Cronache dal futuroLE FORME DELLA SOCIETÀ
Interrogarsi sul futuro, senza mappe, come novelli Cristoforo Colombo, rischia di configurarsi come un esercizio divinatorio. Pochi strumenti possono aiutarci e li stiamo cercando freneticamente nella cassetta degli attrezzi. Questa crisi improvvisa e inaspettata ha avuto un lungo prologo. Molti tra noi si sono già confrontati con il vuoto di ruoli d’intermediazione sociale nella società in fase crescente in partiti e sindacati, in istituzioni e media. È ora di cercare nuove forme d’intermediazione, di ritornare a studiare le esperienze parigine delle edicole dismesse trasformate in centri di servizi di vicinato. È ora di ritornare a studiare il proliferare delle pagine facebook dedicate ai servizi di strada dopo l’esperienza di Bologna e via via diffuse dovunque. È ora di guardare con curiosità ai musei condominiali, ai condomini di strada, alle guide di quartiere e alle cooperative di comunità. Cooperative non solo come modello per gestire il condominio sociale di Corviale ma come assunzione di responsabilità sociale per larghe comunità di cittadini a cui s’ispirava l’amico Eugenio De Crescenzo vittima anche lui del coronavirus. Seguendo le linee del pensiero, dell’azione e della passione di Eugenio vogliamo ancora progettare questo futuro sociale che stiamo immaginando da anni e ora abbiamo l’urgenza di delineare? “Nessuno si salva da solo” è l’obiettivo e la pratica comune, è la ricerca di un futuro che non conosciamo ma di cui vogliamo vedere l’intreccio tra generazioni e classi, tra il basso e l’alto, tra i primi e gli ultimi come avrebbe voluto anche il nostro amico Eugenio.
GLI SCENARI
Quello che vediamo dalle nostre finestre, reali e metaforiche, è già di fatto la nuova forma della società? Noi che in gran parte siamo in casa vediamo una serie di persone che girano e che sono l’infrastruttura umana che sta tenendo in piedi la vita di tutti portando cibo, medicine, rifiuti, pulizia, sicurezza, sanità.
Non abbiamo riferimenti storici di situazioni analoghe, possiamo pensare al medioevo in cui gli unici che giravano tra i vari mondi chiusi dei castri e dei borghi fortificati erano cavalieri.
I nostri odierni cavalieri sono i medici, gli infermieri, i riders, gli spazzini, le commesse, le badanti, i poliziotti? E lo sono anche i tantissimi che in rete che in questi giorni, con grande spirito civico e di servizio, si confrontano, elaborano e selezionano informazioni e creano così le condizioni per un accumulo di conoscenza da permettere ai primi di svolgere le loro funzioni con maggiore efficacia come con l’invenzione collettiva di valvole in 3D per i respiratori degli ospedali?
Non possiamo sapere se la società futura si strutturerà così o comunque in analoghe maniere o prenderà altre incognite forme. Non sappiamo se questi “cavalieri” saranno le nuove classi sociali del mondo che verrà.