{"id":39494,"date":"2016-03-05T08:30:07","date_gmt":"2016-03-05T07:30:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39494"},"modified":"2016-03-08T08:33:43","modified_gmt":"2016-03-08T07:33:43","slug":"integrazione-o-disintegrazione-del-buon-senso-e-del-senso-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/integrazione-o-disintegrazione-del-buon-senso-e-del-senso-comune\/","title":{"rendered":"Integrazione o Disintegrazione? Del &#8216;buon senso&#8217; e del &#8216;senso comune&#8217;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ai cittadini e alle cittadine di \u201cquesta\u201d Unione europea \u2013anche ai\/alle pi\u00f9 attenti\/e &#8211; pu\u00f2 capitare di essere talmente concentrate\/i sulle attuali e interminabili emergenze e da esse assorbite\/i, da perdere la capacit\u00e0 e la possibilit\u00e0 stessa della percezione dell\u2019insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi siamo abituati, infatti, a parlare, discutere e a fare i conti della \u201cintegrazione\u201d europea; a indagare e riflettere se e come essa procede, segna il passo oppure si sta bloccando. Mentre l\u2019insieme del processo \u2013 nella sua interezza \u2013 \u00e8 fatto anche da processi di \u201cdisintegrazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A che punto siamo? Su questa parola oggi voglio attirare la vostra attenzione. Lo faremo in compagnia di un libro recente e del suo autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Il problema)<br \/>\n\u201cIl problema \u00e8 che gli esperti della UE hanno scritto tantissimo della sua ascesa, ma praticamente niente sulla sua eventuale caduta. Esistono numerose teorie sull\u2019integrazione europea, ma praticamente nessuna sulla DISINTEGRAZIONE. E\u2019 persino difficile immaginare quali sarebbero le conseguenze della disintegrazione (\u2026). La disintegrazione \u00e8 reversibile? E\u2019 un prodotto o un processo? Quanto tempo deve trascorrere perch\u00e9 si possa stabilire se la disintegrazione sia o non sia effettivamente avvenuta: un mese, un anno o un decennio? E quali potrebbero essere le conseguenze pi\u00f9 generali della disintegrazione europea a livello economico, politico e internazionale? Certo non \u00e8 facile tentare di dare risposta a questi interrogativi sempre pi\u00f9 pertinenti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diario europeo trae questa citazione da un libro ( pubblicato in Italia nell\u2019ottobre 2015), che oggi vuole presentarvi, insieme al suo autore, Jan Zielonka: \u201cDisintegrazione. Come salvare l\u2019Europa dall\u2019Unione europea\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zielonka insegna Politiche europee alla University of Oxford ; le sue aree di ricerca sono i media, la democrazia, le istituzioni politiche e la storia delle idee politiche. Nei \u201cringraziamenti\u201d, in coda al libro, ci informa che ha discusso e monitorato l\u2019 approccio adottato con i dottorandi in European Politics and Society, con l\u2019 European Studies Centre del St. Antony\u2019s College, con la European Council on Foreign Relations e \u2013 mentre lo scriveva \u2013 con l\u2019Institute for Democracy and Human Rights presso la University of Sidney.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presentando il libro ai lettori italiani, quasi si scusa e afferma: \u201cquesto libro potr\u00e0 sembrare provocatorio o persino apocalittico\u201d (in effetti il sottotitolo della traduzione italiana non \u00e8 presente nel titolo della edizione originale: \u201c Is the UE doomed?\u201d (Cambridge, 2014). Pi\u00f9 in l\u00e0 precisa: \u201cQuesto libro non offre appigli agli euroscettici britannici, francesi o olandesi. L\u2019Europa contemporanea \u00e8 un ambiente fortemente integrato (\u2026.). Tuttavia in queste pagine si avanzano dubbi sulla capacit\u00e0 dell\u2019UE di riconquistare la fiducia pubblica in Europa, generare coesione fra gli Stati membri e dar forma a un programma plausibile di autoriforma\u201d. E ammonisce: \u201c Nell\u2019Unione allargata e stratificata, le riforme coraggiose sono controverse e quelle timide sono inutili (\u2026) Per questo motivo si propongono qui nuove modalit\u00e0 di integrazione dell\u2019Europa. Il ragionamento va oltre le attuali controversie tra federalisti ed euroscettici. Non si rif\u00e0 a un\u2019agenda nazionale di parte, n\u00e9 ad un programma ideologico. Sostiene che gli europei meritano un modo di lavorare insieme, migliore di quello offerto da una UE sempre pi\u00f9 inefficiente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tentativo di Zielonka \u00e8 ad un tempo coraggioso e temerario; dice: \u201c I funzionari dell\u2019UE si comportano come se niente fosse e rifiutano di prendere in considerazione un piano B. Questo libro apre una discussione su un piano B per il bene dell\u2019Europa e dei suoi cittadini. Bruxelles pare incapace di guidare l\u2019Europa verso un futuro migliore, e Berlino non sembra disposta a farlo. La prospettiva di un superstato europeo \u00e8 ingenua. L\u2019Europa deve essere reinventata e ricostruita, questa volta dal basso invece che dall\u2019alto. Queste pagine rivelano molte verit\u00e0 dolorose, ma prefigurano uno scenario di rinnovamento europeo.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jan Zielonka \u00e8 questo, generoso e temerario: \u201cio sono un vero europeo, secondo qualsiasi parametro si voglia adottare, e non provo alcuna soddisfazione a concludere che l\u2019Unione europea, la UE, possa essere condannata a sparire, ma l\u2019Europa e l\u2019integrazione europea di certo non lo sono\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(del \u2018buon senso\u2019 e del \u2018senso comune\u2019)<br \/>\nLa sua opera di studioso \u2013 tra indagine e critica politica \u2013 mi ha fatto tornare in mente una profonda espressione attribuita ad Alessandro Manzoni (gi\u00e0 evocata nel titolo di questo Diario): \u201cIl buon senso c\u2019era ; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune. Il senso comune si nutre di miti, il buon senso di fatti\u201d. Una massima che ben si attaglia alla situazione attuale di Europa e a molti dei suoi protagonisti (Stati nazionali, Capi di governo e\/o di Stati, Parlamenti, Istituzioni europee).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E \u2013 sar\u00f2 onesto e trasparente con i lettori e le lettrici &#8211; resto incerto e pensoso: cosa \u00e8 qualificabile come \u201cfatto\u201d e cosa, come \u201cmito\u201d \u2013 stando al motto manzoniano- nella attuale configurazione della crisi europea?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019indagine di Zielonka \u00e8 ricca di \u201cFatti\u201d sul versante della disintegrazione: sono numerosi e puntuali (rinvio alla lettura); mancano nella lista, ovviamente, quelli che sono nella nostra memoria pi\u00f9 recente ( dopo la chiusura del suo libro) e anche quelli che sono, ora, sotto i nostri occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccone uno, freschissimo, anzi dovrebbe ancora accadere: (\u00e8 il quesito referendario che Viktor Orban, premier Ungherese, vuole-minaccia di proporre ai suoi elettori, una parte consistente del suo popolo): \u201cE\u2019 d\u2019accordo sul fatto che, senza l\u2019autorizzazione del Parlamento nazionale, l\u2019Unione europea possa obbligare l\u2019Ungheria ad accogliere ricollocamenti di cittadini stranieri sul suo territorio?\u201d. Gli svizzeri, maestri in materia \u2013 chiosa Massimo Riva (La repubblica 28 febbraio 2016) \u2013 \u201cdicono che il vero potere nei referendum sta dalla parte di chi pone l\u2019interrogativo; con un quesito cos\u00ec formulato non si possono avere dubbi sull\u2019esito della consultazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma si pu\u00f2 essere contrari ad un referendum che d\u00e0 la parola ai cittadini? No, assolutamente. (Chi o cosa \u00e8 \u201cmito\u201d e chi o cosa \u00e8 \u201cfatto\u201d: tra \u201cdemocrazia diretta\u201d e \u201caccoglienza dei rifugiati\u201d?). Restiamo, ancora un poco, in Ungheria e facciamo emergere un altro \u201cfatto\u201d: gli oltre cinque miliardi e mezzo di euro che dal bilancio europeo (ex tasse dei contribuenti degli stati membri) che arrivano in Ungheria, ogni anno. (Chi o cosa \u00e8 \u201cmito\u201d e chi o cosa \u00e8 \u201cfatto\u201d: tra la condivisione dell\u2019accoglienza dei rifugiati nella societ\u00e0 e nello Stato ungheresi ( al cui benessere d\u00e0 un contributo di risorse tutta l\u2019Unione) e la \u201csovranit\u00e0\u201d nazionale?).<br \/>\nL\u2019otto marzo prossimo- Marted\u00ec &#8211; la Commissione Europea approver\u00e0 (e presenter\u00e0 al Parlamento Europeo-cio\u00e8 i rappresentanti eletti, dei popoli europei ed al Consiglio-cio\u00e8 gli Stati membri europei) una nuova e risolutiva regolamentazione comune delle Immigrazioni e uno schema di \u201cobblighi\u201d sull\u2019accoglienza condivisa. Ricordiamo tutti la Decisione \u201ccomune\u201d di qualche mese fa (cfr. Diario n. 18, del 5 febbraio 2016): la stessa Commissione e il Consiglio avevano approvato \u2013 a maggioranza &#8211; un piano di ricollocazione, dall\u2019Italia e dalla Grecia verso gli altri Paesi membri, di 160 mila rifugiati. Ma il piano \u00e8 fallito per la mancata volont\u00e0 di applicarlo da parte di diversi Paesi membri dell\u2019Unione -dopo un voto formale (a maggioranza), secondo le regole democratiche.<br \/>\nE, dunque: sono questi i \u201cfatti\u201d e i \u201cmiti\u201d; il \u201cbuon senso\u201d e il \u201csenso comune\u201d; il processo-prodotto \u201cintegrazione\u201d e il processo-prodotto \u201cdisintegrazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 indagine di Jan Zielonka individua la debolezza del processo europeo, storicamente messo in atto, e scrive: \u201cLa UE ha sempre risentito di uno \u2018scarto fra capacit\u00e0 e aspettative\u2019. Ha immaginato un modello di integrazione controllato da un unico centro istituzionale investito di troppo responsabilit\u00e0, ma dotato di scarsa legittimazione e di risorse inadeguate. Era una visione irrealistica, destinata a fallire\u201d. Il caso sopra citato \u00e8 un esempio preciso dello \u201cscarto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Scenari di disintegrazione)<br \/>\nEntrando, poi, nel merito del \u201cprocesso o prodotto\u201d, Zielonka afferma:\u201d Corre l\u2019obbligo di esaminare tre possibili scenari:<br \/>\n\u2022 \u201cil primo vede i leader d\u2019Europa perdere il controllo sugli eventi finanziari o politici in atto\u201d;<br \/>\n\u2022 \u201cil secondo presuppone che essi tentino di affrontare i problemi, ma finiscano per peggiorare la situazione\u201d;<br \/>\n\u2022 \u201cil terzo prevede una politica di benevola indifferenza, con implicazioni un po\u2019 meno benevoli\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Motori di disintegrazione)<br \/>\nEsaminando gli agenti che muovono il processo osserva:<br \/>\n\u2022 \u201c Il processo decisionale europeo \u00e8 sempre stato lento, complesso e subordinato al minimo comune denominatore. Ma oggi il problema sembra essere molto pi\u00f9 fondamentale. Le Istituzioni europee paiono distanti sia dalla politica nazionale sia dai mercati globali. Sembrano operare in un vuoto politico ed economico, incapaci di produrre un impatto significativo per i cittadini o per le imprese. Adeguare la legislazione dell\u2019UE a realt\u00e0 in continuo mutamento \u00e8 diventato problematico, e il livello di conformit\u00e0 deludente\u201d.<br \/>\n\u2022 \u201cOggi \u2018unit\u00e0 nella diversit\u00e0\u2019 sembra uno slogan privo di significato e l\u2019Unione europea \u00e8 priva di un\u2019identit\u00e0 riconoscibile che spinga le persone a restarle fedeli in questi momenti difficili\u201d.<br \/>\n(Dinamiche di disintegrazione)<br \/>\nRiflettendo sulle dinamiche di disintegrazione, Jan Zielonka rileva due fattori:<br \/>\n\u2022 \u201cPrimo, l\u2019UE deve ancora mettere a punto un meccanismo di gestione efficace per i tre ambiti distinti \u2013 economico, politico e istituzionale \u2013 nei quali la crisi europea \u00e8 in atto.<br \/>\n\u2022 \u201cSecondo, l\u2019Unione europea non dispone di strumenti democratici per legittimare le proprie politiche. (\u2026.) Il progetto europeo si \u00e8 sempre basato sulla legittimit\u00e0 \u2018in uscita\u2019 (cio\u00e8 sostanziata dai risultati), pi\u00f9 che \u2018in entrata\u2019, e questo significa che l\u2019efficienza, non la democrazia, \u00e8 al sua logica di fondo.\u201d<br \/>\nFino ad ora, il tradizionale, storico metodo di integrazione (mercato interno, ecc.) aveva espresso gradi adeguati di efficienza; ora questo processo ha esaurito la sua forza.<br \/>\nIl nodo centrale viene individuato da Zielonka, nel fatto che i principali pilastri della integrazione europea:<br \/>\n\u2022 il mercato unico<br \/>\n\u2022 la moneta unica<br \/>\n\u2022 e l\u2019area Schengen (frontiere interne aperte)<br \/>\nhanno:<br \/>\n\u2022 membri diversi<br \/>\n\u2022 disciplinati da Norme diverse<br \/>\nIl risultato \u00e8 la situazione attuale che Jan Zielonka chiama \u201cEufonia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 a questo punto che inizia la \u2018pars costruens\u2019 della indagine. E Zielonka si chiede: \u201cE\u2019 possibile un qualche tipo di integrazione in un\u2019Europa caratterizzata da una pluralit\u00e0 di alleanze politiche, una sovrapposizione di competenze e una florida eterogeneit\u00e0 socio-culturale? LA mia RISPOSTA \u00e8 SI\u2019. Ma dobbiamo modificare la nostra visione di integrazione, abbracciando un vero pluralismo e una vera diversit\u00e0. Sosterr\u00f2 che un\u2019Europa pi\u00f9 flessibile, decentrata e ibrida offre enormi opportunit\u00e0 e non andrebbe vista come soglia dell\u2019anarchia westfaliana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diario europeo si \u00e8 impegnato molto in questa ricostruzione analitica per la seriet\u00e0 dell\u2019impegno del suo autore e anche per la carica di speranza che egli profonde nel suo lavoro. Ma confessa che addentrandosi nella parte propositiva, l\u2019ha trovato alquanto \u2013 pur generosa \u2013 fragile. Ci\u00f2 non toglie nulla al valore del saggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tento di riassumere la filosofia della sua visione innovativa in questi due punti:<br \/>\n\u2022 \u201cL\u2019alternativa che propongo prevede un\u2019integrazione flessibile secondo criteri funzionali, al posto del tentativo ostinato di creare un superstato europeo. La reti che emergeranno da questo modello di integrazione non saranno veri e propri ordinamenti, ma organizzazioni concepite per rispondere a esigenze precise ed eseguire compiti precisi. Questo \u00e8 esattamente il tipo di reti affinate e diversificate di cui l\u2019Europa ha disperato bisogno\u201d.<br \/>\n\u2022 \u201cLa struttura della \u2018governance\u2019 europea non assomiglier\u00e0 a una piramide, bens\u00ec ad una \u2018scatola di giunzione\u2019 con numerosi punti di intersezione e interazione (\u2026) Ho definito questa nuova modalit\u00e0 di integrazione \u2018polifonica\u2019, i contrapposizione all\u2019attuale Eufonia o addirittura cacofonia. Un\u2019 Europa polifonica adotter\u00e0 i principi base della democrazia: pluralismo e autogoverno. Adotter\u00e0 anche i principi base di una \u2018governance\u2019 efficiente: coordinamento funzionale, differenziazione territoriale e flessibilit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E conclude: \u201cL\u2019ascesa della pluralit\u00e0 e dell\u2019ibridismo pu\u00f2 sembrare un novit\u00e0 per gli studiosi dell\u2019UE, ma non per gli studiosi della globalizzazione e del cambiamento sociale. Da anni la rivoluzione digitale determina enormi trasformazioni nei sistemi di produzione, nella concorrenza e nella sicurezza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E concludiamo anche noi. Questo ed altri studi sono i benvenuti. Costituiscono un potenziale di utilit\u00e0 e di operativit\u00e0. Prioritaria \u00e8 la volont\u00e0 politica e strategica dei popoli e degli Stati d\u2019Europa.<br \/>\nDeve manifestarsi. Deve manifestarsi a breve. L\u2019attuale Parlamento deve prendere la parola: in modo rituale o irrituale.<br \/>\nDiario europeo ha gi\u00e0 elevato, nei mesi scorsi, l\u2019appello a questo Parlamento europeo esistente; esso pu\u00f2 e deve diventare l\u2019autore e il protagonista della trasformazione del modello istituzionale: la sua Forma e la sua Sostanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza il permesso degli Stati nazionali, i Rappresentanti ELETTI dei Popoli d\u2019Europa \u2013 in forza della loro elezione senza vincolo di mandato \u2013 diano forma e voce ad una nuova configurazione istituzionale, assumendo in prima persona la iniziativa di fare le Leggi; e, in primis, approvando una \u201cCostituzione dell\u2019Unione\u201d, snella e profonda, che inizi con le parole: \u201c NOI, POPOLI d\u2019EUROPA\u2026\u2026\u201d; da sottoporre a successivo Referendum confermativo da parte dei Popoli d\u2019Europa. Uno stop an go: solenne, risolutivo. Una ultima spiaggia! Ed \u00e8 in questa \u201ccornice\u201d o \u201cpatto\u201d che deve trovare posto e forma anche la nuova fase di integrazione possibile; non nelle \u201cderoghe\u201d affannose e pasticciate per arginare i vari Referendum dei \u201cMembri\u201d. La Unione non \u00e8 e non potr\u00e0-dovr\u00e0 mai essere una \u201cprigione\u201d. E torna in campo l\u2019attuale articolo del Trattato: articolo 50, \u201cOgni Stato membro pu\u00f2 decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall\u2019Unione\u201d. Vorrei soltanto una modifica: non ogni \u201cStato\u201d, ma \u201cOgni membro \u2013 Popolo e Stato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Convochi, dunque, il Parlamento eletto ed operante una \u201cSeduta Permanente\u201d ( oppure elegga al suo interno, con metodo e rappresentanza proporzionali, una COMMISSIONE STRAORDINARIA COSTITUENTE), annunciando ai POPOLI d\u2019EUROPA che legittimamente rappresentano, che la grande trasformazione \u00e8 in atto e che il Parlamento dei Popoli d\u2019Europa si considera in seduta permanente e continuativa per dare ai Popoli e agli Stati un\u2019anima e una forza nuove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo faccia. E\u2019 il Tempo ed \u00e8 l\u2019Ora delle Responsabilit\u00e0, cio\u00e8: abilit\u00e0 a rispondere!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario Europeo, n. 22<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39495,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39494","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39494","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39494"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39494\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39604,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39494\/revisions\/39604"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39495"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39494"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39494"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39494"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}