{"id":39729,"date":"2016-05-10T18:11:59","date_gmt":"2016-05-10T16:11:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39729"},"modified":"2016-05-11T18:13:21","modified_gmt":"2016-05-11T16:13:21","slug":"una-potenza-civile-filosofia-per-leuropa-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/una-potenza-civile-filosofia-per-leuropa-ii\/","title":{"rendered":"Una potenza civile: filosofia per l\u2019Europa (II)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cOggi gli avversari di Habermas non sono pensatori di destra o nostalgici sostenitori di una Germania \u2018neoguglielmina\u2019 come Thilo Sarrazin o quelli raccolti attorno alla AfD (Alternative fur Deutschland). Ma intellettuali, sociologi e giuristi &#8211; ecco il paradosso \u2013 formatisi alla sua scuola, ma radicalmente ostili, dal punto di vista teorico come quello politico, alla prospettiva europeista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, marted\u00ec 12 aprile 2016, su \u201cla Repubblica\u201d, Angelo Bolaffi, attirava l\u2019attenzione dei lettori e delle lettrici su \u201cLa deriva antieuropea dei \u2018nipoti\u2019 di Habermas&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa stringente attualizzazione di un lungo percorso di una delle correnti filosofiche ed intellettuali della Germania ci aiuta a riprendere le fila dello strategico tessuto di una filosofia per Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(German Philosophy)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019estate del 1940 \u2013 mentre gli scritti di Carl Schmitt spostavano il baricentro anche simbolico della filosofia tedesca ed europea oltre i confini di una centralit\u00e0 europea che ormai solo i cantori del passato continuavano a sognare &#8211; Max Horkheimer, scrivendo \u201c per la prima volta in lingua inglese, con il titolo &#8220;Studies in Philosophy and Social Sciences&#8221;, d\u00e0 il senso della rottura ormai consumata nel rapporto tra filosofia ed Europa\u201d. E afferma senza incertezze, e per i suoi lettori certamente con una intensa sorpresa: \u201cL\u2019America , e specialmente gli Stati Uniti, \u00e8 il solo continente in cui sia possibile continuare la vita scientifica\u201d (p. 64).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torna in scena il \u201cDa fuori\u201d. In realt\u00e0 sono ben numerosi, infatti, gli intellettuali che ripararono oltre l\u2019Atlantico. Thomas Mann, Ernst Cassirer, Hannah Arendt, Einstein e Sconberg; e, naturalmente, gli altri esponenti della \u201cScuola di Francoforte\u201d: Marcuse, Lowenthal, Fromm e Adorno, per ultimo nel 1938. Tra gli anni \u201830 e \u201940, dunque, \u201cquesto passaggio per \u201cil fuori\u201d \u2013 anche se compiuto sotto la pressione della necessit\u00e0 \u2013 poteva restituire una sorta di egemonia a quella filosofia europea incapace di ritrovarla nella propria origine greca\u201d (p. 66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera pi\u00f9 celebre della Scuola \u2013 Dialettica dell\u2019illuminismo \u2013 di Adorno e Horkheimer, che tanto influir\u00e0 anche nella formazione culturale della generazione del dopo-guerra (anche in Italia) \u00e8 stata anche quella pi\u00f9 discussa. \u201cSi \u00e8 voluta vedere in essa di volta in volta un rifiuto della ragione occidentale, una teoria catastrofica della storia, un frammento di Kulturpessimismus antitecnologico e perfino antidemocratico, una sconfessione esasperata del Moderno (\u2026) L\u2019effettivo rilievo filosofico risiede in una concezione del tempo irriducibile a ogni filosofia della storia, sia di tipo progressivo che regressivo; progresso e regressione, d\u2019altra parte, sono profili, opposti e complementari dello stesso paradigma storicistico (p.79).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sia consentito un salto nel bel mezzo dei giorni nostri (pi\u00f9 di chi scrive che di legge, immagino per via della differente et\u00e0): Torino 1986, siedono di fronte Jurgen Habermas \u2013 l\u2019ultimo dei \u2018francofortesi\u2019 (venuto a presentare un suo libro: Teoria dell\u2019agire comunicativo, in due volumi di 1091 pagine!) e Enrico Filippini, firma di grande qualit\u00e0 di \u201cla Repubblica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDa Francoforte, che nella vulgata vuol dire poi Horkheimer e Adorno, Habermas prende qualche distanza. I due avevano un concetto forte della Ragione, e in definitiva non erano in grado di dire quali fossero i loro criteri nella critica della societ\u00e0 e della cultura\u201d, e Habermas indica con chiarezza il pericolo: \u201cnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 teoria critica della societ\u00e0, ma soltanto filosofia negativa della storia. Invece occorre poter formulare una critica contestuale della ragione e della societ\u00e0\u201d (in: Enrico Filippini, \u201cEppure non sono un pessimista, conversazioni con Jurgen Habermas).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avvertiranno i lettori e le lettrici di \u201cDiario europeo\u201d che con queste brevi citazioni abbiamo evocato tanta parte delle contraddizioni del pensiero e dell\u2019azione anche delle successive generazioni europee, le quali dal 1968 in poi \u2013 con rotture e salti, di varia natura e intensit\u00e0, di una continuit\u00e0 incerta e spesso obliata \u2013 agiscono e sono agite dalla e nella lotta politica e sociale sempre in bilico tra contestazione della ragione e degli assetti sociali e politici e una mai vinta tendenza alla filosofia negativa della storia, resa manifesta da forme di nichilismo, antagonismo e vere e proprie forme di corto-circuito sinistra-destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Questa Europa \u00e8 in crisi)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo salto notevole nella contemporaneit\u00e0 ci consente di planare dalla pura \u201cfilosofia tedesca\u201d nell\u2019azione di un filosofo costituzionalista che sta dando molto al pensiero e alla politica europei per una fuoriuscita di Europa dalla crisi.<br \/>\nSono almeno due gli ostacoli alla comprensione piena e all\u2019azione conseguente, con criteri di irreversibilit\u00e0, per la integrazione europea: una \u00e8 di ordine giuridico costituzionale; l\u2019altra appartiene ai limiti della unione economica e monetaria, ai quali ancora oggi gli Stati nazionali e le classi dirigenti europee non riescono a dare compiute risposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa prima innovazione sta nella preminenza del diritto internazionale sul diritto nazionale dei monopolisti del potere. L\u2019Unione europea potr\u00e0 stabilizzarsi a lungo termine soltanto se sotto la coazione degli imperativi economici far\u00e0 i passi ormai indispensabili per coordinare le politiche essenziali, non nello stile burocratico-gabinettistico sinora consueto, ma percorrendo la via di una sufficiente ratificazione giuridica democratica.\u201d (Jurgen Habermas, Questa Europa \u00e8 in crisi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jurgen Habermas, come dicevamo sopra, \u00e8 uno dei massimi costituzionalisti e filosofi viventi; \u00e8 cittadino della Germania e dell\u2019Unione europea. Il nostro \u201cDiario\u201d ha bisogno di misurarsi, con il suo aiuto, con alcune questioni giuridico-istituzionali e costituzionali, in bilico tra \u201cstati nazionali\u201d (e democrazia nazionale) e democrazia europea, dentro un assetto non statuale, non federale, non confederale; dunque non precisamente definito o definibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPrima di fare chiarezza su un possibile disaccoppiamento del procedimento democratico dallo Stato nazionale \u2013 dice Habermas &#8211; dobbiamo sapere cosa vogliamo intendere per democrazia. Ebbene, autodeterminazione democratica significa che i destinatari di leggi cogenti ne sono al tempo stesso gli autori. [\u2026] Il crescere del potere di organizzazioni internazionali, via via che le funzioni degli Stati nazionali si dislocano sul piano della governance transnazionale, mina di fatto il procedere democratico degli stessi Stati nazionali. Se non ci si vuole rassegnare a tutto questo, mentre si \u00e8 costretti a riconoscere come irreversibile la dipendenza crescente degli Stati nazionali (e dei loro popoli) dalle costrizioni sistemiche di una societ\u00e0 mondiale sempre pi\u00f9 interdipendente, s\u2019impone la necessit\u00e0 politica di ampliare le procedure democratiche oltre i confini dello Stato nazionale.\u201d (Jurgen Habermas, ivi.)<br \/>\nSi profila, dunque, una necessit\u00e0 storica: siamo tutti di fronte all\u2019emergenza di un oggetto nuovo, il mondo in quanto tale. Per quel mondo e in quel mondo, questa generazione deve mettere a punto gli strumenti di un procedimento democratico adeguato a quella \u201cimmensit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Habermas, fa dettagliate proposte di riforme anche del \u201cTrattato\u201d vigente; non senza aver precisato due acquisizioni fondamentali: a) \u201cDall\u2019angolo visuale teorico-democratico l\u2019elemento della divisione del soggetto costituente in \u2018cittadini\u2019 e \u2018Stati\u2019 e invero una qualificazione importante. I cittadini partecipano in modo duplice al costituirsi della comunit\u00e0 politica di livello superiore, nel loro ruolo di futuri cittadini dell\u2019Unione e come appartenenti a uno dei popoli dei rispettivi Stati; b) Questa configurazione delle componenti di una comunit\u00e0 democratica nella forma di una confederazione destatalizzata non significa una perdita di legittimazione, perch\u00e9 i cittadini d\u2019Europa hanno buoni motivi perch\u00e9 il proprio Stato nazionale, nel ruolo di \u2018Stato membro\u201d dell\u2019Unione, continua a svolgere il ruolo costituzionale di garante del diritto e della libert\u00e0\u201d (ivi). Queste elaborazioni tese a esplicitare le basi realmente democratiche del livello \u201cunionale\u201d degli Stati nazionali hanno una indubbia valenza anche sociale (della Societ\u00e0 europea).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste impostazioni di tipo costituzionale tese a definire i contorni di una Democrazia sovranazionale risalgono al 2011, mentre le prime forme e manifestazioni di populismi apparivano all\u2019ordine del giorno della Politica europea. Chiosava, infatti, Habermas : \u201dL\u2019ombra lunga del nazionalismo si stende ancora nel presente. Il diffondersi della solidariet\u00e0 civica dipende da \u2018processi di apprendimento\u2019 che, come l\u2019attuale crisi lascia sperare, possono essere stimolati dalla percezione degli stati di necessita in cui versano l\u2019economia e la politica\u201d (Jurgen Habermas, citato). Ma dopo quelle espressioni e forme hanno moltiplicato la loro forza e influenza. Alla crisi economica si \u00e8 aggiunta, con una intensit\u00e0 inattesa, quella delle migrazioni che hanno investito una Europa \u2013 ancora una volta, e fino a quando?- impreparata. \u201cAnche i popoli \u2013 spogliati dei diritti e disinformati \u2013 barcollano sperduti, fantasticando recinti nazionali eretti contro l\u2019economia mondo. Credono di contestare i governi. Sono in realt\u00e0 complici, quando non esigono un\u2019altra Europa: forte e solidale.\u201d (Barbara Spinelli, I sonnambuli dell\u2019Europa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque ancora di pi\u00f9 la ricerca teorica dei costituzionalisti tesa a \u201cfondare\u201d le basi democratiche dell\u2019Unione hanno una valenza anche politica. Ma con tutta evidenza non bastano, perch\u00e9 non risultano funzionanti ed efficaci di fronte ai popoli!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla \u201ccrisi della Filosofia \/Filosofia della crisi\u201d siamo approdati alla crisi di queste ore di una Europa che non ha le Forme e i Modelli Istituzionali adatti al \u201cgoverno\u201d delle emergenze, tanto meno dei nuovi, strutturali cambiamenti su scala mondiale, di fronte ai quali \u201cquesto\u201d modello istituzionale e decisionale europeo manifesta di non poter offrire la necessaria forza di un \u201cpotere civile\u201d, ma coesa ed efficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre ispirazioni e altre basi di un pensiero europeo dovremo e potremo scoprire dalla analisi \u201cFrench Theory\u201d e dall\u2019 \u201cItalian Thought\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario Europeo n.28<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39730,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39729","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39729","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39729"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39729\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39731,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39729\/revisions\/39731"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39730"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39729"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39729"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39729"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}