210719_Bainsizza_La-fontana-in-costruzione-a-piazza-BainsizzaDa un mese a piazza Bainsizza un cantiere è aperto per costruire il “Monumento al marinaio”. L’acquisto quotidiano del giornale mi consente di seguire da vicino l’avanzare dei lavori. Ho notato che in un mese il cartello di cantiere è mutato tre volte. L’ultimo con la scritta “Iniziativa con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri” mi sembra che sia quello definitivo. Noto che quest’ultimo cartello è molto più sobrio dei due precedenti. Nell’elenco sono stati cancellati alcuni funzionari pubblici che hanno, per compito d’ufficio, concorso all’approvazione dell’opera attraverso pareri, nulla osta e approvazioni. Sono rimasti la società d’ingegneria, numerosi tecnici incaricati delle varie progettazioni, (sicurezza, vigilanza, assistenza archeologica, impianti) e il responsabile delle attività amministrative. Seppur ridotto, il cartello contiene una serie di informazioni che sicuramente sono ancora eccessive. L’A.N.M.I. (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) – beneficiaria del finanziamento pubblico – ha promosso l’iniziativa, mentre il Comune di Roma, in qualità di ente concedente l’area, ha approvato il progetto a seguito del parere della Sovrintendenza Capitolina. 

Malgrado ciò manca l’informazione fondamentale. Da un’immagine rendering, di recente apposta su un pannello di recinzione del cantiere, risulta che il monumento consiste nella realizzazione di una fontana. Nel quartiere è già stata denominata “fontana del marinaio”, quindi una fontana monumentale. A Roma, specialmente nel Municipio I, le fontane monumentali, sono numerose e di grande valore storico e artistico, alcune con grande impatto spettacolare, altre minori. Sono testimonianze di diversi periodi storici. La fontana di piazza Bainsizza una volta realizzata verrà inserita in questo elenco. I romani amano queste opere e con orgoglio le considerano fondamentali per la “bellezza” della città. Con altrettanto orgoglio conoscono gli autori, in molti casi artisti e scultori illustri. Per la costruzione della “fontana del marinaio” invece il nome dell’ideatore non appare nel cartello. Ne deduco che l’ideazione e la progettazione sia stata affidata ad uno dei tecnici elencati nel cartello di cantiere. Con tutto il rispetto per le loro competenze professionali, non appare però che abbiano i requisiti necessari per l’ideazione e la realizzazione di un’opera pubblica significativa in una piazza romana. In assenza di un artista-scultore accreditato, il padre del marinaio di piazza Bainsizza è ignoto.

210719_baisizza_monumento_marinaioQuesta preoccupazione nasce anche dall’immagine del rendering. L’impressione è quella di una opera che non rappresenta i nuovi valori della Marina, da tempo impegnata esclusivamente in azioni pacifiche per la sicurezza nazionale e internazionale, in missioni di assistenza e di supporto internazionale, in operazioni di contrasto alle organizzazioni criminali. Per questi compiti la Marina ha profondamente rinnovato negli ultimi anni la sua organizzazione logistica e strumentale con l’utilizzo sempre più ampio delle nuove tecnologie. Il marinaio, come d’altro canto il fante e l’aviere, sono le nuove figure militari di base che hanno già oggi la possibilità di operare con gli strumenti del futuro. Ripeto è ancora un’impressione che ovviamente posso modificare con la realizzazione dell’opera, ma la fontana progettata appare un’opera tradizionale che non richiama ad alcun avvenimento importante e neanche ai nuovi valori e alle nuove professionalità della Marina. Se questo avverrà la fontana non sarà significativa, non costituirà un segnale urbano e non susciterà interesse, meraviglia, sorpresa e, di conseguenza, amore. Rischia di entrare nell’elenco delle numerose opere retoriche e accademiche e di rappresentare un’occasione perduta per Roma che ancora una volta non riesce ad aggiungere bellezza a quella già esistente.

L’amore per la “bellezza” della città è sicuramente condiviso dai romani che però hanno un limite: non riflettono sul come questa bellezza possa essere rinnovata e diffusa. Tant’è che, in assenza di un pensiero critico, questo amore produce un’inutile e fastidiosa retorica elogiativa. Invece la città avrebbe bisogno di “nuova bellezza”, di nuova linfa e di nuove energie. Certo i guai della città (rifiuti, traffico e trasporti) sono innumerevoli, antichi e in continua crescita. Attraggono un’attenzione pressoché esclusiva da parte dei romani. Non potrebbe essere altrimenti, ma una riflessione sull’assenza di bellezza nelle diverse città di Roma – costruite a cavallo dei due secoli –  sarebbe ormai necessaria per ridare fiducia, allargare le prospettive e dare spazio a nuove energie. Tra le varie cause vi è sicuramente l’enorme dimensione della città che, senza una effettiva articolazione istituzionale, è diventata pressoché ingovernabile. La questione è stata sollevata ormai da decenni sul piano istituzionale e legislativo, ma i fatti hanno dimostrato che, senza un reale processo di decentramento, di responsabilizzazione e di crescita culturale, il dibattito non produce risultati. 

Anche una piccola opera come la fontana del marinaio può essere l’occasione per riflettere sulla carenza di bellezza nei nuovi insediamenti romani. Non a caso ho usato l’espressione “le città di Roma” – invece che “le periferie” e tanto meno “la periferia generica” – perché rappresenta e connota meglio i nuovi insediamenti. Appare più corretta per descrivere la nuova urbanizzazione e più utile per discutere sulla governance di questo insieme di città, già esistente ma mal governato. L’individuazione di queste consentirebbe la loro ripianificazione in città dei quindici minuti, ognuna con la propria specificità, la propria organizzazione funzionale e la propria immagine. Con quest’ottica complessiva (istituzionale, organizzativa per i servizi e amministrativa) sarebbe possibile governare più efficacemente i processi per la transizione qualitativa, fermare il declino e agire con una strategia per la bellezza delle “nuove città di Roma”. Per migliorare la loro immagine hanno bisogno di migliorare la qualità e l’immagine dei loro spazi pubblici. Non si tratta solamente di tenerli puliti e ben mantenuti, ma di renderli anche riconoscibili e amati dai loro abitanti. Una rassegna fotografica delle piazze di queste città non è stata fatta, invece sarebbe utile. Talvolta le ritroviamo negli elenchi solo per le opere eseguite o per le vertenze sociali. Invece sono luoghi che, pur avendo una loro storia ancorché non rappresentata, sono ricordati solamente per lo stanziamento di una risorsa economica pubblica o di una conquista sociale. Non sono mai analizzate per la qualità della loro immagine. Il loro impianto è ripetitivo e necessariamente scarno, la tanto decantata bellezza romana è assente e prevale la monotonia e il grigiore. In questo quadro cosa come può esser utile il marinaio di piazza Bainsizza? Mettendo in evidenza due aspetti.

Il primo positivo è che la realizzazione di un’opera nuova non necessaria al funzionamento di una piazza, ma importante per la sua immagine è possibile e che le risorse finanziarie possono essere reperite con diversi canali (statali, comunali o municipali e promotori esterni attraverso varie forme di sponsorizzazione). A proposito vorrei ricordare che la vecchia legge del 2% per finanziare un’opera artistica attraverso il quadro economico di un’opera pubblica è ancora valida, ma da anni dimenticata.

Il secondo negativo è che un monumento, perché di questo si tratta, per essere tale deve seguire un percorso amministrativo diverso rispetto a quello di piazza Bainsizza. Chi lo promuove e chi lo approva hanno una responsabilità nei confronti dei cittadini. La concessione di un bene pubblico per opere non funzionalmente necessarie, ma per opere d’ingegno e artistiche che modificano e migliorano l’immagine del bene, hanno bisogno di procedure amministrative specifiche e straordinarie. Per chiarire la Pubblica Amministrazione non può pensare di agire in forma autonoma e di decidere sulla qualità della proposta, dell’ideazione e della realizzazione di un monumento con la sola verifica del rispetto delle prescrizioni normative del manufatto. Perché anche nel pieno rispetto di queste il risultato non sarebbe garantito. In questi casi la procedura in “house” non è prescrittiva e non garantisce. Non c’è una normativa per la bellezza, ma esiste la cultura per la bellezza. In questi casi sarebbe invece importante che i responsabili della la Pubblica Amministrazione prendessero atto che non dispongono delle competenze istituzionali necessarie e che il ricorso ad esperti, critici e artisti esterni dovrebbe essere la regola anche se non prevista. Il buon senso e la necessaria cultura dovrebbero guidare coloro che hanno le responsabilità pubbliche.

Invece la situazione delle nuove città di Roma avrebbe bisogno di tanto buon senso e della necessaria cultura. Queste città hanno molti aspetti in comune, omologati agli standards produttivi e progettuali. Le accomuna l’immagine uniforme, l’assenza di emergenze urbane, l’applicazione ossessiva degli standards urbanistici ed edilizi come unica guida per il costruire, la ripetizione dell’edificato con scarsa qualità progettuale, la rivendicazione dello spazio pubblico senza garanzie per la gestione. In questo quadro la realizzazione di monumenti negli spazi pubblici anche nelle nuove città di Roma potrebbero rompere la monotonia imperante, offrire la sorpresa necessaria per riconoscerle e ricordare i luoghi. Roma ha conquistato i cittadini e i visitatori proprio perché ha saputo costruire una rete di bellezze che ricordano avvenimenti, sentimenti popolari e qualità artistiche. Quando si dice che Roma ha potenzialità enormi per invertire il declino non si fa riferimento anche alla qualità degli spazi pubblici? Certamente a condizione che la procedura del marinaio orfano non sia l’esempio da seguire.

Mi piacerebbe che alla vigilia delle prossime elezioni amministrative i candidati a sindaco arricchissero i contenuti del loro confronto preelettorale. Finora l’elencazione delle emergenze ha prevalso in modo stanco. Tranne qualche eccezione, le prime proposte sono nella scia delle posizioni tradizionali dei candidati. La continuità della proposta prevale senza alcuna rottura, come se Roma non avesse bisogno di voltare pagina in molti settori. Mi piacerebbe invece che i candidati si cimentassero anche sulla bellezza di Roma, tema per tutti nuovo. Chissà se questa rottura non allarghi gli orizzonti e faccia da traino anche per gli altri settori? Ho segnalato l’opportunità di una rassegna fotografica delle nuove piazze nelle città di Roma. Non è di immediata redazione. Invece, utilizzando un’ora del mio tempo, ho ricercato sulla rete gli esempi di sculture urbane realizzate nel mondo negli ultimi dieci anni. Questa rassegna, sicuramente parziale, ci aiuta a riflettere. Molte di queste sculture sono da molti conosciute, non è importante perché la vista contestuale aiuta a comprendere l’importanza e la novità di queste opere legate da un unico elemento: sono realizzate tutte su spazi pubblici.

Mi fa piacere presentare questa rassegna fotografica, montata senza alcun criterio culturale e scientifico, ma con la speranza che tra i candidati a presidente dei municipi si sviluppi una proficua competizione per la bellezza dello loro piazze.

 

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