Roma appare come una città duplice: la Roma serale è luminosa, piena di vita e di allegria, i bar e i ristoranti tutti pieni, visi sorridenti; la Roma diurna è nevrotica, aggressiva, piena di risentimento, caotica, spudoratamente senza regole e rispetto per gli altri.
L’amministratore che riuscisse a interfacciare queste due Rome ne farebbe la città più vitale e interessante del mondo.
Non si tratta di rifare l’ineguagliabile exploit di Nicolini che volturò una città nel pieno degli anni di piombo in una città aperta regno dell’arte e della cultura.
Di questo ce n’è già abbastanza offerta sia pubblica che privata, sia in centro che in periferia.
Si tratta di raccogliere la joie de vivre della Roma serale e infonderla nella città diurna.
Si tratta di creare delle isole di vivibilità, sia in centro che in periferia, in cui incoraggiare un consumo della città – sia turistico che dei residenti – meno stressato e più slow.
Si tratta di difendere l’ecologia della vita urbana dai rumori assordanti con controlli e multe ai fuori norma.
Si tratta di attrezzare aree di sosta pedonali e percorsi ciclabili protetti, pulire e rendere appetibili e dignitosi i tanti anche piccoli spazi verde, insomma tutto quello che siamo abituati a trovare nelle civili capitali del nord Europa ma in un clima mediterraneo, con la cucina migliore del mondo e paesaggi urbani e naturali unici.
Un amministratore che riuscisse ad avere tolleranza zero per il rumore, la sporcizia, il degrado senza ridurre la città a una caserma ma anzi facendone la capitale del buon vivere e della convivialità.
