Il CILD contro lo scempio dell’ex fonderia di San Lorenzo

Appare opportuno, in primo luogo, richiamare l’attenzione sull’allarme sociale ingenerato nella cittadinanza del quartiere San Lorenzo dal progetto edilizio della Sabelli Trading s.r.l.

Fin dal ricorso introduttivo, invero, si erano messe in rilievo le ragioni di preoccupazione della cittadinanza.

Purtroppo, alla prova dei fatti i motivi di preoccupazione non solo si sono rivelati fondati, ma hanno ricevuto una conferma molto grave.

Nei mesi precedenti alla sentenza di annullamento del TAR Lazio, durante i quali la Sabelli Trading s.r.l. ha potuto dare una prima parziale esecuzione al permesso di costruire impugnato procedendo alla demolizione degli edifici preesistenti, le opere eseguite in esecuzione del permesso impugnato hanno cagionato gravi danni agli immobili confinanti, sia nella struttura esterna sia all’interno dei singoli appartamenti.

Ne è generato un contenzioso civile ed una sequenza di monitoraggi, controlli ed analisi tecniche, volti a verificare l’eventuale rischio di crolli e l’entità dei danni, i cui ingenti costi sono stati ingiustamente sopportati dai cittadini che hanno subito il danno e non da coloro che lo hanno causato.

La preoccupazione della cittadinanza è ancora maggiore con riguardo alla temuta nuova edificazione, dal rilevantissimo impatto sugli edifici e le abitazioni circostanti. E ciò tanto più considerato che si tratta di un rilevante progetto edilizio, realizzato da soggetti che non appaiono solidi sotto un profilo imprenditoriale, patrimoniale e strutturale (si consideri, a mero titolo di esempio, che gli appellanti non sono stati neanche in grado di adempiere al pagamento delle spese processuali del giudizio di primo grado).

Si tratta, in sintesi, di una operazione commerciale idonea a esternalizzare sulla cittadinanza soltanto conseguenze dannose.

Ma a parte ciò, e senza voler considerare i sempre più frequenti e drammatici casi di crolli di edifici che si susseguono in conseguenza di progetti edilizi autorizzati nonostante una evidente carenza di istruttoria, l’allarme sociale della popolazione del quartiere è pienamente comprensibile poiché si tratta di una operazione edilizia che ha avuto un iter procedimentale largamente incompleto ed insufficiente, in assenza di un piano di recupero ed avente ad oggetto la realizzazione di un progetto per il quale sussiste una obiettiva incertezza e contraddittorietà tra i tipi progettuali prodotti e quelli assentiti. Sotto quest’ultimo profilo la semplice lettura del permesso di costruire n. 159/2014 non lascia adito a dubbi.

Tali reali motivi di preoccupazione, che, come detto, si sono rivelati drammaticamente fondati, hanno indotto cittadini, abitanti e proprietari di immobili, nell’edificio confinante l’area su cui è stato rilasciato il permesso di costruire, seguiti successivamente da altri cittadini di stabili limitrofi e dal Comitato di quartiere, a rivolgersi alla Giustizia Amministrativa, deducendo i numerosi vizi di cui sono affetti i provvedimenti impugnati.

Con una sentenza completa, ampiamente motivata e rigorosa sia in punto di fatto sia nell’applicazione del diritto, il TAR Lazio ha annullato i permessi impugnati, ritenendoli illegittimi sotto una pluralità dei profili evidenziati.

memoria del CILD su ex_fonderia di S. Lorenzo

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