villini 2Da diversi anni nel lessico urbanistico-edilizio è in gran spolvero il termine rigenerazione.

Il nuovo termine ha sostituito l’ormai obsoleto recupero e il più indeterminato  riqualificazione. Tutti termini che virano verso il miglioramento dell’esistente. Solo che poi questa rigenerazione si traduce sovente nella meno attraente sostituzione. 

Ma cosa si debba intendere per rigenerazione lo ha spiegato la Regione Lazio (1): “rigenerazione urbana intesa in senso ampio e integrato comprendente, quindi, aspetti sociali, economici, urbanistici ed edilizi,”. Pertanto gli interventi non devono riguardare solo gli aspetti urbanistici edilizi, ma prima di questi gli aspetti sociali ed economici. Anzi gli aspetti fisici si pongono come  strumentali per gli aspetti  sociali ed economici. 

In questa prima espressione è contenuta una rivoluzione tolemaica. Non è più l’intervento edilizio motore della trasformazione sociale ed economica. L’intervento immateriale sociale ed economico si pone al centro della trasformazione e ad esso si adegua l’intervento fisico sugli aspetti urbanistici-edilizi.

Ma la Legge regionale prosegue dopo aver precisato il cosa, indica anche il dove: “promuovere o rilanciare territori soggetti a situazioni di disagio o degrado sociali ed economici,”. Siamo ormai pieni di mappe del disagio e del degrado sociale ed economico non sono certo queste le informazioni che mancano. Peccato che in quei territori oltre allo sparuto intervento pubblico si veda assai poco interesse. Anzi, non è detto che disagio e degrado  in ampie zone della città non siano funzionali alla messa in valore delle porzioni residue sempre più ristrette.

Infine sempre la Legge regionale chiede alla rigenerazione di soddisfare bisogni nuovi ed emergenti: “favorendo forme di co-housing per la condivisione di spazi ed attività;”. Quindi anche spazi di tipo nuovo per il lavoro e per la residenza. Bisogni non sempre riconducibili alla casa come sogno di una vita. Le stagioni dell’uomo si evolvono e anche i bisogni del proprio spazio per vivere.

Anche nel Programma di mandato del Sindaco Gualtieri si parla di: “Recupero, riuso e rigenerazione urbana saranno dunque i punti cardine del Programma di rigenerazione che svilupperemo”. Vogliamo essere ancora fiduciosi che tutto ciò non sia solo argomento di dotte discettazioni. Perché, il timore che, come si dice, la messa a terra si realizzi nel distillato della semplice demolizione e ricostruzione con premio di cubatura. In cui tutte le belle parole sono destinate a spiaggiarsi sui villini che riprendono a lievitare in palazzine.

 1 – Legge Regionale n. 7 del 18 luglio 2017 – Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio

2 – Foto estratte da Google-maps

 

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1 commento su “Non basta demolire per rigenerare”
  1. Concordo in pieno. La storia dell’urbanistica romana è piena di episodi nei quali le ragioni dell’edilizia (spesso speculativa) hanno finito per travolgere anche i più elementari criteri di ordinato sviluppo urbano. Non possiamo più permetterci che ciò accada ancora.

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