
Anche al GRAB è sfuggito Ponte Mammolo Antico. Nonostante il dichiarato obiettivo di innescare … progetti di riqualificazione (…) delle parti urbane interessate dal passaggio della ciclovia”, l’antico ponte è rimasto smarrito nella vegetazione più enfiata. Provate a cercarlo s’é perso anche il cartello qualora ci fosse stato.
Eppure l’ingresso dal Viale Palmiro Togliatti tradisce una certa voglia di segnalare un luogo diverso e forse importante. Una bella rampa rende valicabile a tutti il dislivello di pochi metri che porta sul greto del fiume. Peccato che esaurito questo sprazzo di finanziamento pubblico ci si ritrovi nel solito retrobottega da infrastruttura metropolitana nel consueto monotono luogo di emarginazione e disperazione.
Una volta discesi e procedendo con cautela lungo le tracce di sentiero si trovano poderose strutture in calcestruzzo che vengono dal nulla per andare verso il nulla. A pochi metri dalla tangenziale la sicurezza diventa opinabile di fronte ad una rugginosa scaletta in ferro che consente, questa volta ai soli abili, di traversare il fiume e raggiungere la sponda opposta. Qui ci si può anche fermare di fronte alla constatazione che il Ponte antico è incapsulato da un’anonimo solettone sempre di calcestruzzo che ne censura la forma storica.

La prova di quanto ormai il Ponte Mammolo Antico sia stato dissipato dalla memoria l’avrete googleando alle ricerca delle sue immagini. Scoprirete, così, che le uniche immagini disponibili in rete sono prevalentemente incisioni d’epoca con sparute fotografie dello stato attuale. Eppure, quello di Ponte Mammolo è il toponimo del più moderno nodo di scambio della rete metropolitana di Roma all’intersezione con il Viale Palmiro Togliatti ovvero la più importante Tangenziale del settore orientale. Un intero quartiere prende nome da quel ponte. Un luogo simbolico per l’identità del territorio che il GRAB manca totalmente. Invece di mettere in risalto le radici storiche della città si abbandonano quelle stesse radici fra quelle, assai più pervicaci, di un ammasso informe di canne.
Eppure la storia è sotto i nostri piedi. L’antico Pons Mammeus si trova sul tracciato della Via Tiburtina Antica. Così lo descrive la Guida d’Italia del Touring Club Italiano (Roma e dintorni – ediz. 1965 pag. 609): era in origine a tre archi, uno maggiore nel mezzo, con volte in travertino. Datava, si crede, dai tempi repubblicani e sarebbe stato ricostruito nel sec. III da Giulia Mammea madre di Alessandro Severo. L’arco principale fu rifatto da Narsete; nel XV sec. il ponte fu restaurato; nel 1849 fu fatto saltare dai Francesi, ma fu riparato nel 1857.”
Poterlo vedere oggi è una sfida da consumati esploratori urbani, pronti a disboscare la selva inestricabile di canne e ailanti, ma questa è Roma la grande selvatichezza.
Ecco quindi un’altra occasione persa dal GRAB di riqualificare le parti urbane attraversate dalla ciclovia, quando non si fosse attardato a creare nuovi problemi a Villa Ada che di problemi ne ha già a sufficienza.

