{"id":39866,"date":"2016-06-15T17:21:35","date_gmt":"2016-06-15T15:21:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39866"},"modified":"2016-06-20T17:25:10","modified_gmt":"2016-06-20T15:25:10","slug":"lunione-economica-e-monetaria-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/lunione-economica-e-monetaria-i\/","title":{"rendered":"\u201cL&#8217;Unione economica e monetaria\u201d (I)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il Preambolo del Trattato sull\u2019Unione europea, con il suo tono (apparentemente) solenne e rassicurante (che i lettori e le lettrici di Diario hanno imparato ormai a riconoscere e interpretare) afferma: \u201cDecisi a conseguire il rafforzamento e la convergenza delle proprie economie e ad istituire un\u2019Unione economica e monetaria che comporti, in conformit\u00e0 delle disposizioni del presente Trattato e del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea, una moneta unica e stabile\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Brexit alle porte?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I lettori e le lettrici di \u201cDiario\u201d , forse si chiederanno e chiederanno anche a chi scrive: \u201cma con la possibile Brexit alle porte, volgiamo addentraci su un tema del genere\u201d?.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diario \u2013 nella sua \u2018finestra\u2019 del 16 Febbraio 2016 \u201cEuropa e Gran Bretagna\u201d- ha analizzato dettagliatamente l\u2019Accordo tra G.B. e Unione Europea finalizzato a concedere alla stessa una sorta di Statuto Speciale di membership: una non-soluzione, per consentire all\u2019attuale Governo inglese di far fronte alla tempesta referendaria. Una \u201cnon-soluzione\u201d, appunto, che tuttavia poteva (e pu\u00f2) anche configurare \u2013 per la prima volta in questi termini pesanti ed espliciti \u2013 un grado specifico di \u2018integrazione differenziata\u2019 (cos\u00ec precisamente scrivevamo in Diario) e nello stesso tempo, e dare anche una spinta per accelerare la stagione di una profonda riconsiderazione del processo di Unit\u00e0 europea che tenga insieme i due Poli. Successivamente \u2013 nel precedente Diario &#8211; commemorando i trent\u2019anni della morte di Altiero Spinelli, osservavamo: L\u2019occasione del profondo rimescolamento cui \u00e8 sottoposta l\u2019attuale costruzione europea, offerta del referendum inglese dei prossimi giorni (a prescindere dal suo esito), pu\u00f2 e deve costituire anche l\u2019occasione per uno \u2018stop and go\u2019 della globale filosofia di Unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccoci, dunque, al momento opportuno e necessario! Alla vigilia del D-day del 23 giugno 2016, Diario dedica al referendum britannico questa riflessione dell\u2019ambasciatore Romano: \u201cDirei che la Gran Bretagna, se uscisse dall\u2019Ue, correrebbe i rischi maggiori rispetto agli altri Paesi membri. Ma sar\u00e0 bene non sottovalutare il rischio \u201csfiducia\u201d dei mercati e delle opinioni pubbliche. Per far fronte, esiste una contromossa che consiste nel rispondere all\u2019uscita dalla Gran Bretagna con una coraggiosa iniziativa europeista\u201d (Il Corriere della Sera, 7 giugno 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Il compito e l\u2019ora)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E chi dovr\u00e0 essere ad assumersi questo compito? Dovranno essere i Paesi membri che hanno il vincolo\/opportunit\u00e0 della moneta unica. In primis, tocca alla \u201czona Euro\u201d assumersi l\u2019onere e il dovere \u2013 di fronte ai popoli europei ed anche al mondo- di prendere in mano il destino di Europa e condurla nella Storia. \u201cSono un convinto anglofono \u2013 afferma Piero Ottone, sul Corriere del 4 giugno \u2013 e non riesco a immaginare una UE senza l\u2019Inghilterra; ma nello stesso tempo penso che soltanto uno choc potrebbe convincere i Paesi dell\u2019Unione a fare quello che finora non hanno fatto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo concentrarci sull\u2019accelerazione delle riforme necessarie per rilanciare la integrazione dell\u2019Unione, subito! Il primo compito \u00e8: \u201cCompletare l&#8217;Unione economica e monetaria dell&#8217;Europa\u201d. Le virgolette, ricordano che si tratta di un titolo del documento\/impegno &#8211; massimamente autorevole &#8211; preso dai cinque presidenti in carica nell\u2019attuale Unione Europea: Jean-Claude Juncker della Commissione europea, Donald Tusk del Consiglio europeo, Mario Draghi della Banca centrale, Jeroen Dijsselbloem dell\u2019 Eurogruppo, Martin Schulz del Parlamento europeo, nella relazione del 22 giugno 2016. Di che si tratta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(L\u2019antefatto)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Completare il lavoro gi\u00e0 iniziato. Per comprendere meglio il tutto, dobbiamo tornare, un attimo indietro nel tempo, a Maastricht, cittadina olandese. Potrebbe risultare utile una brevissima contestualizzazione temporale, che facciamo utilizzando \u201c L\u2019Inchiesta: come \u00e8 nata la crisi UE\u201d, di Andrea Bonanni (la Repubblica, 30 maggio e a seguire), che consiglio ai lettori e alle lettrici, per comprendere meglio alcuni semi originari dell\u2019attuale crisi della integrazione europea. Scrive Bonanni: Siamo nel dicembre 1991. Da poche ore; l\u2019Unione Sovietica si \u00e8 sciolta. La Germania \u00e8 riunificata da un anno. La Jugoslavia non esiste pi\u00f9. In Croazia si combatte e si uccide. L\u2019Est europeo si misura con la scoperta della democrazia. (\u2026) Oggi Maastricht \u00e8 iscritto nel museo della memoria europea come il vertice che mise la basi della Unione monetaria, fissandone la data di nascita al 1 gennaio 1999 e definendo i famigerati parametri in materia dei conti pubblici\u201d. Prima ancora, i lettori e le lettrici di Diario ricordano certamente anche altre date fatidiche: 9 novembre 1989 (inatteso crollo del muro di Berlino) e i successivi undici mesi cruciali entro i quali con un\u2019accelerazione straordinaria e non prevista si arriva alla riunificazione della Germania (3 ottobre 1990). (Per una ulteriore contestualizzazione, anche di tipo strategico-politico, si veda: Mario Campli, Europa, ragazzi e ragazze riscriviamo il sogno europeo, Marotta &amp;Cafiero, 2014; pp. 110-124).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta politico-strategica alla riunificazione della Germania e contestualmente al sommovimento globale dell\u2019area post-sovietica fu da una parte la riunificazione delle due Germanie, dall\u2019altra il nuovo \u2018Trattato dell\u2019Unione Europea\u2019 con dentro la Unione economica e monetaria. In quegli anni (1989-92) veramente \u2013 senza retorica \u2013 \u00e8 stata fatta la Storia europea, con il coinvolgimento attivo ed esplicito delle nazioni che erano state coinvolte nella seconda guerra mondiale. E si tratt\u00f2 di un coinvolgimento politico e strategico non indolore. Nikita Chruscev (prego i lettori e le lettrici giovani di consultare Internet) era stato molto chiaro quando era al potere dell\u2019impero sovietico: \u201cLa frontiera delle due Germanie \u00e8 una frontiera che \u00e8 stata tracciata con la guerra e solo una guerra potrebbe cambiarla\u201d. La Russia di Corbacev, invece, non oppose alcuna resistenza. Nessuna guerra fu minacciata. Gli USA parteciparono in prima persona, attraverso il suo Segretario di Stato James Baker al processo storico, negoziando direttamente &#8211; sia per la riunificazione\/annessione sia per la successiva adesione alla NATO della nuova Germania riunificata \u2013 i passi del nuovo assetto dell\u2019area, strategico per l\u2019intero occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci dispiace, invece, dover sottolineare &#8211; da \u201cvecchi\u201d europei che vengono da un percorso di Unit\u00e0 iniziato nel 1950 &#8211; che furono proprio i Governi degli stati membri dell\u2019allora Comunit\u00e0 Europea a non raccogliere completamente la sfida della storia. \u201cSi arriva cos\u00ec al 30 settembre 1991, il luned\u00ec nero dell\u2019Europa, secondo i ricordi dei diplomatici olandesi. Nel corso di una riunione dei dodici ministri degli esteri dei Governi dei dodici Paesi membri convocatisi per discutere del nuovo \u201cTrattato\u201d (da cui nascer\u00e0 la Unione Europea) la proposta della presidenza di turno, l\u2019Olanda, di comunitarizzare oltre che la moneta, anche la politica estera, la difesa e la giustizia riceve solo due voti: Olanda e Belgio. La Germania si schiera con la Francia. L\u2019Italia si adegua\u201d (Andrea Bonanni, vedi sopra). Cosa era accaduto nei mesi di faticosi incontri e discussioni? Era intervenuto una serie interminabile di contorcimenti, sotto gli occhi increduli di Russia e America, stupiti che gli Europei stavano mancando l\u2019appuntamento a cui avevano dedicato anni ed anni di faticoso cammino (dal famoso discorso a Parigi di R. Schuman il 9 maggio 1950). Sta di fatto che ad una apertura della Germania di H. Kohl pronto a mettere a disposizione l\u2019abolizione del marco e anche l\u2019opzione della Unione politica, la Francia di F. Mitterand prefer\u00ec mantenere nazionalizzate tutte le politiche strategiche (Difesa, Esteri, Fiscalit\u00e0 comune, Debito sovrano europeo) illudendosi che la sola \u201cmoneta unica\u201d (con la soppressione del marco) avrebbe potuto reggere la sfida della navigazione in mare aperto della la sorgente globalizzazione dell\u2019economia e delle Comunicazione (Internet). Nell\u2019insieme si era verificato anche un circuito \u2013 piuttosto usuale nella storia europea- di scarsa fiducia vicendevole: la Germania, ad esempio procedette al riconoscimento unilaterale della indipendenza della Slovenia e di Croazia, innescando la guerra in Jugoslavia; pure il Vaticano fece la sua parte: all\u2019inizio della crisi dello Stato Jugoslavo, il papa polacco aveva attivamente favorito la secessione della Croazia cattolica a scapito della Serbia ortodossa (cfr. Sergio Romano, \u201cFra cattolici e ortodossi\u2026\u201d, in Corriere della sera, 12-6-2016). A seguire alcuni colpa di coda: la Germania, non avendo comunitarizzato la politica economica, pretese i famosi \u201cparametri di Maastricht\u201d, per vincolare i bilanci nazionali a rigorose regole di austerit\u00e0; la Gran Bretagna aggiunse (as usual) il suo veto a qualsiasi \u201cpolitica sociale europea\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Euro, soluzione incompleta)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019affermazione \u201csoluzione incompleta\u201d \u00e8 di Mario Draghi presidente della Banca Europea. Il Film della crisi economica e finanziaria \u2013 peraltro importata dagli USA \u2013 ha successivamente (2007-08) mostrato senza equivoci di sorta, che la moneta da sola, e per giunta \u201csenza un sovrano\u201d certo e indiscusso (la Unione politica,) non pu\u00f2 reggere la sfida n\u00e9 dello sviluppo armonico di economie e societ\u00e0 diverse e ancora \u2018nazionali\u2019, mentre tutte le leve di una normale politica economica e finanziaria e la impostazione di una coerente politica economica di crescita e sviluppo restano affidate a strumenti e congegni di \u201ccoordinamento\u201d (vedasi art. 5-6 del T.U.E.). \u201cCom\u2019e possibile continuare a mantenere una moneta unica, con diciotto politiche economiche diverse, con diciotto politiche del debito pubblico, con diciotto politiche di bilancio, con diciotto mercati del lavoro, ecc. E che dire di una Banca centrale, lasciata sola a difendere la moneta, nel contesto appena ricordato e senza gli strumenti normali di altre banche centrali del mondo?\u201d (Carmelo Cedrone, Dove va l\u2019\u20acuro?, Edizioni Nuova Cultura, 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Le tappe)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bruxelles 21 ottobre 2015, La Commissione europea \u2013 dopo la Relazione dei cinque Presidenti \u2013 in qualche modo (!) espressione del \u201csovrano\u201d (l\u2019attuale Consiglio Europe) &#8211; invia al Parlamento ed ai Governi, alla Banca Centrale (ed alla societ\u00e0 civile europea) una formale \u201cComunicazione\u201d per delineare le tappe del completamento della U.E.M. Ma, attenzione, senza poter (non avendo questo input da parte dei Governi degli Stati membri) mettere mano a nessun altra riforma che delinei le forme e le istituzioni proprie di una \u201cUnione politica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019esame sul tema del \u201ccompletamento\u201d della Unione economica e monetaria vi sono molti passaggi di natura e consistenza specialistica e anche tecnica che non \u00e8 utile affrontare per non appesantire la lettura, paziente e generosa, dei lettori e delle lettrici di Diario. Far\u00f2, peraltro, molto riferimento al lavoro condotto dai rappresentanti della Societ\u00e0 civile europea nel Comitato Economico e Sociale Europeo, in quanto \u00e8 \u2013 allo stato attuale l\u2019organismo istituzionale (indipendente) dell\u2019Unione che il Trattato chiama ad \u201cassistere\u201d le prime tre Istituzioni della UE (Parlamento, Consiglio, Commissione- art. 13, comma 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Comunicazione della Commissione sulle Tappe verso il completamento (COM 600, del 21 ottobre 2015) aveva il compito di dare una concretezza operativa e di percorso legislativo al documento politico dei cinque presidenti, onde evitare che restasse \u2018lettera morta\u2019, come era gi\u00e0 accaduto ad un analogo pronunciamento dei 4 presidenti nel 2012, ingnorato del tutto dalla Commissione stessa, allora presieduta dal portoghese Barroso. Bene, dunque, che la Commissione \u2013 Junker si sia assunto la responsabilit\u00e0 politica di avviare un vero e proprio percorso legislativo. Nel merito essa presenta una configurazione prevalentemente fragile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I punti di forza sono: forzare il fronte degli Stati membri che manifestano tiepidezza e anche contrariet\u00e0 alle riforme; l\u2019attenzione alla Unione finanziaria nelle sue diverse articolazioni; il completamento della Unione bancaria, con la imprescindibile esigenza della garanzia europea dei depositi; l\u2019Unione dei mercati dei capitali, affinch\u00e9 i risparmiatori\/correntisti, i contribuenti europei in riferimento ai debiti delle banche, gli investitori e le imprese che operano sui mercati finanziari poco trasparenti e poco diversificati siano tutelati dentro un quadro di regole europee e relativi controlli incisivi. In questo ambito, grave risulta la mancata obbligatoria differenziazione e separazione tra banche commerciali e banche di investimento. Limitata ma utile e positiva \u00e8 anche la introduzione della \u201cRappresentanza esterna unificata\u201d dell\u2019UEM, per consentire un dialogo strutturato ed istituzionale tra zona euro- come entit\u00e0 unica- verso il Fondo monetario internazionale (considerando che allo stato attuale la \u201czona euro\u201d non \u00e8 dotata di un analogo Fondo Monetario Europeo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I punti di debolezza, invece, sono molto seri e tutti di natura politico-strategica. \u201cSi continua a perseverare e far credere, ad esempio, che: a) il problema nella UEM sia solo una questione di rispetto delle regole di \u201ccontabilit\u00e0\u201d; b) la \u2018governance\u2019 economica si risolva solo con un \u201ccoordinamento\u201d; c) la sostenibilit\u00e0 macroeconomica e finanziaria dell\u2019Eurozona sia solo un problema di trasparenza; d) la gravissima questione della disoccupazione possa essere affrontata con proposte sollo \u201cformali\u201d, come si fa da anni (\u2026.) Le gravi conseguenze sociali provocate dalla disoccupazione non trovano nessuno strumento di solidariet\u00e0 e non si capisce che cosa si voglia intendere per \u201cpilastro europeo\u201d dei diritti sociali (forse quelli esistenti gi\u00e0 \u2013 molto diversificati e spesso fragilissimi- nei Paesi membri?)\u201d (cfr. Parere del Comitato Economico e Sociale Europeo, ECO\/394, del 17 marzo 2016, del relatore, consigliere Carmelo Cedrone).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la parte ancora pi\u00f9 debole \u00e8 quella relativa alla \u201clegittimit\u00e0 democratica\u201d. Afferma, coerentemente il relatore del CESE, Carmelo Cedrone: \u201cSe ne parla in mdo molto superficiale ed approssimativo, quando invece \u00e8 il cuore di tutto, e l\u2019essenza del dibattito e delle preoccupazioni dell\u2019opinione pubblica europea: e da qui che passa il futuro dell\u2019eurozona e della UE\u201d. La Commissione rinvia, dunque, ad una \u201cFase 2\u201d ed a un \u201cLibro bianco\u201d a fine 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con tutta evidenza, siamo di fronte ad una gravissima sottovalutazione della gravit\u00e0 delle situazione politica dell\u2019Unione, di fronte alle pulsioni antieuropeiste, dalle svariate forme. Oppure dobbiamo \u201ccapire\u201d che prima delle elezioni in Francia e in Germania, nessuna vera apertura del dibattito sulla \u2018Unione politica\u2019 potr\u00e0 cominciare? E, dunque, l\u2019attuale Unione e i 27 ( utti, meno la UK) Paesi membri non hanno ancora nessuna \u201cIpotesi di ripartenza\u201d all\u2019indomani del referendum britannico? Non possiamo crederlo e non \u00e8 cos\u00ec! Gi\u00e0 ora molte analisi e anche precise proposte sono state espresse. Dobbiamo attendere \u2013 come diceva sopra Piero Ottone- uno choc per convincere i Paesi dell\u2019Unione a fare quello che finora non hanno fatto\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una seconda puntata sul \u201cCompletamento\u201d (II) della Unione economica e monetaria-Pilastro politico, sar\u00e0 per dopo referendum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diario, oggi, si ferma qui. Il 23 giugno \u2013 Gioved\u00ec \u2013 torneremo ai lettori e alle lettrici, direttamente da Londra, per commentare Brexit\/Remain.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario europeo n. 31<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39867,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39866","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39866","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39866"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39866\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39868,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39866\/revisions\/39868"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39867"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39866"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39866"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39866"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}