{"id":39592,"date":"2016-03-26T00:00:00","date_gmt":"2016-03-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/3574d675-974f-44b4-9b44-aaa7a76c2a20"},"modified":"2016-04-03T15:58:03","modified_gmt":"2016-04-03T13:58:03","slug":"carteinregola_it_43987","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/carteinregola_it_43987\/","title":{"rendered":"Un\u2019altra idea di citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/www.carteinregola.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/particolare-arazzo-bar-cittaIMG_5420.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-43991\" src=\"http:\/\/www.carteinregola.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/particolare-arazzo-bar-cittaIMG_5420.jpg\" alt=\"particolare arazzo bar cittaIMG_5420\" width=\"799\" height=\"599\" \/><\/a>Un\u2019altra idea di citt\u00e0<\/h3>\n<p>di <a href=\"http:\/\/www.eddyburg.it\/search\/label\/autore:Ilaria%20Agostini\">Ilaria Agostini<\/a>\u00a0\u00a0\u00a025 Marzo 2016<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.eddyburg.it\/2016\/03\/unaltra-idea-di-citta.html\">(da Eddyburg)<\/a><\/p>\n<p><em>La succosa introduzione a un libro collettaneo che racconta come nelle citt\u00e0 italiane (non a caso l&#8217;esempio scelto \u00e8 Firenze, cavia dello stregone Renzi) \u00a0 i declina l&#8217;idea di citt\u00e0 del neoliberismo e come un pugno di urbanisti pu\u00f2 animare una molteplice attivit\u00e0 di resistenza<\/em><\/p>\n<p><strong>Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista<em>, perUnaltracitt\u00e0 2004-2014, a cura di Ilaria Agostini, AI\u00d2N edizioni\u00a02016, \u00a0\u20ac18,00<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>UN&#8217;ALTRA IDEA DI CITT\u00c0<\/strong><br \/>\nL\u2019urbanistica neoliberista provoca resistenza popolare. Alla rappresentazione ufficiale delle politiche urbane si contrappone, in queste pagine, il racconto corale e antagonista di cittadine e cittadini, comitati ed esperti critici, uniti a Firenze nel \u201cGruppo Urbanistica\u201d che ha fornito il sostegno tecnico alla lista di cittadinanza \u201cperUnaltracitt\u00e0\u201d<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn1\">[1]<\/a>, per due legislature all\u2019opposizione in Consiglio comunale.<\/p>\n<p>Due legislature, dal 2004 al 2014: anni in cui, a livello planetario, si accresce per poi deflagrare, la \u201cbolla\u201d edilizia. Favorita, in Italia, dalla diminuzione dei trasferimenti statali ai comuni e dall\u2019opera demolitoria di Franco Bassanini che, a cavallo del millennio, da una parte incrementava a dismisura il potere nelle mani dei sindaci, mentre dall\u2019altra rendeva possibile riversare gli oneri di fabbricazione nella spesa ordinaria dei comuni. Lo scivolamento progressivo dal welfare state al real estate si traduce in una nuova fase di cementificazione, interpretata a livello nazionale come unica risposta alla penuria di cassa dai comuni sempre pi\u00f9 poveri. In epoca di dismissione industriale conclamata, l\u2019economia peninsulare si orienta francamente sul mattone. La citt\u00e0 diventa un grosso affare economico, i valori immobiliari aumentano e sulla loro crescita si fonda il consenso politico.<\/p>\n<p>Il \u00ablucido disegno derogatorio\u00bb perseguito dagli anni Novanta<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn2\">[2]<\/a>, corrobora l\u2019attivit\u00e0 speculativa nell\u2019edilizia. La contrattazione pubblico-privato nel decennio \u00e8 prassi consolidata che immediatamente si trasforma in arbitrio e che sistematicamente \u2013 e legalmente \u2013 piega l\u2019interesse comune a quello dei particolari. Il mestiere dell\u2019urbanista, puntualizzava recentemente Edoardo Salzano, si trasforma in \u00abfacilitatore delle operazioni immobiliari\u00bb. Dal canto loro, strette nella morsa del sistema finanziario, le imprese edili \u2013 che accedono al credito sulla base del capitale fisso (ossia del costruito) \u2013 costruiscono per poter continuare a costruire: \u00e8 un circolo vizioso. Con un milione di nuovi alloggi invenduti<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn3\">[3]<\/a>, il consumo di suolo in Italia doppia generosamente la media europea. Lo scenario muta quando nel 2008, facendo seguito alla crisi dei mutui subprime, il mercato immobiliare crolla e i prezzi al metro quadro arrivati alle stelle, cadono in picchiata.<\/p>\n<p>Firenze \u00e8 per l\u2019intero decennio il banco di prova per il grande cantiere politico nazionale. Nel 2004, alla Provincia \u00e8 eletto presidente in quota democristiana (Margherita) Matteo Renzi, ignoto trentenne, che diventer\u00e0 sindaco nel giugno 2009 raccogliendo il testimone da Leonardo Domenici (Ds-Pd) ma cedendolo per occupare Palazzo Chigi, pochi mesi prima della naturale scadenza. Nella citt\u00e0 toscana sono messe in atto le politiche che dal febbraio 2014, in qualit\u00e0 di presidente del Consiglio dei ministri, il \u201csindaco d\u2019Italia\u201d estender\u00e0 dalla scala urbana all\u2019intero paese<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn4\">[4]<\/a>: concentrazione del potere e svilimento del ruolo degli organi collegiali, velocit\u00e0 decisionale e forzatura delle norme, propaganda in luogo della pianificazione, obliterazione del dato sociale in nome del nuovo, del brand e dello smart. E apologia della tabula rasa.<\/p>\n<p><strong>La citt\u00e0 iniqua<\/strong><\/p>\n<p>Nel decennio, la pianificazione urbanistica rinuncia ai suoi compiti statutari ed \u00e8 diffusamente percepita come anacronistica limitazione al finanzcapitalismo fondato sul \u00abmattone di carta\u00bb. Le politiche urbane si allineano al paradigma neoliberista che vuole l\u20191% arricchito a spese del restante 99%. Sintetizzato da Joseph Stiglitz nel 2011 nella formula fatta propria dal movimento di Occupy Wall Street (\u00abWe are the 99%\u00bb), il paradigma produce \u201ccentri\u201d \u2013 cittadelle del potere, fortificate e interconnesse da comunicazioni ad alta velocit\u00e0 \u2013 e \u201cperiferie\u201d sempre pi\u00f9 estese e distanti dai luoghi della politica<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn5\">[5]<\/a>, nelle quali i cittadini, lo registra in queste pagine Maurizio De Zordo, sono espropriati del naturale \u00abdiritto alla citt\u00e0\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>Non solo. L\u2019urbanistica si rende \u201cmezzo politico\u201d capace di trasformare i quartieri in territorio di conquista da parte di quel segmento finanziario che non intrattiene \u00abalcun legame con i luoghi in cui la ricchezza si produce\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn7\">[7]<\/a>. L\u2019urbanistica diventa \u00abqualcosa che pu\u00f2 essere quotato in borsa, giocato con la stessa logica dei \u201cderivati\u201d su proiezioni del futuro\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn8\">[8]<\/a>. Si fa tossica. Alligna tra la debolezza dell\u2019amministrazione e la miopia della speculazione finanziaria. Acceca i politici cui offre scenari a prospettiva raccorciata. In questa temperie si generano i disastri dei fallimenti comunali che alcuni critici denunciano da tempo<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, le \u00abcitt\u00e0 infelici del neoliberismo\u00bb diventano sempre pi\u00f9 estese e pi\u00f9 ingiuste. All\u2019aumento della superficie urbana segue infatti l\u2019incremento delle spese \u2013 a tempo indeterminato \u2013 per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture di servizio e per i trasporti. Pi\u00f9 la citt\u00e0 cresce, pi\u00f9 si indebita facendo ricorso agli strumenti finanziari che deliberatamente rompono il patto sociale su cui si fonda la vita civile (i debiti a lunga scadenza intaccano peraltro anche il patto generazionale). I bilanci comunali vacillano. Il rientro dal debito \u2013 nel segno dell\u2019\u201causterit\u00e0\u201d \u2013 crea nuove sofferenze urbane nelle \u00abperiferie dolenti\u00bb. A Firenze la polarizzazione delle risorse economiche nell\u20191% dello spazio urbano, tirato a lucido e usato come mero strumento di accumulazione e finanziarizzazione, ha valenza didascalica: a dispetto della propaganda renziana basata sulla necessit\u00e0 di un ribaltamento del vecchio sistema economico-politico che erodeva risorse a danno dei \u201cgiovani\u201d, il \u00abrestyling\u00bb di via Tornabuoni fortemente voluto dallo stesso Renzi, \u00e8 stato finanziato con un mutuo a lungo termine. Proprio il contrario di quanto sbandierato nei salotti televisivi.<\/p>\n<p>\u00abTutto quello che vedi \u00e8 in vendita\u00bb, ricordava uno striscione sulla ringhiera del piazzale Michelangelo da cui si offre la vista di una citt\u00e0 ridotta a puro valore di scambio. La mercificazione si attua prioritariamente attraverso la svendita del patrimonio edilizio pubblico e l\u2019abdicazione al controllo della trasformazione di quello privato. La cittadinanza viene espropriata del fondativo diritto alla propriet\u00e0 collettiva, osso della societ\u00e0 civile e speranza per la sua rifondazione come avverte da anni Paolo Maddalena<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019alienazione degli edifici pubblici rientra tra i principali elementi di pauperizzazione delle citt\u00e0 italiane. Nel solo centro storico fiorentino sono centinaia di migliaia i metri quadri in vendita e in trasformazione, spesso in edifici di valore monumentale dei quali \u00e8 negata la disponibilit\u00e0 sociale, come illustra Daniele Vannetiello nel saggio dedicato alla Firenze intramuros. La loro vendita vede tra i maggiori acquirenti una compiacente Cassa depositi e prestiti Spa (su cui ritorna Berdini nel capitolo che segue) e nel post-Renzi assume i toni grotteschi del \u201cFlorence, city of the opportunities\u201d (sic): operazione propagandistica che vede il neosindaco Nardella vestire l\u2019abito dell\u2019agente immobiliare per promuovere edifici pubblici (ma anche privati) presso le fiere internazionali del real estate. \u00c8 la parodia della politica urbana, che si sovrappone al mercato immobiliare, e con esso coincide.<\/p>\n<p>I servizi alla cittadinanza, mercificati e privatizzati, drenano enormi ricchezze pubbliche. Rappresentano un non secondario aspetto della citt\u00e0 iniqua: forniscono servizi peggiori ai cittadini pi\u00f9 \u201cperiferici\u201d, mentre costituiscono uno dei favoriti finanziamenti occulti della politica. La privatizzazione dell\u2019Ataf, il servizio comunale di autotrasporti pubblici fiorentini, ha avuto forti ripercussioni sulla qualit\u00e0 della vita cittadina. Ma il presidente della societ\u00e0, privatizzata nel 2012, \u00e8 ora amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Mobilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Sulla mobilit\u00e0 veicolare si concentra in effetti il progetto \u201cpubblico\u201d della citt\u00e0, pi\u00f9 futurista che moderno. Sottolineava Enzo Scandurra, in un recente dialogo, che l\u2019urbanistica fiorentina si riduce ormai a due soli elementi: l\u2019aeroporto e il sottoattraversamento Tav. Il nuovo aeroporto, fortemente voluto da Renzi presidente del Consiglio<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn11\">[11]<\/a>, adombra per mole di affari il grande nodo irrisolto della lottizzazione di Castello, come spiega nel suo saggio Antonio Fiorentino. Della resistenza civile e dei controprogetti \u201cdal basso\u201d al passaggio sotto Firenze del treno ad alta velocit\u00e0 parlano in questo libro Tiziano Cardosi e Alberto Ziparo, dando testimonianza, l\u2019uno, del lavoro di costruzione corale del sapere critico nel comitato No Tunnel Tav, e l\u2019altro, dell\u2019impegno di un docente di urbanistica organico al movimento.<\/p>\n<p><strong>La citt\u00e0 desacralizzata <\/strong><\/p>\n<p>A Firenze \u2013 palcoscenico del \u201cnuovo\u201d nazionale \u2013 \u00e8 fatto abuso dei concetti di citt\u00e0 creative e smart, invenzioni strumentali all\u2019urbanistica \u00abossessionata dal marketing\u00bb. Le une, le <em>creative cities, <\/em>ridicolizzano l\u2019autorappresentazione urbana tramite un \u201cbrand\u201d, creato espressamente per la competizione globale tra citt\u00e0 che aspirano a collocarsi in classifiche di attrattivit\u00e0 internazionale (per sedi di exp\u00f3, olimpiadi o capitali della cultura, e per gli agognati \u201cinvestimenti stranieri\u201d). In esse, eventi e grattacieli sono icone che uccidono i simboli autocostruiti. Ognuna singolarmente, ognuna alienata dal contesto, le nuove icone sono messe in campo per mascherare l\u2019obliterazione del dato sociale nelle politiche urbane. La civitas \u00e8 sostituita con un simulacro vendibile: in questa logica, nel 2012, l\u2019affitto del Ponte vecchio ad un sodale politico del sindaco, prima dell\u2019arrampicata a palazzo Chigi, passa come atto di normale amministrazione.<\/p>\n<p>Dal canto loro, invece, <em>le smart cities <\/em>\u2013 citt\u00e0 furbette pi\u00f9 che intelligenti, stigmatizzava Franco Farinelli<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn12\">[12]<\/a> \u2013 incarnano il sogno delle citt\u00e0 informatizzate: i problemi del traffico, della \u201csicurezza\u201d o quelli ambientali, ognuno a s\u00e9 stante, sono rimandati agli esperti di settore. Urbanisti e piani possono essere buttati al macero. In fondo, lo si \u00e8 gi\u00e0 detto, gestire la citt\u00e0 secondo i principi neoliberisti, comporta la \u00abde-significazione\u00bb del piano urbanistico. Nel caso fiorentino, il Piano strutturale (2011) e il Regolamento urbanistico (adottato nel 2014) \u2013 ormai privi del significato di \u201cprogetto comune sullo spazio comune\u201d \u2013 eludono la materia pianificatoria e, infarciti di proclami, rifuggono una \u201cnarrazione\u201d che possa contribuire al disegno della citt\u00e0 futura.<\/p>\n<p>Gli strumenti approvati o concepiti nel decennio si inviluppano nella triade \u00abmixit\u00e9 sociale-governance-sviluppo sostenibile\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn13\">[13]<\/a>, valida per lenire tutti i mali della citt\u00e0 globale, che a Firenze si declina: nel \u00abmix di funzioni\u00bb (funzioni che tuttavia sar\u00e0 il privato a determinare, come approfondiamo nel saggio dedicato ai Piani neoliberisti); nella partecipazione (risolta nella farsa dei \u00abfacilitatori del consenso\u00bb); negli ammiccamenti a una \u201cnatura in citt\u00e0\u201d (lo studio delle relazioni profonde dell\u2019ecosistema urbano \u00e8 tuttavia accuratamente evitato). In contrapposizione alle \u201cscelte\u201d di piano del tutto avulse dal contesto ambientale e impermeabili ai suggerimenti morfologici offerti dai luoghi, Roberto Budini Gattai offre in queste pagine soluzioni convincenti e non prive di fascino. Mentre Giorgio Pizziolo costruisce l\u2019ipotesi a scala territoriale della \u00abcitt\u00e0\/paesaggio\u00bb nella quale le relazioni ecologiche \u2013 ambientali, soggettive, sociali \u2013 guidano il progetto futuro di una citt\u00e0 come \u00abluogo vivente\u00bb.<\/p>\n<p>Il \u00abbacio mortale\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn14\">[14]<\/a> dell\u2019Unesco \u2013 che dal 1982 ha inserito nel world heritage il centro storico di Firenze \u2013 completa il quadro della desacralizzazione urbana nel segno della monocultura economicista. Il turismo, inesauribile \u00abcash machine\u00bb, estrae beni territoriali e li reinveste nelle cittadelle della finanza mondiale. Il tessuto della citt\u00e0 storica \u00e8 sottoposto a una pressione insostenibile che, ancora una volta, produce risultati nel segno dell\u2019iniquit\u00e0. La citt\u00e0 dell\u20191% si realizza prioritariamente sull\u2019espulsione dei residenti. Il centro da offrire ai media come immagine del successo del sindaco e della riuscita della citt\u00e0 nella \u201ccompetizione globale\u201d \u00e8 stato \u2013 da tempo \u2013 sterilizzato: via residenti e luoghi di aggregazione, via le bancarelle e via anche le macchine (oggi l\u2019espulsione si attua anche attraverso una pedonalizzazione cui non faccia seguito un buon servizio di trasporto pubblico). Nei quartieri storici limitrofi al \u201csalotto buono\u201d, il processo di imborghesimento \u2013 nella letteratura di settore, processo definito \u00abgentrificazione\u00bb \u2013 \u00e8 in atto, e si realizza nella formula che fa coincidere il rinnovamento dei settori urbani con il rinnovamento dei residenti<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn15\">[15]<\/a>. Laddove invece la concentrazione di popolazione migrante impedisce l\u2019innalzamento di rango e di valore immobiliare dei quartieri centrali, la risposta dell\u2019amministrazione risiede nell\u2019adozione di soluzioni securitarie: l\u2019illuminazione violenta di stile carcerario e le videocamere periferizzano alcuni settori della Firenze duecentesca (quartiere di San Lorenzo, via Palazzuolo). \u00c8 l\u2019altra faccia del modello centro-periferico che relega l\u2019\u00abumanit\u00e0 eccedente\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn16\">[16]<\/a> in aree non necessariamente remote.<\/p>\n<p><strong>La citt\u00e0 felice?<\/strong><br \/>\nIl capitalismo dalle nuove fattezze, del money by money, ha una sua precisa idea di citt\u00e0 e di governo delle cose urbane. Una citt\u00e0 mercantil-proprietaria che, individualista, indifferente alle relazioni ecosistemiche, nega la presenza attiva della cittadinanza che si autodetermina, ne nasconde i corpi, cancella le pratiche urbane con cui \u00abgli abitanti usano e vivono lo spazio, e al contempo [&#8230;] gli attribuiscono un significato e un valore simbolico\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn17\">[17]<\/a>. Nel capoluogo toscano un esempio, forse minore, \u00e8 tuttavia indicativo: il Mercato centrale, trasformato in una batteria di ristorantini bob\u00f3 (<em>bourgeois-boh\u00e8me<\/em>), non risponde alla richiesta diffusa nel quartiere di luoghi di assemblea e di riunione, di cui la citt\u00e0 di Renzi-Nardella \u00e8 sempre pi\u00f9 avara.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 comune \u2013 lo spazio urbano, le strade, le piazze, gli edifici collettivi, il suo paesaggio e la sua corona agricola \u2013 \u00e8 gestita in stile privatistico, \u201cvalorizzata\u201d con i metodi classici della produzione capitalista e i pi\u00f9 moderni del turbocapitalismo. L\u2019urbanistica neoliberista cala la maschera. Si accanisce sui luoghi di sperimentazione creativa, sociale e di \u00abwelfare dal basso\u00bb, su ogni pratica di appropriazione collettiva di luoghi dismessi e oggi nuovamente appetiti. La sua fisionomia autoritaria si tratteggia nitida ogni volta che la legalit\u00e0 di un vuoto piano urbanistico viene a prevalere sulla legittimit\u00e0 di usi pluridecennali, autorganizzati, a servizio di quartieri poveri di luoghi di aggregazione.<\/p>\n<p>Le autrici e gli autori dei saggi contenuti nel presente volume sono, oltre che narratori, protagonisti di quella decennale sperimentazione di ipotesi teoriche ed operative che abbiamo definito \u201curbanistica resistente\u201d: un complesso di azioni animate dalla riflessione critica \u2013 di segno politico-tecnico, ecologico ed antropologico \u2013 sull\u2019involuzione neocapitalista della citt\u00e0 e sullo smantellamento in atto delle basi stesse della civilt\u00e0 urbana. La loro esperienza d\u00e0 linfa alla convinzione che sia ancora possibile progettare una citt\u00e0 della gioia, una citt\u00e0 felice. Un progetto che implica la costituzione di una nuova civitas avvertita delle relazioni col territorio, che dia spazio al mutualismo senza soffocare i conflitti, che incoraggi l\u2019autorganizzazione e l\u2019autogoverno delle risorse naturali, economiche e demiche<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn18\">[18]<\/a>. In questo progetto tutti sono chiamati all\u2019impegno in prima persona, ad essere il corpo vivo della citt\u00e0, presente nelle piazze e nei luoghi di rinascita collettiva, e a sostenere pratiche di cura e di accoglienza per rafforzare le convivenze possibili e ricostruire il legame sociale indebolito. Impegno non limitato, come talvolta accade, a mantenere \u00abvivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro\u00bb, ma capace \u2013 sono ancora parole di Simone Weil \u2013 di rifondare \u00abcitt\u00e0 umane [che&#8230;] avvolgono di poesia la vita di coloro che vi abitano\u00bb<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftn19\">[19]<\/a>. A partire da questa resistenza corale si invera l\u2019altra idea di citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 stato discusso e progettato collettivamente dal Gruppo Urbanistica della lista di cittadinanza perUnaltracitt\u00e0 (Puc). I suoi capitoli descrivono il quadro teorico e politico, le vicende urbanistiche, l\u2019impegno e il lavoro di opposizione, le ipotesi progettuali condivise. Ma il libro non mira a raccontare dieci anni di storia urbanistica. Esso registra i modi della resistenza vissuta e ne delinea quelli futuri, raccoglie i risultati di una ricerca-azione di durata decennale che ha favorito e messo a frutto capacit\u00e0 relazionali e competenze nell\u2019ascolto, abilit\u00e0 pratiche e organizzative con attenzione al calendario politico etc. Cos\u00ec la narrazione, da una parte, affonda nella memoria personale e collettiva, mentre dall\u2019altra attinge alle fonti documentarie consentanee alla ricerca in urbanistica. Ossia alla produzione del Comune (delibere, atti, determine etc.) e ai piani urbanistici (studiati con attenzione e puntualit\u00e0 anche per la loro traduzione alla cittadinanza attiva \u201cnon esperta\u201d); all\u2019informazione a stampa; alla controinformazione. E, infine, sui materiali autoprodotti per l\u2019opposizione in Consiglio: dai comunicati stampa alle pubblicazioni cartacee e digitali, disponibili sul sito della lista consiliare.<\/p>\n<p>Il sito \u00e8 tutt\u2019oggi attivo e costantemente aggiornato dal \u201cGruppo Comunicazione\u201d: nelle pagine del libro, Cristiano Lucchi ne rivela i segreti che non di rado hanno permesso di far breccia nel muro di silenzio dell\u2019informazione ufficiale. Maurizio Da Re, segretario \u201cin palazzo\u201d, estrae dalla mole documentaria prodotta quegli atti consiliari, interrogazioni e domande di attualit\u00e0 che hanno avuto maggiori ripercussioni sull\u2019andamento della politica cittadina, dando talvolta vita a vicende trasposte nelle aule del tribunale. Infine, lo spirito dell\u2019azione politica della lista \u00e8 illustrato dalla consigliera Ornella De Zordo che ha instancabilmente intessuto relazioni tra il palazzo, i quartieri cittadini e il territorio metropolitano, mettendo in rete l\u2019esperienza fiorentina con le analoghe che cominciavano a dispiegarsi a scala nazionale.<\/p>\n<p><strong><em>Note<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>[<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref1\">1]<\/a> Per agevolare la lettura, con \u201cperUnaltracitt\u00e0\u201d (o con la relativa sigla Puc) denominiamo la lista consiliare nell\u2019intero periodo in esame, bench\u00e9 nella prima legislatura (2004-2009) essa assumesse il nome di \u201cUnaltracitt\u00e0\/Unaltromondo\u201d.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. Sergio Brenna, <\/em>La strana disfatta dell\u2019urbanistica pubblica.<em> Breve ma veridica storia dell\u2019inarrestabile ma controversa fortuna del \u00abprivatismo\u00bb nell\u2019uso della citt\u00e0 e del territorio, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2009. Sulla perdita della titolarit\u00e0 pubblica nel governo del territorio si veda anche Edoardo Salzano, <\/em>Vent\u2019anni e pi\u00f9 di urbanistica contrattata<em>, in Maria Pia Guermandi (a cura di), <\/em>La citt\u00e0 venduta<em>, atti del convegno (Roma, 6 aprile 2011), Italia Nostra, Gangemi, Roma, 2011, pp. 24-38.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref3\">[3]<\/a> Cfr. Paolo Berdini, <\/em>Le citt\u00e0 fallite. I grandi comuni italiani e la crisi del welfare urbano,<em> Donzelli, Roma, 2014.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref4\">[4]<\/a> Cfr., oltre al mio <\/em>Pianificar twittando<em>, \u201cil manifesto\u201d, 3 aprile 2014, la prefazione di Ornella de Zordo a Riccardo Michelucci, <\/em>Guida alla Firenze ribelle<em>, Voland, Roma, 2016.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref5\">[5]<\/a> \u00abPi\u00f9 l\u2019economia si internazionalizza, pi\u00f9 le funzioni centrali si concentrano: \u00e8 la dinamica della citt\u00e0 globale\u00bb (Saskia Sassen, <\/em>La ville globale<em>, \u201cLe D\u00e9bat\u201d, n. 80, 1994), cfr. anche Jean-Pierre Garnier, <\/em>Un d\u00e9veloppement insoutenable. S\u00e9curiser o rassurer<em>?, \u201cL\u2019homme et la soci\u00e9t\u00e9\u201d, 2005, n. 155, trad. it. in Ilaria Agostini, Daniele Vannetiello (a cura di), <\/em>La conversione dell\u2019abitare. Comunit\u00e0, fertilit\u00e0, sapienza<em>, \u201cL\u2019Ecologist italiano\u201d, Lef, Firenze, 2015, pp. 68-83.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref6\">[6]<\/a> Il riferimento \u00e8 al classico Henri Lefebvre, <\/em>Le droit \u00e0 la ville<em>, Anthropos, Paris, 1968. Un\u2019analisi marxista degli effetti del neocapitalismo sull\u2019ambiente urbano \u00e8 in David Harvey, <\/em>Il capitalismo contro il diritto alla citt\u00e0. Neoliberismo, urbanizzazione, resistenze<em>, Ombre Corte, Verona, 2012.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref7\">[7]<\/a> Paolo Berdini, <\/em>Quali regole per la bellezza della citt\u00e0?<em>, \u201cCasa della cultura\u201d, 22 gennaio 2016, http:\/\/www.casadellacultura.it\/paglaboratorio.php?id=257\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref8\">[8]<\/a> Franco La Cecla, Contro l\u2019urbanistica, Einaudi, Torino, 2015, p. 41.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref9\">[9]<\/a> Ad esempio in Berdini, <\/em>Le citt\u00e0 fallite<em> cit.; cfr. anche il mio <\/em>La borsa valori dell\u2019urbanistica,<em> \u201cil manifesto\u201d, 22 aprile 2015.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref10\">[10]<\/a> Cfr. Paolo Maddalena, I<\/em>l territorio bene comune degli italiani. Propriet\u00e0 collettiva, propriet\u00e0 privata e interesse pubblico<em>, Donzelli, Roma, 2014.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref11\">[11]<\/a> Cfr. Ilaria Agostini, <\/em>Le dieci cose da sapere sull\u2019aeroporto di Firenze<em>, \u201cLa Citt\u00e0 invisibile\u201d, 8 luglio 2015, n. 24.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref12\">[12]<\/a> Franco Farinelli, <\/em>Bologna che ha perso la memoria,<em> \u201cil manifesto\u201d, 13 marzo 2014, di prossima ripubblicazione in un libro collettivo a cura di Piero Bevilacqua e della scrivente.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref13\">[13]<\/a> Jean-Pierre Garnier, <\/em>Une violence \u00e9minemment contemporaine. Essais sur la ville, la petite bourgeoisie intellectuelle &amp; l\u2019effacement des classes populaires<em>, Agone, Marseille, 2010, p. 11.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref14\">[14]<\/a> Cfr. Marco D\u2019Eramo, <\/em>Unescocide<em>, \u201cNew Left Review\u201d, 2014, n. 88, pp. 47-53.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref15\">[15]<\/a> Cos\u00ec in Anne Clerval, <\/em>Paris sans le peuple. La gentrification de la capitale<em>, La D\u00e9couverte, Paris, 2013. Sul tema si veda anche il pi\u00f9 recente Giovanni Semi, <\/em>Gentrification. Tutte le citt\u00e0 come Disneyland?<em>, il Mulino, Bologna, 2015.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref16\">[16]<\/a> Enzo Scandurra, <\/em>Un paese ci vuole. Ripartire dai luoghi, Citt\u00e0 aperta,<em> Troina, 2007, p. 108.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref17\">[17]<\/a> Carlo Cellamare, <\/em>Autorganizzazione e vita quotidiana. Storie di citt\u00e0, a Roma,<em> in Id., Roberto De Angelis, Massimo Ilardi, Enzo Scandurra, <\/em>Recinti urbani. Roma e i luoghi dell\u2019abitare<em>, manifestolibri, Roma, 2014, p. 69.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref18\">[18]<\/a> Rimando alle pagine dedicate a La citt\u00e0 in Vandana Shiva (a cura di), <\/em>Manifesto Terra Viva. Il nostro suolo, i nostri beni comuni, il nostro futuro<em>, Navdanya International, Firenze, 2015, consultabile su www.navdanyainternational.it.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=9129184064408440834#_ftnref19\">[19]<\/a> Risp. Simone Weil, <\/em>La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l\u2019essere umano<em> (1949), SE, Milano, 1990, p. 39 ed <\/em>Ead., Attesa di Dio<em> (1950), Adelphi, Milano, 2008, p. 138.<\/em><\/p>\n<div>Fonte : <b>carteinregola.it<\/b> apri l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.carteinregola.it\/?p=43987\" target=\"_blank\">articolo originale<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019altra idea di citt\u00e0<br \/>\ndi Ilaria Agostini \u00a0\u00a0\u00a025 Marzo 2016<\/p>\n<p> (da Eddyburg) La succosa introduzione a un libro collettaneo che racconta come nelle citt\u00e0 italiane (non a caso l&#8217;esempio scelto \u00e8 Firenze, cavia dello stregone Renzi) i declina l&#8217;idea di citt\u00e0 del neoliberismo e come un pugno di urbanisti pu\u00f2 animare <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[581,647,770],"tags":[655,891,909,908],"class_list":["post-39592","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-in-evidenza","category-informat-press","category-politica-della-citta","tag-carteinregola_it","tag-dalWeb1","tag-eddyburg","tag-ilaria-agostini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39592"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39592\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39641,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39592\/revisions\/39641"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}