Parco Tripoli è una scheggia di 12.000 mq destinata a verde e servizi pubblici nel cuore nel quartiere africano. Poiché l’area è ancora privata si trova in lista d’attesa ormai da decenni per conoscere il suo destino finale. Il 4 marzo scorso i cittadini, nel loro peregrinare, hanno incontrato la Commissione Capitolina di Controllo, Garanzia e Trasparenza. L’incontro è stato promosso dall’Associazione Carteinregola (https://www.carteinregola.it/index.php/parco-tripoli-prima-di-tutto-una-questione-di-trasparenza/). Dall’incontro è emerso plasticamente come taluni argomenti, pure rilevanti per la vita dei cittadini, si trovino in una condizione di soffusa sospensione privi di uno slancio propulsivo che possa delineare un loro plausibile destino.
Per inquadrare meglio il caso due parole sui fatti. L’area è rimasta vuota per decenni fino a che nel 2006 è stata utilizzata per realizzare un parcheggio temporaneo in attesa che venisse realizzato il nuovo limitrofo parcheggio multipiano. Terminata la fase dell’emergenza il parcheggio è diventato un’area di sosta privata a pagamento. Tutto sereno e tranquillo fino al momento in cui i cittadini hanno cominciato a temere una progressiva espansione dello spazio di sosta a detrimento del verde e delle altre utilizzazioni pubbliche possibili.
Come in ogni sceneggiatura che vede i cittadini interloquire con la pubblica amministrazione è iniziato il vortice di richieste di atti, di incontri e di commissioni. Un profluvio di suggerimenti, indiscrezioni, posizioni e richieste sempre spiaggiate in attesa di qualche successivo approfondimento. Fino alla Commissione del 4 marzo scorso in cui è emerso che non ci sono le condizioni per far proseguire l’attività di sosta a pagamento.
Conclusione prevedibile, prevedibilissima. In questo contesto lascia sconfortati l’assenza di una determinazione, sia pure di mero indirizzo politico, da parte dell’Amministrazione sulle possibili strategie per il recupero dell’area all’uso pubblico nel quadro delle regole dettato dal Piano Regolatore. Nulla di tutto ciò.
Quindi in questa città ai cantieri interrotti si sommano i cantieri neppure concepiti. Aree destinate a rimanere nel limbo delle decisioni senza termine si affastellano nel paesaggio urbano, velandolo di malinconica sconfitta. Una, cento, mille aree sospese, indeterminate nel loro destino che finiscono per cadere nel sarcofago del contenzioso quando nello stesso programma del Sindaco si parla di “evitare la crescita indiscriminata di contenziosi”.
Come se il piano delle decisioni non non appartenesse agli organi di governo ma fosse al contrario una variabile indipendente legata alle congiunzioni astrali. Da questa sospensione emerge sempre più spesso l’attesa salvifica per la libera iniziativa privata. Come se determinarsi nella gestione del territorio non rientri fra i compiti propri dell’Amministrazione. Tutto rimane aperto. Ovvero ogni scelta è possibile perché altrimenti scegliere vorrebbe dire scartare altre possibilità e opportunità che si vuole sempre alimentare. In questo vuoto indeterminato non rimane che l’attesa, qua e la, interrotta dai lampi dei comunicati e degli incontri.
Purtroppo solo segnali di desiderio destinati poi ad alimentare lo scoramento.
