{"id":39022,"date":"2015-10-27T13:18:57","date_gmt":"2015-10-27T12:18:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=39022"},"modified":"2015-12-07T13:20:25","modified_gmt":"2015-12-07T12:20:25","slug":"appartenenza-europea-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/appartenenza-europea-3\/","title":{"rendered":"Appartenenza europea (3)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">(\u2026continua\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nE\u2019 il problema dei \u201cpensieri lunghi\u201d. Possono perdersi nel turbo-quotidiano. E possono essere la sostanza di un approccio strategico. Proprio perch\u00e9, e in quanto, lunghi.<br \/>\nRaccogliendo lo stimolo della letteratura e delle arti europee, Diario europeo ha condiviso questa convinzione: \u201cuna cultura che ci unisce e grazie alla quale \u2013 forse siamo in tempo \u2013 potremmo indurre quell\u2019insurrezione spirituale e quel rinascimento che alcuni di noi sognano\u201d. La cultura che ci unisce. L\u2019abbiamo preso troppo alla lontana?<br \/>\nNon si tratta di indugiare in uno sfibrante equilibrismo tra pessimismo e ottimismo. Penso che si possa e si debba guardare in faccia la realt\u00e0, formulata sia da insigni intellettuali sia da cittadini e cittadine di questa Europa: \u201cSe l\u2019Unione Europea sia davvero unita \u00e8 la domanda quotidiana di milioni di europei, la cui persistente identit\u00e0 nazionale \u00e8 ancora molto prevalente rispetto al senso della loro appartenenza europea\u201d (Giuseppe Galasso).<br \/>\nSta proprio in questo il cuore del problema: per costruire, sentire, affermare una appartenenza europea \u00e8 indispensabile o addirittura prioritaria una sorta di distruzione creatrice della \u201cpersistente identit\u00e0 nazionale\u201d? Oppure bisognerebbe interrogarsi e mettere in discussione quel pensare l\u2019Italia o la Francia o la Germania, e via via elencando, come una possibilit\u00e0 che si deve e si pu\u00f2 evolvere solo in una prospettiva di vuoto intorno e\/o di societ\u00e0-nazione che sussiste solo se sta chiusa e \u201cprotetta\u201d in s\u00e9?<br \/>\n\u201cMa io credo \u2013 afferma lo storico Aldo Schiavone, dialogando con Ernesto Galli della Loggia in Pensare l\u2019Italia \u2013che anche quando il nostro Stato avr\u00e0 ceduto all\u2019Europa tanta sovranit\u00e0 (auguriamoci che accada presto, e dopo la moneta ci sia la difesa e la politica estera, e poi altro ancora\u2026.) da diventare poco pi\u00f9 di una governance regionale, continuer\u00e0 a esistere ancora a lungo una patria italiana, un\u2019identit\u00e0 italiana, e uno stile italiano: dico il pensiero, non solo nella moda o al ristorante\u201d.<br \/>\nA questo punto possiamo individuare con pi\u00f9 precisione sia il senso profondo di cultura sia quello che possiamo e vogliamo aspettarci dai costruttori di cultura. La formazione della \u201cpersistenza di una identit\u00e0 nazionale\u201d (vedi sopra G. Galasso) dentro una \u201cappartenenza europea\u201d (sempre Galasso). E, a ben vedere, si tratta di una opzione eminentemente politica. Nel senso della costruzione e del governo della citt\u00e0.<br \/>\nE non si tratta soltanto di uno stato di necessit\u00e0: demograficamente l\u2019Europa rimpicciolisce e invecchia, mentre il resto del mondo \u2013 Asia, India, Africa e perfino Nord America \u2013 cresce rapidamente; oppure c he il prodotto interno lordo europeo che nel 1950 era il 30% di quello mondiale, ora \u00e8 appena il 10. Si tratta di qualcosa di pi\u00f9 intenso e pi\u00f9 profondo: la possibilit\u00e0 e la persistenza della democrazia dello-nello Stato nazione. \u201cAutodeterminazione democratica \u2013 scrive Jurgen Habermas \u2013 significa che i destinatari di leggi cogenti ne sono al tempo stesso gli autori (\u2026).Il crescere del potere di organizzazioni internazionali, via via che le funzioni degli Stati nazionali si dislocano sul piano della governance transnazionale, mina di fatto il procedere democratico degli stessi Stati nazionali\u201d.<br \/>\nL\u2019avevamo preso alla lontana: la cultura. E\u2019 perch\u00e9 volevamo riaffermare che una premessa, grande e fondamentale (nel senso proprio di fondamenta della costruzione) c\u2019\u00e8; storicamente c\u2019\u00e8, nonostante periodi tragici di sonno della ragione che ha inesorabilmente generato mostri. Ma ora \u2013 e senza forzature \u2013 siamo arrivati al cuore della questione: la persistenza del procedimento democratico. I cittadini e le cittadine europei vogliono restare liberi, in una societ\u00e0-mondo il cui governo non sta \u2013 spontaneamente \u2013 non pi\u00f9, solo nelle mani dei cittadini liberi ed eguali.<br \/>\nDunque, una vera necessit\u00e0 storica: siamo tutti di fronte all\u2019emergenza di un oggetto nuovo, il mondo in quanto tale. Per quel mondo e in quel mondo, questa generazione deve mettere a punto gli strumenti di un procedimento democratico adeguato a quella immensit\u00e0.<br \/>\nSia all\u2019interno di questa Unione, sia di fronte al soggetto mondo.<br \/>\nE arriviamo, allora, al confronto con le difficolt\u00e0 di questa Europa: la sua legittimazione verso i propri popoli e la sua affidabilit\u00e0 (e anche la forza-capacit\u00e0) verso il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<em>(continua)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(\u2026continua\u2026) E\u2019 il problema dei \u201cpensieri lunghi\u201d. 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