{"id":38996,"date":"2015-11-16T12:34:58","date_gmt":"2015-11-16T11:34:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=38996"},"modified":"2015-12-07T12:38:29","modified_gmt":"2015-12-07T11:38:29","slug":"parigi-13-novembre-pensare-reagire-costruire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/parigi-13-novembre-pensare-reagire-costruire\/","title":{"rendered":"Parigi 13 novembre: pensare, reagire, costruire."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Diario europeo non pu\u00f2 e non vuole restare in silenzio. La tragedia, il sangue, le lacrime. E anche la storia. Intendo: un pensiero per capire. E per costruire e ricostruire, incessantemente, le ragioni dello stare insieme, come italiani-europei, nel mondo e di fronte al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo facciamo ospitando una accurata e attenta riflessione di Alfonso Pascale, presidente dell\u2019Associazione \u201cCentro per lo Sviluppo Locale in Ambiti Metropolitani\u201d (CeSLAM).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colloco questa analisi dentro il percorso che Diario europeo sta conducendo sotto il titolo \u201cAppartenenza europea\u201d, perch\u00e9 appartiene alla storia di Europa e alle sfide che essa deve affrontare; e non ancora riesce a farlo, non avendone ancora completa e urgente consapevolezza. Ed ancora in questo momento il dibattito rischia di sbagliare tema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Europa ed a noi europei pu\u00f2, dunque, \u2013 ora \u2013 essere rivolto l\u2019ammonimento: \u201cNon chiedere mai per chi suona la campana, essa suona per te\u201d.<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terrore a Parigi. Dove cercare le radici?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli attacchi terroristici avvenuti in Francia ancora una volta colpiscono cittadini inermi. Si spande terrore a Parigi per colpire i valori della rivoluzione francese e, con essi, i valori della democrazia in Occidente. Alcuni testimoni hanno raccontato che gli attentatori sparavano inneggiando ad Allah. Ma il terrorismo islamico ha poco a che vedere con la religione musulmana. Ha, invece, molto in comune con le filosofie e i movimenti romantici, irrazionalisti e nazionalisti partoriti in Europa tra la seconda met\u00e0 dell\u2019ottocento e i primi decenni del novecento e che hanno dato vita ai totalitarismi (stalinismo, fascismo, nazismo). Non siamo in presenza di uno scontro di civilt\u00e0 tra il Sud e il Nord del mondo o tra Occidente e Oriente. Siamo ancora una volta, in forme nuove, allo scontro frontale tra lo spirito di autodistruzione, che \u00e8 figlio dell\u2019Europa e che dal vecchio continente \u00e8 stato esportato altrove, e i valori fondanti dell\u2019Illuminismo che hanno portato nel tempo al riconoscimento dei diritti umani, all\u2019idea della democrazia come processo in divenire di errori e correzioni di errori, all\u2019importanza dello sviluppo scientifico-tecnologico e degli scambi, guidato da una politica responsabile, e all\u2019idea che una singola vita umana non debba mai essere sacrificata per un ideale politico o un sentimento religioso o un\u2019esigenza comunitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per questo che il terrorismo islamico incrocia ovunque un\u2019area estesa di connivenza e di simpatia in individui e gruppi che continuano a coltivare pulsioni e idee autodistruttive e palingenetiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dinanzi all\u2019incrudire di questo scontro, la battaglia culturale, etica e morale da condurre \u00e8 contro la riesumazione di queste pulsioni e idee in cui alle vecchie contrapposizioni di classe, di razza o di religione si aggiungono nuovi binomi: oppressi\/oppressori, imprese locali\/multinazionali, naturale\/artificiale, nord\/sud. Conflitti generalizzati costruiti astrattamente e mai verificati e differenziati, caso per caso, nelle situazioni concrete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e i primi decenni del Novecento, in concomitanza con lo sviluppo delle culture europee che hanno dato vita ai totalitarismi, nascono in Medio Oriente e si espandono nel mondo arabo i movimenti fondamentalisti che si richiamano all\u2019identit\u00e0 di razza e\/o di religione. Essi sono figli dei primi movimenti di massa europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei maggiori analisti americani del terrorismo islamico, Paul Berman, nel saggio &#8220;Terrore e liberalismo. Perch\u00e9 la guerra al fondamentalismo \u00e8 una guerra antifascista&#8221; ha raccontato in modo puntuale i legami culturali e politici tra i primi movimenti di massa europei e le organizzazioni fondamentaliste ancora oggi attive nel mondo. Negli anni Trenta del secolo scorso, si sviluppa in tutte le maggiori citt\u00e0 del mondo arabo una presenza comunista significativa collegata a Stalin e alla sua concezione totalitaria del potere. Il socialismo Ba\u2019th \u00e8 una branca del grande movimento panarabo fondato negli anni successivi alla prima guerra mondiale da Satia al-Husri, sulla base dei suoi studi filosofici, condotti in Occidente e focalizzati su Fichte e sui romantici tedeschi: i filosofi del destino nazionale, della razza e dell\u2019integrit\u00e0 delle culture nazionali. I suoi interlocutori in Europa sono i fascisti e i nazisti. Uno dei testi pi\u00f9 in voga nei paesi arabi \u00e8 &#8220;I fondamenti del diciannovesimo secolo&#8221; di H. S. Chamberlain, che tratta la questione razziale. Il fondamentalismo che si sviluppa in Pakistan sorge negli anni trenta (con un\u2019organizzazione nel 1941). I Fratelli Musulmani nascono come setta politica in Egitto nel 1928. E questi movimenti hanno contatti molto stretti con il franchismo e con il nazismo. I \u201cFratelli Musulmani\u201d chiamano le loro unit\u00e0 organizzative \u201cFalangi\u201d. Gli scrittori islamici di quel periodo si abbeverano alle idee di Heidegger. Lo scrittore pi\u00f9 influente della tradizione fondamentalista \u00e8 l\u2019egiziano Sayyid Qutb che nasce nel 1906, sette anni prima di Camus. Egli riceve nell\u2019infanzia una rigorosa educazione religiosa. Ma ben presto accarezza l\u2019idea del socialismo e si immerge nella letteratura occidentale, va a studiare negli Stati Uniti, ottenendo un master in pedagogia presso l\u2019University of Northern Colorado, a Greeley. Torna in Egitto ed entra nei \u201cFratelli Musulmani\u201d. Egli scrive una gigantesca opera di esegesi in trenta volumi dal titolo &#8220;All\u2019ombra del Corano&#8221;. Emerge in quest\u2019opera il concetto dell\u2019islam come \u201ctotalit\u00e0\u201d. Anche per George Lukacs, il marxismo si distingue dal pensiero borghese per \u201cil primato della categoria della totalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come perspicuamente ha rilevato di recente il giornalista Giuseppe Sarcina, nel testo sacro dell\u2019islam i riferimenti espliciti alla dimensione politica sono solo due. Il primo \u00e8 il \u201cversetto dei potenti\u201d (Sura delle Donne, 4, 58-59): \u00abIddio vi comanda\u2026 quando giudicate fra gli uomini, di giudicare secondo giustizia\u2026 O voi che credete! Obbedite a Dio, al suo Messaggero e a quelli di voi che detengono l\u2019autorit\u00e0\u00bb. L\u2019altro passaggio, brevissimo, si trova nella Sura della Consultazione, la 42\u00aa, versetto 38: \u00abColoro che obbediscono al loro Signore\u2026 delle loro faccende decidono consultandosi tra di loro\u00bb. Tutta la costruzione teorica di Qutb e dei fondamentalisti islamici sull\u2019identificazione tra politica e religione sembra poggiare su questi esigui dettati coranici. Ma in realt\u00e0 poggia sul mito biblico della guerra dell\u2019Armageddon, secondo il quale gli abitanti ricchi, corrotti e sovversivi di Babilonia saranno sterminati e con loro verranno soppresse tutte le loro abominazioni. Terminato il terribile sterminio di queste \u201cforze sataniche\u201d, si stabilir\u00e0 il regno di Cristo e il popolo di Dio vivr\u00e0 nella purezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si possono riconoscere in questo mito i temi di base e lo spirito di questo mito in poeti come Rimbaud e ancor pi\u00f9 in Rub\u00e9n Dar\u00eco. Dopo la prima guerra mondiale, dalla letteratura e dalla poesia, il mito primordiale di Armageddon e di Babilonia passa alla teoria politica in versioni aggiornate: una \u201cparte sana\u201d della societ\u00e0 che si vede minacciata dal \u201cmale\u201d, il quale deve venire eliminato \u2013 a tutti i costi \u2013 e, per rendere possibile questa eliminazione, \u00e8 necessario il sacrificio che si traduce di fatto in \u201clicenza di uccidere\u201d. A comporre la \u201cparte sana\u201d sono i proletari o le masse russe per i bolscevichi di Lenin e gli stalinisti, i figli della lupa romana per i fascisti di Mussolini, la razza ariana per Hitler, i guerriglieri di Cristo re per la Falange di Franco, i musulmani per Qutb. Mentre gli abitanti corrotti e sovversivi di Babilonia, che commerciano beni di tutto il mondo e corrompono la societ\u00e0 coi loro abomini, sono la borghesia e i kulak per i bolscevichi e gli stalinisti, sono i massoni e le tecnocrazie cosmopolite per i fascisti e i falangisti, sono gli ebrei per i nazisti, e in misura minore per gli altri fascisti, e infine anche per Stalin, e sono i falsi musulmani, gli \u201cipocriti\u201d, in combutta con gli ebrei e i \u201ccrociati\u201d cristiani per Qutb. In ogni versione del mito avviene sempre il bagno di sangue dello sterminio totale per raggiungere il regno, cio\u00e8 una societ\u00e0 perfetta, unita su tutta la faccia della terra, ripulita dagli elementi corrotti e dagli abomini, capace di durare mille anni. La gihad non \u00e8 altro che lo sterminio totale del mito biblico della guerra dell\u2019Armageddon. Il culto totalitario della morte \u00e8 figlio dell\u2019occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attacco all\u2019idea di libert\u00e0 e di democrazia da parte del fondamentalismo islamico coincide con la critica radicale al capitalismo che deriva dalle culture originarie dei totalitarismi del Novecento e che ancora oggi imperversano. Ma il capitalismo non \u00e8 pi\u00f9 quello descritto da Karl Marx. Esso si \u00e8 trasformato nella \u201csociet\u00e0 aperta\u201d, secondo la pi\u00f9 appropriata definizione data da Karl Popper agli attuali meccanismi economici, sociali e politici presenti nei paesi occidentali, in cui i sistemi giuridici, da perfezionare continuamente attraverso la democrazia, regolano il mercato e il libero scambio. E la societ\u00e0 aperta \u00e8 tale perch\u00e9 tutti nel mondo possono concorrervi e orientarla mediante procedure democratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovremmo finirla una volta per tutte con il senso di colpa dell\u2019Occidente, che produce un pacifismo autolesionista. Basta con il multiculturalismo banale, relativista, privo di principi. C\u2019\u00e8 in questo atteggiamento dimesso il senso di sfiducia nella democrazia e l\u2019idea che la messa in campo di nuovi soggetti mondiali possa riaprire la strada per un sovvertimento totale. Non si ha l\u2019ardire di richiamare l\u2019idea di sterminio o il bagno di sangue, ma l\u2019antefatto \u00e8 quello. In un mondo di grandi migrazioni, la battaglia politica e culturale per difendere la \u201csociet\u00e0 aperta\u201d \u00e8 oggi tutt\u2019uno con quella per il reciproco riconoscimento tra persone e gruppi di diversa cultura o fede religiosa. La via della interazione, ideata ma poco praticata in Italia, \u00e8 quella pi\u00f9 promettente per realizzare questo reciproco riconoscimento, rispetto all\u2019idea del multiculturalismo britannico e dell\u2019assimilazione francese. Una interazione da fondare per\u00f2 sulla base di valori e diritti comuni, e a patto che non comporti la rinuncia alla propria identit\u00e0, il relativismo culturale o la superbia intellettuale. Accanto alla sfida della sicurezza, della pacificazione e della cooperazione allo sviluppo, dobbiamo ripartire insieme in Europa e in Italia dall\u2019educazione e dalla cultura inclusive, fondandole su valori di una comune dignit\u00e0 e libert\u00e0, sui diritti umani scolpiti nella Carta dell\u2019Onu e sulla capacit\u00e0 di creare fraternit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario europeo non pu\u00f2 e non vuole restare in silenzio. La tragedia, il sangue, le lacrime. E anche la storia. Intendo: un pensiero per capire. 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