{"id":39920,"date":"2016-07-09T16:18:25","date_gmt":"2016-07-09T14:18:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39920"},"modified":"2016-07-18T16:19:27","modified_gmt":"2016-07-18T14:19:27","slug":"completare-la-unione-economica-e-monetaria-ii-il-tempo-si-e-fatto-breve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/completare-la-unione-economica-e-monetaria-ii-il-tempo-si-e-fatto-breve\/","title":{"rendered":"\u201cCompletare la Unione economica e monetaria\u201d (II): il Tempo si \u00e8 fatto breve!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2026dove eravamo rimasti? Avevamo compiuto un\u2019analisi sul percorso di completamento della Unione economica e monetaria \u2013 quella configurazione politica, economica e strategica che tiene uniti i Paesi membri della U.E. che hanno liberamente adottato la moneta unica; e \u2013 di fronte alla prospettiva di una tempistica lenta che rinvia ad una ipotetica \u201cfase 2\u201d e ad un futuro \u201cLibro bianco\u201d calendarizzato per la fine del 2017 \u2013 Diario europeo si era chiesto: dobbiamo attendere uno \u2018choc\u2019 per convincere i Paesi della \u2018 zona euro\u2019 a fare quello che finora non hanno fatto? Lo \u2018choc\u2019 \u00e8 arrivato.<br \/>\n(Da Londra, \u2018Diario europeo\u2019, il 24 giugno scorso, ha fatto una prima valutazione della situazione. Torner\u00e0 sulle conseguenze, anche giuridiche e istituzionali, del referendum britannico, agli inizi di Settembre, quando il governo U.K. si sar\u00e0 ricostituito e nel pieno delle sue funzioni &#8211; con ritardo grave e inaccettabile, stante il Trattato vigente e sottoscritto anche dal Regno Unito &#8211; si assumer\u00e0 fino in fondo la responsabilit\u00e0 politica, istituzionale e giuridica di scelte &#8211; legittime, benintesi e, persino utili se saranno, alla fine, servite a fare chiarezza tra i popoli britannici e tra essi e la Unione europea- che hanno, fra l\u2019altro, prodotto e svelato la d\u00e9bacle di un\u2019 intera classe politica del Regno Unito stesso).<br \/>\nLo choc, dunque, c\u2019\u00e8 stato, ma non ci sono state, subito, le risposte adeguate da parte della Unione Europea (il Consiglio europeo successivo al \u201cBrexit\u201d \u00e8 stato particolarmente afono); neppure sono apparse chiare e nette le consapevolezze sulla situazione da parte di tutti e di ciascuno degli Stati membri. Faccio soltanto due esempi di \u2018notizie\u2019 europee: il Paese membro Ungheria, ha annunciato la data di un suo referendum per il 2 ottobre, la domanda alla quale i cittadini saranno chiamati a rispondere, questa volta, \u00e8: \u201cVolete che l\u2019Unione europea sia autorizzata a decidere l\u2019insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi in Ungheria senza il consenso del Parlamento\u201d? Mi limito ad osservare che l\u2019Ungheria \u2013 quindi anche il suo Parlamento \u2013 \u00e8 membro dell\u2019area Schengen. Altra notizia: le acque agitate della finanza- dopo il fatidico referendum britannico- non sono una esclusiva del Sud Europa e delle sue banche. In Germania i credit default swap a cinque anni \u2013 una sorta di assicurazione contro il default- su Deutsche Bank sono saliti dai 184 punti base in data 23 giugno, ai 250 odierni (Unicredit, per dire, ha subito un rialzo da 180 a 226)! In Gran Bretagna, d\u2019altra parte, si sta profilando una fuga dal settore immobiliare, svelando (forse) una (finora nascosta) bolla immobiliare nella mitica Britannia, le cui conseguenze sono tutte da capire. Non solo Mediterraneo, quindi e non solo Eurozona!! Ma torniamo alle sfide e alle responsabilit\u00e0 proprie della Unione europea e specificamente dei membri che compongono la UEM. Il compito di tutti \u2013 e senza \u201cprimi della classe\u201d, dispensati dai \u2018compiti a casa\u2019- \u00e8 volere le conseguenze di ci\u00f2 che si \u00e8 voluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il momento \u00e8 questo! Non c\u2019\u00e8 da attendere nessun altro giorno. La risposta deve venire dai 18 Stati che hanno adottato l\u2019Euro. Ma \u2013 tra essi \u2013 il cuore della responsabilit\u00e0 storica sta soprattutto in alcuni: Germania, Francia, Italia, Spagna. In questi giorni (luned\u00ec 4 luglio 2016), Wolfgang Schauble, potente e avveduto super ministro tedesco, ha rilasciato una lunga intervista al \u201cCorriere della sera\u201d (4 luglio 2016) piuttosto inquietante: appariva nervoso (e a ragione) ma non si capiva quali \u201cdecisioni\u201d la Germania \u00e8 pronta ad assumere per arginare la slavina della disintegrazione dell\u2019Unione e della Eurozona. Certamente, \u2018Unione digitale\u2019 e \u2018 Unione energetica\u2019, sono due delle, ancora troppo numerose, \u2018Politiche comuni\u2019 di cui l\u2019Unione non \u00e8 ancora dotata. Ma, il ministro Schauble nulla ha detto delle tappe di completamento della Unione economica e monetaria da definire per evitare nuove crisi alla moneta unica e i conseguenti ulteriori sconquassi ai bilanci pubblici di alcuni di questi Paesi. Mentre il pensiero del super ministro va \u2013 lodevolmente \u2013 alla Unione energetica, su cui le responsabilit\u00e0 della Germania sono prevalenti, considerate le relazioni speciali con la Russia, il completamento della Unione bancaria (la garanzia europea comune dei depositi sotto i centomila), tanto per citare una tappa, tarda ad essere completata per la opposizione del super ministro. Non mancano, peraltro, suggerimenti ed analisi puntuali da parte di intellettuali assolutamente esperti (certamente non meno di Herr Wolfgang); ha dichiarato in questi giorni Lucrezia Reichlin: \u201cC\u2019\u00e8 sempre meno appetito politico di pi\u00f9 Europa e in molti paesi si alzano muri. Eppure anche con le istituzioni che abbiamo si pu\u00f2 fare una riforma \u2018minima\u2019 che renda la Unione pi\u00f9 robusta dal punto di vista economico\u201d (la Repubblica 9 maggio 2016). La professoressa della \u2018 London Business School\u2019, insieme ad altri studiosi di varie tendenze, ha elaborato precise proposte per attaccare la madre di tutte le instabilit\u00e0 economiche e finanziarie: i Debiti sovrani pubblici. Dice: \u201c Instaurare un meccanismo che renda possibile la ristrutturazione del debito pubblico in Paesi non solvibili. Quando un Paese diventa a rischio si adotta una serie di misure preventive, ma oltre un certo limite scatta la ristrutturazione secondo regole certe e conosciute ex-ante. Per evitare attacchi speculativi e prima di applicare questa riforma si deve negoziare il patto per abbattere una parte del debito cos\u00ec da far tornare tutti ai livelli tra il 90-95%. Andrebbe, quindi, creato un Fondo di stabilit\u00e0 che compri una parte del debito di ogni stato e finanzi gli acquisti e i costi per gli interessi con titoli di nuova natura garantiti dalle entrate fiscali future dei Paesi. (\u2026) Non sono eurobond perch\u00e9 le risorse a garanzia sono nazionali e non c\u2019\u00e8 mutualizzazione del debito.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre leggevo, pensavo: immagina (\u201cImagine&#8230;\u201d suona in lingua inglese!) l\u2019effetto che farebbe, questa o altre proposte e decisioni \u2013 la cui realizzazione benintesi occuperebbe comunque anni a venire &#8211; sulla situazione del Brexit e dei tanti, troppi impulsi euroscettici dell\u2019attuale Unione. E, anche, di fronte al Mondo! Chi sar\u00e0 a prendere sulle spalle questa sfida? Chi sar\u00e0 il nuovo (europeo, questa volta) \u2018Alexander Hamilton\u2019? ( Ministro del Tesoro americano che prese in mano i destini incerti degli Stati americani e indirizz\u00f2, definitivamente, nella Storia, gli \u201cStati Uniti d\u2019America\u201d. Le tappe della costruzione degli Stati Uniti hanno visto in primis la costituzione di un debito comune e solo dopo aver ottenuto un debito comune, fu istituita una moneta comune e fu fatta la proposta dallo stesso Hamilton di una banca centrale; che fu per\u00f2 istituita solo pi\u00f9 di cento anni dopo, nel 1913! Nella Europa unita si \u00e8 fatto il percorso inverso: ma le componenti sono e devono essere le stesse; altrimenti la casa non regge!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il momento \u00e8 questo! \u201cL\u2019esigenza fondamentale \u00e8 di restituire chiarezza e fiducia all\u2019assetto istituzionale dell\u2019area euro, dal momento che sappiamo che quello attuale \u00e8 incompleto\u201d, cos\u00ec Mario Draghi intervenendo il 9 Giugno all\u2019appuntamento annuale del \u2018Brussels Economic Forum\u2019, organizzato ogni anno a Bruxelles dalla direzione generale \u2018Economia e finanza\u2019 della Commissione europea. Draghi, in quella occasione \u2013 e non \u00e8 certamente la prima, ma una delle molteplici nella quali il presidente della Banca Centrale Europea invia moniti e suggerimenti alle Istituzioni europee e agli Stati membri \u2013si \u00e8 soffermato su: strumenti di bilancio europei per la spesa in programmi comuni, fondi dell\u2019area euro di assicurazione dal rischio di una crisi in questo o quel Paese, istituzioni dell\u2019Unione monetaria, dotate di poteri reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Comitato Economico e Sociale &#8211; relatori: l\u2019italiano Carmelo Cedrone e l\u2019olandese Van Iersel \u2013 gi\u00e0 nel maggio 2015, ha elaborato un dettagliato e accurato \u2018 Parere\u2019 (\u201cCompletare l\u2019UEM: il pilastro politico\u201d), distinguendo il percorso per tappe successive (si veda, per una lettura completa <a href=\"http:\/\/www.eesc.europa.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\">www.eesc.europa.eu<\/a>). \u201cParallelamente alla convergenza economica \u2013 affermano i due relatori \u2013 vi \u00e8 bisogno di legittimit\u00e0 democratica, di un quadro politico solido e di un senso condiviso di un destino comune. A tal fine, misure concrete possono essere intraprese gi\u00e0 nel quadro del Trattato attuale e delle altre norme vigenti; a medio-lungo termine, una revisione del Trattato dovrebbe riportare le disposizioni in linea con i requisiti indispensabili di una vera Unione economica e politica. Alla fine del percorso, dovr\u00e0 risultare chiaro ed evidente che la moneta unica ha un \u201csovrano\u201d. Scriveva \u2013 con una buona dose di preveggenza \u2013 la professoressa Lucrezia Reichlin: \u201cNonostante le tensioni politiche siano in aumento, un\u2019opportunit\u00e0 c\u2019\u00e8 ed \u00e8 proprio data dalla prospettiva dell\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Unione o comunque dall\u2019allentamento del suo rapporto con essa. Per cogliere questa opportunit\u00e0, \u00e8 essenziale che si rompa l\u2019ambiguit\u00e0 e si chiarisca se l\u2019obiettivo sia una maggiore centralizzazione dei processi decisionali dell\u2019Unione o invece il consolidamento di un sistema decentralizzato a livello nazionale\u201d (\u2018Le scelte giuste sull\u2019Europa\u2019, Corriere della sera 25 febbraio 2016). Sempre prima dello svolgimento referendario britannico, ministro dell\u2019economia italiano ed europeo, Pier Carlo Padoan (gi\u00e0 direttore esecutivo del FMI, poi vice segretario generale e capo economista dell\u2019OCSE), ha dichiarato nel corso del Festival dell\u2019economia di Trento: \u201cTutti ci auguriamo che la Brexit non ci sia, ma nel caso contrario la BCE sar\u00e0 in prima fila per scongiurare le tensioni sui mercati e l\u2019Europa far\u00e0 un forte annuncio di integrazione\u201d. Ben detto, ma mentre l\u2019azione della BCE si \u00e8 puntualmente manifestata, di \u201cannunci di integrazione\u201d non ne abbiamo visto: n\u00e9 forti n\u00e9 deboli. E della volont\u00e0 e anche perspicacia di Pier Carlo Padoan non abbiamo dubbi; quindi \u00e8 nelle altre capitali che bisogna cercare e scovare le non volont\u00e0. Insomma, un \u201cannuncio\u201d di integrazione per l\u2019area euro potrebbe \u2013 ad esempio \u2013 essere che i 5 presidenti delle cinque Istituzioni europee che hanno redatto il Rapporto: \u201cCompletare l\u2019Unione economico e monetaria\u201d, nel Giugno 2015, decidano di integrare il loro Rapporto, con un \u201cAllegato strategico\u201d, anticipando le fasi e le scansioni temporali precedentemente indicate! Perch\u00e9? Perch\u00e9, il tempo si \u00e8 fatto breve!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accelerazione delle tappe di completamento della Unione economica e monetaria riguarda i Paesi membri che hanno sulle spalle l\u2019opportunit\u00e0\/vincolo della moneta unica.<br \/>\nLa manifestazione della loro volont\u00e0 di intensificare la \u201cloro unione\u201d non dovr\u00e0 essere percepita come una sfida ai colleghi Paesi membri, ma come un grande atto di fiducia nella comune costruzione unitaria. Ed anche un incoraggiamento a cercare su altri campi, altre sfide e altri terreni comuni nei quali portare avanti la \u201cComune Integrazione differenziata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche giorno prima del referendum britannico, lo psicanalista Massimo Recalcati, analizzava e commentava, cos\u00ec, il mito della \u201cTorre di Babele\u201d: \u201cQuale \u00e8 il peccato pi\u00f9 grande commesso dai babelici? E\u2019 quello di voler realizzare la propria impresa escludendo la possibilit\u00e0 di lingue differenti. Essi, infatti, si radunano attorno a un principio forte di identit\u00e0: \u2018un solo popolo\u2019 e \u2018una sola lingua\u2019. Gli uomini della Torre vogliono assaltare il cielo sfidando Dio non solo perch\u00e9 esibiscono la loro ambizione in una spinta ascendente che vorrebbe escludere l\u2019esperienza del limite, ma perch\u00e9 in questo slancio fallico-narcisistico essi vogliono farsi un nome da se stessi\u201d (\u201cLa Torre di Babele, simbolo eterno dell\u2019antipolitica\u201d, in \u2018 la Repubblica, 12 Giugno 2016).<br \/>\nMa cos\u00ec non \u00e8 per la costruzione europea, della quale la realt\u00e0 della storia fatta insieme fino ad ora e il sogno della futura costituzione comune suonano cos\u00ec: \u201cNoi, Popoli d\u2019Europa, diversi e uniti\u2026.\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PS.<br \/>\n\u201cDiario europeo\u201d: torner\u00e0 in \u2018edicola\u2019 agli inizi di Settembre. Augura ai lettori e alle lettrici un buon riposo e buone letture.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario europeo n. 33<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39921,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39920","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39920","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39920"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39920\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39922,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39920\/revisions\/39922"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39921"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39920"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39920"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}