{"id":38993,"date":"2015-11-27T12:28:21","date_gmt":"2015-11-27T11:28:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romainpiazza.it\/?p=38993"},"modified":"2015-12-07T13:23:17","modified_gmt":"2015-12-07T12:23:17","slug":"per-chi-suona-la-campana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romainpiazza.cloud\/index.php\/per-chi-suona-la-campana\/","title":{"rendered":"Per chi suona la campana?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAd Europa ed a noi europei pu\u00f2 essere rivolto l\u2019ammonimento: Non chiedere per chi suona la campana, essa suona per te\u201d.<br \/>\nCon queste parole il precedente \u201cDiario\u201d, a ridosso dei drammatici eventi di Parigi, ospitava una attenta analisi dei tragici fatti di Parigi.<br \/>\nDunque: la campana sta suonando, e suona per Europa. Cosa dice all\u2019Unione europea, ai suoi Stati membri e ai popoli dell\u2019Unione?<br \/>\nMentre l\u2019elaborazione del lutto \u00e8 in atto e gli eventi \u2013 di diverso tipo e tutti di altissima caratura politico-strategica \u2013 si succedono e accavallano, Diario europeo intende focalizzarsi sulle conseguenze direttamente riguardanti i compiti, i ruoli e il destino dell\u2019Europa e le decisioni urgenti che l\u2019Unione deve prendere.<br \/>\nE\u2019 stato detto: \u201cL\u2019Europa ha vissuto il suo 11 settembre. E sta ora vivendo il suo dopo 11 settembre\u201d.<br \/>\nE\u2019 vero. Senza entrare in questa pagina sulle problematiche del terrorismo internazionale ( le sue cause vicine e lontane e le risposte da dare, ecc., in quanto pur essendo una tragica e urgente problematica, non \u00e8 tema specifico di \u201cDiario\u201d) possiamo e dobbiamo almeno delineare quali sono le sfide specifiche dell\u2019Unione, ora.<br \/>\nLa situazione nella quale questi eventi accadono \u00e8 &#8211; per quanto attiene alla configurazione istituzionale e di Governo della Unione Europea &#8211; quella di una Integrazione fatta a met\u00e0, sempre in itinere; e, spesso, senza tappe e scadenze precisate: soprattutto su alcune tematiche sulle quali storicamente c\u2019\u00e8 stato un dibattito e anche un confronto tra gli Stati membri, ma mai una messa all\u2019ordine del giorno dell\u2019agenda politica. E\u2019 il caso della \u201cDifesa comune\u201d. Ma \u00e8 anche il caso del principio e della realt\u00e0 della Libera circolazione dei cittadini della UE, dentro i suoi confini e attraverso le sue frontiere. Le due cose sono collegate, come dimostrano gli eventi dell\u2019attacco terroristico allo Stato membro, Francia, e le reazioni\/decisioni della UE in merito allo Spazio Schengen.<br \/>\nLa Francia \u00e8 uno Stato membro dell\u2019Unione e il suo territorio \u00e8 nello Spazio Schengen. Il presidente della Repubblica francese, quindi, ha chiesto all\u2019Unione l\u2019applicazione dell\u2019art. 42, comma 7 del TUE (Trattato sull\u2019Unione Europea); mentre il Consiglio Giustizia e Affari Interni ha affrontato i problemi delle frontiere dell\u2019Unione Europea.<br \/>\nL\u2019articolo 42 del Trattato di Lisbona afferma: comma 1, \u201cLa politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune. Essa assicura che l\u2019Unione disponga di una capacit\u00e0 operativa ricorrendo a mezzi civili e militari. (\u2026.)L\u2019esecuzione di tali compiti si basa sulle capacit\u00e0 fornite dagli Stati membri.\u201d<br \/>\nComma 7: \u201c Qualora uno Stato membro subisca un\u2019aggressione armata nel suo territorio, gli Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformit\u00e0 dell\u2019articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ci\u00f2 non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell\u2019ambito dell\u2019Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l\u2019istanza di attuazione della stessa\u201d.<br \/>\nNel successivo articolo 43, il Trattato spiega nel dettaglio il comma 1 dell\u2019art.42 (che sopra abbiamo soltanto riassunto) ed enumera le missioni previste, precisando che: \u201c tutte queste missioni possono contribuire alla lotta contro il terrorismo\u201d.<br \/>\nLa Francia, come abbiamo detto, ha fatto riferimento esplicitamente al comma 7, che i nostri lettori hanno potuto leggere per intero.<br \/>\nCosa c\u2019\u00e8 da capire, in quel fraseggio un poco oscuro?<br \/>\nL\u2019attenzione va posta sul fatto che i 28 Paesi-Stati membri della Unione non sono nella stessa condizione per quanto riguarda la loro Difesa; e precisamente: alcuni di loro sono membri della NATO (come si ricorda nell\u2019articolo del TUE, citato) e altri no. La Francia, d\u2019altra parte, non ha chiesto alla NATO di attivarsi, pur essendone membro; cosa che avrebbe potuto fare e, in forza dell\u2019articolo 5 del Trattato NATO, sarebbe immediatamente scattato l\u2019obbligo della NATO ad intervenire (art. 5 del Trattato Nord-Atlantico: \u201cLe parti convengono che un attacco armato contro una o pi\u00f9 di esse in Europa o nell&#8217;America settentrionale sar\u00e0 considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell&#8217;esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall&#8217;art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assister\u00e0 la parte o le parti cos\u00ec attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l&#8217;azione che giudicher\u00e0 necessaria, ivi compreso l&#8217;uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell&#8217;Atlantico settentrionale\u201d).<br \/>\nLa situazione complessiva della Difesa dei e nei Paesi della Unione Europea \u00e8, pertanto, variegata: per i membri NATO \u2013 se essi ne fanno richiesta e ne sussistano le condizioni di fatto \u2013 c\u2019\u00e8 in essere sempre l\u2019articolo 5, sopra riportato. Per tutti vige la situazione operativa e di diritto di cui all\u2019art. 42 sopra riportato.<br \/>\nSi pu\u00f2 dire (come potrebbero far intendere alcune espressioni dell\u2019artico TUE citato) che la Unione Europea ha una Politica di Difesa Comune? No, non si pu\u00f2 dire. Quando sentiamo o leggiamo che Stati europei hanno soldati presenti ed attivi in missioni militari o di mantenimento della pace, ecc. in Afghanistan, on in Libano, o in Irak, ecc. dobbiamo ricordare che queste missioni operano nel quadro giuridico dell\u2019ONU.<br \/>\nL\u2019aiuto specifico richiesto dalla Francia\u2013 al momento della richiesta, ancora a titolo molto generale e di principio \u2013 dovrebbe tradursi in due possibili modalit\u00e0: \u201c decisioni (\u2026) adottate dal Consiglio che delibera all\u2019unanimit\u00e0 su proposta dell\u2019Alto rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza o su iniziativa di uno Stato membro\u201d (cos\u00ec recita sempre l\u2019articolo 42, al comma 4). Quel che sta avvenendo, in questi giorni ed ore (vedi: Gran Bretagna, Germania) rientra nella seconda modalit\u00e0 (\u201csu iniziativa di uno stato membro\u201d); a conferma che su queste tematiche, l\u2019Unione \u00e8 molto lontana da un approccio europeistico.<br \/>\nL\u2019Europa della difesa comune e della sicurezza non \u00e8 una realt\u00e0, n\u00e9 sul piano politico n\u00e9 sul piano militare. Non esiste un Esercito europeo, non esiste una Struttura comune (mezzi, comandi, ecc.) di difesa. Qualora la Francia volesse o dovesse presentare formale proposta in seno al Consiglio ( i ministri della Difesa degli Stati membri) \u2013 procedura che al momento in cui questo Diario viene redatto non \u00e8 stata attivata dalla Francia &#8211; la missione sarebbe comunque affidata \u201c ad un gruppo di Stati membri che lo desiderano e che dispongono delle capacit\u00e0 necessarie per tale missione\u201d (art. 44, comma 1 del Trattato sulla Unione europea, vigente).<br \/>\nUna Comunit\u00e0 europea della difesa (CED) fu ipotizzata e anche delineata per sommi capi a partire dal maggio 1950, ecco le tappe in estrema sintesi:<br \/>\n\u2022 Le prime idee per la costruzione di un esercito europeo, risalgono ad una nota del governo italiano (ministro degli esteri Carlo Sforza) del maggio del 1950;<br \/>\n\u2022 Il Consiglio d&#8217;Europa, da Strasburgo (che non va confuso con la Comunit\u00e0 Economica Europea!) vot\u00f2 una mozione a favore della costituzione di un esercito europeo;<br \/>\n\u2022 Per raggiungere questo fine venne ideato da Jean Monnet (e poi presentato da Ren\u00e9 Pleven, primo ministro di Francia, e quindi detto piano Pleven): un esercito europeo, da comporsi di sei divisioni, sotto il comando della Nato e gestito da un ministro europeo della difesa;<br \/>\n\u2022 I governi, vincolati all&#8217;accettazione da parte dei rispettivi parlamenti da una norma del Trattato sulla CED, attendono la decisione della Francia (l\u2019Italia stessa rimander\u00e0 la presentazione al parlamento fino alla decisione francese)<br \/>\n\u2022 L\u2019 Assemblea Nazionale francese rigetta il Trattato CED (mediante un espediente procedurale) il 30 agosto 1954.<br \/>\nCos\u00ec si conclude un tentativo significativo e, forse, sempre meno ripetibile, via via che la distanza dalle guerre europee, vicine e fratricide, aumenta.<br \/>\nDicevamo sopra: \u201cL\u2019Europa ha vissuto il suo 11 settembre. E sta ora vivendo il suo dopo 11 settembre\u201d. Questo tempo non pu\u00f2 e non deve passare invano, mentre gli Stati membri della Unione Europea si muovono ognuno per suo conto (cosa che francamente, non \u00e8 un bella lezione di storia di Europa unita). Mettere in campo una discussione e una proposta di Difesa Comune Europea (DCE\/ECD) \u00e8 necessario: tocca alla Commissione fare proposte; il Trattato sull\u2019 U.E. la obbliga a prendere l\u2019iniziativa. Lo faccia! La Politica Comune della Difesa significa e comporta anche una contestuale diversa e nuova finalizzazione della NATO. Europa, come tale, recupererebbe da una parte sovranit\u00e0 e, dall\u2019altra, anche risorse, ora sprecate in investimenti ripetitivi. Il mondo, aperto e globale (\u201cvasto e terribile\u201d, scriveva Antonio Gramsci, privato della libert\u00e0 dal regime fascista), ha un grande, urgente bisogno di questa Europa politico-strategica: unita, forte, affidabile e presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Continua, nel successivo Diario, l\u2019analisi delle decisioni del Consiglio sullo Spazio Schengen)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAd Europa ed a noi europei pu\u00f2 essere rivolto l\u2019ammonimento: Non chiedere per chi suona la campana, essa suona per te\u201d. Con queste parole il precedente \u201cDiario\u201d, a ridosso dei drammatici eventi di Parigi, ospitava una attenta analisi dei tragici fatti di Parigi. Dunque: la campana sta suonando, e suona per Europa. 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