L’accesso agli atti della pubblica amministrazione trova sempre maggiori difficoltà a farsi strada attraverso l’ostruzionismo della burocrazia. Infatti, mentre se ne conferma l’importanza e il ruolo centrale per il contrasto alla corruzione, talune più recenti risposte formulate dagli uffici del Comune di Roma lasciano perplessi e interdetti. Sono casi in cui si arriva ad interrogarsi sul senso stesso dall’azione amministrativa se essa sia a favore del pubblico o del privato interesse.

I casi di questi ultimi mesi.

Il primo riguarda la richiesta avanzata da un Comitato di Cittadini al  Municipio ai sensi del D.Lgs.  33/2013, sul cosiddetto accesso civico generalizzato. La risposta interlocutoria ricevuta dallo stesso Municipio lo scorso agosto lancia la palla in tribuna.

Infatti, il Municipio da subito prova di non aver neanche letto la domanda, in quanto già nell’oggetto richiama la L. 241/1990 sul diritto di accesso ai documenti amministrativi. Compiuta questa deviazione fuori campo si dilunga per ben due pagine in un ricco compendio giurisprudenziale sempre con riferimento ad una legge diversa rispetto a quella utilizzata dai cittadini per conoscere gli atti amministrativi. Nella risposta del Municipio si arriva a dire che non si è “introdotto alcun tipo di azione popolare diretta a constare una sorta di controllo generalizzato sull’amministrazione”. Ovvero il Municipio si nasconde dietro un concetto esattamente contrario quanto sancito all’art. 1 del D.Lgs. 33/2013 dove l‘accessibilità ai documenti è consentita proprio allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Che altro dire ? 

IMG_4102Il secondo riguarda la richiesta avanza da una associazione che si occupa espressamente di legalità (Centro di Iniziative per la Legalità Democratica http://www.legalitademocratica.it) in merito alla recinzione poste su una strada pubblica e che ne impedisce l’uso ai cittadini. 

Il Municipio risponde allontanando da se ogni responsabilità. Infatti, accerta la presenza della recinzione, la localizza, la fotografa fino alla “georeferenziazione satellitare”. Poi trasferisce il tutto all’Ufficio tecnico per le verifiche che essendo “intrinsecamente complesse” richiederanno “mesi dodici”. Al termine dei quali l’Associazione potrà presentare una nuova domanda. La nuova domanda è facile prevedere che nello stesso modo potrà essere rinviata di altri mesi dodici. Con buona pace di chi intanto si è recintato la strada pubblica.

Il terzo caso riguarda le notizie richieste dai cittadini in merito ai lavori in corso su di un area destinata a parco pubblico.

In questo caso il Municipio ha condotto prima un sopralluogo sull’area, poi dopo oltre quaranta giorni ha redatto una relazione da cui non emergono titoli che facciano ritenere autorizzati i lavori in corso. Ma ciò non è sufficiente per dare risposte chiare sulla legittimità delle opere e assumere decisioni concrete. Anche in questo caso con buona pace di chi i lavori li porta avanti.  

Infine, ultimo caso, quello di un Comitato di Quartiere che da anni conduce la sua battaglia contro l’urbanizzazione di ulteriore agro romano. Ogni volta che i cittadini chiedono alcuni dei diversi atti istruttori del Piano urbanistico che li interessa agli uffici  ritengono doveroso interessare i privati proprietari delle aree coinvolte nel Piano Urbanistico. In questo caso la considerazione che viene da fare è perché si consideri il Piano Urbanistico un interesse privato. I Piani urbanistici dovrebbero perseguire esclusivamente l’interesse pubblico, a prescindere se siano d’iniziativa privata o pubblica. Ma questo tema, dopo esserci assuefatti a contrattatare gli interessi privati con quelli pubblici , sembra appartenere solo al mondo dei mini-pony. 

In conclusione il prossimo Sindaco ha ben lavorare per cambiare Roma, sul serio.

 

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