La serie televisiva israeliana FAUDA, reperibile in Italia sulla piattaforma Netflix, aggiorna all’attualità l’irrazionale passione per il sangue e la lotta che è uno degli eterni temi della narrativa e del cinema ora trasmigrato anche nelle fiction televisive. Si tratta di tre stagioni prodotte fra il 2015 e il 2020 composte da 12 episodi ciascuna per una durata media di 40 minuti, insomma una bella scorpacciata d’intrattenimento.
Il tema della serie è la lotta fra le forze speciali israeliane, in cui milita il protagonista principale Doron Kabilio (interpretato da Lior Raz), contro le varie formazioni che animano la violenza politica palestinese fino al terrorismo. Pertanto molta caccia all’uomo, tanti inseguimenti, diversi attentati e vendette e propositi di vendetta. Il tutto è aggiornato con le tecnologie più moderne in fatto di intercettazioni e di pedinamenti via drone. Non manca anche la quota di sentimento e le storie più o meno regolari di mogli, amanti e spie. I ruoli femminili sono comunque quelli classici e del resto, a parte qualche agente israeliano, le altre rientrano in modelli consolidati.
Il vero motivo d’interesse della serie è l’immersione nella società mediorientale prossima nella storia oltre che nella geografia quanto è lontana da noi per il flebile eco che rimbalza sui nostri media dei drammatici avvenimenti quotidiani. In questo caso il mezzo cinematografico diventa strumento per conoscere ambienti e culture di cui forse ci dovremmo interessare di più. Per esempio osservare l’approccio metodico da parte degli israeliani si confronta con la generosità di azione da parte dei palestinesi.
Non manca il successo di pubblico per questa serie. Gli eterni temi che hanno attratto tanti spettatori verso i film western in un mondo per noi irreale e senza tempo ora possono essere attratti verso un mondo che si trova dietro la porta di casa. In questo senso ci troviamo il far-west nel prossimo middle-east.
Come usuale in questo genere seriale destinato alla distribuzione planetaria grande cura nella produzione, nelle sceneggiature, nel montaggio, senza sbavature mantenendo sempre alta tensione come si conviene per vedere subito l’episodio successivo.
Infine da sottolineare come la serie anche se prodotta in Israele mantenga un approccio politicamente corretto, abbastanza equilibrato. I palestinesi combattono con diverse sfumature di aggressività ma la loro causa appare sempre legittima.
