{"id":39402,"date":"2016-01-28T17:59:25","date_gmt":"2016-01-28T16:59:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39402"},"modified":"2016-02-24T09:56:08","modified_gmt":"2016-02-24T08:56:08","slug":"europa-e-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/europa-e-germania\/","title":{"rendered":"Europa e Germania"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Domani, 29 gennaio, a Berlino, si incontrano la Cancelliera della Repubblica federale tedesca &#8211; Frau Angela Merkel e il presidente del consiglio dei ministri della Repubblica italiana \u2013 Sig. Matteo Renzi. Non \u00e8 la prima volta che i due si incontrano. Ma gli antefatti che hanno preceduto questo incontro e che, in parte, lo hanno reso necessario (o l\u2019hanno accelerato) rendono utile riportare alla memoria antefatti pi\u00f9 lontani, che appartengono ormai alla storia. Per non dimenticare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nove novembre 1989. Ore 19 circa. \u201cAdesso, da subito\u201d. In tedesco: ab sofort!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Mi piacerebbe che chi sta leggendo provasse a chiedersi quanti anni aveva a quella data; e dove si trovasse fisicamente; o, se non ancora nati\/e, quanti anni ancora dovevano passare. La giovane Angela Merkel, ad esempio, aveva 35 anni e risiedeva nella Repubblica Democratica Tedesca; al di l\u00e0 del muro, avremmo detto noi abitanti da questa altra parte. Il ragazzo Matteo Renzi, 14 anni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Berlino era in corso una conferenza stampa tenuta da Herr Gunter Schabowski, portavoce del governo comunista della RDT. C\u2019erano state in quelle settimane molte manifestazioni di piazza, in diverse citt\u00e0 della Germania comunista: Lipsia, Dresda, Magdeburgo e Berlino (est, naturalmente, al di l\u00e0 del muro). Ad essere precisi, i manifestanti non chiedevano esplicitamente la fine del regime: solo il superamento di quello Stato che controllava \u201cle vite degli altri\u201d. \u201cNoi siamo il popolo-Wir sind das Volk\u201d: risuonava nelle piazze. Il partito era in riunione permanente: lo scontro tra i falchi e i rinnovatori continuava da giorni. Finalmente, il Politburo aveva inviato di fronte ai giornalisti di tutto il mondo un oscuro burocrate per leggere qualche paginetta dalle quali si comunicava che alcune riforme erano state decise; fra queste le autorizzazioni a viaggiare ed uscire dalla repubblica, per tutti, senza condizioni. Verso le sette, la lettura del burocrate era terminata. Chi l\u2019avrebbe mai detto che un giornalista avrebbe fatto la fatidica (e imprevista) domanda: \u201cDa quando entreranno in vigore le nuove disposizioni\u201d? Gunter Schabowski guarda dalla parte da cui provene la voce&#8230;e incrocia il viso del giornalista italiano, Riccardo Ehrman, corrispondente dell\u2019ANSA. Resta un poco perplesso, torna a dare un\u2019occhiata ai suoi maledetti fogli, dove non c\u2019\u00e8 la risposta. E azzarda: \u201cPer quanto ne so, ab sofort-da subito\u201d. Erano le sette di sera del 9 novembre 1989. In una mezzora la notizia viene data anche dalle due televisioni di regime. L\u2019accurata regia del partito comunista che avrebbe voluto gradualmente, nei giorni successivi, avviare alcune riforme, concedere le autorizzazioni agli espatri e intensificare una intesa con la Repubblica federale di Bon (i contatti erano gi\u00e0 in corso) per una sorta di confederazione tra i due Stati (con la successiva adesione della RDT anche alla Comunit\u00e0 europea, ma non alla NATO), salta d\u2019un sol colpo. Migliaia di persone si recano alle porte, presidiate e chiuse lungo il muro. Le guardie, ignare, non sanno che fare. Avevano ricevuto per\u00f2, nei giorni precedenti, l\u2019ordine tassativo di non usare le armi. Aprono le porte. E inizia una nuova storia. Non solo per la Germania dell\u2019Est. E non solo per la Germania tutta, che si riunifica nel giro di soli 11 mesi ( il 3 ottobre 1990).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">( Frau Angela, uscita dal suo lavoro di ricercatrice a Berlino non aveva voluto saltare la sua settimanale seduta di sauna. \u201cSono uscita \u2013 ha raccontato in seguito- verso le 22.30, forse le 23. Mi sono trovata davanti ad un mare di gente. Semplicemente mi unii alla gente. Ero sola, ma mi unii a loro. Non lo dimenticher\u00f2 mai\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto altro in verit\u00e0 c\u2019\u00e8 da ricordare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLe grandi crisi hanno una lunga preistoria e la preistoria dell\u2019attuale crisi europea, di quella politica come di quella monetaria, risale all\u2019anno epocale 1989-90: ancora una volta \u00e8 alla caduta del muro di Berlino che dobbiamo tornare\u201d. Angelo Bolaffi, ( Cuore tedesco, Donzelli 2013 ), da cui prendo questa valutazione dello storico Heinrich Winkler, aggiunge: \u201cLa caduta del muro di Berlino rappresenta uno spartiacque geopolitico e geo-spirituale della vicenda del Novecento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La successiva riunificazione accelerata fu il risultato anche di uno sforzo e della solidariet\u00e0 politico-strategica e anche economica dell\u2019Europa unita di allora. Ecco un\u2019altra verit\u00e0 da non dimenticare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma perch\u00e9, dunque, parliamo ( lo fanno ormai tutti gli storici e gli analisti) di quella data come della \u201cpreistoria dell\u2019attuale crisi europea\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dato politico-strategico \u00e8 che \u201cquesta\u201d unit\u00e0 europea era stata pensata , configurata, accettata (anche dal popolo tedesco!) e avviata, escludendo \u201cil rovinoso miraggio della riunificazione\u201d (sono parole di Altiero Spinelli, nel saggio: \u201cTedeschi al bivio\u201d, in: \u201c La Germania e l\u2019unit\u00e0 europea\u201d, a cura di Sergio Pistone, Napoli 1978). \u201c La divisione del Paese \u2013 precisa Angelo Bolaffi &#8211; si era nel tempo trasformata in una sorta di postulato della ragion pratica del popolo tedesco. In una vera e propria Costituzione materiale a fondamento dell\u2019esistenza di due Germanie. Addirittura un presupposto della possibilit\u00e0 di avviare il progetto di costruzione di quella unione europea annunciato da Robert Schuman nel 1950.\u201d<br \/>\nLa Germania e la costruzione dell\u2019unit\u00e0 europea, a partire dai cruciali undici mesi \u2013 novembre 1989\/ottobre 1990- hanno \u201cingoiato\u201d (ma non \u201cdigerito\u201d) una tale mole di storia e con una velocit\u00e0 tale da non consentire n\u00e9 ai tedeschi n\u00e9 agli europei \u2013 classi dirigenti e popoli \u2013 di elaborare una completa e adeguata strategia all\u2019altezza dello \u201cspartiacque geopolitico e geo-spirituale della vicenda del Novecento\u201d. Questo \u00e8 il punto!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E siamo, tutto sommato, ancora l\u00ec: ecco l\u2019altro punto cruciale.<br \/>\nSotto le macerie del muro di Berlino sono rimasti sepolti: la vergogna di una dittatura comunista, che costituiva una macchia nelle eredit\u00e0 culturali e umanistiche dell\u2019Europa, la drammatica vicenda umana e il dolore di tanti caduti (europei) in fuga dall\u2019est all\u2019ovest sotto i colpi di una polizia cieca e ottusa e il sistema politico, economico e militare specifico della guerra fredda nel continente europeo e nell\u2019occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle macerie, per\u00f2, una volta che la polvere si \u00e8 posata e con essa anche gli entusiasmi e la festa, hanno svelato: la \u201csorpresa\u201d di una intera classe dirigente impreparata; il disegno strategico di unit\u00e0 europea (il sogno europeo originario degli anni Cinquanta: fine delle guerre fratricide, la pace, l\u2019unita a piccoli e progressivi passi) fondata consapevolmente su una condivisa e permanente divisione della Germania.<br \/>\nStando cos\u00ec la situazione, al biennio 1989-1990, doveva seguire una grande operazione strategica, \u201cstop and go\u201d: ma cos\u00ec non \u00e8 stata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era , in effetti, una lezione, da apprendere sia dalle classi dirigenti dei Paesi membri dell\u2019Unione, sia dalla societ\u00e0 civile europea (partiti politici, compresi): l\u2019unit\u00e0 europea che continuava la sua costruzione dopo la riunificazione della Germania \u2013 con il primo fondamentale passo del nuovo Trattato di Maastricht (1992) e poi con quello di Lisbona (2007) \u2013 era lontanissima dalla Comunit\u00e0 europea dei Trattati di Roma. E che conseguentemente bisognava ripensare e riformulare a fondo la forma istituzionale e le infrastrutture portanti della Unit\u00e0, sia per governare al suo interno l\u2019ulteriore e non previsto sviluppo, sia per confrontarsi adeguatamente con il mondo esterno. Nelle forme istituzionali e della \u2018governance\u2019, nella politica, nel governo dell\u2019economia, nella stabilit\u00e0 sociale , nella strategia per il futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 mancata sia nella Germania stessa sia nell\u2019Europa unita la consapevolezza che \u201cdopo il 1989, la semantica del discorso europeo era radicalmente cambiata: un mutamento di paradigma il cui abbozzo \u00e8 anche nel Trattato di Maastricht (1992). L\u2019Europa unita non era pi\u00f9 (solo) una risposta alle tragedie del passato ma una proposta strategica per affrontare le sfide del futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono tantissimi \u2013 come sappiamo &#8211; i cambiamenti prodotti, a partire da quel biennio: nei tessuti sociali ed economici, nelle forme e negli assetti istituzionali della Germania, dei paesi europei e della Europa unita!<br \/>\nE tuttavia viene ancora oggi \u2013 e a ragione- affermato che \u201cla Germania rimane un paese fragile e non vuole essere il Paese egemone in Europa\u201d (vedasi: Hans Kundnami, \u201cL\u2019Europa secondo Berlino. Il paradosso della potenza tedesca\u201d, Lemonnier, ottobre 2015).<br \/>\nTedeschi ancora al bivio, potremmo dire, evocando Spinelli, di alcuni decenni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa incompiuta elaborazione \u2013 politica e strategica \u2013 sta il \u201criemergere in termini economici della questione tedesca con patenti analogie col passato\u201d (Hans Kundnami).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di cosa si tratta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima volta che si affaccia nel cuore dell\u2019Europa la \u201cquestione tedesca\u201d \u00e8 nel 1871, quando con la sconfitta della Francia e la unificazione della Germania viene proclamato il Reich, nel cuore del continente. La \u201cquestione tedesca\u201d, allora, consisteva in questo: \u201cil Reich era troppo grande per l\u2019equilibrio di potenza, ma troppo piccolo per raggiungere l\u2019egemonia assoluta (\u2026) e dal 1971 al 1945 ha creato instabilit\u00e0 in Europa\u201d (\u2026) E\u2019 solo dopo la tragedia vissuta nel 1945 che il Paese \u2013 o per lo meno la Repubblica federale \u2013 si \u00e8 collocata stabilmente a Ovest, abbracciandone la \u2018normalit\u00e0\u2019 (\u2026) Nella prima fase post 1990, impegnata a sostenere il costo finanziario della riunificazione, la Germania era divenuta economicamente pi\u00f9 debole e identificava i propri interessi con quelli della UE e della NATO. Ma negli ultimi dieci anni, con l\u2019economia nazionale in ripresa (anche per merito di riforme socioeconomiche interne di cui le va dato il merito) s\u2019 \u00e8 mostrata maggiormente propensa a imporre le proprie scelte agli altri. La sua economia \u00e8 troppo grande per essere contenuta nell\u2019UE (ad esempio il surplus della bilancia commerciale) e per ciascuno dei suoi vicini \u2013 come la Francia- \u00e8 impossibile insidiare tale \u2018colosso\u2019, come lo ha definito nel 2010 Jurgen Habermas (che era stato contrario esplicitamente alla riunificazione energicamente guidata da Kohl) . La questione tedesca sembra essere dunque riapparsa in termini geo-economici\u201d(Hans Kundnami). Per completezza \u00e8 giusto ricordare che il gruppo dirigente tedesco di allora \u2013 Helmut Kohl, in primis \u2013 era consapevole di tale problema strategico (disse: \u201cl\u2019addio al marco tedesco \u00e8 il segnale definitivo; \u00e8 l\u2019irreversibile ancoraggio della Germania all\u2019Europa\u201d; esprimendo contemporaneamente la consapevolezza che \u201cl\u2019Unione politica \u00e8 la controparte dell\u2019Unione Economica e Monetaria\u201d), ma la sua \u2013 forse prematura \u2013 uscita di scena e la sordit\u00e0 di paesi decisivi come la Francia \u2013 sempre ipersensibile alla cessione di quote di sovranit\u00e0 nazionali &#8211; lasciarono incompiuta la trasformazione della forma e dello stadio di Europa Unita allora raggiunta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il resto \u00e8 sufficientemente noto: la esplosione della crisi finanziaria (2008) e la impreparazione del sistema- Euro a farvi fronte. Nel corso del 2012 \u2013 nel mezzo del massimo rischio Euro &#8211; si riapr\u00ec, per un breve momento la grande questione strategica e Berlino sembr\u00f2 disposta a raggiungere il compromesso con il resto dell\u2019Europa: responsabilit\u00e0 per il debito altrui (cio\u00e8, la mutualizzazione dei debiti sovrani e creazione di un solo debito pubblico europeo), in cambio dell\u2019Unione politica. \u201cNella seconda parte del 2012 si \u00e8 discusso a lungo proprio dell\u2019Unione politica \u2013 afferma Kundnami &#8211; che avrebbe necessitato della modifica dei Trattati europei e di un referendum da indire in Germania, in base all\u2019articolo 146 della Legge Fondamentale, come invocato da Jurgen Habermas nel 1990. Ma non era chiaro se nazioni come la Francia avrebbero accettato l\u2019accordo e se i tedeschi lo avrebbero approvato alle urne. Cos\u00ec all\u2019inizio del 2013 Berlino abbandon\u00f2 l\u2019idea (\u2026) In Europa il problema della potenza tedesca rimaneva irrisolto\u201d (Hans Kundnami, ivi p. 99).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse ai lettori e alle lettrici potr\u00e0 apparire noiosa e faticosa questa ricostruzione della storia recente; addirittura eccessiva di fronte a scontri su \u201cdettagli\u201d, come quello sui gasdotti tra Russia e Unione europea, o quella dello \u201czero virgola\u201d ( flessibilit\u00e0) o della priorit\u00e0 della rotta balcanica rispetto a quella mediterranea e quindi della rapida erogazione dei miliardi alla Turchia per attenuare la pressione dei rifugiati, ecc. ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 cos\u00ec. Non vale, quindi, la raccomandazione (pure generosa) dello stimato Joschka Fischer: \u201cnon attaccate e indebolite Merkel; dopo di lei potrebbero venire cancellieri pi\u00f9 duri e meno europeisti\u201d. Non \u00e8 questo il tema. Europa \u00e8 il tema! E la Germania \u00e8 il tema: scelga il suo destino! Un grande tedesco vivente \u2013 filosofo e costituzionalista \u2013 come Jurgen Habermas afferma senza mezzi termini: \u201cla nuova ostinazione tedesca ha radici profonde; gi\u00e0 con la riunificazione era cambiata la prospettiva di una Germania diventata grande e concentrata su suoi problemi. Il mutamento del modo di pensare che si \u00e8 affermato dopo Kohl \u00e8 stato molto rilevante\u201d (\u201cQuesta Europa \u00e8 in crisi\u201d, Laterza 2012). E allora?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora con lucidit\u00e0 e determinazione, senza nervosismi e con continui sforzi tesi a ricostruire i contesti strategici e le ragioni della storia \u2013 ogni giorno \u2013 c\u2019\u00e8 il compito di salvaguardare \u201cquesta\u201d Unit\u00e0 raggiunta, dai pericoli incombenti (in queste ore, addirittura la cancellazione di Schengen!) e continuare e fare passi in avanti. Fare passi in avanti: Europa, infatti imploder\u00e0 se, quando, perch\u00e9 sta ferma!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli incontri tra premier \u2013 al di l\u00e0 e oltre le riunioni nelle sedi istituzionali previste dai Trattati \u2013 \u00e8 bene che avvengano, dunque, nel quadro di reciproche consapevolezze anche di natura strategica, dentro le quali calare le \u201cagende\u201d dei rispettivi Paesi e dei rispettivi popoli. Forse, allora, anche i contenziosi sui vari e molteplici \u201cdossier\u201d acquistano dignit\u00e0 politica e trovano sbocchi soddisfacenti o meno insoddisfacenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco un incompleto pro-memoria tra Germania-Europa-Italia:<br \/>\na) i \u201cpiccoli\u201d dossier gi\u00e0 sul tavolo: finanziamento Turchia (dentro o fuori il patto di stabilit\u00e0?) l\u2019approvvigionamento energetico per Europa (questo \u00e8 il tema; e non un supposto attacco dell\u2019Italia al North Stream), la flessibilit\u00e0 del Patto di stabilit\u00e0 e crescita (principio e realt\u00e0), Unione bancaria (completarla con la garanzia comune dei depositi), una forma di Assicurazione europea contro la disoccupazione,\u2026<br \/>\nb) i grandi dossier: completamento della UEM (\u00e8 urgente: i modi e le tappe sono tutti- ormai- studiati, notissimi e fattibili); la riforma del sistema \u201cDublino\u201d sul diritto di asilo (domani \u00e8 gi\u00e0 tardi!) con la conseguente politica comune delle immigrazioni; politica comune di difesa e sicurezza, \u2026.<br \/>\nc) la prospettiva: l\u2019UNIONE POLITICA (un metodo e un percorso condivisi e definiti, non fra dieci anni ma domani: per onorare il 60\u00b0 anniversario del Trattato di Roma).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario Europeo n.17<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":39403,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[706],"tags":[],"class_list":["post-39402","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-europeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39402","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39402"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39402\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39448,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39402\/revisions\/39448"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39403"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39402"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39402"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39402"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}