{"id":39670,"date":"2016-04-15T00:00:00","date_gmt":"2016-04-14T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/73644e91-0e5a-4c39-b08e-aa892f938ef9"},"modified":"2016-04-17T09:22:43","modified_gmt":"2016-04-17T07:22:43","slug":"carteinregola_it_44226","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/carteinregola_it_44226\/","title":{"rendered":"su Internazionale: 6  risposte ai dubbi sulle trivelle"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_44227\" aria-describedby=\"caption-attachment-44227\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.carteinregola.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/immagine-da-mappa-interattiva-ministero.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-44227\" src=\"http:\/\/www.carteinregola.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/immagine-da-mappa-interattiva-ministero.png\" alt=\"immagine da mappa interattiva ministero\" width=\"800\" height=\"549\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-44227\" class=\"wp-caption-text\">da mappa interattiva ministero<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"hentry__title \">Per decidere cosa votare (e se votare) al referendum di domenica\u00a0 17 aprile, chi non ha tempo di leggere tanti articoli, pu\u00f2 leggere solo questo. Un&#8217;analisi seria\u00a0 e documentata di una testata di grande giornalismo. E sarebbe\u00a0 altrettanto utile farsi un giro sulla mappa interattiva del sito\u00a0 del Ministero dello Sviluppo economico con le &#8220;<em>Concessioni di coltivazione in mare e piattaforme marine<\/em>&#8221; con tutti gli impianti : 88 piattaforme entro le 12 miglia nautiche dalla costa, che fanno capo a 31 concessioni a \u201ccoltivare\u201d (la coltivazione indica la zona dove una compagnia ha il permesso di estrarre gas o petrolio), oltre a quattro piattaforme relative a permessi di ricerca ora sospesi. Sono in buona parte nell\u2019Adriatico, un po\u2019 nello Ionio e nel mare di Sicilia <a href=\"http:\/\/unmig.mise.gov.it\/unmig\/referendum\/carta.asp\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\">http:\/\/unmig.mise.gov.it\/unmig\/referendum\/carta.asp<\/a>(AMBM)<\/p>\n<p class=\"hentry__title \"><a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/marina-forti\/2016\/04\/12\/dubbi-risposte-referendum-trivelle\">Da Internazionale 12 aprile 2016<strong> Sei risposte ai dubbi sulle trivelle <\/strong><\/a><span class=\"content_author_name\"><a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/tag\/autori\/marina-forti\" rel=\"author\">di Marina Forti<\/a><\/span><span class=\"content_author_role\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<div id=\"p_732675_i_1\" class=\"item_text\">\n<p>Il referendum del 17 aprile riguarda l\u2019estrazione di idrocarburi offshore entro le 12 miglia nautiche dalla costa. Dunque riguarda il futuro di 88 piattaforme oggi esistenti entro le 12 miglia, che fanno capo a 31 concessioni a \u201ccoltivare\u201d (la <em>coltivazione<\/em> indica la zona dove una compagnia ha il permesso di estrarre gas o petrolio), oltre a quattro piattaforme relative a permessi di ricerca ora sospesi. Sono in buona parte nell\u2019Adriatico, un po\u2019 nello Ionio e nel mare di Sicilia, come si vede da <a href=\"http:\/\/unmig.mise.gov.it\/unmig\/referendum\/carta.asp\">questa mappa<\/a> interattiva.<\/p>\n<p>In questione c\u2019\u00e8 la durata delle concessioni. <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/2016\/03\/23\/trivelle-referendum-quesito-spiegato\">Il quesito infatti<\/a> chiede di abrogare la norma, introdotta nella legge di stabilit\u00e0 entrata in vigore il 1 gennaio 2016, che permette di estendere una concessione \u201cper la durata di vita utile del giacimento\u201d, cio\u00e8 per un tempo indefinito. Se vincer\u00e0 il s\u00ec quella frase sar\u00e0 cancellata. In tal caso torneremo semplicemente a quanto previsto in precedenza dalla normativa italiana e comunitaria: tutte le concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi o di risorse minerarie, a terra o in mare, hanno durata di trent\u2019anni, con possibilit\u00e0 di proroghe per altri complessivi venti.<\/p>\n<p>In altre parole, sar\u00e0 cancellata un\u2019anomalia. In effetti \u00e8 insolito che una risorsa dello stato, cio\u00e8 pubblica, sia data in concessione senza limiti di tempo prestabiliti (ed \u00e8 per questo che la corte costituzionale ha giudicato ammissibile il quesito). Tra l\u2019altro, \u00e8 un privilegio accordato alle sole concessioni entro la fascia di 12 miglia, non a quelle a terra o in mare pi\u00f9 aperto.<\/p>\n<p>Dunque, se vince il s\u00ec le piattaforme oggi in attivit\u00e0 continueranno a lavorare fino alla scadenza della concessione (o dell\u2019eventuale proroga gi\u00e0 ottenuta), ma non oltre. Certo, in gioco c\u2019\u00e8 molto di di pi\u00f9. I sostenitori del s\u00ec rimandano alla politica energetica del paese, parlano di energie rinnovabili, di investimenti in efficienza energetica. Ma sono accusati di mettere a repentaglio attivit\u00e0 economiche e posti di lavoro.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_heading\">\n<p><strong>Il referendum \u00e8 inutile?<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_732675_i_3\" class=\"item_text\">\n<p>Chi si oppone alla consultazione ricorda che la legge di stabilit\u00e0 2016\u00a0ha gi\u00e0 bloccato il rilascio di nuovi titoli (permessi) per estrarre idrocarburi entro le 12 miglia. La durata della concessione per\u00f2 non \u00e8 irrilevante, e ha risvolti molto pratici. Infatti, il blocco di nuove concessioni non impedisce che all\u2019interno di concessioni gi\u00e0 esistenti siano perforati nuovi pozzi e costruite nuove piattaforme, se previsto dal programma di lavoro. Potrebbe essere il caso della concessione Vega, nel mar di Sicilia, dove l\u2019Eni progetta da tempo una nuova piattaforma (Vega B) da aggiungere a quella oggi in esercizio (la concessione scade nel 2022).<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 importante: prolungando la durata della concessione si rinvia il momento in cui le piattaforme obsolete vanno smantellate e rimosse. \u00c8 un\u2019operazione costosa che da contratto spetta alle aziende concessionarie insieme al ripristino ambientale, quindi la spesa dovrebbe essere gi\u00e0 inclusa nei bilanci. \u201cSospetto che le compagnie petrolifere puntino anche a questo, a rinviare in modo indefinito il momento in cui dovranno smantellare piattaforme obsolete\u201d, dice Alessandro Giann\u00ec, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_heading\">\n<p><strong>Se vince il s\u00ec chiuderanno piattaforme operative e perderemo posti di lavoro?<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_732675_i_5\" class=\"item_text\">\n<p>\u00c8 una delle obiezioni di chi \u00e8 contrario al referendum. Ma si pu\u00f2 confutare. Primo, la vittoria del s\u00ec non significa la chiusura immediata di tutte le attivit\u00e0 in corso: le concessioni oggi attive scadranno tra il 2017 e il 2034. Il referendum poi non mette in questione le attivit\u00e0 di manutenzione n\u00e9, ovviamente, quelle di smantellamento e ripristino ambientale.<\/p>\n<p>Quanto ai posti di lavoro, i numeri sono incerti. Assomineraria, l\u2019associazione delle industrie del settore, parla di 13mila persone; la Filctem, la federazione dei lavoratori chimici della Cgil, parla di circa diecimila addetti solo a Gela e Ravenna. L\u2019Isfol, ente pubblico di ricerca sul lavoro, parla di novemila occupati in tutto il settore (mare e terra).<\/p>\n<p>Quanti di questi posti siano legati alle piattaforme entro le 12 miglia \u00e8 opinabile. Il sindacato dei metalmeccanici Fiom Cgil afferma che sono meno di cento. \u201cConsiderando l\u2019indotto, arriviamo a una stima massima di circa tremila persone\u201d, dice Giorgio Zampetti, esperto di questioni petrolifere per Legambiente.<\/p>\n<p>Una cosa certa \u00e8 che le attivit\u00e0 sulle piattaforme non sono <em>labour intensive<\/em> (cio\u00e8 basate soprattutto sulla forza lavoro). Per lo pi\u00f9 sono manovrate in remoto: gli addetti lavorano soprattutto nella fase di trivellazione, ma intervengono ben poco nella produzione (darebbe lavoro, casomai, smantellare i vecchi impianti). Gli attivisti di Greenpeace sono rimasti sorpresi, l\u2019anno scorso, quando sono riusciti ad avvicinarsi alla piattaforma Prezioso, di fronte a Gela nel mar di Sicilia, l\u2019hanno scalata e vi hanno appeso un gigantesco striscione, senza trovare ostacoli n\u00e9 risposta: il fatto \u00e8 che non c\u2019era proprio nessuno.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_heading\">\n<p>Quanto petrolio e quanto gas contengono i fondali italiani?<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_732675_i_7\" class=\"item_text\">\n<p>Non poi tanto. La produzione delle piattaforme attive entro le 12 miglia nel 2015 \u00e8 stata di 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di smc (<a href=\"http:\/\/intern.az\/1t6H\">standard metro cubo<\/a>) di gas. In questi giorni circolano molti dati, ma attenzione a non fare confusione. L\u2019intera produzione italiana, a terra e in mare, arriva a circa sette miliardi di smc di gas e 5,5 milioni di tonnellate di olio greggio, <a href=\"http:\/\/unmig.mise.gov.it\/home.asp\">secondo<\/a> l\u2019ufficio per gli idrocarburi e le georisorse (Unmig) del ministero per lo sviluppo economico.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la produzione nella fascia protetta delle 12 miglia, oggetto del referendum, \u00e8 una parte minore del totale. Se paragonata ai consumi, copre meno dell\u20191 per cento del fabbisogno nazionale di petrolio, e circa il 3 per cento del fabbisogno di gas. Insomma: rinunciare alla produzione entro le 12 miglia avrebbe un peso irrilevante sul bilancio energetico italiano.<\/p>\n<p>Uno degli argomenti contro il referendum \u00e8 che l\u2019Italia, con una vittoria del s\u00ec, rinuncerebbe a una risorsa importante. Davvero? L\u2019insieme delle riserve certe nei fondali italiani (entro e oltre le 12 miglia) ammonta a 7,6 milioni di tonnellate di petrolio, secondo <a href=\"http:\/\/unmig.mise.gov.it\/unmig\/stat\/ra2015\/it\/ra2015.pdf\">le valutazioni<\/a> del ministero dello sviluppo economico. Al ritmo attuale dei consumi, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole sette settimane. Sommando le riserve su terraferma si arriverebbe a 13 mesi. Quelle di gas arrivano a 53,7 miliardi di smc: neppure un anno di consumo italiano. In termini d\u2019indipendenza energetica \u00e8 ben poca cosa.<\/p>\n<p>Intanto lo scenario dell\u2019energia cambia. Negli ultimi dieci anni il consumo italiano di idrocarburi \u00e8 calato, <a href=\"http:\/\/www.legambiente.it\/sites\/default\/files\/docs\/referendum_trivelle_facciamo_chiarezza.pdf\">osserva Legambiente<\/a> riprendendo dati del Mise. Oggi l\u2019Italia consuma in un anno 67 miliardi di smc di gas, e 57 milioni di tonnellate di petrolio: rispettivamente il 21 e il 33 per cento in meno rispetto ai consumi di dieci anni fa. Invece, \u00e8 aumentata la parte delle fonti rinnovabili, arrivate a coprire il 40 per cento dei consumi elettrici (nel 2005 era al 15,4) e il 16 per cento dei consumi energetici finali (nel 2005 eravamo al 5,3).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_heading\">\n<p><strong>Gli idrocarburi portano ricchezza all\u2019Italia?<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_732675_i_9\" class=\"item_text\">\n<p>Neppure questo \u00e8 tanto vero. L\u2019Italia impone royalty (la somma versata in cambio dello sfruttamento commerciale di un bene) tra le pi\u00f9 basse al mondo, pari al 7 per cento del valore del petrolio estratto in mare e al 10 per cento del valore del petrolio estratto a terra e del gas (a terra o in mare). Le royalty e i canoni (sull\u2019occupazione del terreno) pagati dalle aziende sono poi detratti dal reddito su cui le aziende verseranno le tasse. Nel 2015 l\u2019insieme delle <a href=\"http:\/\/unmig.sviluppoeconomico.gov.it\/unmig\/royalties\/2015\/2015.asp\">royalty pagate<\/a> allo stato e agli enti locali ammontava a 351 milioni di euro. La royalty si calcola sul prezzo di vendita del petrolio o del gas, al netto di alcune deduzioni. Su ogni giacimento per\u00f2 c\u2019\u00e8 una franchigia: sono esenti da royalty le prime 50mila tonnellate di petrolio e i primi 80mila metri cubi di gas estratti offshore.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che molte piattaforme non pagano affatto. Secondo elaborazioni del Wwf sui dati del Mise, solo 18 concessioni in mare versano royalty, su un totale di 69 (entro e oltre le 12 miglia), ovvero appena il 21 per cento. Su 53 aziende estrattive, solo otto pagano royalty limitate e sono le pi\u00f9 grandi (Eni, Shell, Edison, Gas Plus Italiana, Eni mediterranea idrocarburi, Societ\u00e0 Ionica Gas, Societ\u00e0 Padana Energia). A terra, solo 22 concessioni su 133 pagano royalty. \u00c8 chiaro che alle aziende conviene prolungare la vita di pozzi che estraggono poco, perch\u00e9 restano sotto la franchigia.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_heading\">\n<p><strong>Le piattaforme hanno avuto una valutazione d\u2019impatto ambientale?<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_732675_i_11\" class=\"item_text\">\n<p>Che et\u00e0 hanno le piattaforme disseminate nei mari italiani? Anche questo punto ha risvolti molto pratici, nota l\u2019ultimo <a href=\"http:\/\/awsassets.wwfit.panda.org\/downloads\/scheda_trivelle_insostenibili.pdf\">studio pubblicato<\/a> dal Wwf. Dai bollettini del ministero per lo sviluppo economico infatti risulta che 42 piattaforme (su 88) sono state costruite prima del 1986, quando \u00e8 entrata in vigore la legge che istituisce le procedure di valutazione di impatto ambientale (Via). Tra queste, 26 appartengono all\u2019Eni (o alle sue controllate), nove all\u2019Edison e cinque all\u2019Adriatica gas.<\/p>\n<p>In altre parole, quasi met\u00e0 delle piattaforme esistenti entro le 12 miglia non \u00e8 mai stata sottoposta a una valutazione di impatto ambientale. Sembra impensabile, ma \u00e8 cos\u00ec (il ministero dell\u2019ambiente non ha nulla da obiettare?).<\/p>\n<p>In generale, l\u2019et\u00e0 media delle concessioni \u00e8 piuttosto alta, 35 anni, e quasi la met\u00e0 supera la quarantina. Su quel totale di 88 piattaforme, otto sono definite \u201cnon operative\u201d, cio\u00e8 non in produzione, e 31 (tutte a gas) sono \u201cnon eroganti\u201d (cio\u00e8 sono ferme per manutenzione o hanno cessato la produzione).<\/p>\n<p>\u201cCi chiediamo perch\u00e9 le compagnie petrolifere tengano inattivi cos\u00ec tanti impianti\u201d, dice Fabrizia Arduini, autrice di questo studio insieme a Stefano Lenzi. \u201cIl ministero dello sviluppo economico dovrebbe esaminare la situazione, prima che questi relitti obsoleti collassino nei nostri mari\u201d. Arduini cita il regolamento offshore sulla sicurezza, emanato dalla Commissione europea nel 2011 e poi diventato una direttiva: il regolamento \u201criconosce che il rischio di cedimenti strutturali dovuti al logorio degli impianti \u00e8 uno dei principali fattori di rischio di incidente. Ed \u00e8 chiaro che un incidente avrebbe conseguenze tanto pi\u00f9 gravi se avvenisse vicino alla costa, cio\u00e8 proprio nella fascia delle 12 miglia\u201d.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il \u201cnormale\u201d inquinamento. Il mese scorso Greenpeace <a href=\"http:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/it\/News1\/Cozze-di-piattaforma-dal-mare-al-piatto\/\">ha ripreso<\/a> i dati delle analisi compiute dall\u2019Ispra (l\u2019istituto di ricerca ambientale collegato al ministero dell\u2019ambiente) su campioni di cozze raccolti intorno ad alcune piattaforme dell\u2019Eni nell\u2019Adriatico, dati mai resi pubblici: rivelano che i campioni contengono metalli pesanti e idrocarburi aromatici in quantit\u00e0 molto superiori ai limiti accettabili (quelle cozze sono normalmente messe in commercio, costituiscono il 5 per cento della produzione annuale della Romagna).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_heading\">\n<p>Ha senso continuare a puntare sulle energie fossili?<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_732675_i_13\" class=\"item_text\">\n<p>La decisione di bloccare ogni nuova attivit\u00e0 estrattiva nei mari italiani entro le 12 miglia dalla costa risale al 2010: l\u2019aveva deciso il governo Berlusconi sull\u2019onda dell\u2019allarme provocato dal disastro della Deepwater Horizon nel golfo del Messico (risale ad allora anche il regolamento europeo sulla sicurezza offshore). Due anni dopo il governo Monti ha riaperto la strada a nuove concessioni, e nel 2014 il governo Renzi ha addirittura definito l\u2019estrazione di idrocarburi una \u201cattivit\u00e0 strategica\u201d, quindi non vincolata al consenso delle regioni (che infatti hanno prima impugnato la norma, poi deciso di promuovere il referendum).<\/p>\n<p>Ora le nuove concessioni sono bloccate, ma quelle in corso diventano \u201ca tempo indeterminato\u201d. Ma ha senso continuare a puntare sulle energie fossili? Molti, non solo gli ambientalisti, sono convinti che concentrarsi sulle energie rinnovabili e sull\u2019efficienza energetica garantirebbe posti di lavoro, sviluppo, innovazione.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_share\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Fonte : <b>carteinregola.it<\/b> apri l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.carteinregola.it\/?p=44226\" target=\"_blank\">articolo originale<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[caption id=\"attachment_44227\" align=\"alignnone\" width=\"800\"] da mappa interattiva ministero[\/caption]<br \/>\n Per decidere cosa votare (e se votare) al referendum di domenica\u00a0 17 aprile, chi non ha tempo di leggere tanti articoli, pu\u00f2 leggere solo questo. Un&#8217;analisi seria\u00a0 e documentata di una testata di grande giornalismo. 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