prima ministra Signora Theresa May (gi\u00e0 ministra degli Interni del \u2018governo Cameron\u2019). Pur essendo stato un referendum soltanto consultivo, la premier May \u2013 nel pieno delle sue funzioni &#8211; ha rilasciato una dichiarazione chiara ed esplicita: \u201cout is out\u201d. E, fin qui, all\u2019unisono con le Istituzioni europee. Poi, per\u00f2, ha fatto un giro in alcune capitali (Germania, Francia, Italia, ecc.) nelle quali sembra aver chiesto \u201ctempo\u201d; ugualmente ha visitato la Scozia e l\u2019Irlanda del Nord, dove ha registrato la volont\u00e0 dei due Governi locali di un percorso (ancora non sufficientemente ben definito) verso la riapertura del capitolo della loro permanenza nel Regno Unito, insieme con la volont\u00e0 (gi\u00e0 ben espressa dai rispettivi popoli nei risultati del voto referendario) di restare nella Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 23 giugno in poi, nel dibattito pubblico, la complessa problematica conseguente al risultato referendario ha trovato una puntuale trattazione relativamente alle conseguenze economiche, mentre permane una non adeguata \u2013 e persino deviante &#8211; trattazione (anche nel linguaggio) del percorso successivo alla volont\u00e0-legittimit\u00e0 (indiscussa) registrata dagli esiti referendari.<br \/>\nUn esempio. In occasione della visita &#8211; il 20 luglio &#8211; della neo-premier May alla cancelliera della Germania Angela Merkel, il \u2018Corriere della sera\u2019 titola: \u201c Brexit , Merkel concede pi\u00f9 tempo a Londra\u201d (21 luglio 2016); e il suo inviato scrive: \u201cQuell\u2019urgenza impellente che meno di un mese fa agitava l\u2019Europa che, ferita e offesa, voleva punire la Gran Bretagna obbligandola ad avviare immediatamente le procedure d\u2019uscita dalla UE (\u2026)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPunire\u201d? \u201cFerita ed offesa\u201d? \u201cUrgenza impellente\u201d? \u201cObbligandola\u201d? C\u2019\u00e8 da restare stupiti, ed anche provare rabbia di fronte all\u2019uso di simili vocaboli. E neppure sono accettabili i termini o le parole pronunciate dalla Cancelliera ( stante all\u2019articolo), quali: \u201cla linea dura della UE non serve\u201d. Perch\u00e9 la Germania (sono autorizzato a ritenere che sia lo Stato membro che parla) avalla l\u2019esistenza di una o pi\u00f9 linee \u2013 la dura e la dolce \u2013 quando la \u201cprocedura\u201d (\u00e8 troppo burocratico?) o la \u201cregola\u201d \u00e8 che \u201cogni stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione\u2026\u201d? Chi inventa altri modi per stare nella casa comune, ha forse altri non noti o nascosti obiettivi? Diario ritiene che questo metodo \u201cpoliticistico\u201d, e il linguaggio giornalistico connesso, fanno alla Integrazione Europea molto danno e, inoltre, nessun servizio utile fanno ai cittadini e alle cittadine europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(articolo 50 del Trattato per uscire; art. 49 per entrare)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con molta enfasi e come se fosse una scoperta dell\u2019ultima ora, all\u2019indomani del voto (quindi il 24 giugno) comunicatori e addetti vari hanno tutti citato \u2013 a gran voce- l\u2019articolo 50 del Trattato sull\u2019Unione Europea. Il breve Trattato dell\u2019Unione \u00e8 composto di soli 55 articoli; ogni giornalista o comunicatore di eventi europei dovrebbe conoscerli a memoria. I lettori e le lettrici di \u201cDiario\u201d hanno gi\u00e0 avuto occasione ( Diario del 12 gennaio 2016) di conoscere questo importante e significativo articolo, evocato &#8211; in quella occasione &#8211; per ricordare ad alcuni Paesi o Stati membri (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) che la membership europea non \u00e8 una prigione da cui non si pu\u00f2 uscire; tanto meno una calamit\u00e0 piovutaci addosso \u201cnostro malgrado\u201d.<br \/>\nDi fronte ai prossimi strategici e cruciali mesi, Diario sente il bisogno di insistere su questi aspetti fondanti la adesione, libera e responsabile, all\u2019 Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo 50 si presenta senza alcun tono minaccioso; dice: \u201cOgni Stato membro pu\u00f2 decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall\u2019Unione. Lo Stato membro che decide di recedere dall\u2019Unione, notifica tale intenzione al Consiglio europeo\u2026\u201d. A seguito della \u201cnotifica\u201d ufficiale, non inizia &#8211; immediatamente o automaticamente &#8211; il negoziato conseguente, finalizzato a regolare la separazione. Il Consiglio europeo \u2013 senza alcun coinvolgimento dello Stato membro che ha gi\u00e0 deciso legittimamente di recedere \u2013 \u201cformula orientamenti\u201d, alla luce dei quali \u201cl\u2019Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalit\u00e0 del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l\u2019Unione\u201d (ex art. 50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono, quindi, del tutto incomprensibili sia le accuse di \u201cfretta\u201d, sia le richieste di tempo, al fine di \u2013 come si apprende dalle varie dichiarazioni &#8211; \u201cpreparare bene il negoziato\u201d. Forse che lo Stato \u2013Regno Unito &#8211; (e il\u2019 Paese\u2019: i cittadini che hanno scelto con un esplicito voto di recedere)- che ha indetto un referendum, sviluppato una lunga campagna elettorale deve ancora riflettere se recedere o meno? Non \u00e8 plausibile. Deve ancora chiarirsi le idee sulle conseguenze delle scelte sollecitate, dibattute e fatte? Ma, allora, sulla base di quali disegni strategici, il Governo britannico ha indetto un referendum e su quali progetti ha chiamato il suo popolo ad una scelta cos\u00ec fondamentale? Oppure pensa che possa \u201cnegoziare\u201d modalit\u00e0 e contenuti prima della comunicazione? E su quali basi giuridiche, e in quali sedi extra-territoriali (visto che il Trattato non li prevede) bisognerebbe \u201cpreparare\u201d il normale e conseguente negoziato di cui parla, invece esplicitamente, il Trattato? Nell\u2019articolo 218 del Trattato di Funzionamento dell\u2019Unione Europea (TFUE), unica base giuridica \u2013 dopo l\u2019artico 50 del TUE- il negoziato con un ex Paese membro \u00e8 sotto il titolo \u2018Accordi internazionali\u2019 e il Paese\/ Stato viene denominato \u201cPaese terzo\u201d; il \u201cnome\u201d che viene dato a chi \u00e8 fuori della Unione Europea. Le parole pesano, come pietre: sono le basi di una costruzione europea, affidabile di fronte al mondo.<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 che il Trattato della Unione Europea, limpidamente, prevede, con solennit\u00e0 istituzionale, la possibilit\u00e0 di uscire dall\u2019Unione, perch\u00e9 concepisce se stessa come una Scelta, una Opportunit\u00e0, una Libert\u00e0; e non come una prigione o una mera, altalenante consorteria di tipo commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seriet\u00e0 di uno Stato e la dignit\u00e0 di un popolo \u2013 in questo caso il Regno Unito e i popoli britannici \u2013 avrebbero dovuto consigliare quel Governo o quel Parlamento ( opzione non in capo alle Istituzioni europee) a comunicare al Consiglio europeo, subito ( o un minuto dopo la conferma della regolarit\u00e0 e l\u2019efficacia del referendum da parte dei rispettivo organo preposto) la notifica di recesso. E soltanto dopo, nel caso che lo avesse ritenuto necessario, procedere alle dimissioni del Governo o del suo primo minsitro (che aveva indetto il referendum, con l\u2019invito esplicito &#8211; e politicamente impegnativo- a votare per rimanere nell\u2019Unione).<br \/>\nE\u2019 del tutto evidente che il Governo del Regno Unito ha sbagliato ogni mossa, e ha proceduto pasticciando e rincorrendo unicamente i propri interessi (o pulsioni) nazionalistici o addirittura di partito; mettendo a rischio non solo la stabilit\u00e0 della propria moneta, ma anche quella (l\u2019euro) di 18 Stati membri (su 28 ) della Unione, ai quali, ora chiede ancora \u201ctempo\u201d.<br \/>\nCon l\u2019articolo 50, dunque, questa Unione dimostra di essere una casa con le porte aperte. E non solo; c\u2019\u00e8 un altro articolo del Trattato, la cui lettura e memoria danno della Unit\u00e0 Europea una esauriente, indispensabile consapevolezza. Prima che i mitici comunicatori dei fatti e della vita di questa Unione Europea, lo scoprano \u2013 anche in questo caso come fosse la novit\u00e0 dell\u2019ultima ora &#8211; Diario ritiene di grande interesse e importanza affiancare all\u2019articolo 50, la lettura meditata dell\u2019 articolo 49, appena precedente: insieme, infatti, delineano \u2013 seppure con la sobriet\u00e0 e la freddezza tipiche di un testo giuridico- il carattere fondamentale della Integrazione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dice, l\u2019articolo 49: \u201cOgni Stato europeo che rispetti i valori di cui all\u2019articolo 2 e si impegni a promuoverli, pu\u00f2 domandare di diventare membro dell\u2019Unione. Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali sono informati di tale domanda. Lo Stato richiedente trasmette la sua domanda al Consiglio, che si pronuncia all\u2019unanimit\u00e0, previa consultazione della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono. Si tiene conto dei criteri di ammissibilit\u00e0 convenuti dal Consiglio europeo. Le condizioni per l\u2019ammissione e gli adattamenti dei trattati su cui \u00e8 fondata l\u2019Unione, da essa determinati, formano oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente. Tale accordo \u00e8 sottoposto alla ratifica da tutti gli Stati contraenti conformemente alle loro rispettive norme costituzionali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2018Diario europeo\u2019 ha voluto riportare integralmente l\u2019intero articolo per le seguenti ragioni: diventare membro dell\u2019Unione non \u00e8 un atto burocratico; implica l\u2019assunzione di \u201cvalori\u201d (art. 2) non generici; assunzione che viene caratterizzata da due elementi espliciti: \u201crispetto\u201d e \u201cpromozione\u201d; tutte le Istituzioni europee sono coinvolte nel processo di adesione di un nuovo Stato membro; le Istituzioni nazionali di ciascuno Stato membro sono corresponsabili, e anche il popolo ( il cui Stato avanza la domanda di adesione) attraverso il Parlamento nazionale; interviene un \u2018accordo\u2019 esplicito tra lo Stato richiedente e gli altri Stati membri, i quali si pronunciano esplicitamente, uno per uno, attraverso la Istituzione nazionale che la sua Costituzione indica ( parlamento o governo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di questa \u201csolennit\u00e0\u201d \u00e8 lecito chiedersi: quanta consistenza hanno le litanie sulla scarsa o mancata partecipazione democratica nella costruzione europea e quanto spessore democratico hanno le grida e lo sdegno di quegli Stati membri che si urtano e si offendono quando le Istituzioni europee \u2013 in nome e per conto degli altri Stati e dei popoli (i rispettivi parlamenti) \u2013 attuano un monitoraggio dei processi legislativi e della qualit\u00e0 dello \u201cstato di diritto\u201d di uno Stato membro? E\u2019 il caso in questi mesi della Polonia. E\u2019, per altri versi, il caso della Ungheria; ma \u00e8, per altri versi ancora, il caso dell\u2019Austria; e via navigando dentro il dibattito politico e anche istituzionale dei Paesi membri. Oppure, drammaticamente in queste ore, \u00e8 anche il caso di un Paese-Stato \u201cmembro candidato\u201d (ancora?), come la Turchia!<br \/>\nE che dire, poi, dei \u201cDiscorsi\u201d e dei \u201cRichiami\u201d \u2013 variamente autorevoli, tutti utili, qualcuno non indispensabile \u2013 ai \u201cvalori\u201d?<br \/>\nLeggiamo-ascoltiamo (e scopriamo), dunque, anche l\u2019articolo 2 del Trattato, intimamente connesso all\u2019art. 49 sopra citato; dice: \u201cL\u2019Unione si fonda sui valori del rispetto della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, della democrazia, dell\u2019uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una societ\u00e0 caratterizzata dal pluralismo. Dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidariet\u00e0 e dalla parit\u00e0 tra donne e uomini\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sono commenti da fare; sarebbe un\u2019offesa alle intelligenze dei lettori e delle lettrici, che possono spaziare in ogni verso per misurare la distanza tra i comportamenti politici e istituzionali nazionali e questi \u201cimpegni\u201d solennemente assunti, al momento della richiesta di adesione alla \u201cUnione\u201d (in toto, e non ad una delle sue componenti che maggiormente \u201cconviene\u201d; ad esempio: il \u201cmercato unico\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Forma e natura del negoziato di uscita)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre scriviamo questo \u2018Diario\u2019 ci arriva una buona notizia: la nomina a capo negoziatore per la Unione Europea, del negoziato Brexit di Michel Barnier. La reazione del mondo finanziario e politico inglese, dicono i ben informati, \u00e8 stata gelida. Il sig. Barnier \u00e8 stato commissario europeo per il \u201cMercato interno e i servizi\u201d, l\u2019architetto delle riforme finanziarie nell\u2019Unione, dopo la crisi del 2008, un europeista convinto che conosce dettagliatamente tutte le norme e i tecnicismi che regolano il Mercato interno e i servizi finanziari e gli accordi esistenti tra i 28 Stati membri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione fa seguito ad una pericolosa e non dignitosa discussione (e anche divisione) interna alle Istituzioni della UE: tra Consiglio europeo e Commissione europea (muto il Paramento europeo). Il Consiglio europeo, infatti \u2013 espressione degli Stati membri e geloso delle prerogative degli Stati e della concezione intergovernativa della integrazione europea \u2013 precedendo la Commissione Europea e senza consultarsi con essa aveva gi\u00e0 designato un proprio negoziatore nella persona di un diplomatico belga, Didier Seeuws. L\u2019intervento della Francia e dell\u2019Italia, ha consentito alla Commissione di rientrare in campo, con la mediazione di non impegnare direttamente la persona del suo presidente \u2013 Jean Claude Juncker \u2013 ma nominando un rappresentate di alto livello, non attualmente membro della Commissione. L\u2019Unione ha , dunque, gi\u00e0 compiuto \u2013 da parte sua &#8211; il primo passo, e nella direzione giusta: garantendo &#8211; sia alla controparte (Regno Unito) sia agli Stati membri &#8211; la massima competenza del negoziatore. Ora risulta urgente che lo Stato \u2013 Regno Unito, che sia il suo parlamento o il governo sta ad esso decidere &#8211; invii la notifica della richiesta di recesso. Poi tocca al Consiglio europeo dei 27 Stati membri fare il secondo passo: \u201cformulare gli orientamenti\u201d sui quali l\u2019Unione negozier\u00e0; l\u2019Unione, non gli Stati membri, singolarmente. Quale \u00e8 l\u2019oggetto del negoziato? Per quanto attiene ad eventuali fatti o elementi patrimoniali, il negoziato attiene \u2013 come \u00e8 noto- alla separazione dei rispettivi \u201cpatrimoni\u201d; ma per quanto attiene ad eventuali \u201cinteressi\u201d che le due parti ritengono di vicendevole utilit\u00e0 perseguire nel futuro, il negoziato parte da zero; e alla luce della \u201cunicit\u00e0\u201d dei mercati e dei servizi finanziari nell\u2019Unione: il negoziatore \u00e8 unico, l\u2019Unione. \u201cGli orientamenti del Consiglio\u201d, pertanto dovranno prima di tutto scegliere ed indicare il modello di partnership che meglio risponde agli interessi dei 27 Stati membri, in quanto Unione. La cosa migliore sarebbe \u2013 per ambedue le parti &#8211; avere come riferimento un modello consolidato e noto: potrebbe essere quello dello \u201cSpazio economico europeo\u201d (See), del quale altri Stati europei sono gi\u00e0 partner. In queste settimane \u2013 a partire dal giorno dopo il referendum- si \u00e8 molto favoleggiato del cosiddetto \u201cmodello Norvegia\u201d, sia sulla stampa europea sia su quella britannica. E\u2019 appena il caso di ricordare che il modello di relazione tra la Norvegia e l\u2019Unione europea comprende da una parte il vantaggio per la Norvegia di godere di gran parte delle norme europee sul Mercato unico e dall\u2019altra l\u2019accettazione delle quattro fondamentali libert\u00e0 fondamentali della UE: libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali. Immaginiamo che la libera circolazione dei servizi e dei capitali e dei servizi siano di speciale gradimento per il Regno Unito; ma non la libera circolazione delle persone: sulla quale \u00e8 stata condotta buona parte (con rilevanti dosi di falsificazione della realt\u00e0) della campagna pro Brexit (a tale specifico proposito, \u00e8 appena il caso di ricordare un po\u2019 di storia: nel 2004, quando L\u2019Unione apr\u00ec le porte ai polacchi \u2013 e quando avrebbe potuto valersi della clausola che consentiva di ritardare l\u2019applicazione del principio, cosa che fece la Germania \u2013 il Regno Unito procedette subito all\u2019applicazione del principio della libera circolazione delle persone e, quindi, all\u2019accesso dei lavoratori polacchi nel Regno Unito, per flessibilizzare il suo mercato del lavoro e guadagnare in competitivit\u00e0). Ma se al principio della libera circolazione delle persone, il Regno Unito ha espresso ed esprime non condivisione non potr\u00e0 mai godere del benefici del Mercato Unico europeo: su tale questione, infatti, la Unione Europea non pu\u00f2 \u2018transigere\u2019, pena la perdita del cuore della sua identit\u00e0. Come si pu\u00f2 vedere il \u201cnegoziato\u201d sar\u00e0 aspro, non facile, non indolore e neppure breve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche da questo punto di vista si conferma la necessit\u00e0 di una rapidissima notifica del recesso: i 27 Stati membri della Unione, infatti, devono potersi riunire nei propri organi istituzionali e decisionali, con i propri membri effettivi ed affrontare il proprio destino e quello strategico dei propri popoli, con la determinazione e la tempestivit\u00e0 necessari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(scenari economici)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incontro di Ventotene non potr\u00e0, dunque, non dedicare un \u201cpensierino\u201d a Brexit: non per recriminare (non sarebbe dignitoso n\u00e9 per i tre grandi protagonisti della integrazione europea, n\u00e9 per il luogo e la memoria dei protagonisti storici che l\u00ec, nella dura e buia prigionia, hanno formulato il primo pensiero per la Unit\u00e0 europea, n\u00e9 per il Regno unito e i suoi popoli &#8211; anche per quella parte di essi che ancora vorrebbero esserne parte: la maggioranza degli Scozzesi e degli Irlandesi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripartire da Brexit, significa prima di tutto focalizzare l\u2019accentuazione della crisi economica dell\u2019Unione causata dallo choc Brexit. \u201dNegli uffici delle istituzioni finanziarie della City si stanno disegnando gli scenari economici del dopo Brexit. E il quadro complessivo che ne esce \u00e8 di concreta preoccupazione\u201d, informava da Londra il corrispondente del \u2018Corriere della sera\u2019, Fabio Cavalera, l\u201911 luglio scorso. E sottolineava: \u201c \u2026 ora che il voto \u00e8 alle spalle, i conti bisogna farli sul serio e non sono numeri di fantasia o sulle proiezioni virtuali. Due analisti dell\u2019ufficio studi della Barclays, Michael Gavin e Aiay Rajadhyaksha, certificano che la contrazione degli investimenti \u00e8 cominciata e che alla fine del 2016 sar\u00e0 pari all\u20191,6%; ancora maggiore nel 2017 con un meno 2,6; il tasso di disoccupazione che si sarebbe dovuto attestare sul 5%, sar\u00e0 pi\u00f9 alto di oltre un punto, al 6,1\u201d. In casa Italia, le analisi dell\u2019Upb, l\u2019ufficio parlamentare di bilancio, l\u2019autorit\u00e0 indipendente che per statuto verifica le previsioni del governo certifica a sua volta: \u201cuna crescita nel 2016 dell\u20191,2%, come ipotizzato dal governo nel Documento di economia e finanza, appare non raggiungibile. In buona parte si tratta dell\u2019effetto Brexit; le stime di crescita riguardano anche l\u2019anno prossimo, si prevede una ripresa meno dinamica\u201d. Di fronte alle manovre dilatorie, gli analisti formulano questo interrogativo: \u201ce se la Gran Bretagna per limitare i danni dell\u2019uscita dalla UE avviasse una politica aggressiva dal punto di vista monetario? Insomma se avesse ragione il vecchio saggio Henry Kissinger che sul \u2018 Wall Street Journal\u2019 definisce la Brexit \u2018 una classica dimostrazione della legge delle conseguenze a catena non volute\u2019\u201d (Eugenio Occorso, \u201cTasse a buon mercato, l\u2019ultima tentazione in vista della Brexit\u201d, in \u2018la Repubblica \u2013Affari &amp; Finanza- 25 luglio 2016)? Brutalmente, torna a farsi vivo lo spettro della strategia di una Gran Bretagna fuori dalle pastoie (le regole comuni) unioniste, evocato da Farage durante la campagna elettorale: un grande paradiso fiscale dentro il continente Europa. Mentre a Londra, il sindaco Sadiq Aman Khan \u2013 persona responsabile e lungimirante, attualmente forse l\u2019unico dirigente politico e istituzionale degno di questo nome, in Inghilterra- si affanna a ricordare che \u201cLondon is open\u201d. E la premier scozzese \u2013 Nicola Sturgeon \u2013 organizza (17 agosto) una discussione pubblica, coinvolgendo circa 450 cittadini dell\u2019UE che vivono in Scozia, \u201cper spiegare loro il forte impegno del governo scozzese a proteggere il legame del suo Paese con l\u2019Europa, dopo il s\u00ec della Gran Bretagna alla Brexit\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco altre, pressanti, ragioni per accelerare la \u201cNotifica\u201d del recesso (la premier May, intanto fa belle camminate sulle Montagne svizzere!) e iniziare un serio negoziato. Non per fretta ma per seriet\u00e0: compiere gli atti conseguenti alle proprie iniziative. Un referendum consultivo e non obbligatorio, con il \u201cquesito\u201d fondamentale che conosciamo (si potevano sottomettere alla consultazioni altri tipologie di quesiti, come la modesta e piccola Grecia insegna!) rappresenta molto di pi\u00f9 di una \u201cintenzione\u201d( dice l\u2019art. 50: \u201clo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo\u201d). I mercati delle monete e dei beni se sono resi conto con chiarezza e gi\u00e0 presentano il conto agli Stati membri ed ai cittadini di questa Unione Europea (persino i Soci delle due \u201cBorse\u201d \u2013 di Londra e di Francoforte \u2013 dopo il via libera della \u201cLondon Stock Exchange &#8211; hanno, in queste ore, proceduto alla fusione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(more perfect Union)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 22 agosto, i tre massimi protagonisti di \u2018questa\u2019 Union Europea di 27 Stati membri, devono (devono!) sciogliere, di fronte alle opinioni pubbliche dei rispettivi popoli, il dilemma che pesa da sempre sulle ali di un areo che non riesce, appunto, a volare: \u201cl\u2019Europa unita \u00e8 una mera associazione di stati per perseguire obiettivi di natura economica (comunit\u00e0 economica) oppure un\u2019unione di stati per perseguire obiettivi di natura preminentemente politica (unione politica)?\u201d (Sergio Fabbrini, \u201cMa chi negozia davvero con il Regno Unito?\u201d, in: Il Sole-24 ore del 31 luglio 2016)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8, in effetti, di che essere spaventati della stanca e a volte furbastra reazione di tanti governi e cancellerie: dimenticano che sono proprio questi comportamenti e metodi politicistici alla base delle tendenze e delle concezioni populiste della democrazia. E non ci si venga a dire che il \u201ctempo\u201d serve per \u201csedimentare lo choc\u201d, e che allo choc si risponde non con \u201cvisioni\u201d ma con cose concrete (ho letto che in Germania, in questi giorni rispolverano un loro modo di dire: \u201dvisionari dall\u2019oculista\u201d; sarebbe bene che prendano nota anche che in altri Paesi e culture, europei, si racconta di un malcapitato \u2013 chiamato erroneamente Pasquale dal suo aggressore &#8211; che prendeva sberle e ceffoni, ostentando noncuranza e dicendo: \u201ce ch\u2019\u00e8, sono forse Pasquale, io?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, \u00e8 indubitabile che la integrazione europea sta prendendo molti colpi da qualche tempo: con una crescente intensit\u00e0 e da versanti differenziati, che, per\u00f2, si cumulano; non vederli o non sentirli \u00e8 manifestazione di miopia e sordit\u00e0. Assistiamo, infatti, a reazioni diversificate, e poco comprensibili. Ad esempio: un giorno leggiamo che il ministro tedesco Schauble, nervoso e ipercritico verso la Commissione europea, minaccia una iniziativa da parte dei governi nazionali; un altro giorno lo stesso ministro (delle finanze) nega che l\u2019Eurozona abbia bisogno di pi\u00f9 integrazione, nello stesso tempo, per\u00f2, rilancia la cosiddetta \u201cEuropa a due velocit\u00e0\u201d. Il ministro degli esteri della stessa Germania (Frank-Walter Steinmeier) dichiara (il 7 luglio) : \u201cCi\u00f2 che ci possiamo aspettare da Londra \u00e8 una road-map per avviare i negoziati per l\u2019uscita e indicazioni su quanto si prefigurano; anche noi dobbiamo preparaci bene e il mio ministero ha gi\u00e0 creato una taskforce\u201d. Ma un altro giorno (20 luglio) apprendiamo che la cancelliera concede a Londra pi\u00f9 tempo. Nel frattempo (il 9 luglio) il viceministro delle Finanze Jens Spahn \u2013 uomo di fiducia di Wolfgang Schauble e ascoltato membro della CDU (partito della cancelliera) &#8211; in una intervista, afferma: \u201cL\u2019idea che otto o dieci Paesi facciano un passo avanti sulla Difesa comune era gi\u00e0 stata del generale De Gaulle, negli anni \u201950. Noi vorremmo fare questo passo e costruire un esercito comune. Non \u00e8 necessario che tutti partecipino subito\u201d. C\u2019\u00e8 molta confusione sotto il cielo di Europa. E\u2019 urgente dare un segnale di chiarezza e di ripartenza, non velleitaria e concreta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMore perfect Union\u201d \u00e8 la formula che ha usato Obama nel discorso alla Convention democratica di Philadelphia. Mi piace prenderla in prestito: d\u00e0 il senso del lavoro da fare, del lavoro fatto, di un approccio positivo, dell\u2019urgenza non frettolosa, della visione necessaria e dell\u2019urgenza dell\u2019ora:<br \/>\n* Una strategia comune per la sicurezza. La domanda di Sicurezza non \u00e8 una richiesta di guerre, non \u00e8 un prurito malsano, non \u00e8 di \u201cdestra\u201d, non \u00e8 \u201ceuro-scettica\u201d, non \u00e8 una misura settorialistica. I popoli europei hanno diritto (e bisogno) a un \u201cProgetto europeo\u201d della Sicurezza. Di che si tratta? E\u2019 Difesa comune, \u2018Intelligence\u2019 comune, Frontiera esterna comune; una \u2018lettura\u2019 comune del mondo (quindi, attuazione del \u201ccompact migration\u201d). Al suo interno, quasi con naturalezza, trova posto la comune accoglienza dei rifugiati (non per \u2018buonismo\u2019 ma per dovere verso il mondo) e una intelligente concezione del fenomeno migratorio (non per solidariet\u00e0, ma per \u2018tornaconto\u2019: vedi i tassi europei di invecchiamento e la conseguente crisi del welfare europeo). Nella conferenza stampa a Berlino, prima di ferragosto, la Cancelliera Merkel ha detto tante cose giuste sul terrorismo e altro, ma non ha evidenziato la Unione europea come luogo ed opportunit\u00e0 unici per dare sicurezza agli Stati membri: egemonia riluttante o distrazione politica? La recente (11 agosto 2016) proposta dei due ministri italiani \u2013 degli Esteri, Paolo Gentiloni e della Difesa, Roberta Pinotti \u2013 di una \u201cSchengen della difesa\u201d va nella giusta direzione ed \u00e8 coerente con l\u2019attuale Trattato; quindi immediatamente realizzabile: senza alcuna modifica agli articoli dei Trattati vigenti, basta la volont\u00e0 politica di alcuni Stati membri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Eurozona. Esigenza non pi\u00f9 procrastinabile di un Modello di leadership istituzionale dell\u2019Unione Economica e Monetaria. La Banca europea (BCE), la chiede da tempo. Non lasciamola sola a governare una moneta comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Il futuro come fatto culturale. Il \u201ccuore\u201d di Europa \u00e8 spezzato tra due met\u00e0, due pulsioni; il suo \u201cPensiero\u201d \u00e8 diviso. La manifestazione pi\u00f9 appariscente \u00e8 quel \u201csurplus di rabbia\u201d che cova e, di tanto in tanto, esplode. Si pu\u00f2 anche osservare \u2013 lecitamente e con fondamento &#8211; che persino gli Stati Uniti d\u2019America \u00e8 alle prese (e anche vittima) con questo fenomeno politico-antropologico. Vero, e allora? E\u2019 tornata in campo e nelle vite delle persone e dei popoli la questione di \u201cdarsi un\u2019anima\u201d! Her Schauble, ha qualche idea in proposito?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 La potenza svogliata. Di tanto in tanto riemerge questa analisi\/congettura della riluttanza della Germania e del tedeschi ad esercitare una positiva egemonia. Dalla felice intuizione di \u201cEconomist\u201d che nel 2013 coni\u00f2 la definizione di \u201cegemone riluttante\u201d, questa questione politica \u00e8 diventata oggetto di dibattiti e analisi: dal \u201c Die Schuldfrage\u201d di Karl Jaspers (1946 \u2013 \u201cIl senso di colpa\u201d); alla \u201c Germania troppo piccola per il mondo, troppo grande per l\u2019Europa\u201d; alla affermazione di Joschka Fischer: \u201dci siamo svegliati (dopo la riunificazione) e improvvisamente ci siamo accorti di avere un ruolo da leader almeno in Europa, ma senza averne voglia\u201d; alla Brexit, con la Germania da una parte e la Francia dall\u2019altra senza pi\u00f9 la Gran Bretagna, che faceva da scusa per non procedere nella integrazione. \u201cHic Rhodus, hic salta\u201d &#8211; tradotto in inglese: \u201c prove what you can do, here and now\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Una penultima chance? \u2018Diario\u2019 ha letto di una ricerca realizzata dall\u2019Ifop in 6 Paesi, per conto di \u201cInstitut Jean Jaur\u00e9s\u201d e di \u201cFondation europ\u00e9enne d\u2019\u00e9tude progressistes\u201d (Feps). La ricerca registra che Brexit ha provocato in molti Paesi europei un nuovo senso di appartenenza: uno dei paradossi di questa strana storia. Cittadini che pensano sia meglio stare dentro l\u2019UE:<br \/>\nGermania + 19%; Francia + 10; Belgio + 33; Italia + 4. Inoltre, nei Paesi tre fondatori della Unione: sono contro la organizzazione di referendum per un \u201cleave\u201d: 59 % in Germania, 54 %, in Francia e in Italia. Sono \u2018messaggi in bottiglia\u2019 in un mare tempestoso, raccogliemoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritorno a Ventotene, come luogo e memoria (e l&#8217;Italia, come partner fondamentale) non sia, dunque, soltanto un appuntamento qualsiasi di mezzo agosto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario Europeo n. 35<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":40123,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-40122","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40122","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40122"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40122\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40124,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40122\/revisions\/40124"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40123"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}