{"id":39408,"date":"2016-02-17T18:07:28","date_gmt":"2016-02-17T17:07:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39408"},"modified":"2016-02-24T09:53:25","modified_gmt":"2016-02-24T08:53:25","slug":"europa-e-gran-bretagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/europa-e-gran-bretagna\/","title":{"rendered":"Europa e Gran Bretagna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gioved\u00ec e Venerd\u00ec prossimi (18 e 19 febbraio) si riunir\u00e0 il Consiglio Europeo.<br \/>\nDue punti cruciali all\u2019ordine del giorno: Immigrazioni e Regno Unito.<br \/>\nDi immigrazione e Schengen abbiamo lungamente trattato nel precedente \u201cDiario\u201d (n. 18 del 5 febbraio). Affrontiamo ora alcuni aspetti del complicato rapporto tra Unione Europea e Gran Bretagna. Di cosa si tratta? A seguito della discussione gi\u00e0 tenuta nel Consiglio europeo del dicembre 2015 sul prossimo (giugno 2016?) referendum circa la permanenza o l&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;UE, il Consiglio europeo, su richiesta del primo ministro inglese \u2013 David Cameron \u2013 si \u00e8 assunto in gravoso compito di discutere delle relazioni reciproche, con riferimento a quattro ambiti di interesse: competitivit\u00e0, governance economica, sovranit\u00e0, sicurezza sociale dei cittadini europei residenti nel Regno Unito. A partire dal dicembre 2015, Donald Tusk (presidente del Consiglio Europeo) ha dunque negoziato con il governo inglese intorno ai quattro temi sopra elencati; e Il 2 febbraio scorso 2016 ha reso pubblico una bozza di intesa concernente le quattro problematiche , che potrebbe rappresentare la base di un compromesso tra Gran Bretagna e gli altri i 27 Stati membri. Nella riunione del Consiglio europeo prossimo i capi di stato e di governo dei 28 Paesi membri dovrebbero condividere, dunque, riforme specifiche per consentire al Regno Unito si restare nella UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di delineare per sommi capi gli elementi del compromesso, per\u00f2, \u00e8 assolutamente indispensabile soffermarsi sugli antefatti, politici e istituzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli antefatti politici. Il primo ministro inglese (eletto nel 2010), aveva dovuto registrare nelle elezioni del 2014 per il Parlamento europeo una sonora sconfitta elettorale da parte del partito populista e anti europeo \u2013 UKIP ( di cui i lettori e le lettrici conoscono probabilmente il nome del suo esponente, Nigel Farage). Spaventato da questo inatteso (per lui!) successo degli anti-europei e (non bisogna mai dimenticarlo) anche indebolito dal tiepido appoggio europeista del suo stesso partito conservatore, pens\u00f2 bene (meglio: pens\u00f2 male) di arginare l\u2019ondata degli antieuropeisti, rincorrendoli sul loro terreno e nel corso della campagna elettorale delle elezioni politiche inglesi del 2015 \u2013 annunci\u00f2 un referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell\u2019Unione europea, da indire entro il 2017.. Ammettendo implicitamente che Nigel Farage e gli anti-europei inglesi avessero una qualche buona ragione, a base della loro opzione strategica: l\u2019uscita dall\u2019Unione. Non ha investito, quindi, nel delineare e approfondire una forte politica europea del suo Paese, evidenziando e sottolineando, ad esempio, i vantaggi per il Regno Unito della partecipazione al Mercato unico europeo. Non ha neppure provato ad aprire un confronto duro e serrato nel suo stesso partito. N\u00e9 bisogna, poi, dimenticare che la Scozia ( con la quale l\u2019Inghilterra ha, come \u00e8 noto, vinto per un soffio un referendum indipendentista) \u00e8 decisamente filoeuropeista. L\u2019antefatto politico, pertanto, evidenzia una assai discutibile \u2013 e finora perdente- strategia politica del Governo e della sua maggioranza che non ha non ha mai affrontato \u2013 su un terreno solido e ben documentato \u2013 lo storico scetticismo britannico, oscillando (ma su questo aspetto non dissimile fu la politica di Blair e del blairismo) tra opportunismo (i noti e indiscutibili vantaggi di partecipare al vasto mercato unico: finanza e servizi) e doppiezze. Non si dimentichi, peraltro, che la Gran Bretagna \u00e8 fuori dall\u2019Euro e fuori da Schengen; gli inglesi, pertanto, non possono attribuire all\u2019Europa, le responsabilit\u00e0 delle loro difficolt\u00e0 interne (ad esempio, l\u2019impoverimento delle periferie urbane e il declino dello stato sociale, sul quale da tempo non investe). La piattaforma elaborata dal governo di Cameron e presentata alla Unione, risente con tutta evidenza di questa duplice caratteristica: tirare al massimo la corda per poter arginare le pulsioni anti-europeistiche, ataviche e recenti e, nello steso tempo, non rompere con l\u2019Unione in modo da non perdere i vantaggi della integrazione dei mercati. N\u00e9 va sottovalutata la circostanza, alquanto antipatica, che nel cosiddetto negoziato su un nuovo quadro di relazioni tra Gran Bretagna e Unione europea, il capo del governo tiene i suoi colleghi membri della UE sotto una sorta di ricatto: se mi fate delle concessioni adeguate io ( con il mio governo) mi schiero per il NO all\u2019uscita dall\u2019Unione, altrimenti, come minimo , resto spettatore passivo. Quante amare lezioni si potrebbero trarre da questa vicenda!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diario europeo preferisce, invece, analizzare meglio i vari contesti; cominciando con ascoltare la lezione di un \u201cgrande un vecchio\u201d della storia della unit\u00e0 europea: Etienne Davignon, ex vicepresidente della Commissione presieduta da J:Delors ed ex capo dello staff di Paul-Henri Spaak, uno dei padri fondatori del Trattato di Roma. Ha detto recentemente in una intervista a \u201cLe Soir\u201d: \u201dSe certi paesi ritengono di non volere pi\u00f9 l\u2019Europa \u00e8 un loro diritto: ma ne devono accettare le conseguenze. L\u2019aspetto pi\u00f9 ambiguo della questione Brexit (uscita della Gran Bretagna dall\u2019Unione) non \u00e8 che i britannici chiedano una serie di cose ma che contemporaneamente chiedano di esercitare un controllo su quello che fanno gli altri: \u00e8 intollerabile\u201d. E aggiunge: \u201cche cosa comporterebbe la separazione della Gran Bretagna? Economicamente non cambia nulla che il regno Unito \u2013 mai entrato nell\u2019euro- sia dentro o fuori. Ma \u00e8 vero invece che quando qualcuno abbandona una struttura che non \u00e8 un\u2019alleanza ma una \u201cintegrazione\u201d, questo delinea un fallimento. Poco importa di chi \u00e8 la colpa.\u201d (vedasi:la Repubblica, 29 gennaio 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco delineato il cuore del problema. Due debolezze sono a confronto: una Gran Bretagna alle prese con i suoi specifici conflitti ideologico-culturali e sociali, che scarica il tutto su una Unione Europea perennemente a met\u00e0 del guado di un processo di integrazione mai compiuto; sul cui percorso di completamento annaspa e non riesce a trovare una strategia comune e condivisa. Si chiede Etienne Davignon: \u201c La domanda \u00e8: dovremmo ripensare a un nuovo giuramento? Io credo che sia arrivato il momento di farlo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, invece, cosa accadr\u00e0? Avverr\u00e0 quello che ogni giorno e ogni settimana rappresenta il dramma di \u201cquesta\u201d Europa unita che naviga restando a met\u00e0 del guado. La Unione far\u00e0 concessioni sul versante dei diritti della cittadinanza europea, per consentire alla Gran Bretagna di poter superare la prova del Referendum anti-Europa. E poi? Poi si vedr\u00e0! \u00c8 la conseguenza della politica del giorno per giorno!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. Questo negoziato mette a dura prova il profilo istituzionale della Unione europea. Vediamo come e perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I lettori e le lettrici di Diario europeo hanno gi\u00e0 potuto acquisire una certa dimestichezza con il modello istituzionale e decisionale della Unione (\u201cLa rivoluzione democratica\u201d, 21 dicembre 2015).<br \/>\nRichiamo, pertanto, soltanto un aspetto relativo ai poteri e alla funzione del Consiglio Europeo. \u201cIL Consiglio Europeo d\u00e0 all\u2019Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorit\u00e0 politiche generali. Non esercita funzioni legislative\u201d (art. 15, comma 1 del Trattato sull\u2019Unione europea). Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo (ed ex premier del governo polacco), Matteo Renzi, Angela Merkel, Francois Hollande, ecc. ecc. \u2013 naturalmente, David Cameron &#8211; .non sono in quella sede legislatori e non possono cambiare la legislazione che fonda e regola la Unione europea. Cambiare, ad esempio, le norme sui benefici ai lavoratori comunitari, definire norme su una pi\u00f9 accentuata sovranit\u00e0 dei parlamenti nazionali (rispetto al quadro giuridico europeo attuale) \u00e8 di competenza del Parlamento in co-decisione con il Consiglio (attenzione: non il Consiglio europeo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni analisti hanno opportunamente sottolineato che: il Regno Unito \u2013 a seguito dell\u2019accordo in discussione &#8211; potr\u00e0 bloccare 130 mila assegni familiari ed altri benefici sociali concessi dal sistema britannico di welfare a cittadini dell&#8217;Unione residenti in Gran Bretagna (ed applicare lo stesso trattamento a futuri migranti). Questa soluzione implicher\u00e0 la modifica di precise Norme europee che riguardano la libera circolazione dei cittadini e lavoratori europei (modifica che la Commissione europea dovrebbe impegnarsi a proporre al Parlamento e al Consiglio; ed il Consiglio e il Parlamento dovrebbero adottare, con la procedura della co-decisione legislativa). In questa fase, quindi, il Parlamento \u2013 co\/legislatore &#8211; non \u00e8 istituzionalmente coinvolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, per\u00f2. il Parlamento europeo si \u00e8 auto-coinvolto nel negoziato. E\u2019 ufficiale che \u201cd\u2019intesa con il presidente del PE Martin Schultz- tre esponenti parlamentari: Elmar Brok, Guy Verhofstadt e Roberto Gualtieri, presidente della importante Commissione \u201cAffari economici e Monetari\u201d del Parlamento, partecipano al negoziato e stanno dando il loro contributo a finalizzare un\u2019intesa che contribuisca ad assicurare la permanenza di Londra nell\u2019Unione e valorizzi, nel rispetto dei trattati, il principio dell\u2019integrazione differenziata\u201d (vedasi Lettera a \u201cLa Repubblica&#8221; del 14 febbraio scorso, del deputato R. Gualtieri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpisce questo formale riconoscimento di una sorta di co-decisione tra il parlamento stesso e il Consiglio europeo: ambedue, per\u00f2, in una configurazione giuridico-istituzionale non aderente al dettato del Trattato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora qualche informazione sugli argomenti del negoziato.<br \/>\nPer quanto concerne la competitivit\u00e0, il progetto di compromesso (unitamente a una dichiarazione pi\u00f9 dettagliata del Consiglio europeo e a un progetto di dichiarazione della Commissione) enuncia l\u2019impegno a intensificare gli sforzi volti a rafforzare la competitivit\u00e0, unitamente all\u2019impegno di monitorare periodicamente i progressi compiuti nella semplificazione della legislazione e nella riduzione degli oneri per le imprese affinch\u00e9 si riduca la burocrazia. Ottime intenzioni, che, peraltro, riguarda anche gli altri stati membri (salvo verifiche nel dettaglio e in coerenza con le situazioni dei singoli stati); ma, a quanto pare, questi progressi nella integrazione del mercato unico non costituisce il cuore del confronto referendario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sugli aspetti istituzionali e d insieme politico-strategici, invece, concedere che Londra non \u00e8 e non sar\u00e0 mai\u201d vincolata alla clausola di una integrazione politica\u201d \u00e8 certamente, di per s\u00e9, una ferita al processo di integrazione europea. Va detto anche che non \u00e8 nella disponibilit\u00e0 del Consiglio europeo cambiare il Trattato, dove si afferma: \u201cDecisi a segnare una nuova tappa nel processo di integrazione europea (\u2026)\u201d; e \u201c Decisi a portare avanti il processo di creazione di un\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta fra i popoli dell\u2019Europa\u201d (cfr. Preambolo del TUE). Affermazioni (certo: non sono Norme!) sottoscritte (cito dalla lista dei firmatari) anche da.\u201d Sua Maest\u00e0 La Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord\u201d (Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il 1 dicembre 2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL testo provvisorio dell\u2019 Accordo \u2013 quasi mettendo le mani avanti &#8211; afferma, tra l\u2019altro: \u201cI riferimenti a un&#8217;unione sempre pi\u00f9 stretta fra i popoli sono compatibili con i diversi percorsi di integrazione a disposizione dei diversi Stati membri e non obbligano tutti gli Stati membri a puntare ad una destinazione comune. I trattati consentono un&#8217;evoluzione verso un pi\u00f9 profondo livello di integrazione tra gli Stati membri che condividono una tale visione del loro futuro comune, senza che ci\u00f2 valga per altri Stati membri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque \u2013 sembra voler dire il Consiglio europeo &#8211; la nuova Intesa con il Regno unito non lede la attuale configurazione politico-istituzionale della Unione; \u00e8 dentro il quadro della \u201cintegrazione differenziata\u201d alla quale il deputato R. Gualtieri fa riferimento nella Lettera sopra citata. Nello stesso tempo \u2013 aggiunge \u201cDiario europeo\u201d &#8211; d\u00e0 un segnale di debole unit\u00e0 (anzi, la certifica) sia all\u2019interno sia all\u2019esterno della Europa unita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non siamo, dunque, davanti ad una pagina storica della costruzione dell\u2019Unit\u00e0 europea. Una pagina che si apra al futuro. Servir\u00e0, almeno, ad evitare la sconfitta di Cameron, del suo governo e della sua maggioranza (neppure molto leale con il suo premier) al prossimo referendum? Ci sono persino dubbi a tale proposito: all\u2019indomani della diffusione della bozza di accordo, nella prima settimana di febbraio, \u00e8 stato registrato un balzo in avanti (addirittura) dei favorevoli all\u2019uscita, 45% contro il 36 favorevoli a restare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma facciamo un passo avanti, nell\u2019analisi. Vedremo, nei prossimi mesi, come si configurer\u00e0 &#8211; in termini giuridico-istituzionali &#8211; la nuova intesa . Se essa, cio\u00e8, possa &#8211; oltre che segnare un grado specifico di \u201cintegrazione differenziata\u201d con il Regno Unito &#8211; nello stesso tempo, configurare anche una spinta per accelerare la stagione di una profonda riconsiderazione del processo di Unit\u00e0 europea che tenga insieme i due Poli: quello che sceglie e prosegue nella la integrazione sempre pi\u00f9 stretta, dando vita a una vera e propria Unione politica e quella essenzialmente incentrata nella integrazione dei mercati e dei servizi finanziari. La bozza di testo dell\u2019Accordo, rappresenta a tale proposito una sorta di ufficiale certificazione di una duplice polarit\u00e0 del processo di integrazione (peraltro gi\u00e0 riscontrabile nei numerosi \u2013 spesso sconosciuti ai popoli d\u2019Europa- Protocolli e allegati ai Trattati). Lo stesso deputato R. Gualtieri, nella sua Lettera sopra citata, aggiunge: \u201c al tempo stesso rilanciando la necessit\u00e0 di una maggiore integrazione dell\u2019area euro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo del diverso grado di integrazione di \u201cquesta\u201d Unit\u00e0 europea (peraltro non del tutto estraneo nelle ricorrenti manifestazioni di instabilit\u00e0 della posizione economica e monetaria dell\u2019Unione) ogni tanto si apre e si chiude, senza mai giungere ad un vero approfondimento nei diversi suoi aspetti: giuridici, istituzionali e politici e al livello dei Trattati. Eterogenesi dei fini, dunque? Il Consiglio Europeo, accettando questo tipo di negoziato, indirettamente \u201ccertifica\u201d l\u2019avvio di quella cosiddetta \u201cEuropa a due velocit\u00e0\u201d , che di tanto in tanto viene evocata? Vedremo nei prossimi giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 un impulso serio e, si spera efficace, continua ad arrivare dalla BCE e dal suo presidente Mario Draghi, che non cessa di \u201cinvitare i Governi a muovere nuovi passi, decisivi, nell\u2019integrazione dell\u2019eurozona (i paesi e gli stati membri che hanno adottato la moneta unica). Il livello di divisione tra Paesi della UE \u00e8 elevato, le crisi sono multiple e le forse centrifughe in crescita: il suo obiettivo \u00e8 approfondire i legami nell\u2019area euro e completarne l\u2019architettura, anche attraverso nuovi livelli istituzionali. Ma per farlo non basta la tecnica, nemmeno quella dei banchieri centrali: serve la spinta (e l\u2019intelligenza e la perspicacia, aggiungiamo noi) della politica che sembra essere andata persa\u201d (Danilo Taino, Corriere della sera del 5 febbraio 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 \u2013 con altre parole e altri percorsi analitici \u2013 la domanda che si (e ci) poneva prima Etienne Davignon: \u201cdovremmo ripensare a un nuovo giuramento? \u201c. Risponde (e Diario europeo con lui): \u201cIo credo che sia arrivato il momento di farlo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il tempo stringe! Non si potr\u00e0 restare per lungo tempo in mezzo al guado. I popoli d\u2019Europa attendono, pertanto, che il Parlamento europeo \u2013 questo Parlamento, non il prossimo \u2013 trovi la modalit\u00e0 giusta di affrontare un largo e approfondito dibattito sulle prospettive dell\u2019Unione e sulle innovazioni necessarie \u2013 anche al livello dei Trattati &#8211; per un nuovo modello istituzionale e di governance. Non le serve molto coinvolgersi nella pratica del giorno per giorno. Lo faccia nel modo pi\u00f9 solenne possibile: quasi a consegnare nelle mani del prossimo Parlamento (sia configurato nella duplice forma di una Assemblea costituente e Assemblea legislativa, sia come unica Assemblea con la duplice finalit\u00e0) la missione risolutiva di una nuova Europa unita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario Europeo n. 19<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39411,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39408","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39408","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39408"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39408\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39443,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39408\/revisions\/39443"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39411"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39408"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39408"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39408"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}