Seicento pagine che si bevono in un sorso. Questo il primo giudizio sommario del libro di Dominique Lapierre e Larry Collins, “Gerusalemme, Gerusalemme !” Testo non recente, pubblicato per la prima volta nel 1971, grazie alla cronaca internazionale che ci riporta quotidianamente in Palestina, rimane sempre una lettura coinvolgente per chi non lo conoscesse già. Tradotto e ristampato con innumerevoli edizioni anche economiche non è solo un saggio storico ma piuttosto un romanzo di guerra, se non la cronaca giornalistica di avvenimenti che sono alla radice degli eventi che oggi occupano le prime pagine dei giornali.
Il testo ricostruisce gli avvenimenti che hanno condotto alla nascita dello stato di Israele fra il 29 novembre del 1947, giorno della votazione alle Nazioni Unite sulla spartizione della Palestina in due stati, uno arabo e uno ebraico, fino al 17 luglio del 1948 termine del primo conflitto arabo ebraico. Si tratta di un arco temporale anche breve ma ricostruito in una modalità che è la vera cifra del libro. Infatti, si basa prevalentemente sul contributo dei testimoni diretti dei fatti che all’epoca della redazione erano ancora in vita. La sola descrizione dell’apparato di documentazione raccolto occupa oltre venti pagine mentre altre dieci sono dedicate alla bibliografia.
Grazie a questo enorme lavoro di ricerca i singoli episodi sono ricostruiti con il dettaglio vivo della cronaca che rende il testo non solo un saggio storico ma piuttosto un romanzo storico. Questo debordare verso la cronaca giornalistica rende il fluire delle pagine mai pesante ma semmai avvincente in attesa di capire se l’azione intrapresa andrà a buon fine o fallirà miseramente. Dal testo è stata tratta anche la versione cinematografica nel 2006 con il titolo “O’ Jerusalem” e la regia di Elie Chouraqui.
Inoltre, il testo, oltre al contributo storico, offre un rilevante contributo di conoscenza geografica dei luoghi. Gerusalemme è già di per se un luogo in cui ogni singola pietra rappresenta una scheggia della storia, dopo la lettura del libro gli angoli, le strade e gli edifici di Gerusalemme acquistano nuove sfumature di colore che ancora di più rendono impellente il desiderio di vedere e toccare e attraverso il tatto e la vista ritrovarsi nello sforzo estremo dei combattenti.
Infine, seppure risulta difficile esprimer un giudizio sugli avvenimenti narrati, in quanto le ferite sono vistosamente ancora aperte e sanguinanti. Tuttavia due considerazioni essenziali si possono trarre. Una prima riguarda il confronto fra arabi ed ebrei che è solo mediato sul piano territoriale ma è piuttosto un confronto culturale che supera i limiti delle stesse religioni. Dalla parte degli ebrei la religione si tramuta in rigore del comportamento individuale attraverso lo studio e l’applicazione. Dalla parte degli arabi la religione si tramuta in aspirazione, volontà e dedizione personale completa. Confronti dunque primordiali che ancora riemergono come magma sotterraneo in questa parte del mondo.
La seconda considerazione riguarda il conoscere che aiuta a comprendere se non tutto almeno qualcosa. Dopo aver compreso elaborare una valutazione che rimarrà sempre soggettiva in quanto a sua volta il giudizio è un conglomerato che scaturisce dalla evoluzione individuale.