{"id":39444,"date":"2016-02-21T09:53:27","date_gmt":"2016-02-21T08:53:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39444"},"modified":"2016-02-24T09:54:57","modified_gmt":"2016-02-24T08:54:57","slug":"debito-eo-colpa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/debito-eo-colpa\/","title":{"rendered":"Debito e\/o colpa?"},"content":{"rendered":"<p>Penso che tutti ricordino questa espressione: \u201crimetti a noi i nostri debiti\u201d. Forse pochi sanno che nella lingua tedesca esiste uno solo termine (\u201cSchuld\u201d) per entrambi i significati: il debito e\/o la colpa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, Diario europeo, ha l\u2019obiettivo di fare un breve affresco su alcuni fondamenti culturali (il pensiero, la filosofia, la teologia \u201cpolitica\u201d in questo caso) che stanno dietro a precise concezioni dell\u2019economia e anche a precise impostazioni e comportamenti di politica economica; e, in generale, dello \u201cspirito\u201d (Geist) che popoli e culture mettono alla base dei loro specifici modi di intendere (e attendere) le relazioni e\/o le integrazioni, tra culture e tra Stati. Anche quella europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo facciamo presentando al lettori e alle lettrici due libri: \u201cIl debito del vivente. Ascesi e capitalismo&#8221;, di Elena Stimilli, ed. Quodlibet, 2011, e \u201cIl capitalismo divino. Colloquio su denaro, consumo, arte e distruzione\u201d, di Marc Jongen (a cura di); edizione italiana a cura di Stefano Franchini; postfazione di Paolo Perticari. ed, Mimesis, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 una ricerca molto impegnativa, densa e documentata, sulle \u201cradici di un fenomeno che investe l\u2019esistenza e di ciascuno tanto dal punto di vista individuale che da quello collettivo: l\u2019essere in difetto, in colpa, in debito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare conto, con la brevit\u00e0 necessaria di un \u201cDiario\u201d, della indagine di Elena Stimilli, parto da quelli che a me sembrano costituire i due poli (e anche le due chiavi) dello studio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo: \u201cNumerose sono state le interpretazioni che hanno adottato un paradigma \u2018sacrificale\u2019 come chiave di lettura privilegiata dell\u2019epoca moderna e delle sue forme di potere. La rinuncia di parte delle libert\u00e0 individuali per la conservazione della vita \u00e8 stata individuata all\u2019origine della costituzione dello stato nazionale.\u201d (ivi, p. 9). In questo polo vige il \u201cprincipio di realt\u00e0\u201d : spesso si \u00e8 visto nella civilt\u00e0 moderna una sorta di compenso in cambio del prezzo pagato per la repressione delle libert\u00e0 individuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo polo: \u201cUn\u2019istanza di prestazione tende sempre pi\u00f9 a prendere il posto del principio di realt\u00e0 e l\u2019adeguazione assoluta dei desideri alla logica competitiva del profitto si impone come condizione dell\u2019affermazione di s\u00e9\u201d (ivi, p.10). Il grande Lacan chiama questo vissuto: \u201cdiscorso del capitalista\u201d. E la Stimilli osserva che \u201cnell\u2019epoca della globalizzazione (la nostra) il potere ha assunto la forma dell\u2019economia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta la ricerca di Elena Stimilli tende a ricostruire le basi analitiche e concettuali (filosofiche, economiche e teologiche) tra questi due poli o chiavi della costruzione sia di un Pensiero, sia delle Formazioni sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I passaggi sono quelli noti anche al grande pubblico e quelli noti prevalentemente agli studiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noto \u00e8 lo studio di Max Weber, quando (\u201cL\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo&#8221; &#8211; 1905) egli \u2013 andando oltre i suoi predecessori Werner Sombart o Lujo Brentano \u2013 individua la premessa storica dello spirito capitalistico non negli ebrei ma nel calvinismo, che cerca nel \u201cmondo\u201d e nella stessa attivit\u00e0 economica i \u201csegni\u201d della grazia. Di qui il singolare rapporto che vede quella forma religiosa e la mentalit\u00e0 economica del capitalismo che si presenta, agli occhi di Weber come qualcosa di \u201cunico\u201d, proprio per la peculiare razionalit\u00e0 a cui d\u00e0 vita nell\u2019economia capitalistica: l\u2019accumulazione che diviene, qui, un fine in s\u00e9 (cfr. pp.249-50). Precisa e chiarisce Stimilli: \u201cIn questa ricerca non solo prover\u00f2 a dimostrare un\u2019attualit\u00e0 della tesi di Weber che esuli dalla sua possibile affinit\u00e0 con il modello sacrificale; ma soprattutto cercher\u00f2 di indagare i fondamenti antropologici della pratica ascetica, con particolare attenzione all\u2019ascetismo cristiano, nella convinzione che un simile percorso possa portare un contributo anche per una lettura del presente\u201d (p. 10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pu\u00f2 mancare in questa indagine la lettura del famoso frammento giovanile di Walter Benjamin (intorno al 1921) intitolato: \u201cIl capitalismo come religione\u201d. Stimilli riporta per intero il brano (compreso gli appunti allegati dove Benjamin parla pure dell\u2019arte \u201cconfrontando le immagini dei santi di diverse religioni da un lato e l\u2019ornamento delle banconote di diversi Stati dall\u2019altro\u201d). Noi ci limitiamo ad alcuni passaggi: \u201cNel capitalismo si deve vedere una religione, vale a dire che il capitalismo serve essenzialmente all\u2019appagamento di quelle stesse preoccupazioni, di quelle pene e inquietudini a cui un tempo davano risposta le cosiddette religioni\u201d. Continua un po\u2019 oltre. \u201cTre tratti al presente sono riconoscibili in questa struttura religiosa del capitalismo: (stiamo molto riassumendo) 1) il capitalismo \u00e8 una religione cultuale, forse la pi\u00f9 estrema mai esistita (\u2026); 2) la durata permanente del culto\u2026qui non c\u2019\u00e8 nessun giorno feriale, nessun giorno che non sia giorno di festa nel senso terribile del dispiegamento di tutte le pompe sacrali, dell\u2019estremo impegno dell\u2019adorante. 3) in terzo luogo \u00e8 generatore di colpa, indebitante (verschuldenden). Il capitalismo con ogni probabilit\u00e0 \u00e8 il primo caso di culto che non redime il peccato (entsuhnenden), ma generatore di colpa (verschuldenden\u201d (ivi, p. 177). Si noti il termine \u201cschuld\u201d usato sia per colpa che per debito.<br \/>\nVenendo pi\u00f9 vicino ai nostri giorni, altri autori hanno analizzato il collegamento tra economia e religione\/fede cristiana. Il riferimento \u00e8 al filosofo-teologo laico, Giorgio Agamben che ha intrapreso una approfondita indagine sulle radici cristiane dell\u2019economia e della \u201cgovernabilit\u00e0\u201d moderna (cfr. \u201cIl regno e la gloria. Per una genealogia teologica dell\u2019economia e del governo\u201d, Neri Pozza, Milano 2007). \u201cIl paradigma teologico della trinit\u00e0 e la elaborazione patristica (primi secoli dell\u2019era cristiana) della &#8216;economia della salvezza\u2019 vengono da lui individuati all\u2019origine dell\u2019attuale governo economico degli uomini e del mondo\u201d (ivi, p. 13). Naturalmente, la lettura di Paolo e delle sue lettere sono centrali nella indagine di Giorgio Agamben; si veda il suo bellissimo testo: \u201cIl tempo che resta. Un commento alla Lettera ai romani\u201d, Bollati Boringhieri, Torino 2000): trascrizioni ed elaborazioni da una serie di seminari post universitari (1998-1999), tra Parigi, Verona, Evanston, Berkeley): per \u201crestituire alle Lettere di Paolo il loro rango di testo messianico fondamentale dell\u2019Occidente\u201d (ivi, p. 9). Nella sua analisi, Agamben collega Paolo a Benjamin, nelle cui tesi \u201cSul concetto della storia \u201c (uno degli ultimi scritti di Walter Benjamin, quasi un testamento) egli rintraccia diversi passi \u2013 assimilati senza essere citati- dalle Lettere di san Paolo. A tale proposito non si pu\u00f2 dimenticare l\u2019insegnamento fondamentale di Jakob Taubes, con le sue \u201cLezioni\u201d dal 23 al 27 febbraio 1987, tenute alla Evangelische Studiengemeinschft di Heidelberg, ora pubblicate in: \u201cLa teologia politica di san Paolo\u201d, Adelphi, Milano 1997).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo testo (soprattutto, l\u2019evento!) che vogliamo brevemente presentare \u00e8 un \u201cSimposio\u201d svoltosi in Germania nel luglio del 2005 e pubblicato dall\u2019editore tedesco nel 2007; in Italia nel 2011.<br \/>\nPresentando e introducendo con un apposito saggio (16 febbraio 2011) il volume ai lettori italiani, Stefano Franchini (universit\u00e0 di Bologna) scrive: \u201cdobbiamo innanzitutto avvertire il lettore italiano circa l\u2019importanza che, in questa occasione, rivestono le date\u201d (ivi, p. 7). (E qui certamente i lettori e le lettrici accentueranno la loro attenzione!). Il \u201cSimposio\u201d ha avuto luogo, infatti, appena prima che scoppiasse (nell\u2019agosto del 2007), nel cuore della finanza mondiale \u2013 gll Stati Uniti- il caos economico della crisi sistemica ancora oggi in corso: il 12 settembre 2007, la Northern Rock Bank rivel\u00f2 alla Banca d\u2019Inghilterra il proprio stato di decozione finanziaria: segu\u00ec il panico dei risparmiatori e la corsa agli sportelli, fino al 22 febbraio 2008, quando la Rock Bank fu nazionalizzata e il suo debito entr\u00f2 a far parte del debito pubblico inglese. E\u2019 in quell\u2019istante che la crisi finanziaria entr\u00f2 ufficialmente in Europa. In seguito il 15 settembre del 2008, con la bancarotta della Lehman Brothers, il dominio globale della crisi bancaria inizi\u00f2 ovunque a esercitare i suo effetti travolgenti (cfr. p. 7-8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltiamo, ora, dalla registrazione orale, alcuni passaggi dell\u2019apertura del simposio: \u201cIl capitalismo divino, colloquio su denaro, consumo, arte e distruzione\u201d , tenutosi il 14 luglio 2005, con inizio alle ore 20.<br \/>\n\u201cSignore e signori (\u00e8 Marc Jongen che apre), un cordialissimo benvenuto al simposio intitolato \u201cIl capitalismo divino\u201d, che la Staatliche Hochschule di Karlsruhe presenta stasera (\u2026) Alcuni dei presenti si chiederanno se non sia meglio dire: \u201cil capitalismo diabolico\u201d (\u2026.). Con il nostro titolo non vogliamo proporre un\u2019apologia del capitalismo. Quest\u2019ultimo non ne ha certo bisogno, poich\u00e9 questa apologia si verifica, semplicemente e senza tanti discorsi, in occasione di ogni bonifico bancario (\u2026). Per andare al nocciolo della questione, la tesi di Benjamin afferma che il capitalismo non \u00e8 solo scaturito da una mentalit\u00e0 religiosa \u2013 come ha illustrato Max Weber, in termini ormai classici, nel suo celebre studio \u201cL\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo \u2013 ma \u00e8 esso stesso, da cima a fondo un fenomeno religioso. (\u2026) Vogliamo dunque discutere le seguenti questioni: a) se il capitalismo sia effettivamente un \u201coppio dei popoli\u201d, per dirla con Kar Marx, ancora pi\u00f9 efficace di quanto lo sia stato la religione; b) come esso trasformi gli esseri umani, quali strutture sociali e caratteriali produca; c) e infine se sia davvero cos\u00ec privo di alternative, come suggerisce l\u2019utilizzo dell\u2019aggettivo \u201cdivino\u201d (. \u2026.). Alla mia destra , Jochen Horisch, professore di Letteratura tedesca e analisi dei media all\u2019universit\u00e0 di Mannheim; accanto a lui, Thomas Macho, professore di scienza della cultura alla Humboldt-Universitat di Berlino; seguono: Boris Groys, professore di filosofia e scienza dell\u2019arte a Karlsruhe, Peter Sloterdijk, professore di filosofia e rettore della medesima Hochschule (e autore di, \u201cIl mondo dentro il capitale\u201d, una trilogia nella quale Sloterdijk ha descritto una sorta di metamorfosi di Dio; il titolo originale era: \u201cNell\u2019interno mondano del capitale\u201d, pubblicato in Italia dalla Meltemi, Roma 2006); e infine Peter Weibel, artista e teorico e non da ultimo professore del Centro per l\u2019arte e le tecnologie mediatiche (ZKM)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo voluto soffermarci su questo parterre di prim&#8217;ordine per dare il senso vero e concreto della profondit\u00e0 e risonanza che in Germania, questo tipo di indagine ha nella cultura in generale e nell\u2019ambiente sociale. Non, quindi, discorsi di qualche economista deluso, ma \u201cpensiero autentico\u201d. A prescindere dalla condivisione o meno che di esso si possa avere. Scrive molto sinteticamente ed efficacemente, Paolo Perticari, nella sua Postfazione: \u201cDi fronte a un mondo che costruisce ogni giorno nuove forme di disperazione, e dunque alla smisurata complessit\u00e0 che \u00e8 la cifra della Crisi globale, la grande filosofia tedesca torna, dopo Kant, Hagel, Fichte e Shelling, dopo Marx d Weber, dopo Adorno e Benjamin, dopo Blumenberg, Schmitt e Taubes (\u2026)\u201d. (E anche la nostra memoria non pu\u00f2, con un lampo, non tornare ai libri di filosofia e agli studi giovanili!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, Diario, per\u00f2, vorrebbe tentare di trarre da queste informazioni e approfondimenti, qualche \u201clezione\u201d sui diversi versanti del dibattito\/conflitto politico europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evochiamo subito la magica parola \u201cFlessibilit\u00e0\u201d; poi, quelle di \u201cDebito sovrano\u201d. Lo facciamo in modo schematico per ridurre il pi\u00f9 possibile l\u2019ampiezza del \u201cDiario\u201d odierno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cflessibilit\u00e0\u201d, \u00e8 la prassi, invocata e praticata, di governo dei bilanci pubblici degli Stati membri della Unione tesa a \u2018bilanciare\u2019 la crescita (occupazione e investimenti) con la stabilit\u00e0 dei conti pubblici. Tenendo nello sfondo la riflessione culturale sopra riassunta, sono almeno due gli approcci che si confrontano, anche aspramente ogni giorno. Uno \u00e8 questo: flessibilit\u00e0 come \u201cincentivo\u201d, per guadagnare tempo e fare riforme che consentano quelle trasformazioni di sistema finalizzate a \u201cfare integrazione\u201d dei sistemi economici-istituzionali-sociali della Unione. La parola chiave \u00e8 \u201cconvergenza\u201d (si legge nel Preambolo del Trattato: \u201cDecisi a conseguire il rafforzamento e la convergenza delle proprie economie\u2026\u201d). E nel background culturale non scatta la visione \u201csacrificale\u201d, bens\u00ec quella del \u201csuccesso\u201d. L\u2019altro \u00e8 questo: flessibilit\u00e0 come \u201cconcessione\u201d, remissione di una colpa. La parola chiave \u00e8 \u201csolidariet\u00e0\u201d concessa, bonariamente o pesantemente. A volte anche come forma di ricatto: tenerti buono e sottomesso su altri negoziati e\/o interessi. Va da s\u00e9 che questa la si pu\u00f2 invocare e concedere una-tantum. Di per s\u00e9, questo approccio non crea \u201cpi\u00f9 integrazione\u201d; \u00e8 soltanto un\u2019attesa di ravvedimento. Come? Attraverso pratiche di \u201crinuncia\u201d, \u201ctagli\u201d, \u201cprivazioni\u201d: che possono manifestarsi anche con forme di indebolimento politico nel consesso generale dell\u2019Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche di fronte ai \u201cDebiti sovrani\u201d (il debito pubblico degli Stati; l\u2019Unione europea, come tale non ha un Debito pubblico!) vale la stessa sequenza sopra ricostruita. Se esso \u00e8 una \u201ccolpa\u201d da cui emendarsi, vale soltanto l\u2019approccio \u201csacrificale\u201d: sacrifici di ordine sociale e altri per ripagare il debito. E\u2019 l\u2019approccio \u201creligioso\u201d, a cui si contrappone l\u2019approccio \u201cgovernista-laico\u201d: un mix di prassi (rigore, consolidamento nel tempo, ecc.). La parola chiave, anche qui, \u00e8 \u201cconvergenza\u201d, non la domanda (la supplica) di \u201csolidariet\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia nel caso della flessibilit\u00e0 che del governo del debito, la Storia offre numerose e diverse soluzioni. Oltre che alla molteplicit\u00e0 delle teorie economiche bisogna sempre ricorrere alle tradizioni e ai contesti culturali per capire perch\u00e9 non si fanno determinati percorsi e se ne fanno altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tappe della costruzione degli Stati Uniti, ad esempio, hanno visto, prima la costituzione di un debito comune e solo dopo aver istituito il Debito Federale, fu istituita una moneta comune e fu avanzata la proposta dal ministro del Tesoro, Hamilton, di una Banca centrale (che fu per\u00f2 istituita solo pi\u00f9 di cento anni dopo, nel 1913). Il fatto di avere un solo debito rafforz\u00f2 molto i poteri del nuovo stato federale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tappe della storia dell\u2019Unione Europea sono, come \u00e8 noto, in ordine inverso: \u00e8 stata creata una moneta comune (e una banca centrale), prima e senza (ancora oggi) il Debito Europeo Comune. L\u2019escamotage del pareggio di bilancio inserito nelle Costituzioni dei singoli Stati membri come garanzia che questi ultimi tengano i conti in ordine non \u00e8 risolutivo, senza che l\u2019Unione abbia un debito comune n\u00e9 capacit\u00e0 di spesa e di tassazione (cfr. La Voce info).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi giorni \u00e8 stato reso pubblico un rapporto sulla \u201cSostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche\u201d in Germania, al 2055. Uno studio riservato al ministro delle finanze. Vengono delineati due scenari, sulla base dell\u2019andamento di due variabili: il tasso di natalit\u00e0 (basso) e l\u2019aspettativa di vita (sempre pi\u00f9 lunga) e il flusso di migranti (auspicato in crescita).Il primo scenario (il pi\u00f9 cupo) evidenzia la necessit\u00e0 di una correzione del debito sovrano (di uno stato che si gloria di averlo azzerato) pari a circa 110 miliardi di euro. Il secondo (meno cupo) di circa 35 miliardi.<br \/>\nDa queste contraddizioni \u00e8 urgente uscire. E si pu\u00f2 farlo: con pi\u00f9 Europa, non disfacendo l\u2019incompiuta che c\u2019\u00e8. Colpisce molto negativamente che per reimpostare questo impianto nessuna Istituzione assuma una iniziativa vera e compiuta, fino in fondo: non il Consiglio europeo (cio\u00e8 i Governi e\/o gli Stati), non la Commissione e neppure \u2013 e ci\u00f2 particolarmente rattrista \u2013 il Parlamento. Soltanto il Comitato economico e sociale europeo ha \u2013 da qualche anno- perseguito la strada di analisi e pareri su queste cruciali problematiche (si vedano, ad esempio, i Pareri del consigliere italiano Carmelo Cedrone: eesc.europa.eu).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ultima notazione, per concludere sul tema da dove siamo partiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I lettori e le lettrici di Diario europeo, ricorderanno quanta discussione e anche un vero conflitto ideologico e politico, si ebbe al momento della redazione del Trattato sull\u2019Unione europea, a proposito dell\u2019inserimento nel Preambolo del rimando esplicito alle \u201cradici cristiane o giudaico-cristiane dell\u2019Europa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019equilibrio fu trovato nella attuale espressione: \u201ceredit\u00e0 culturali, religiose ed umanistiche dell\u2019Europa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce della ricostruzione sopra effettuata, possiamo affermare che la resistenza alle pressioni confessionali sia stata molto saggia e lungimirante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo breve frammento \u2013 \u201cKapitalismus als Religion\u201d &#8211; Walter Benjamin ci ha lasciato questo duro e urticante monito: \u201cIn Occidente, il capitalismo \u2013 come dev\u2019essere dimostrato non solo nel caso del calvinismo, ma anche degli altri orientamenti cristiani ortodossi &#8211; si \u00e8 sviluppato parassitariamente sul cristianesimo, tanto che, alla fine, la storia di quest\u2019ultimo \u00e8 in sostanza quella del suo parassita\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario Europeo n. 20<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39445,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39444","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39444","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39444"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39444\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39602,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39444\/revisions\/39602"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39445"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39444"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39444"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39444"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}