{"id":39807,"date":"2016-05-27T12:19:23","date_gmt":"2016-05-27T10:19:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39807"},"modified":"2016-05-27T12:19:23","modified_gmt":"2016-05-27T10:19:23","slug":"calcio-solidale-infest2016-al-via-i-tornei-un-modello-vincente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/calcio-solidale-infest2016-al-via-i-tornei-un-modello-vincente\/","title":{"rendered":"Calcio solidale inFest2016: al via i tornei. &#8220;Un modello vincente\u201d"},"content":{"rendered":"<h2>Fino a sabato 28 maggio<\/h2>\n<h3>Palla al centro per i due tornei di calcio a 8 interculturale e calcio a 5 integrato in occasione del primo Festival nazionale del Calcio solidale inFest2016. Undici i team in campo, ma soprattutto undici storie diverse di integrazione e interculturalit\u00e0.<\/h3>\n<p>Appassiona, tiene col fiato sospeso per 90 minuti, ma soprattutto unisce e abbatte le barriere. \u00c8 il calcio solidale che da oggi fino a sabato 28 maggio ha riunito a Roma tutte le realt\u00e0 sportive sociali attive nella capitale nel primo Festival nazionale del Calcio solidale. Un\u2019iniziativa, il Calcio solidale inFest2016, che oltre a due tornei di calcio a 8 interculturale e calcio a 5 integrato, ha un <a href=\"http:\/\/www.redattoresociale.it\/Notiziario\/Articolo\/508768\/Da-Verdone-a-Garrone-tutti-in-campo-per-il-calcio-solidale\">fitto programma di iniziative<\/a> divise tra gli studi di Cinecitt\u00e0 e i campi sportivi di Cinecitt\u00e0 Bettini. Spazio anche al cinema, con 11 cortometraggi e 8 lungometraggi in concorso che raccontano il calcio da nuove prospettive. Il fischio d\u2019inizio, per\u00f2, \u00e8 per prime le undici squadre in campo per i due tornei. Per il torneo di Calcio a 8 Interculturale in campo FRS Sporting United, Liberi Nantes, Totti Soccer School, Spartak Lidense, Asinitas, CAGMania, EthioRoma e Rappresentativa CAS. Poi il torneo di Calcio a 5 Integrato con la Totti Soccer School, Calcio Sociale, Autistic Football Club e Super-Reattivi con la partecipazione di Simone Perrotta dell\u2019Associazione Italiana Calciatori.<\/p>\n<p>\u201cOggi in campo abbiamo svariate nazionalit\u00e0 \u2013 racconta Rino Di Costanzo, mister del FRS Sporting United che insieme a Sohrab Heiari e Morteza Husseini guida la squadra a circa sei anni -. Abbiamo il Togo, il Senegal, la Costa d\u2019Avorio, l\u2019Afghanistan, il Camerun e anche l\u2019Italia. Hanno dai 18 ai 25 anni. La maggior parte di loro sono rifugiati, altri sono in attesa della decisione della Commissione\u201d. La <strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/FRS-Sporting-United-1536043089941279\">FRS Sporting united<\/a> <\/strong>\u00e8 una delle squadre impegnate nel torneo di calcio interculturale di oggi. \u201cL\u2019esperienza nasce da un progetto finanziato dal comune di Roma per fare delle attivit\u00e0 all\u2019interno di un centro di accoglienza. Attraverso la cooperativa Eureka I siamo entrati nel Centro Enea e abbiamo iniziato con un campo di calcetto realizzato l\u00ec. L\u2019obiettivo era di portarli verso il territorio dove vivevano. <strong>Un centro di accoglienza \u00e8 una sorta di ghetto.<\/strong> Attraverso il calcio siamo riusciti a creare una squadra per partecipare ad un campionato dell\u2019Aics, l\u2019Associazione italiana cultura e sport, e <strong>con questa prima esperienza si sono costruite reti di relazioni che hanno permesso al progetto di continuare a vivere<\/strong>, fino a farla diventare non pi\u00f9 la squadra del centro Enea, ma quella squadra fatta da rifugiati politici, migranti e italiani arrivata fino ad oggi\u201d. Il calcio non \u00e8 per\u00f2 la loro attivit\u00e0 principale. \u201cQualcuno lavora facendo traslochi nei weekend \u2013 racconta Di Costanzo -, c\u2019\u00e8 chi lavora nei bar dei centri commerciali, qualcuno \u00e8 in attesa che si risolva la propria questione burocratica\u201d. Eppure, quando entrano in campo, danno del filo da torcere. \u201cSo\u2019 forti \u2013 aggiunge il mister -, anche se a volte dal punto di vista tattico abbiamo avuto difficolt\u00e0 con alcune squadre italiane che avevano gi\u00e0 esperienza e sapevano stare meglio in campo\u201d.<\/p>\n<table id=\"rsfotoModello0_550554_0\" class=\"rsfotoModello0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td id=\"rsfotoDidascalia_550554_0\" class=\"rsfotoDidascalia rsfotoDidascalia_2\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Con un po\u2019 di esperienza in pi\u00f9, i giovani calciatori del <a href=\"http:\/\/www.liberinantes.org\/\">Liberi Nantes Football Club<\/a>, la prima squadra di calcio in Italia interamente composta da rifugiati e richiedenti asilo. Nato nove anni fa, il team romano \u00e8 impegnato dal 2008 \u00a0nel campionato di terza categoria regionale della Figc. E i risultati, agonistici e di integrazione, parlano chiaro. \u201cQuest\u2019anno abbiamo finito il nostro ottavo campionato in terza categoria \u2013 racconta Alberto Urbinati, presidente di Liberi Nantes -. Giochiamo fuori classifica perch\u00e9 i ragazzi sono richiedenti asilo e quindi la maggior parte di loro non ha documenti. La Federazione ci fa giocare nel\u00a0-campionato ufficiale, ma senza entrare in classifica. <strong>La squadra ha giocato bene, potevamo essere terzi in classifica e fare i playoff per essere promossi. In compenso abbiamo vinto la coppa disciplina, i ragazzi sono stati la squadra pi\u00f9 disciplinata di tutta la terza categoria romana<\/strong>. Su 63 squadre partecipanti sono stati la squadra pi\u00f9 corretta\u201d. Il team si allena nel campo XXV Aprile, a Pietralata. \u201cUno spazio abbandonato che noi stiamo recuperando e migliorando di giorno in giorno, coinvolgendo i ragazzi dei centri di accoglienza che lavorano gratuitamente in quest\u2019opera di recupero\u201d.<\/p>\n<p>Ad indossare la maglia del Liberi Nantes sono soprattutto ragazzi dell\u2019Africa occidentale sub sahariana provenienti dai centri di accoglienza sparsi in tutta Roma.\u00a0Giocano prima di tutto perch\u00e9 hanno voglia di farlo e di divertirsi insieme agli altri. \u201c<strong>Spesso stando nei centri di accoglienza non c\u2019\u00e8 contatto con la realt\u00e0 che li circonda \u2013 racconta Urbinati -. Sono realt\u00e0 chiuse e a volte sono anche loro ad autorecludersi perch\u00e9 quello che c\u2019\u00e8 fuori li spaventa<\/strong>\u201d. Ed \u00e8 cos\u00ec che il calcio non diventa solo un passatempo, ma un modo per integrarsi col tessuto cittadino. \u201cGli si d\u00e0 un\u2019occasione di interpretare e capire un po\u2019 di pi\u00f9 il mondo che li circonda \u2013 aggiunge Urbinati &#8211; e li incoraggiamo a mettere la testa fuori e capire dove sono\u201d. Un\u2019esperienza, quella di entrare a far parte di una squadra di calcio, che aiuta molti a intraprendere un proprio cammino. Tra i tanti che sono passati per la Liberi Nantes, oggi \u201cmolti sono diventati mediatori culturali, lavorano nelle commissioni che esaminano le domande d\u2019asilo, o mediazione culturale nei centri di accoglienza\u201d. C\u2019\u00e8 anche chi oggi gestisce attivit\u00e0 di ristorazione, <strong>ma tra di loro c\u2019\u00e8 pure chi ce l\u2019ha fatta e ha \u201csfondato\u201d nel mondo del pallone. \u201cC\u2019\u00e8 stata un\u2019esperienza lo scorso anno <\/strong>\u2013 racconta Urbinati &#8211;<strong>. L\u2019allenatore si \u00e8 accorto che un ragazzo era di un livello molto superiore agli altri. \u00c8 stato segnalato e ora \u00e8 in prova nella primavera della Roma<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Per Giorgio Sena, <a href=\"http:\/\/www.asinitas.org\/?page_id=1207\">dell\u2019International Asinitas<\/a>, un\u2019altra delle squadre impegnate nel torneo interculturale, quello del calcio \u00e8 un esempio di integrazione che funziona e che pu\u00f2 essere facilmente esportato altrove. \u201c<strong>\u00c8 un modello che si pu\u00f2 moltiplicare<\/strong> \u2013 racconta Sena -. <strong>\u00c8 una delle chiavi per l\u2019emancipazione per chi sta nelle fasi iniziali e nella situazione precaria di un richiedente asilo o rifugiato<\/strong>\u201d. Con i richiedenti e i rifugiati, l\u2019associazione Asinitas lavora a Roma da circa 10 anni con una scuola di italiano a Garbatella. Ed \u00e8 l\u00ec che \u00e8 nata l\u2019idea di formare una squadra circa 5 anni fa. Oggi, grazie al municipio VIII di Roma, hanno una sede stabile dove poter fare gli allenamenti. \u201cI nostri hanno voglia di giocare a calcio \u2013 racconta Sena -. Quando gli si d\u00e0 un\u2019occasione di giocare sul serio, in un campo bello, con una divisa e uno spirito agonistico, si divertono molto. Poi hanno cominciato a sposare il nostro progetto. Prima era solo il piacere di una partita, ora \u00e8 un gruppo, <strong>una vera squadra e si identificano non solo con i colori della maglia, ma anche con i valori dell\u2019associazione<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo arrivato sulla scena del calcio solidale a Roma, ma con un promettente futuro, \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/Autistic-Football-CLUB-1548899815432426\">l\u2019Autistic Football Club<\/a>. Lo affermano i suoi numeri, cresciuti nel giro di qualche mese, e il tifo da stadio che si portano dietro a tutti gli incontri. \u201cNasciamo da un\u2019esperienza curiosa \u2013 racconta il centrocampista Giuseppe Levanto, un educatore professionale \u2013: durante la giornata del WAAD (World autism awareness day &#8211; Giornata mondiale della consapevolezza dell&#8217;autismo) \u00e8 stata indetta una triangolare di calcio tra ordine degli psicologi e giornalisti e a noi \u00e8 venuto naturale coinvolgere i ragazzi. <strong>Oggi abbiamo 14 ragazzi dai 16 ai 44 anni con diagnosi di autismo ad alto funzionamento, cio\u00e8 senza bisogno di supporto intensivo, e un gruppo tra educatori, psicologi e simpatizzanti che in totale si arriva a quasi 40<\/strong>. Ci vediamo tutti i marted\u00ec per gli allenamenti. Per noi il mezzo calcio \u00e8 stato un ulteriore motivo per lavorare sulle abilit\u00e0 sociali e comunicative dei ragazzi. Accanto al calcio abbiamo altre attivit\u00e0, come gli aperitivi del mercoled\u00ec pomeriggio, cene un paio di volte al mese\u201d.<\/p>\n<p>Un impegno che per molte famiglie \u00e8 diventata una passione, ma anche un aiuto prezioso soprattutto per chi dei figli con autismo maggiorenni. \u201c<strong>Fino ai 18 anni c\u2019\u00e8 un contenitore a livello occupazionale quantitativo di tempo: \u00e8 la scuola. Dopo \u00e8 veramente un grosso punto interrogativo<\/strong>, soprattutto per l\u2019autismo ad alto funzionamento \u2013 racconta Levanto -. Per chi non ha la possibilit\u00e0 dei percorsi che siano lavorativi o assistenziali a carico delle famiglie \u00e8 molto complicato\u201d. <strong>Per Levanto \u00e8 un\u2019esperienza \u201cvincente\u201d. <\/strong>\u201cPer noi \u00e8 diventata una valvola di sfogo che ci aiuta a fare meglio il lavoro quotidiano \u2013 racconta Levanto -. \u00c8 alienante per i ragazzi fare sempre gli stessi percorsi terapeutici, ma \u00e8 alienante anche per il terapeuta. E capisci che ci sono possibilit\u00e0 che non hai mai valutato. Il calcio per loro \u00e8 complicatissimo perch\u00e9 bisogna capire le intenzioni dell\u2019avversario e anche del compagno di squadra. \u00c8 molto impegnativo, ma la risposta \u00e8 positiva: <strong>c\u2019\u00e8 una motivazione e un entusiasmo che non \u00e8 mai crollato, anzi<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.redattoresociale.it\/Notiziario\/Articolo\/509098\/Calcio-solidale-inFest2016-al-via-i-tornei-Un-modello-vincente\">link all&#8217;articolo<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a sabato 28 maggio Palla al centro per i due tornei di calcio a 8 interculturale e calcio a 5 integrato in occasione del primo Festival nazionale del Calcio solidale inFest2016. Undici i team in campo, ma soprattutto undici storie diverse di integrazione e interculturalit\u00e0. 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