{"id":39399,"date":"2016-01-17T17:30:02","date_gmt":"2016-01-17T16:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39399"},"modified":"2016-02-18T17:56:12","modified_gmt":"2016-02-18T16:56:12","slug":"europa-e-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/europa-e-italia\/","title":{"rendered":"\u201cEuropa e Italia\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nel linguaggio banale degli anchormen televisivi ( e a volte anche di importanti quotidiani) si usano queste parole: \u201cbacchettate da Bruxelles\u201d, \u201cguerra tra Italia e Germania\u201d, \u201cgrande gelo tra Roma e Bruxelles\u201d, ecc. In questi giorni le abbiamo udite spesso. Nei prossimi, continueremo a sentirle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa sta accadendo tra Italia e Unione europea?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dando a Cesare quello che gli appartiene, Diario europeo cede la parola ad un importante columnist: \u201cCi\u00f2 che divide Roma da Bruxelles non \u00e8 una questione di galateo, ma un episodio di lotta politica. E\u2019 come tale va giudicato. Juncker non \u00e8 uno sprovveduto, \u00e8 un alto papavero europeo da un quarto di secolo, non pu\u00f2 nascondersi dietro una questione di lesa maest\u00e0 quando un Governo attacca la Commissione\u201d (Antonio Polito, Corriere della sera 16 gennaio 2016). Ben detto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta politica \u00e8 il normale modo di esercitare la democrazia nelle e tra le Istituzioni e nelle societ\u00e0 europee dell\u2019Unione, che \u2013 dopo anni di consolidata pratica democratica \u2013 non dovrebbe aver bisogno di approcci felpati tipici delle diplomazie internazionali. L\u2019Unione \u00e8 il \u201ccortile di casa\u201d del dibattito (scontro, incontro, mediazioni, intese, accordi) tra pari. Dinanzi e difronte ai popoli d\u2019Europa. Se queste pratiche non sono ben percepite e comprese \u00e8 perch\u00e9 il modello istituzionale di questa Europa unita presenta molti elementi di opacit\u00e0 e di contorti procedimenti. Si aggiunge, nei rispettivi Paesi membri (Italia compresa), la lotta politica ai Governi in carica: tra noncuranza dei precisi termini delle questioni, ignoranza grave delle regole, delle funzioni \u2013 e persino del nome- delle Istituzioni dell\u2019Unione e la miseria delle strumentalizzazioni di corto respiro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLo stesso Juncker, aggiunge Polito, \u00e8 un politico legittimato da un voto, essendo stato candidato come presidente della Commissione dai popolari europei, vincitori alle urne\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non proprio. Le cose non stanno esattamente cos\u00ec. E forse lo stile da \u201cpremier\u201d (come eletto a quella responsabilit\u00e0 direttamente dagli elettori europei) che Juncker d\u00e0 alla sua presidenza deriva proprio da questo equivoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raccontiamo i fatti: prima di procedere alle ultime elezioni politiche del Parlamento europeo, i capi dei pi\u00f9 importanti Gruppi politici del PE, concordarono di \u201cpresentare\u201d agli elettori alcuni esponenti dei partiti politici in competizione elettorale per il Parlamento \u201ccome futuri presidenti della Commissione europea\u201d. A tal fine ciascun partito procedette ad una sorta di congresso interno per designare il rispettivo candidato futuro a presidente della Commissione. Il partito popolare scelse il primo ministro lussemburghese Jean Claude Juncker, il partito socialista europeo scelse il tedesco Martin Schulz, gi\u00e0 presidente del Parlamento Europeo uscente. E cos\u00ec via, gli altri partiti. In realt\u00e0 alcuni di questi e altri politici erano \u2013 di fatto- candidati al Parlamento europeo. E furono eletti parlamentari. Il primo partito del PE risult\u00f2 il partito popolare, il secondo risult\u00f2 il partito socialista europeo. \u201cI membri del Parlamento europeo \u2013 dice il Trattato \u2013 sono eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto\u201d. Gli elettori hanno eletto direttamente soltanto i candidati al Parlamento europeo e non i futuri aspiranti alla presidenza della Commissione (sia che fossero candidati anche al parlamento sia che non lo fossero).<br \/>\nIl Trattato sull\u2019Unione europea stabilisce quanto segue: \u201cTenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo, e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione. Tale candidato \u00e8 eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono\u201d (art.17, comma 7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente della Commissione, quindi, viene prima scelto, con una votazione ad hoc all\u2019interno del Consiglio europeo, dai capi di stato o di governo dei Paesi membri dell\u2019Unione ; dal Consiglio viene, poi, proposto al Parlamento che lo elegge (noi diremmo: gli d\u00e0 la fiducia) presidente della Commissione. Ai termini del Trattato il Consiglio (cio\u00e8 i capi di Stato dei Paesi membri) avrebbe potuto trovare una intesa su un nome diverso dai candidati annunciati come futuri presidenti della Commissione; sempre tenendo conto degli equilibri politici prodotti dai risultati elettorali, e proporre al Parlamento europeo qualsiasi altro politico di un Paese membro. Subito dopo le elezioni, infatti, e prima della decisione del Consiglio europeo, molti esponenti politici (ad es. Angela Merkel, membro del Consiglio europeo, per la Germania) si espressero contro questo automatismo. Il marchingegno, inventato per la prima volta dai Partiti europei, ha prodotto \u2013 a mio modo di analizzare la attuale configurazione del modello istituzionale e di governance dell\u2019Unione \u2013 una serie di equivoci e anche errori strategici: far credere agli elettori che stavano eleggendo il presidente della Commissione, rafforzare questa figura e indirettamente la Commissione tutta di fronte al Parlamento stesso (di cui non \u00e8 un vero e proprio \u201cEsecutivo\u201d, ma quasi un \u201calter ego\u201d), indebolire ulteriormente il Parlamento stesso (che come \u00e8 noto non ha nel Trattato la prerogativa di \u201cfare le leggi\u201d), dare al presidente e a tutta la Commissione una forza politica (non istituzionale) maggiore di prima, rispetto ai singoli (o almeno ad una parte) capi dei Governi. Con quali risultati?<br \/>\nLa vera coraggiosa innovazione politica, istituzionale, democratica che i Gruppi politici del Parlamento uscente avrebbero potuto e dovuto produrre, sarebbe stata quella di presentarsi agli elettori dicendo: \u201cstate eleggendo un Parlamento che la prima cosa che far\u00e0 sar\u00e0 quella di cambiare il Trattato e riprendersi il potere di fare le leggi e incaricare (dare la fiducia o toglierla) un governo-esecutivo (la ex Commissione) di governare e di rispondere al Parlamento stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diario europeo ha chiamato questa, la \u201crivoluzione democratica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cconsenso popolare europeo\u201d non \u00e8 la somma algebrica (+\/-) dei consensi elettorali dei singoli governi dei Paesi membri. Quel consenso europeo sta (\u00e8 depositato) nel Parlamento europeo. Quando il presidente della Commissione si incontra, discute, confligge con un capo di governo di un Paese membro non sta \u201cregolando\u201d una lotta politica alla pari. Il primo deve rispondere ai suoi due \u201cpadroni\u201d: il Consiglio europeo e il Parlamento europeo. Il secondo deve rispondere al suo popolo! E, inoltre, pu\u00f2 ricordare ( come membro del Consiglio europeo ) al presidente della Commissione di essere stato eletto anche da lui (in nome dell\u2019Italia), sulla base di un programma, e che ora ha l\u2019obbligo di attuare. Nessuna lesa maest\u00e0, dunque. Soltanto confronto \u2013 anche aspro, ma sempre democratico (nessun \u201cvilipendio\u201d) &#8211; politico e su questioni politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesta\u201d Europa unita \u2013 non essendo compiutamente federale e neppure confederale \u2013 vive una sorta di \u201ctragedia della democrazia rappresentativa\u201d. Nessuno pu\u00f2 \u201cbacchettare\u201d nessuno! Tutti sono dentro un equilibrio instabile, di fronte al giudizio instabile di diversi centri\/fonti del potere istituzionale: diversi popoli, diversi stati, diverse maggioranze parlamentari. E\u2019 in questa situazione che nascono e prosperano i \u201cpopulismi\u201d. Se lo ricordino i vari \u201cbacchettatori\u201d improvvisati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, intanto, il \u201cTrattato sull\u2019Unione europea\u201d(art. 17, comma 8) sta l\u00ec a ricordare al Sig. Jean Claude Jiuncker che: \u201c La Commissione \u00e8 responsabile collettivamente dinanzi al Parlamento europeo. Il Parlamento europeo pu\u00f2 votare una mozione di censura della Commissione secondo le modalit\u00e0 di cui all\u2019art. 234 del \u201cTrattato di funzionamento dell\u2019Unione europea\u201d. Questo articolo 234 del TFUE, dice: \u201c Se la mozione di censura \u00e8 approvata a maggioranza di due terzi dei voti, i membri della Commissione si dimettono collettivamente dalle loro funzioni\u201d. Non \u00e8 ancora accaduto. Potrebbe accadere!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Gruppo dell\u2019Alleanza progressista dei Socialisti e dei democratici al Parlamento europeo (S&amp;D) \u2013 seconda forza al parlamento con 191 deputati \u2013 nella sua riunione del 13 gennaio scorso \u2013 capogruppo l\u2019italiano Gianni Pittella e presidente il bulgaro Sergei Stanishev \u2013 ha annunciato al presidente della Commissione un pacchetto di problemi irrisolti su cui intende riconsiderare la \u201cfiducia\u201d accordatagli all\u2019inizio del suo mandato: il piano Juncker di investimenti (tanto strombazzato e non ancora reale), l\u2019approfondimento della flessibilit\u00e0 nella politica economica e finanziaria, una urgente agenda sociale europea in grado di far ripartire l\u2019occupazione (soprattutto nei Paesi membri dove sono avvenute riforme storiche del mercato del lavoro), la applicazione vera dell\u2019agenda europea delle migrazioni, con: il ricollocamento dei migranti nei diversi paesi membri come deciso dal Consiglio e mai attuato e la proposta di riforma del diritto di asilo (Dublino); infine, una nuova politica degli aiuti di stato, il rilancio della industria europea e la sua difesa dalla concorrenza cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco, infine, alcune date da non dimenticare: il 29 gennaio, il presidente del Consiglio Matteo Renzi incontrer\u00e0 a Berlino la Cancelliera Angela Merkel (anche qui: nessuna lesa maest\u00e0, ma la messa fuoco di una corretta e coerente politica energetica dell\u2019Unione). A febbraio, a Roma \u2013ospiti del ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni \u2013 si incontreranno i ministri degli esteri dei 6 paesi fondatori della Unione, per il rilancio della integrazione europea. Fine febbraio, a Roma, incontro del presidente della Commissione J.C. Juncker con il presidente Matteo Renzi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel linguaggio banale degli anchormen televisivi ( e a volte anche di importanti quotidiani) si usano queste parole: \u201cbacchettate da Bruxelles\u201d, \u201cguerra tra Italia e Germania\u201d, \u201cgrande gelo tra Roma e Bruxelles\u201d, ecc. In questi giorni le abbiamo udite spesso. Nei prossimi, continueremo a sentirle. Cosa sta accadendo tra Italia e Unione europea? 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