{"id":39837,"date":"2016-06-10T17:21:21","date_gmt":"2016-06-10T15:21:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39837"},"modified":"2016-06-14T17:57:26","modified_gmt":"2016-06-14T15:57:26","slug":"le-nuove-frontiere-della-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/le-nuove-frontiere-della-politica\/","title":{"rendered":"Le nuove frontiere della politica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Le recenti elezioni amministrative lasciano sgomenti i rappresentanti politici. I commentatori, cercano iperbole pi\u00f9 o meno raffinate per raccontare le slavine culturali e politiche che si rappresentano nella modificazione dei gruppi sociali, nei partiti politici, nelle \u00e9lite che sentono traballante il loro piedistallo. Eppure i segnali di avviso si sono moltiplicati in tutta Europa e non solo, da tempo e con pervicacia. I nuovi proletariati, acquisendo nel proprio interno i cedi medi, sfaldano i sistemi di rappresentanza e rendono inutili strumenti le analisi e gli articolati del novecento, mostrando cos\u00ec nudo il re della democrazia rappresentativa.<\/p>\n<p>Il contesto e le modalit\u00e0 con cui il cambiamento si espande ne fanno un caso nel caso. Il contesto \u00e8 quello di un cambiamento industriale\/produttivo sussultorio raffrontabile all\u2019idea di un terremoto, intere filiere spariscono e con loro competenze e professioni ed altre ne appaiono con qualit\u00e0 e forma inusitata. Le modalit\u00e0 riguardano la velocit\u00e0 con cui tutto ci\u00f2 avviene, una velocit\u00e0 mai provata probabilmente nella storia umana, senza pause di assestamento. La produzione messa a confronto con i limiti del compatibile (ambiente, risorse prime, consumo, distribuzione) arretra spaventata dalle conseguenze sociali che una inversione rapida potrebbe produrre: la sparizione del consumatore.<\/p>\n<p>I nuovi proletari hanno qualit\u00e0 e definizioni: per esempio sono radicali, sono mediamente colti, connessi, portatori di un diritto estremo e non soppremibile\u00a0 \u2013\u00a0 il consumo ora, adesso e subito, e rivolto a se stessi. Nulla a che vedere con le masse proletarie che emergevano dalle campagne oscure e si collocavano nelle nuove citt\u00e0 produttive ed illuminate e posizionandosi nelle periferie, aspettando di costruire uno spazio sociale per le generazioni che sarebbero venute, accumulando duramente tramite il risparmio, un vantaggio e una possibilit\u00e0, alcuni in proprio, alcuni tramite le organizzazioni sociali di massa che diventavano proposta e potere politico conteso.<\/p>\n<p>Pensare a forme di rappresentanza per comparti in una vaga architettura socialdemocratica \u00e8 inutile e fuorviante, i soggetti sociali, mischiati, sovrapposti e liquidi non hanno tempo, devono rispondere con immediatezza al loro istinto sociale e trovare spazi in cui rappresentarsi. Sono allenati sulla rapidit\u00e0 e pensare in grande vuol dire uscire fuori dai pixel attraverso cui filtrano la realt\u00e0. Non si viene percepiti.<\/p>\n<p>Sfatiamo anche la scusa dietro cui molti si nascondono, cio\u00e8 che la tecnologia brucia il lavoro. Questo assunto \u00e8 falso, \u00e8 vero invece che lo trasforma e lo rende una materia di per se instabile, andrebbero quindi cercate qualit\u00e0 nuove invece di attardarsi in difese impossibili, la qualit\u00e0 del semplice accesso e della diffusivit\u00e0: poche regole chiare e chi non le rispetta ( questa parentesi riguarda prevalentemente l\u2019Italia) fuori dal sistema.<\/p>\n<p>Quindi le nuove frontiere riguardano il lavoro e la cultura. Le due cose non sono pi\u00f9 scindibili, ma lo sapevamo gi\u00e0 dalle ricerche sulla storia materiale negli anni 80.<br \/>\nIl compimento delle due azioni che si intrecciano, possono essere lasciate alle tensioni o alle casualit\u00e0 del mercato o, essere indirizzate dagli Stati. La differenza tra queste scelte produce la visione delle \u00e9lite e nei paesi a prevalenza democratica l\u2019elemento partecipativo diffuso unico e vero produttore di cittadinanza.<\/p>\n<p>E\u2019 il lavoro e la cultura che asciugano la paura della indifferenza e della inutilit\u00e0 che grava e pesa sugli individui molecolari urbani. E\u2019 tramite di loro che \u00e8 possibile scommettere sulle comunit\u00e0 educanti asciugando l\u2019angoscia che trasuda dalle periferie e con la violenza dei dati virali tracima nei buoni quartieri borghesi ormai privi di sicurezze.<\/p>\n<p>Se la politica vuole tornare il motore del paese pu\u00f2 sperimentare fino in fondo queste esigenze senza avere tab\u00f9 accettabili trenta anni fa, venendo da una storia statalista disastrosa, e avviando una ripartenza di piani nazionali d\u2019investimento sulla riqualificazione ambientale, premiando con vantaggio fiscale le imprese compatibili, inclinando il piano potentemente sulle rinnovabili, attraverso una digitalizzazione che saturi il territorio, scegliendo l\u2019agricoltura di qualit\u00e0 e i prodotti di nicchia, sviluppando servizi dignitosi\u00a0 e paritetici in tutto il Paese, cercando il miglior design e innovazione manufatturiera. Lo pu\u00f2 fare tramite Agenzie Nazionali leggere ad alto tasso di qualit\u00e0, con programmi e pianificazioni certe e trasparenti, ci sono uomini e donne capaci e pronti per queste scelte, \u00e8 la nostra migliore giovent\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti elezioni amministrative lasciano sgomenti i rappresentanti politici. I commentatori, cercano iperbole pi\u00f9 o meno raffinate per raccontare le slavine culturali e politiche che si rappresentano nella modificazione dei gruppi sociali, nei partiti politici, nelle \u00e9lite che sentono traballante il loro piedistallo. 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