{"id":39283,"date":"2016-02-04T12:10:45","date_gmt":"2016-02-04T11:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39283"},"modified":"2016-02-04T12:10:45","modified_gmt":"2016-02-04T11:10:45","slug":"ripensare-la-progettazione-urbana-per-una-citta-a-misura-di-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/ripensare-la-progettazione-urbana-per-una-citta-a-misura-di-donna\/","title":{"rendered":"\u201cRipensare la progettazione urbana\u201d, per una citt\u00e0 a misura di donna"},"content":{"rendered":"<h3>Le strutture delle citt\u00e0 non tengono conto delle relazioni e dei tempi per raggiungere i vari spazi di vita. Conciliare \u00e8 difficile, soprattutto per le donne, e quelle disabili hanno in pi\u00f9 il carico della disabilit\u00e0. Piera Nobili (Cerpa Italia): \u201cBisogna creare servizi diffusi, rivedere i tempi di funzionamento della citt\u00e0 e la mobilit\u00e0\u201d.<\/h3>\n<p>Le donne disabili subiscono una discriminazione multipla: come donne; come disabili; come donne disabili. Per superarla anche l\u2019architettura, l\u2019urbanistica e il vasto campo della progettazione possono fare molto. Ma servono conoscenza, consapevolezza e lavoro di squadra. Serve, soprattutto, \u201cdar voce alle donne, ai loro bisogni, ai loro desideri\u201d. A parlare \u00e8 Piera Nobili: architetta, progettista, cotitolare dello studio Othe di Ravenna, oggi \u00e8 vicepresidente di Cerpa Italia onlus, dopo esserne stata presidente, e codirettrice tecnica del Criba Emilia-Romagna. \u201cLa marginalizzazione delle donne nel disegno urbano \u2013 dice \u2013 non riguarda solo l\u2019urbanistica, ma anche come l\u2019insieme funziona, come le singole parti si relazionano fra loro e quali servizi la citt\u00e0 offre\u201d.<br \/>\n<strong>Perch\u00e9 nella progettazione \u00e8 importante adottare un approccio di genere? <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>L\u2019argomento \u00e8 molto vasto, cerco di sintetizzarlo. Ogni citt\u00e0, non solo quelle grandi, ha una struttura urbana che non tiene conto delle relazioni e dei tempi per raggiungere i vari spazi di vita. \u00c8 ancora organizzata per zone: residenziali, lavorative, di servizio, eccetera. Questo comporta una serie di trasferimenti. Le donne, dovendo occuparsi di pi\u00f9 mansioni, si trovano a zigzagare per la citt\u00e0, spesso utilizzando pi\u00f9 mezzi. Cercando di conciliare i tempi e i bisogni altrui e propri, gestiscono l\u2019entropia ricca di imprevisti. Sono \u2018donne sandwich\u2019, strette tra pi\u00f9 impegni \u2013 il lavoro, la casa, la cura di figli e genitori anziani \u2013 per periodi che non si esauriscono in pochi mesi, ma possono durare decenni. Per evitare questa situazione si dovrebbe, da una parte, riconoscere e valorizzare il lavoro di cura delle donne, dall\u2019altra rivedere i tempi di funzionamento della citt\u00e0, l\u2019organizzazione della mobilit\u00e0 e si dovrebbero creare servizi diffusi, come si fa nel nord Europa. Ad Amsterdam, per esempio, stanno completando un vasto progetto per inurbare 45 mila abitanti, prevedendo, per bacini di 4-5mila persone, dei centri di riferimento al servizio delle famiglie anziane, monogenitoriali o con figli disabili.<\/p>\n<p><strong>E qual \u00e8 invece la situazione che si trovano a vivere le donne disabili?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Le donne disabili vivono le difficolt\u00e0 delle donne, con in pi\u00f9 il carico della disabilit\u00e0. La loro \u00e8 una discriminazione multipla: addizionale, moltiplicatrice o interiezionale, che avviene a livello di ambiente sia fisico che relazionale, di tempi di vita, di servizi, di lavoro, di istruzione, eccetera. Il problema \u00e8 che le donne disabili hanno poca voce, anche all\u2019interno delle associazioni che rappresentano i disabili, salvo poche eccezioni, come il Gruppo donne della Uildm. A volte vengono troppo protette dalle loro famiglie, che le rendono meno autonome di quanto non facciano con i figli maschi disabili. Sono anche altri gli aspetti che minano l\u2019autonomia delle donne con disabilit\u00e0. Ad esempio, per poter uscire di casa sono fondamentali i trasporti pubblici e questi non sono fruibili, se non in rari casi. La maggior parte delle donne con disabilit\u00e0 per muoversi dipende da parenti, amiche e amici, associazioni di volontariato, servizi di piazza e della pubblica assistenza; la loro assenza o impossibilit\u00e0 ad usarli le costringe in casa. Un altro grande tema \u00e8 il lavoro, aspetto importante nella definizione di vita indipendente. La percentuale di donne disabili che lavorano \u00e8 inferiore a quella maschile, e quelle che lavorano spesso sono impiegate in mansioni di basso profilo ed escluse da corsi di formazione, che potrebbero farle crescere professionalmente. Inoltre, in genere, viene adeguato solo il loro spazio lavorativo (postazione e servizio igienico) e non quello dell\u2019intero complesso, cos\u00ec che non possono relazionarsi con le colleghe e i colleghi.<\/p>\n<p><strong>Ci sarebbe poi il tema della sanit\u00e0. \u00c8 ancora valida l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.uildm.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/ServiziSanitariDonneDisabiliRapporto2013.pdf\" target=\"_blank\">indagine del Gruppo donne della Uildm<\/a> secondo cui i servizi sanitari di ginecologia e ostetricia sono poco accessibili alle donne disabili?<\/strong><br \/>\nL\u2019indagine \u00e8 di un paio di anni fa, ma la situazione non \u00e8 cambiata, e purtroppo non solo nei servizi di ginecologia e ostetricia. Come Criba Emilia-Romagna abbiamo eseguito consulenze per ospedali anche di dimensioni ragguardevoli, ma le nostre osservazioni e indicazioni rischiano, quasi sempre, di mettere in crisi il sistema. Infatti, l\u2019accessibilit\u00e0, meglio sarebbe dire l\u2019inclusione, non riguarda soltanto gli spazi architettonici, le attrezzature diagnostiche e sanitarie in genere, ma anche il personale sanitario, che dovrebbe sapere come approcciare con atti e parole una paziente disabile, soprattutto quando questa ha una disabilit\u00e0 psichiatrica o intellettiva. \u00c8 paradossale che ci\u00f2 accada in un ospedale, che deve la sua origine etimologica alle \u201cstanze per gli ospiti\u201d, e che potrebbe simboleggiare l\u2019arco della nostra vita di umani: nascita, cura, morte. Il non poter accedere alle cure \u00e8 una delle cause che porta le donne con disabilit\u00e0 ad avere condizioni di salute pi\u00f9 precarie delle altre donne.<\/p>\n<p><strong>Ogni ambiente non \u00e8 un contenitore neutro. Qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante da tenere a mente nella progettazione per rispondere alle esigenze delle donne?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Si deve avere chiaro in mente che ci\u00f2 che si progetta sar\u00e0 vissuto da persone diverse, che per prima cosa si distinguono in maschi e femmine e poi in poveri e ricchi, disabili e non, autoctoni e stranieri, giovani e vecchi, e cos\u00ec via. Ognuno di loro si rapporter\u00e0 con l&#8217;ambiente in modo differente, \u00a0quindi, \u00e8 primariamente importante dar voce alle donne in generale, incontrandole, ascoltandole e riflettendo assieme a loro; conoscere i loro bisogni e i loro desideri \u00e8 l&#8217;unico modo per acquisire informazioni utili per il progetto. Il progettista, infatti, deve sapere non solo quello che manca oggi, ma anche quello che servir\u00e0 domani. Inoltre, se si progetta un ospedale, una scuola, un complesso sportivo, un quartiere o si deve preparare il piano del traffico sostenibile, tutti progetti complessi, \u00e8 indispensabile creare una equipe multi e interdisciplinare: \u00e8 solo dalla collaborazione tra pi\u00f9 e diverse competenze culturali che si pu\u00f2 realizzare un intervento che duri nel tempo, dia risposta ai bisogni e sia luogo di benessere.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.redattoresociale.it\/Notiziario\/Articolo\/499349\/Ripensare-la-progettazione-urbana-per-una-citta-a-misura-di-donna\">link all&#8217;articolo<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le strutture delle citt\u00e0 non tengono conto delle relazioni e dei tempi per raggiungere i vari spazi di vita. Conciliare \u00e8 difficile, soprattutto per le donne, e quelle disabili hanno in pi\u00f9 il carico della disabilit\u00e0. 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