{"id":39774,"date":"2016-05-19T18:34:05","date_gmt":"2016-05-19T16:34:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39774"},"modified":"2016-05-19T23:35:19","modified_gmt":"2016-05-19T21:35:19","slug":"sospesa-in-un-passato-rimosso-una-filosofia-per-leuropa-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/sospesa-in-un-passato-rimosso-una-filosofia-per-leuropa-iii\/","title":{"rendered":"Sospesa in un passato rimosso? Una Filosofia per l\u2019Europa (III)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesta\u201d Unione Europea potrebbe essere considerata come \u201csospesa in un passato rimosso\u201d. La definizione \u00e8 stata data, recentemente, da Gian Enrico Rusconi alla situazione del Brennero, mentre il governo dell\u2019Austria ipotizzava di ristabilire la frontiera con l\u2019Italia. Per estensione potremmo usare questa immagine per evidenziare il tipo di fase che sta vivendo l\u2019intera Unione: appare come sospesa sul passato delle diverse Europe della storia. \u201c La geopolitica insegna che, nelle vicende politiche, le rotture prevalgono spesso sulle continuit\u00e0 e che il passato incombe sul presente, e dunque sul futuro\u201d. Cos\u00ec scrive Manlio Graziano, in: \u201cLe cinque Europe (pi\u00f9 una)\u201d, La Lettura\/Corriere della sera, 8 maggio 2016. E aggiunge un esempio, a dir poco, inquietante: \u201cdurante i quarantasette anni di esistenza delle seconda Jugoslavia (1945-1992), le differenze tra serbi, croati, sloveni, bosniaci eccetera sembravano definitivamente svaporate, al punto che nove famiglie su dieci erano formate da coppie miste. Nel 1992 all\u2019improvviso la guerra civile riprese l\u00e0 dove si era fermata nel 1945, tanto che i nemici principali ripresero perfino i nomi di allora: cetnici serbi contro ustascia croati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cinque Europe: Europa mediterranea (capitale, Roma); Europa carolingia (capitale, Parigi-Aquisgrana); Europa prussiana (capitale, Berlino); Europa asburgica (capitale, Vienna); Europa bizantino-ottomana (capitale, Istanbul). Pi\u00f9 una: Europa britannica (capitale, Londra).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSotto i confini del vecchio Continente riaffiora l\u2019antica eredit\u00e0 di alcuni blocchi geopolitici rivali: carolingio, mediterraneo, bizantino-ottomano, prussiano, asburgico. E quello britannico, che potrebbe staccarsi per via referendaria\u201d. L\u2019articolo-analisi presenta e commenta un saggio uscito nel 2012, di Robert D. Kaplan : \u201cThe revenge of Geography &#8211; La vendetta della geografia\u201d. R. Kaplan, con un sottotitolo (\u201c La battaglia contro il fato\u201d) ha voluto prendere le distanze da un simile approdo.<br \/>\nAnche \u201cDiario europeo\u201d, continuando a descrivere il cammino faticoso di \u201cUna filosofia per l\u2019Europa\u201d, vuole contribuire ad arginare una simile sventura. Vogliamo continuare, dunque, ad approfondire, con una terza ed ultima puntata, le dinamiche della filosofia europea, convinti che sono proprio la cura e la cultura di un pensiero europeo gli antidoti ad una deriva di questo tipo. Lo facciamo, benintesi, senza girare la testa per non vedere ci\u00f2 che \u00e8 sotto i nostri occhi: le molteplici pulsioni e le diverse forme socio-politiche (ormai anche organizzate in partiti, e persino al governo di Stati membri) che producono un pericoloso bradisismo politico e culturale. La Geografia si vendicher\u00e0? Dove la Politica non arriva, sar\u00e0 la forza del Pensiero a supplire e a rigenerarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(French Theory)<br \/>\nMentre in Germania si sviluppava la ricerca che abbiamo molto sinteticamente richiamato nei due precedenti \u201cDiari\u201d, con una guerra che squassava il continente, anche dalla Francia molti intellettuali emigrano negli USA, portando in quel nuovo contesto l\u2019articolatissima filosofia francese. \u201cMentre surrealismo, esistenzialismo e storiografia delle \u2018Annales\u2019 sono stati trapiantati come tali, prima di essere americanizzati \u2013 scrive Roberto Esposito &#8211; la French Theory \u00e8 un prodotto creato ex novo dagli intellettuali americani, dopo l\u2019arrivo negli Stati Uniti di un piccolo drappello di filosofi francesi\u201d (p.111). Come i vari Derrida, Deleuze, Foucault, con molta libert\u00e0 avevano lavorato sui testi di Hegel, Nietzsche e Heidegger, cos\u00ec gli interpreti americani della loro filosofia hanno successivamente rielaborato il loro pensiero, dando origine a quella che chiamiamo \u201cFrench Theory\u201d, dandole una nuova energia e \u201c tale da proiettarla , in traduzione inglese, nel circuito internazionale\u201d . E cos\u00ec, in tale ambito vasto, la ricerca ed il pensiero di Althusser (critica marxista della ideologia), L\u00e9vi-Strauss (Antropologia), Psicoanalisi (Lacan), Letteratura (Barthes), analisi Linguistica (Saussure), trovano un nuovo inizio. E proprio in questo nuovo destino \u201cad essere in gioco, ancora una volta, \u00e8 proprio la questione del fuori. Il modo di impostarla e, prima ancora, di intenderla. Dove passa il \u201cfuori\u201d e cosa, precisamente, esso significa? Quali sono i suoi confini e quando si mostra per la prima volta? Da dove emerge e verso cosa muove? Sia Derrida, sia Foucault inscrivono il proprio pensiero nell\u2019orizzonte aperto da questi interrogativi\u201d (p.122).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attenzione: la portata strategica di questi interrogativi sta nel fatto eminentemente \u2018politico\u2019 che essi riguardano l\u2019Europa e la sua perduta centralit\u00e0. Ed \u00e8 proprio Michel Foucault \u2013 nella sua ricerca intorno alla \u201cbiopolitica\u201d e al \u201cbiopotere\u201d \u2013 a consentire l\u2019ancoraggio con la concretezza della storia. Questi concetti (filosofici) \u201criconosciuti nella loro storicit\u00e0 e perci\u00f2 sottratti alla totalizzazione cui naturalmente tendono, (possono) essere assunti come campi di lotta, e dunque di potenziale rovesciamento degli attuali rapporti di forza,( e) costituiscono il fronte avanzato delle dinamiche politiche contemporanee\u201d (p.144).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Italian Thought)<br \/>\nL\u2019indagine filosofica di Foucault ci consente di approcciare il contesto italiano. \u201cSe le sue radici affondano nell\u2019operaismo degli anni Sessanta, la nozione di \u201cItalian Thought\u201d nasce, assai pi\u00f9 recentemente , in relazione all\u2019elaborazione della categoria di \u2018biopolitica\u2019 (p.146); ma non bisogna pensare a una derivazione del \u201cPensiero Italiano\u201d dalla \u201cTeoria Francese\u201d , anche se resta indubitabile un collegamento con essa: da una parte, con la ricerca di Giorgio Agamben (Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita -1995), dall\u2019altra con il noto saggio di M. Hardt e A. Negri (Impero- Cambridge 2000\/Milano 2001).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La derivazione, per\u00f2, non pu\u00f2 essere ritenuta immediata (senza ulteriori mediazioni ), per via della \u201csua (del Pensiero Italiano) tendenza alla contaminazione (che ) ne rende impossibile una definizione autoctona, centrata intorno ad un nucleo identitario (\u2026.) Un debito analogo, il pensiero italiano lo contrae nei confronti della filosofia tedesca, in una modalit\u00e0 che spesso si sovrappone alla matrice francese (\u2026) Autori come Walter Beniamin e Carl Schmitt non risultano meno influenti nella costruzione del pensiero italiano attuale, di Foucault e Deleuze\u201d (p. 157). Approfondiamone alcune tendenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(qualit\u00e0 specifiche)<br \/>\n\u201cPer un verso il pensiero italiano appare pi\u00f9 giovane, e pi\u00f9 immaturo (\u2026) per altri versi coglie elementi della contemporaneit\u00e0 \u2013 soprattutto relativi all\u2019orizzonte della politica \u2013 in maniera precoce e anche pi\u00f9 incisiva di altre genealogie filosofiche\u201d (p.158). Non stiamo, quindi, dinanzi ad un fenomeno \u201cminore\u201d, ma diverso e specifico. Le altre filosofie \u201csperimentano nei confronti della prassi politica, una distanza o quantomeno un dislivello (\u2026) il pensiero italiano rovescia tale tendenza, trovando nell\u2019azione politica un radicamento essenziale\u201d (p.158). Certamente alla base di questa tendenza c\u2019\u00e8 anche l\u2019impegno politico dei suoi protagonisti (vedi l\u2019operaismo degli anni Sessanta e proiezioni nei successivi anni). Ma forse c\u2019\u00e8 anche una specificit\u00e0 ulteriore; \u201canzich\u00e9 precedere la prassi, nasce da essa in una forma che oltrepassa sia la autonomia della filosofia sia la neutralit\u00e0 della teoria\u201d. Perci\u00f2, Roberto Esposito lo chiama \u201cPensiero\u201d, e non \u201cFilosofia\u201d o \u201cTeoria\u201d. Subito, dunque , possiamo individuarne una sorta di precipitato nella circostanza che \u201cil movimento del \u2018fuori\u2019, nella riflessione italiana contemporanea, coincida con il terreno del \u2018contro\u2019, in una tensione di natura politica\u201d (159).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(una linea di filiera)<br \/>\nQuesta configurazione ci spinge, infatti, a individuare una linea di ascendenza che ci rinvia ad un pensiero che va oltre gli ultimi cinquant\u2019anni: e ci fa incrociare un percorso \u201cche da Machiavelli arriva a Gramsci, e quindi, le esperienze dell\u2019umanesimo civile, l\u2019illuminismo riformatore, l\u2019hegelismo napoletano, la resistenza al fascismo (\u2026) e lo scontro con il potere , politico ed ecclesiastico (che) ha segnato l\u2019intera storia del \u201cPensiero Italiano\u201d gi\u00e0 da Bruno, Galilei e Campanella (\u2026) la morte violenta di Gramsci e Gentile , seppure ai lati opposti della medesima barricata in difesa del proprio pensiero, conferisce a questo (Pensiero) una intensit\u00e0 politica difficilmente rintracciabile in altre culture nazionali \u201c (p. 159). Nello stesso tempo \u2013 e qui fa premio un contesto storico-ambientale anch\u2019esso tutto specifico e anche grandioso \u2013 esso assume e invera nella contemporaneit\u00e0 \u201cfigure arcaiche, o comunque di provenienza greca e romana, come : bios, sacertas, communitas, persona, imperium\u201d (p. 159). Dunque: politica e storia; ma anche: natura e crisi. \u201cQuello del rapporto tra teoria e crisi e quello della relazione tra secolarizzazione e teologia politica, la riflessione di Vico, ma anche di Cuoco e Leopardi hanno influito potentemente sulla discussione aperta in Italia a partire dagli anni settanta\u201d (p.161). E fino ai giorni presenti, con gli studi di Paolo Virno e di Remo Bodei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(proviamo a ricapitolare)<br \/>\nL\u2019Italian Thought mostra da un lato, \u201c un lessico prevalentemente politico\u201d, dall\u2019altro, \u201ctraduce la semantica del \u2018fuori\u2019 in quella del \u2018contro\u2019; la sua (apparente) non assonanza con il linguaggio filosofico, gli consente una \u201ctendenza alla valorizzazione del conflitto\u201d (p. 169, passim). Attenzione, per\u00f2: in forme diverse e anche con linguaggi diversi questo \u201cPensiero\u201d confluisce \u2013 con accentuazioni \u2013 in quella \u201c attitudine antagonista (che) non \u00e8 estranea n\u00e9 alla filosofia tedesca n\u00e9 a quella francese (\u2026) essa costituisce, infatti, il presupposto della dialettica negativa di Adorno, ed \u00e8 implicita nella dinamica tra potere e resistenza, teorizzata da Foucault\u201d (p. 170).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(la teologia politica, andare oltre)<br \/>\nIl potere. Intorno allo studio del potere si \u00e8 sviluppata, dunque, \u201cuna delle pi\u00f9 complesse categorie della tradizione europea\u201d (p. 185). Roberto Esposito ha dedicato a questa specifica tematica un saggio, a se stante, nel 2013 (\u201cDue. La macchina della teologia politica e il posto del pensiero\u201d, Einaudi). La teologia politica \u00e8 una teoria (una interpretazione) del potere (della sovranit\u00e0) e, quindi anche, del Moderno. Scrive Massimo Cacciari, in un recente piccolo e densissimo saggio: \u201cL\u2019espressione \u2018teologia politica\u2019 non pu\u00f2 limitarsi a significare l\u2019influenza esercitata da idee teologiche sulle forme della sovranit\u00e0 mondana\u201d ( \u201cIl potere che frena\u201d, Adelphi,2013, p.12). La sua ampia e densa portata, dunque, va cercata in Carl Schmitt su cui \u201cDiario\u201d si \u00e8 intrattenuto nel suo n. 27 del 19 Aprile. In un sua opera specifica (\u201cPolitische Theologie, 1922\/ edizione italiana a cura di: G.Miglio e P, Schiena- \u201cTeologia politica. Quattro capitoli sulla dottrina della sovranit\u00e0\u201d, 1972) Schmitt tratteggia la sua concezione della sovranit\u00e0: \u201cSovrano \u00e8 colui che decide sullo stato di eccezione\u201d; dove \u2013 da giurista- sottolinea il limite del diritto statuale. Nello stesso tempo, egli indica dove sta il luogo o l\u2019origine della sovranit\u00e0: \u201cla politica oltre lo stato\u201d. \u201c Dove \u2013 precisa Roberto Esposito- al termine \u2018oltre\u2019 va conferito un significato di ulteriorit\u00e0, ma anche di originariet\u00e0, seconda la nota tesi schmittiana che lo Stato presuppone il principio del politico\u201d (p. 186). Gli autori italiani che hanno \u2018pensato\u2019 dietro l\u2019impulso schmittiano sono soprattutto Mario Tronti e Massimo Cacciari. Essendo la \u201cteologia politica un pensiero della fine\u201d (Tronti), \u201cil potere qualsiasi sia, dall\u2019Impero agli Stati che nascono dalla sua dissoluzione, tende a frenare tale evento (la fine) ritardandone il compimento (\u2026) A contendersi il dominio del mondo sono le nuove potenze, sempre pi\u00f9 autonome da fini generali, dell\u2019economia e della tecnica, di fronte alle quali risultano patetici gli appelli del Politico\u201d (Cacciari). Sullo sfondo, per tutti, resta la analisi di Paolo di Tarso (San Paolo) e la sua visione della dialettica permanente tra: fede\/legge, promessa\/comando, potere costituente\/potere costituito. Ma \u201cse c\u2019\u00e8 una questione che tutti gli esponenti dell\u2019Italian Thought tematizzano, pur se da angoli di visuale e con intenzioni differenti, \u00e8 quella della fine della teologia politica (\u2026) La teologia politica si mostrerebbe come la figura millenaria che ha assunto la metafisica a partire da quando le religioni monoteistiche hanno riempito il nostro spazio di pensiero\u201d (p. 194). Specularmente, gi\u00e0 negli anni Venti, il giovane W. Benjamin aveva aperto un altro orizzonte di speculazione e di analisi parlando di \u201ccapitalismo come religione\u201d.<br \/>\nFin qui, si potrebbe dire: una filosofia dell\u2019Europa. \u201cTeologia politica e teologia economica sono articolazioni interne di quella macchina metafisica cui ancora soggiacciono il nostro linguaggio e la nostra condizione\u201d, cos\u00ec verso la fine della sua corsa attraverso il pensiero filosofico europeo \u2013 dentro guerre tremende e stato-nazioni impotenti \u2013 chiosa Roberto Esposito (p. 195).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Una filosofia per l\u2019Europa)<br \/>\nMa ecco che la \u2018Storia\u2019 si incarica di darci la sua lezione. Scrive Roberto Esposito: \u201cil 31 maggio del 2003 un articolo co-firmato da Habermas e da Derrida (ormai i lettori e le lettrici di Diario hanno dimestichezza con questi protagonisti!) sulla \u201cFrankfurter Allgemeine Zeitung\u201d, non solo sanciva la fine del Kulturkampf franco-tedesco, ma intendeva siglare un nuovo inizio per la filosofia europea. Esso coglieva nelle manifestazioni di protesta contro la guerra anglo-americana in Iraq, simultaneamente attivate a Parigi, Berlino, Roma, Madrid e Londra, \u201c i segni della nascita di una sfera pubblica europea\u201d (scrivevano i due filosofi). E aggiunge Esposito: \u201cIn realt\u00e0 ci\u00f2 che sembrava un fenomeno nuovo era il punto di precipitazione di un processo avviato gi\u00e0 un quindicennio prima dal collasso dell\u2019impero sovietico e dalla conseguente riunificazione della Germania (p. 195).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Care lettrici e cari lettori di \u201cDiario\u201d, torniamo ancora l\u00ec, sotto il muro crollato di Berlino.<br \/>\nSotto le macerie di quel Muro sono rimasti sepolti: la vergogna di una dittatura comunista, che costituiva una macchia nelle eredit\u00e0 culturali e umanistiche dell\u2019Europa, la drammatica vicenda umana e il dolore di tanti caduti in fuga dall\u2019est all\u2019ovest sotto i colpi di una polizia cieca e ottusa e il sistema politico, economico e militare specifico della guerra fredda, antidoto inutile alle reiterazioni delle follie belliciste. Quelle macerie, per\u00f2, una volta che la polvere si \u00e8 posata e con essa sono evaporati anche gli entusiasmi e la festa, hanno svelato: la \u201csorpresa\u201d di una intera classe dirigente che, a sua volta, ci sorprende; la impreparazione sia dei governi sia degli apparati (le mitiche \u201ccancellerie\u201d) degli Stati- nazioni che ancora oggi ci inquieta; il disegno strategico di unit\u00e0 europea (il sogno europeo originario degli anni Cinquanta: fine delle guerre fratricide, la pace, l\u2019unita a piccoli e progressivi passi) fondata consapevolmente su una condivisa e permanente divisione della Germania. Forse non si poteva pretendere di pi\u00f9 dai fondatori di un sogno, degno veramente di questo termine, all\u2019indomani della immensa sciagura: le due guerre mondiali. \u201c Le macerie lasciate dalla guerra non erano soltanto materiali, ma coinvolgevano anche un pensiero che non aveva saputo costituire un argine contro tale deriva\u201d (p. 196).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due sono le lezioni, permanenti e indimenticabili. La prima: le generazioni nuove \u2013 Millenials \u2013 non diano per scontata la conquista della pace; non la diano mai come un bene \u201cscontato\u201d. La seconda: una lezione, non ancora ben acquisita sia dalle classi dirigenti dei Paesi membri dell\u2019Unione, sia da diversi movimenti e organizzazioni della societ\u00e0 civile europea: l\u2019Unione europea che continua la sua costruzione dopo la riunificazione della Germania \u00e8 lontanissima dalla Comunit\u00e0 europea dei Trattati di Roma. Dopo il 1989, la semantica del discorso europeo \u00e8 radicalmente cambiata. L\u2019Europa non \u00e8 (solo) una risposta alle tragedie del passato ma una proposta strategica per affrontare le sfide del futuro. Bisogna, allora, correre, correre. Da una parte, il completamento della Unione economica e monetaria, dall\u2019altra l\u2019avvio deciso e convinto della Unione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vorrei lasciare l\u2019ultima parola al filosofo Roberto Esposito che ci ha accompagnato in questa piacevole e intensa camminata nel pensiero europeo: \u201cE\u2019 urgente rimettere in moto il processo al momento bloccato di unificazione politica. Solo in tal caso , l\u2019Europa sar\u00e0 in grado di perseguire scopi strategici in rapporto a questioni globali di carattere politico, economico, sociale, distinguendosi sia dal capitalismo senza uguaglianza di tipo anglosassone sia da quello senza libert\u00e0 di marca asiatica. Ci\u00f2 che in tal modo si profila all\u2019orizzonte, come unica alternativa, reale e possibile, a un mondo unipolare percorso da conflitti endemici, \u00e8 un multilateralismo di vaste entit\u00e0 regionali, diversamente caratterizzate, in grado di bilanciarsi reciprocamente. All&#8217;interno di esso l\u2019Europa ha storia, risorse, cultura\u201d.(p. 235)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario Europeo n.29<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39775,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39774","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39774","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39774"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39774\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39776,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39774\/revisions\/39776"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39775"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39774"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39774"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}