Martinelli: la follia come gioco musicale – Video

Non esiste un luogo fisico dove la follia abita, la follia è racchiusa in un attimo, in un gesto, in una canzone, nella musica, nell’amore, in un colpo di pennello, nel taglio di una tela, in un colpo di rivoltella. Gli dei, infatti, sono dentro di noi e la loro follia ci abita, la follia è un dono divino, Martinelli è demonico come Eros.

“Innanzitutto è sempre povero e tutt’altro che delicato e bello, come credono i più, ma anzi, ruvido, ispido, scalzo e senza dimora. Si sdraia per terra senza coperte. Dorme all’aperto davanti alle porte e per le strade, e poiché possiede la natura della madre, convive sempre con la povertà. Secondo l’indole del padre, invece, tende insidie ai belli e nobili, ha coraggio, è impavido e veemente, temibile cacciatore, infaticabile nell’escogitare astuzie, desideroso di conoscere ricco di risorse, continuamente interessato alla ricerca della sapienza, incantatore terribile, preparatore di filtri, ragionatore capzioso.

Ascoltando e riascoltando il nuovo disco di Martinelli Sottoponziopilato, viene in mente un piccolo uomo alato con arco e freccia, molto passionale e irrefrenabile, maledettamente osceno, intento a mettere odio e amore tra gli esseri umani, un giocherellone senza mezzi termini. Le sue canzoni senza esclusioni di colpi non salvano nessuno, si prendono gioco delle paure nascoste dei comuni mortali come il satiro e dio dei boschi Pan insegue ninfe e si masturba con aria divertita sulle sue erotiche fantasie, regna nelle foreste e governa greggi ovini belanti.

Il cantautore di Lecco è un artista capace di sorprendere l’ascoltatore e lo fa con divertimento e tanta ironia: nelle undici tracce che compongono l’album si evince il nonsense di Rino Gaetano, le atmosfere malinconiche di De Gregori, la forza dirompente di Lucio Dalla, quel non so che di Enzo Jannacci. L’eco della scuola milanese è molto viva in questi undici fumetti tutti da leggere, il nostro disegna sagome, usa matite, gomme da cancellare, china, e come fa la seppia nel profondo del mare, disperde il suo inchiostro per creare confusione, quella confusione che gli permette di mettersi a suo agio e sbarazzarsi dei suoi nemici, dove dietro ad una canzone come Vecchi porno, si cela la malinconica, presenza inequivocabile del tempo che passa.

Un’immagine molto evocativa quella della ricerca spasmodica di questi meravigliosi giornali che spesso apparivano come per incanto (abbandonati da mano gentile) in giardini, parchi, in depositi d’auto e così via.  La corazza da giocatore d’azzardo va rivisitata, in realtà è una corazza di facciata, di difesa, la sensibilità di Andrea è accecante come la luce del sole e ce lo dimostra subito con Farfalena, a lui piace confondere le idee, ma dietro questa apparente confusione, si nasconde un cuore di gentiluomo, uno di quei personaggi scortati da cavallo e carrozza.

In Sudato e felice il nostro non risparmia nessuno, giustamente, attento osservatore degli estremismi umani, onesto frequentatore dei vizi, con sarcasmo, racconta l’eterna partita tra salutisti e viziosi incalliti, tematica per niente trascurabile, anzi, discussa in maniera comica/filosofica, e in Rappers “di fare il cantautore non ne potevo fare a meno , l’attenta analisi di come la canzone d’autore ultimamente è stata seppellita per dare spazio alle canzonette  adolescenziali, l’ironia la fa sempre da padrona, si diverte con immagini e parole come fa un prestigiatore per fare apparire e scomparire conigli dal cilindro.

Scanzonato ma maledettamente passionale e malinconico Martinelli chiude il disco con Milano e le poste: “Quella plumbea mattina” recita l’inizio della song, il che è tutto un programma, frammenti di vita, Fuori dalle poste sono tutti lì per l’Inps, la canzone racconta di una rapina senza rapina, paradossale come il Secondo tragico Fantozzi, paradossale come l’intero album che, intriso di emozioni e sensazioni, ci accompagna fino all’ultima traccia per vedere l’effetto che fa.

Un disco del genere non può essere trascurato nell’ascolto, è un’esperienza di vita intensa, vivo e vitale, le stesse sonorità sono un sunto della personalità esplosiva dell’artista in questione, un disco suonato tutto d’un  fiato, senza pensarci troppo (almeno questo è quello che traspare). Alcune eredità è meglio spenderle velocemente, aspettare momenti propizi può essere deleterio, Andrea Martinelli (37) lo fa con leggerezza e sapienza, tira fuori tutto quello che è il suo bagaglio musicale, prepara una miscela esplosiva, ben fatta, dalla quale si percepiscono le origini di ogni ingrediente, ma da cui si distingue una personalità come poche, nel panorama della canzone d’autore, della musica italiana.

 

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