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Il futuro sindaco di Roma non potrà ignorare, come se fosse una realtà residuale, la galassia islamica che vive nella nostra città. Secondo una ricerca sul campo condotta dalla studiosa Viviana Schiavo, la presenza musulmana nella capitale si è consolidata negli ultimi 15 anni con l’apertura di ben 18 sale di preghiera o moschee che dir si voglia. Si tratta di luoghi di culto, prevalentemente situati nelle periferie, intorno ai quali si raccolgono migranti musulmani, in larga parte (59,5%) provenienti dal Bangladesh (ex Pakistan Orientale). Una serie di associazioni e organizzazioni islamiche, sigle che abbiamo imparato a conoscere tipo UCOII, COREIS, CII, rappresentano le varie correnti religiose, politiche e geopolitiche di questo mondo niente affatto coeso, di cui è bene ricordare che non è la Grande Moschea di Monte Antenne, come verrebbe da pensare, a riscuotere consenso popolare, essendo piuttosto vista come l’Islam delle Ambasciate, per il manuale Cencelli con cui gli ambasciatori di alcuni paesi come Marocco, Egitto ed Arabia Saudita si dividono le cariche principali.
Poco o nulla sappiamo della principale comunità musulmana di Roma, quella dei bangladesi. Qualcosa è trapelato dal film Bangla di Phaim Bhuiyan da Torpignattara che illustra con leggerezza e ironia la scissione culturale ed emotiva in cui vivono le seconde generazioni a cui viene richiesto un ossessivo rispetto delle tradizioni e della famiglia di origine, a fronte di un forte richiamo alle libertà individuali delle società europee in cui sono nati e cresciuti. Tormenti tutti maschili però, perché delle ragazze e dei loro desideri e destini non c’è traccia e non credo che a loro le cose vengano richieste, ma piuttosto imposte.
La storia della giovane pakistana Saman, probabilmente uccisa dai suoi famigliari, è solo la punta dell’iceberg. A fronte di un epilogo così violento, ci sono decine e decine di ragazze che improvvisamente lasciano la scuola, sono molte le testimonianza degli insegnanti, che spariscono letteralmente da un giorno all’altro, per tornare al loro paese, destinate a matrimonio combinato o forzato. Una cortina di silenzio e mancanza di trasparenza copre il destino di queste persone. Su questo, invito il futuro sindaco di Roma a vigilare con l’aiuto delle scuole e delle associazioni a tutela delle donne.
Le relazioni di parentela sono l’ossatura delle società patriarcali, chiamiamole pure arretrate, di cui il matrimonio combinato costituisce l’atto fondativo utile a esercitare il controllo della famiglia sulla capacità riproduttiva delle donne e sui discendenti. Attraverso il matrimonio combinato si creano alleanze tra gruppi diversi che garantiscono stabilità e protezione ai suoi membri, in cambio di cessione della libertà individuale. Ma nel momento in cui le famiglie decidono liberamente di trasferirsi per motivi economici in una società occidentale avanzata, accettano volenti o nolenti di entrare in un sistema dove lo stato di diritto è superiore alle leggi tribali e religiose.
Sottoporre i figli allo stress della doppia cultura, alla fedeltà al gruppo famigliare, ai matrimoni forzati e alle leggi religiose, impedendo loro di scegliere liberamente, è una violazione dei diritti umani e come tale va perseguita. I partiti di sinistra e soprattutto le donne dei partiti di sinistra non hanno mai voluto abbracciare questa battaglia sui diritti della persona , preferendo quella sui diritti dei gruppi migratori, ignorando i principi espressi dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo, dalla CEDU e dalla Costituzione. Confidiamo che il sindaco di Roma si impegni per una città libera, accogliente, sicura e giusta per tutte le donne.

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1 commento su “L’Islam romano”
  1. Grazie Lucilla
    Hai aperto una finestra facendo circolare aria di cui non vogliamo vedere e capire Aria da riannusare la provenienza. Ci fa bene e ci rimanda a ritroso soprattutto nel sud del nostro Paese. Ancora ne rimangono tracce residuali. Dobbiamo e tu lo dici con nettezza, riprendere a mettere mano a temi che abbiamo l’obbligo di vedere e agire. La sinistra è ma è meglio dire la società civile a partire dalle donne dovrà fare la sua parte Ai maschietti guardare ad occhi aperti.

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