Bufera Mafia capitale, per municipi e dirigenti arriva il commissario

foto AMBM

FEDERICA ANGELI e GIOVANNA VITALE (da roma.repubblica)

Una giornata di attese e speranze nell’Aula consiliare. Sospesi nel Limbo aspettando il giudizio di Gabrielli.

Sono state necessarie quasi quattr’ore di dibattito per ridurre a sintesi posizioni che, almeno al principio, parevano inconciliabili. Alla fine, almeno stando alle poche indiscrezioni filtrate oltre la cortina di silenzio imposta dal prefetto Gabrielli, sarebbe emersa una soluzione di compromesso. Niente scioglimento del Campidoglio per mafia, appunto, ma il commissariamento di alcuni dipartimenti comunali – come, probabilmente, le Politiche sociali – risultati particolarmente infiltrati dalla criminalità organizzata, oltre che di alcuni singoli municipi. Il X e forse anche il VI, che verrebbero traghettati verso nuove elezioni da altrettanti viceprefetti.

Una manovra che, dunque, punterebbe in larga parte ad “assolvere” la politica e a colpire la macchina amministrativa, ampiamente contaminata da chi ha gestito appalti senza gare, disposto somme urgenze, deciso come e dove investire i soldi pubblici. Meccanismi che, secondo la Commissione d’accesso, avrebbero creato “un’alterazione del procedimento di formazione degli organi elettivi e amministrativi” tali da compremettere “il buon andamento e l’imparzialità” dell’amministrazione stessa. Stando a quanto sostenuto dagli ispettori, infatti, il clan di Carminati e Salvatore Buzzi ha “condizionato pesantemente il contesto politico e amministrativo romano, determinando la nomina di personaggi graditi in posizioni strategiche” e “realizzato una sistematica infiltrazione del tessuto imprenditoriale e delle istituzioni locali attraverso un diffuso sistema corruttivo”. Ma siccome per Gabrielli e Pignatone esiste discontinuità tra la giunta Alemanno e quella Marino, l’ipotesi che si sta facendo strada ruota attorno al comma 5 dell’articolo 143 del Testo Unico sugli Enti locali: “Anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 (…), con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente, ivi inclusa la sospensione dall’impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell’autorità competente”.

Nel frattempo, a palazzo Senatorio si è consumata l’ennesima giornata di attesa. Assessori e consiglieri appesi a un verdetto che sembra non arrivare mai. Perché se da un lato il sindaco ostenta ottimismo – “Siamo nelle mani di due dei migliori servitori dello Stato, il prefetto Gabrielli e il procuratore Pignatone” – in assemblea capitolina nessuno se la sente di scommettere. Pronti, quasi tutti, a dimettersi in massa pur di scongiurare il disastro: “Non ci pensiamo nemmeno a farci sciogliere per mafia, il minuto prima ce ne andiamo” le voci rimbalzate dall’Aula Giulio Cesare.

Il fatto è che la consegna della relazione al ministro dell’Interno non cancellerà come per incanto tutte le difficoltà in cui annaspa l’attuale amministrazione. Dal giorno dopo toccherà infatti al Pd, nei suoi massimi vertici, decidere cosa fare, se e come proseguire l’esperienza Marino. Esprimere cioè quella “valutazione politica” di cui ha più volte parlato il commissario Orfini. A patto che, ma non è detto, il chirurgo dem accetti di passare alla “fase 2” invocata innanzitutto dal segretario-premier Matteo Renzi: ovvero, azzerare tutti gli assessori e nominare una “super-giunta” con dentro nomi di altissimo profilo. Una soluzione che però Marino non sembra propenso ad accogliere di buon grado. Ma che tuttora sembra l’unica condizione per andare avanti. “Il quadro complessivo è comunque molto compromesso”, ragionano al Nazareno, “Marino porta su di sé la responsabilità di non essersi reso conto di cosa stesse accadendo intorno a lui, politicamente è un macigno. Perciò o cambia tutto, o sarà complicato per lui sopravvivere”.
Ma questo è un problema successivo, ci si penserà domani. L’oggi è fatto di paura e speranza. “Noi continuiamo a lavorare”, va dritto il capogruppo capitolino del Pd Fabrizio Panecaldo, “qui non dobbiamo nascondere nulla. Abbiamo fiducia nell’operato del prefetto”. Sicura Alessandra Cattoi, la più fedele degli assessori di Marino: “Il sindaco ha detto di essere fiuducioso e anche io lo sono”.

link all’articolo

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *