(GU n.214 del 15-9-2015)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Considerato che nel Municipio X di Roma Capitale gli organi
elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del
26 e 27 maggio 2013;
Considerato che a seguito dell'accesso ispettivo sono emerse forme
di ingerenza della criminalita' organizzata che hanno esposto
l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon
andamento e l'imparzialita' dell'attivita' municipale;
Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai
condizionamenti esterni della criminalita' organizzata ha arrecato
grave pregiudizio per gli interessi della collettivita' e ha
determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale;
Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave
inquinamento e deterioramento dell'amministrazione municipale, si
rende necessario disporre la gestione straordinaria del Municipio X
di Roma Capitale per rimuovere tempestivamente gli effetti
pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il
risanamento dell'ente locale;
Visti gli articoli 143 e 146 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267;
Visto lo Statuto di Roma Capitale;
Viste le ordinanze del sindaco di Roma Capitale n. 74 del 9 aprile
2015 e n. 95 del 29 aprile 2015;
Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e'
allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 27 agosto 2015;
Decreta:
Art. 1
E' disposta la gestione straordinaria del Municipio X di Roma
Capitale.
Art. 2
L'amministrazione dell'ente e' affidata, per la durata di diciotto
mesi, alla commissione straordinaria composta da:
dott. Domenico Vulpiani - prefetto;
dott.ssa Rosalba Scialla - viceprefetto;
dott. Maurizio Alicandro - dirigente di seconda fascia.
Art. 3
La commissione straordinaria esercita, fino all'insediamento degli
organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al
consiglio municipale, alla giunta ed al presidente del Municipio,
nonche' ogni altro potere ed incarico connesso.
Dato a Roma, addi' 27 agosto 2015
MATTARELLA
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Alfano, Ministro dell'interno
Registrato alla Corte dei conti il 2 settembre 2015
Interno, foglio n. 1738
Allegato
Al Presidente della Repubblica
Il Municipio X di Roma Capitale (RM), i cui organi elettivi sono
stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 26 e 27 maggio
2013, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita'
organizzata che compromettono la libera determinazione e
l'imparzialita' dell'amministrazione, nonche' il buon andamento ed il
funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato
dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Nell'ambito di un procedimento penale avviato dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Roma che ha portato, in data 28
novembre 2014, all'emanazione di un'ordinanza di applicazione di
misure cautelari eseguita il successivo 2 dicembre, sono emersi
elementi circa possibili infiltrazioni della criminalita' organizzata
nell'amministrazione di Roma Capitale che hanno indotto il Prefetto
di Roma, con decreto del 15 dicembre 2014 successivamente prorogato,
a disporre l'accesso presso il comune ex art. 143 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (T.U.O.E.L.), per gli accertamenti
di rito.
Con ordinanza del 9 aprile 2015 il sindaco di Roma Capitale,
preso atto delle dimissioni rassegnate dal presidente del Municipio
X, ha disposto lo scioglimento del consiglio municipale con la
conseguente decadenza del presidente e della giunta del Municipio
medesimo, ai sensi dell'art. 27 dello Statuto di Roma Capitale.
Con successiva ordinanza del 29 aprile 2015 il primo cittadino ha
delegato l'assessore alla legalita', trasparenza contratti, appalti,
beni confiscati alla mafia e contrasto all'usura all'esercizio
sostitutivo delle funzioni amministrative di presidente del Municipio
X fino alla proclamazione del nuovo presidente.
Al termine delle indagini effettuate, la Commissione incaricata
dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, alla luce delle
quali il Prefetto, sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la
sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del Procuratore
della Repubblica di Roma, ha redatto l'allegata relazione in data 8
luglio 2015, che costituisce parte integrante della presente
proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti univoci e
rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti tra le
consorterie criminali e gli amministratori del Municipio X di Roma
Capitale e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando,
pertanto, i presupposti per il suo scioglimento, ai sensi del citato
art. 143 del T.U.O.E.L.
Invero, come evidenziato nella proposta del Prefetto, il
richiamato art. 143 trova applicazione non solo nei confronti degli
organi elettivi comunali e provinciali, ma, in base al dettato del
successivo art. 146, anche nei confronti di una serie di altri organi
ed enti, tra cui i consigli circoscrizionali, ai quali vanno
assimilati i consigli municipali di Roma Capitale. In tal senso,
l'art. 26 dello Statuto definisce espressamente i municipi quali
circoscrizioni di partecipazione, consultazione e gestione di
servizi, nonche' di esercizio delle funzioni conferite d Roma
Capitale, similmente a quanto previsto dall'art. 17 del T.U.O.E.L.
per le circoscrizioni di decentramento comunale.
Le risultanze dell'accesso hanno posto in rilievo il sostanziale
asservimento della struttura politica ed amministrativa del Municipio
X agli interessi della criminalita' organizzata in un quadro
ambientale connotato dall'invasiva presenza di associazioni di stampo
mafioso, spesso in conflitto tra loro, di cui e' stata rilevata un
marcata vocazione al controllo del territorio. In particolare, la
magistratura inquirente ha messo in luce l'interessamento delle
consorterie locali per gli appalti affidati dal Municipio,
segnatamente nel settore del verde pubblico.
Sotto tale profilo, la Commissione di indagine sottolinea come
Ostia Lido, sede di importanti infrastrutture e di molteplici
attivita' commerciali, costituisca da tempo un polo di attrazione per
sodalizi criminali non soltanto autoctoni, ma anche provenienti da
altri ambiti regionali, dediti, tra l'altro, al traffico
internazionale di sostanze stupefacenti, all'estorsione, all'usura,
al controllo del gioco d'azzardo ed al riciclaggio.
Quindi, l'Organo ispettivo si sofferma sugli esiti delle piu'
importanti operazioni di polizia giudiziaria che negli ultimi anni
hanno colpito il territorio ostiense, al fine di fornire una
ricostruzione il piu' possibile esaustiva del contesto malavitoso
locale.
Nello specifico, vengono richiamate le risultanze di inchieste
conclusesi nel 2014 con l'emissione di provvedimenti cautelari di
natura personale e reale, le quali, per un verso, hanno messo in luce
il modus operandi di un potente gruppo criminale, consistente
principalmente nella cessione di rami d'azienda in favore di
prestanome, scevri da precedenti di polizia; per altro verso, hanno
posto in rilievo i legami intercorrenti tra associazioni criminali ed
apparato burocratico del Municipio di Ostia, in parte gia' delineati
a seguito di precedenti procedimenti penali.
In tale ambito, particolarmente utili alla chiarificazione degli
assetti criminali esistenti nel comprensorio di Ostia si sono
rivelati gli esiti di una precedente operazione terminata nel mese di
luglio 2013 con l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in
carcere nei confronti di numerosi personaggi di spicco di due clan
contrapposti e di un provvedimento di sequestro preventivo in
relazione a numerose proprieta' immobiliari e societa' individuali
site nel territorio municipale ed in aeree limitrofe.
In quella occasione sono stati messi in luce i legami tra
l'imprenditoria locale e la criminalita' organizzata ed e' emersa la
posizione dell'organo di vertice di un'importante struttura turistica
ostiense, successivamente imputato per i reati di associazione per
delinquere, trasferimento fraudolento di valori e concorso in
bancarotta ed i cui rapporti con le consorterie localmente egemoni
sono risultati mediati da un pregiudicato incaricato della gestione
delle attivita' economiche riconducibili ad una delle consorterie in
parola.
Orbene, in sede di indagine e' stato accertato che con
determinazione dirigenziale dell'agosto 2014, il responsabile pro
tempore della Direzione demanio marittimo dell'ente municipale ha
dato riscontro positivo all'istanza con cui una societa' titolare di
una concessione per la gestione di uno stabilimento balneare sul
lungomare di Ostia - amministrata da uno stretto congiunto del citato
organo di vertice della struttura turistica - aveva chiesto di
affidare l'esercizio di un chiosco bar, sito all'interno dell'area in
concessione, ad un'altra impresa, il cui rappresentante legale e'
risultato essere proprio il pregiudicato di cui sopra.
Come verificato nell'ambito delle audizioni svolte nel corso
dell'accesso, l'allora direttore del Municipio - piuttosto che agire
in autotutela, revocando l'autorizzazione rilasciata dal predetto
responsabile - ha convocato ed informato della circostanza il gia'
menzionato organo di vertice della struttura turistica ostiense. In
seguito a tale colloquio la societa' istante ha fatto pervenire
all'ente municipale una nota, con cui ha dichiarato di avere
rinunciato al proposito di affidare ad altri la gestione del chiosco
in questione.
Le risultanze della richiamata inchiesta giudiziaria conclusasi
nel mese di luglio 2013 hanno trovato conferma in due pronunce
giurisprudenziali del 2014 e del 2015, non ancora passate in
giudicato, ed hanno altresi' messo in luce l'esistenza di un unico
filo conduttore tra i fatti delittuosi registrati negli ultimi anni
nel territorio ostiense, inquadrabili nel contesto dei conflitti tra
i gruppi criminali ivi radicati in vista del controllo delle lucrose
attivita' commerciali situate lungo la fascia litoranea, connesse
alla gestione di chioschi, punti di ristoro, spiagge demaniali e
stabilimenti balneari.
La Commissione di indagine ha, quindi, preso in considerazione
gli atti intimidatori, che dalla fine del 2014 hanno ripreso a
colpire il litorale romano, tra i quali meritano di essere
richiamati, per la loro valenza sintomatica di indebite ingerenze
nell'attivita' amministrativa del Municipio, quelli che hanno
riguardato i locali in uso all'Ufficio spiagge libere e la sede di
un'associazione culturale, il cui presidente e' un consigliere
municipale.
E' stata poi vagliata l'attivita' gestionale del Municipio, al
fine di verificarne l'eventuale permeabilita' agli interessi della
criminalita' organizzata, con specifico riferimento agli affidamenti
di appalti ed alle concessioni di beni demaniali intervenuti
successivamente alle consultazioni amministrative del 2013.
Sotto questo profilo, sono state riscontrate gravi e reiterate
irregolarita', tali da compromettere il buon andamento e
l'imparzialita' dell'azione amministrativa a vantaggio di imprese
controindicate.
In tale direzione, assume valore univoco e sintomatico la vicenda
relativa all'affidamento - articolato in due lotti ed avviato
dall'allora dirigente dell'unita' organizzativa ambiente e litorale -
del servizio di pulizia, manutenzione ordinaria e straordinaria,
incluso lo spurgo di pozzetti e fosse biologiche settiche, ed il
presidio di alcuni arenili relativamente alla stagione 2014.
Al riguardo, e' stato accertato che l'affidamento non e' stato
preceduto dall'adozione di una determinazione a contrarre, che
costituisce un atto necessario nell'iter di formazione dei contratti
pubblici. Sono cosi' venute a mancare sia la preventiva
individuazione delle condizioni di aggiudicazione, effettuata solo
nella lettera di invito, sia la formalizzazione dei criteri di
selezione delle ditte da invitare alla procedura.
Inoltre, soltanto nel mese di gennaio 2015 la Direzione ambiente
e territorio del Municipio ha approvato l'elenco degli operatori
economici da interpellare per l'esecuzione di lavori di manutenzione
ordinaria e straordinaria di edifici, impianti, strade e relative
pertinenze ed opere a verde pubblico, ai sensi degli artt. 57 e 125
del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante il codice dei
contratti pubblici.
Ancora, e' stato rilevato un collegamento diretto tra un
personaggio di primo piano dell'organizzazione criminale oggetto
dell'inchiesta da cui e' scaturito l'accesso e l'allora presidente
dell'ente municipale - destinatario di un'ordinanza di applicazione
della misura cautelare degli arresti domiciliari per concorso in
corruzione - il quale, come evidenziato dalla Commissione di indagine
e risultante da fonti tecniche di prova, su indicazione del primo, e'
riuscito a far riconoscere dall'amministrazione comunale la
competenza del Municipio relativamente ai procedimenti di
assegnazione del servizio in questione, gestiti direttamente a
livello centrale fino alla stagione balneare del 2013. Analoghe
cointeressenze sono emerse anche con riferimento al settore della
gestione delle aree verdi municipali.
Per quanto concerne il primo lotto del predetto affidamento, sono
state invitate cinque societa' cooperative, di cui una non ha fatto
pervenire alcuna offerta ed un'altra e' stata esclusa dalla
commissione aggiudicatrice per incompletezza della documentazione
presentata. In sede di indagine, e' stato verificato che due delle
tre societa' ammesse alla procedura, tra cui quella risultata
aggiudicataria, erano imputabili ad un unico centro di interessi e
facevano parte di un consorzio, il cui consiglio di amministrazione
era presieduto da un soggetto indagato per turbativa d'asta e
destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere,
nonche' legato da stretti rapporti al personaggio sopra menzionato.
Quest'ultimo e' risultato avere cointeressenze anche con il titolare
della terza impresa ammessa al procedimento de quo.
Per il secondo lotto sono state chiamate a partecipare cinque
imprese, tutte riconducibili alla sfera di influenza del piu' volte
citato personaggio ovvero a soggetti a lui vicini, ivi compresa la
ditta aggiudicataria, che e' stata l'unica ad avere risposto
all'invito.
In entrambi i casi, in definitiva, come rimarcato nelle
conclusioni dell'Organo ispettivo, e' ravvisabile una pluralita' solo
apparente di operatori economici in concorrenza tra loro, in palese
violazione dell'art 38, comma 1, lettera m-quater, del richiamato
codice dei contratti pubblici. Pertanto, l'amministrazione procedente
non solo non ha adottato misure idonee a scongiurare l'esistenza di
un controllo sulle offerte da parte di un unico centro di interessi
ma ha, essa stessa, prodotto tale effetto nella fase di selezione
delle imprese da invitare alla procedura.
La Commissione di indagine ha poi riscontrato la presenza di
elementi sintomatici di indebite correlazioni tra le consorterie
locali e l'apparato burocratico del Municipio negli atti relativi ad
una procedura per l'affidamento di lavori di potatura delle
alberature municipali.
Il procedimento in parola ha preso le mosse da un ordine di
servizio dell'agosto 2013, a firma congiunta del dirigente e del
titolare di una posizione organizzativa della Direzione ambiente e
litorale del Municipio, con il quale e' stato chiesto ai responsabili
di zona di intraprendere ogni iniziativa utile alla messa in
sicurezza delle alberature.
Orbene, i predetti funzionari hanno attivato il meccanismo della
somma urgenza, di cui agli articoli 175 e 176 del decreto del
Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207, soltanto parecchi
mesi dopo aver ricevuto le segnalazioni dei responsabili di zona in
ordine agli interventi da effettuare, in contrasto con i presupposti
di celerita' e indifferibilita' che legittimano il ricorso al
meccanismo in argomento.
Quindi, i menzionati lavori sono stati ripartiti in diversi lotti
e per ciascun lotto sono state invitate cinque imprese, dopo aver
optato per il metodo dell'indagine di mercato ai fini
dell'assegnazione degli stessi, senza che sia stata adottata alcuna
formale determinazione in tal senso.
Da ultimo, l'aggiudicazione e' avvenuta con il criterio del
massimo ribasso, previa ulteriore negoziazione a ribasso e, anche in
questo caso, non risulta essere stata adottata alcuna specifica
determina.
Con riferimento ad uno dei lotti in questione, analogamente a
quanto sopra segnalato in relazione all'affidamento del servizio di
pulizia di alcuni arenili per la stagione 2014, delle cinque ditte
individuate dall'amministrazione municipale quattro sono risultate
riconducibili al gia' richiamato esponente di vertice della
consorteria oggetto dell'inchiesta da cui ha preso le mosse
l'accesso. La quinta impresa invitata ha, invece, rinunciato a
partecipare alla procedura, cosi' come due delle quattro ditte sopra
citate. Al riguardo, e' significativo che l'impresa che si e'
aggiudicata i lavori e' la stessa alla quale e' stato affidato il
secondo lotto del servizio di pulizia degli arenili.
Nella relazione dell'Organo ispettivo si evidenzia come
l'utilizzazione del meccanismo della somma urgenza abbia consentito
di derogare alle norme che disciplinano l'aggiudicazione degli
appalti pubblici, le quali, considerato il valore dei lotti,
avrebbero imposto l'applicazione di un iter procedurale ben piu'
complesso e trasparente di una semplice indagine di mercato. Ne'
risultano chiare le modalita' con cui e' stata svolta l'indagine
medesima che, in base alle risultanze dei verbali di gara, come
rileva la Commissione di indagine, si e' ridotta ad una mera
estrazione di imprese da elenchi precompilati.
Nel corso dell'accesso, particolare attenzione e' stata, infine,
dedicata alle modalita' con cui l'ente municipale ha amministrato il
litorale, sede di lucrose attivita' e, come tale, polo di attrazione
per gli interessi della criminalita' organizzata.
Al riguardo, viene posto l'accento sulla circostanza che l'area
destinata alla pratica naturista, nata dalla scissione di uno dei
lotti in cui era originariamente suddiviso un tratto del litorale
romano, e' di fatto gestita in forza di un accordo di natura
privatistica, stipulato tra una cooperativa sociale ed il consorzio
concessionario di quel lotto, senza la corresponsione di alcun
canone.
Orbene, il consorzio in argomento e' il medesimo di cui si e'
fatta menzione a proposito dell'affidamento del servizio di pulizia,
manutenzione e presidio di alcuni arenili per la stagione 2014, il
cui consiglio di amministrazione era presieduto da un soggetto
destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere,
nonche' legato da cointeressenze ad un importante esponente del
sodalizio colpito dall'inchiesta da cui ha preso avvio l'accesso.
Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite
nella relazione del Prefetto hanno rivelato una serie di
condizionamenti nel Municipio X di Roma Capitale, volti a perseguire
fini diversi da quelli istituzionali, con pregiudizio dei principi di
buon andamento, imparzialita' e trasparenza, che rendono necessario
l'intervento dello Stato per contrastare ogni possibile infiltrazione
e per assicurare il risanamento dell'ente.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del
provvedimento di scioglimento del Municipio X di Roma Capitale, ai
sensi degli articoli 143 e 146 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza
criminale, si rende necessario che la durata della gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 27 agosto 2015
Il Ministro dell'interno: Alfano
Allegato
PREFETTURA DI ROMA
Ufficio Territoriale del Governo
Prot. n. 3341/2015/SDS
Relazione al sig. Ministro dell'interno sull'esito
delle verifiche disposte su Roma Capitale
ai sensi dell'art. 143 del d.lgs. n. 267/2000
Roma, 8 luglio 2015
I - Genesi dell'accesso presso Roma Capitale e le attivita'
istruttorie svolte.
1. L'ordinanza del GIP di Roma del 28 novembre 2014.
L'esigenza di procedere ad un'indagine ai sensi dell'art. 143,
comma 2, TUEL su Roma Capitale scaturisce - come e' noto - dalla
discovery dei primi esiti dell'indagine della Procura della
Repubblica di Roma, avvenuta per effetto dell'adozione dell'ordinanza
di applicazione di misure cautelari adottata dal GIP presso il
Tribunale capitolino il 28 novembre 2014 ed eseguita il successivo 2
dicembre (ordinanza n. 30546/10 RG MOD. 21 del 28 novembre 2014).
I capi di incolpazione descritti nel provvedimento hanno portato
alla luce l'esistenza di un sodalizio di stampo mafioso, sviluppatosi
dal peculiare substrato criminale della Capitale, il cui leader
indiscusso viene individuato in Massimo Carminati.
La ricostruzione del GIP ha messo in luce come Omissis goda di un
elevato prestigio "criminale", derivantegli da un complesso di
fattori:
la militanza con ruoli di rilievo nel gruppo terrorista dei
N.A.R.;
gli stretti legami con gli elementi di spicco del gruppo
delinquenziale romano della cd. "Banda della Magliana";
l'essere stato associato ad alcuni inquietanti episodi,
verificatisi negli anni '80, ancorche' non sempre sia stato
processualmente possibile ascriverli a sue responsabilita'.
Tutto cio' ha finito per circondare Omissis di una fama di
sinistra pericolosita' e di grandi capacita' delinquenziali, fama che
si e' riverberata sul sodalizio e sui soggetti ad esso intranei che
l'hanno puntualmente sfruttata in chiave intimidatoria per imporsi e
sviluppare traffici illeciti.
Inoltre, il provvedimento del GIP ha messo in risalto l'assetto
organizzativo del sodalizio - denominato convenzionalmente "mafia
Capitale" - sostanzialmente articolato in un'ala militare" dedita
alle attivita' "tipiche" delle mafie "storiche", quali l'usura,
l'estorsione, il commercio delle armi, ecc., ed in un
"branchimprenditoriale". Il core businness di quest'ultimo e' stato
la ricerca del controllo degli appalti e delle erogazioni pubbliche.
In questo senso, il volto imprenditoriale dell'organizzazione era
rappresentato da Omissis, anch'egli con un passato criminale, il
quale ha gradualmente acquisito una fama positiva nel mondo della
cooperazione sociale e negli ambienti politici ad esso vicini.
In particolare, Omissis, sotto la stretta regia di Omissis, si e'
adoperato per realizzare i disegni criminali finalizzati a permeare
le procedure ad evidenza pubblica e la gestione di risorse degli enti
locali della provincia e delle societa' da essi controllate o
partecipate.
2. Nomina e mandato della Commissione di accesso.
Uno dei filoni dell'indagine oggetto della citata ordinanza ha
riguardato una lunga sequela di fatti-reato riguardanti Roma Capitale
e le sue partecipate, verificatisi sia nella precedente che
nell'attuale consiliatura.
Alla luce di cio', il 9 dicembre 2014, il Prefetto di Roma, a
seguito di mia richiesta formulata in pari data, e' stato delegato
dal Ministro dell'interno ad esercitare i poteri di cui all'art. 1,
comma 4, del D.L. n. 629/1982 nei confronti di Roma Capitale.
In attuazione di tale delega, il Prefetto ha nominato, con
provvedimento del successivo 15 dicembre, una Commissione d'accesso -
composta dal Prefetto dr.ssa Marilisa Magno, dal Viceprefetto dr.ssa
Enza Caporale e dal dirigente del Ministero dell'economia e delle
finanze, dott. Massimiliano Bardani - al fine di verificare, ai sensi
dell'art. 143 del d.lgs. n. 267/2000 (TUEL), "se vi sia
compromissione tra l'attivita' amministrativa e politica con la
criminalita' organizzata ... tale da condizionare la liberta' di
autodeterminazione degli organi elettivi, del buon andamento e della
trasparenza, nonche' del regolare funzionamento dei servizi e
dell'ente locale interessato".
Con separati provvedimenti del 24 dicembre 2014 e del 27 febbraio
2015 e' stata definita la struttura tecnica di supporto della
Commissione, articolata su due gruppi, uno composto da personale
dell'Amministrazione civile dell'interno, l'altro da Funzionari e
Ufficiali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della
Guardia di Finanza.
Il 9 marzo 2015, il Prefetto di Roma ha concesso, ai sensi
dell'art. 143, comma 2, TUEL, una proroga di tre mesi per il
completamento dell'incarico, individuando nel 16 giugno c.a. il
termine per l'assolvimento del mandato.
Il Collegio ha concluso, con puntualita', l'incarico, depositando
presso questa Prefettura, il 15 giugno scorso, una relazione,
suddivisa in due volumi, di complessive 834 pagine, alla quale sono
acclusi due annessi in formato cartaceo e due supporti informatici
contenenti la riproduzione di svariati allegati.
La relazione e' suddivisa nelle seguenti 9 partizioni, ciascuna
contraddistinta progressivamente con una lettera dell'alfabeto:
A. Omissis;
B. Omissis;
C. Omissis;
D. Il Municipio X di Ostia, dove vengono esposti gli esiti
dell'attivita' ispettiva relativamente agli appalti e ad altre
vicende amministrative di competenza di quel Municipio;
E. Omissis;
F. Omissis;
G. Omissis;
H. L'ordinanza di custodia cautelare del 29/05/15, in cui
vengono riassunti gli elementi esposti in quel provvedimento
cautelare, sopraggiunto quando si approssimava la scadenza dei
termini assegnati alla Commissione per la conclusione del mandato;
I. Conclusioni.
3. Il metodo di lavoro della Commissione di accesso.
Nella Parte A) della relazione (pagg. 5 - 97), la Commissione di
accesso precisa di aver preso le mosse dalla documentazione trasmessa
dal Prefetto di Roma pro tempore, con nota del 24 dicembre 2014.
Su questa base, il Collegio riferisce di aver proceduto a:
acquisire, attraverso il Segretariato Generale di' Roma
Capitale, atti e documenti utili a delineare l'attuale struttura
politico-amministrativa dell'ente, la sua organizzazione nonche'
altri atti relativi a gare, appalti, affidamenti e impegni fuori
bilancio;
effettuare audizioni di dirigenti, funzionari e componenti
degli organi di indirizzo politico (25 nel complesso), al fine di
acquisire un quadro immediato e diretto di conoscenze utili a
circostanziare il lavoro e a svolgere le verifiche necessarie
all'assolvimento del mandato.
La Commissione segnala, che ai fini dello svolgimento
dell'attivita' di propria competenza, sono stati valorizzati gli
esiti emersi nel procedimento penale coordinato dalla Procura della
Repubblica di Roma su "mafia Capitale" (cd. indagine "Mondo di
mezzo"), nonche' quelli riguardanti altre iniziative di indagine che
pure hanno riguardato Roma Capitale e le sue articolazioni
municipali.
A questi si aggiungono la relazione predisposta dagli ispettori
dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica, Ufficio della Ragioneria
generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze,
all'esito della verifica condotta presso Roma Capitale dal 4 ottobre
2013 al 15 gennaio 2014 (nel prosieguo indicata solo come "relazione
MEF"), nonche' gli altri atti acquisiti in corso di accesso.
La Commissione da' altresi' atto di aver tenuto conto, nei limiti
permessi dall'approssimarsi del termine di conclusione del proprio
mandato, anche delle ulteriori considerazioni svolte nell'ordinanza
di applicazione di misure cautelari, adottata dal GIP presso il
Tribunale di Roma il 29 maggio scorso ed eseguita il successivo 4
giugno, riguardante un altro filone dell'indagine su "mafia
Capitale".
Il Collegio riferisce che, considerati i tempi per l'assolvimento
dell'incarico e la particolare complessita' e vastita'
dell'organizzazione di Roma Capitale e delle sue partecipate, ha
ritenuto opportuno concentrarsi sull'attivita' contrattuale e
gestionale dei settori amministrativi oggetto dei predetti
procedimenti penali, nonche' sulle procedure di controllo interno.
In sintesi, gli approfondimenti svolti dal Collegio hanno
riguardato:
Omissis;
il X Municipio (Ostia), sui quindici esistenti;
Omissis;
Il Collegio ha analizzato un cospicuo numero di vicende
amministrative e contrattuali, anche diverse rispetto a quelle
evocate nel compendio dei citati atti giudiziari, al fine di
accertare se esse fossero conformi alle vigenti normative in materia
di evidenza pubblica, nonche' se esse fossero coerenti ai parametri
di massima economicita', trasparenza, imparzialita' e parita' di
trattamento.
La verifica - come viene sottolineato nella relazione - non e'
stata volta alla ricerca fine a se stessa di profili di irregolarita'
o illegittimita' amministrativa, bensi' a comprendere il rapporto
esistente fra l'influenza di "mafia Capitale" sulla macchina
amministrativa capitolina e le lesioni dei citati principi di buon
andamento della cosa pubblica, onde stabilire l'estensione del
condizionamento criminale e in quale misura cio' sia stato reso
possibile da una piu' ampia e preesistente situazione di anomalia
amministrativa.
4. Convocazione del Comitato provinciale per l'ordine e sicurezza
Pubblica ed astensione del Sindaco Marino.
All'esito della necessaria attivita' di studio ed analisi, si e'
provveduto a convocare, per il giorno 7 luglio, il Comitato
provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, per l'espressione
del prescritto parere circa le definitive proposte da formulare al
sig. Ministro dell'interno in merito alle misure da applicare nei
confronti di Roma Capitale, ai sensi dell'art. 143 TUEL.
A seguito di cio', il Sindaco Marino, nella veste anche di
Sindaco della Citta' Metropolitana di Roma, con lettera del 1° luglio
scorso, ha formalmente comunicato la volonta' di astenersi dal
partecipare alla seduta.
Omissis.
II - Le risultanze dell'attivita' della Commissione.
1. La natura del sodalizio criminale "mafia Capitale".
Omissis.
2. Il contesto amministrativo generale degli appalti
dell'Amministrazione capitolina.
Omissis.
3. Le vicende riguardanti il Dipartimento tutela ambientale e
Protezione civile.
Omissis.
4. Le vicende riguardanti il Dipartimento politiche sociali,
sussidiarieta' e salute.
Omissis.
5. Le vicende riguardanti il Dipartimento politiche abitative.
Omissis.
6. Altri fatti ed accertamenti.
Omissis.
7. Il Municipio X (Ostia).
La Commissione si e' soffennata con particolare attenzione sulle
vicende del X Municipio - storicamente connotato dalla presenza di
organizzazioni criminali di stampo mafioso di tipo "tradizionale" -
per verificarne l'attuale permeabilita' agli interessi delle predette
organizzazioni e soprattutto l'esistenza di incroci ed interferenze
tra esse ed il sodalizio denominato Mafia Capitale. Cio' al fine di
valutare la capacita' di quest'ultimo di condizionare a proprio
favore il processo di formazione della volonta' degli amministratori
e compromettere il buon andamento e l'imparzialita' dell'azione
amministrativa.
In questa logica la relazione compie un articolato excursus sulle
piu' recenti operazioni di polizia che hanno disvelato i rapporti tra
i clan Omissis - Omissis, Omissis e Omissis - Omissis nelle piu'
importanti attivita' economiche del territorio, in primis con
riferimento alla gestione delle aree demaniali marittime.
L'Operazione Nuova Alba.
Conclusa il 26 luglio 2013 dalla Squadra Mobile della capitale
con il coordinamento del Servizio centrale operativo ha portato
all'emissione di:
un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di
51 soggetti tra boss, "reggenti" ed elementi di vertice dei clan
Omissis e Omissis ritenuti responsabili di associazione mafiosa,
traffico internazionale di stupefacenti, intestazione fittizia di
beni, con l'aggravante di cui all'art. 7 del D.L. 152/1991;
un decreto di sequestro preventivo che ha interessato societa'
individuali e proprieta' immobiliari site ad Ostia e zone limitrofe
per un valore complessivo di 50.000.000 di euro.
Le indagini hanno confermato l'esistenza sul territorio ostiense
di due distinte associazioni mafiose (quella dei Omissis, nata e
costituita sul litorale ed alleata con gli Omissis, e quella dei
Omissis - Omissis, proiezione della tradizionale mafia agrigentina)
in lotta per la spartizione degli interessi economici dell'area,
individuabili innanzi tutto nelle attivita' commerciali della fascia
litoranea (gestione spiagge, stabilimenti balneari, chioschi e punti
di ristoro). Le modalita' del conflitto si sono articolate in
incendi, danneggiamenti e reati contro la persona - effettuati anche
a colpi di arma da fuoco in pieno giorno - alternati a momenti di
"pax mafiosa" imposta da forze criminali esterne per evitare che
l'escalation di sangue incidesse negativamente sui lucrosi interessi
criminali.
L'Operazione Tramonto.
Condotta dalla Guardia di Finanza nell'ambito del procedimento
penale RGNR 54911/12 su alcune aziende riferibili ai Omissis ha
disvelato soprattutto la capacita' imprenditoriale del sodalizio,
manifestatasi mediante operazioni di mimesi delle proprieta' e di
camuffamento, attraverso una mirata manipolazione degli strumenti
societari, in taluni casi compiute addirittura dopo l'esecuzione dei
provvedimenti di sequestro giudiziario. Gli esiti dell'indagine hanno
condotto nel gennaio 2014 all'adozione di un'ordinanza di custodia
cautelare in carcere a carico di 16 soggetti ed al sequestro
preventivo di attivita' commerciali e quote societarie per un valore
di stima pari a 6.012.408 euro.
L'Affaire Omissis.
L'indagine condotta dalla Squadra Mobile di Roma ha portato il 4
novembre 2014 all'arresto del dirigente dell'Ufficio tecnico e
dell'Unita' organizzativa Ambiente e Litorale del Municipio di Ostia,
Ing. Omissis, ed altre 8 persone responsabili di abuso d'ufficio
turbata liberta' degli incanti, falsita' ideologica, concussione,
corruzione e reati finanziari, finalizzati ad agevolare il clan
Omissis alleato dei Omissis.
In particolare il dr. Omissis e' risultato il fulcro di un
articolato sistema corruttivo nell'ambito della gestione di numerosi
appalti pubblici di lavori e concessioni per stabilimenti balneari in
favore di societa' contigue alle associazioni criminali del
territorio. Dalla perquisizione eseguita ai danni del citato
dirigente e' emerso addirittura il possesso del permesso di
invalidita' per la viabilita' in aree a traffico limitato intestato
al boss Omissis utilizzato dal Omissis sulla propria autovettura.
I comportamenti contestati agli arrestati risultano del resto in
linea con gli esiti di pregresse indagini, condotte gia' dal 2004,
che avevano acclarato la penetrazione delle organizzazioni criminali
nel tessuto sociale ed imprenditoriale di Ostia con l'appropriazione
di diverse attivita' legali (gestione di parcheggi, aree demaniali,
impianti sportivi, stabilimenti balneari) e beni immobili attraverso
l'applicazione di imponenti tassi usurari.
La Mafia di Ostia.
La sintesi delle caratteristiche del quadro criminale ostiense
emerge in maniera molto chiara dall'ordinanza adottata a chiusura
dell'operazione Alba Nuova, sopra citata, dove viene in rilievo
l'esistenza di un sistema che, attraverso il vincolo intimidazione e
le correlate situazioni di assoggettamento ed omerta' proprie dei
sodalizi mafiosi, mira a scardinare gli assetti economici locali,
attraverso il saccheggio, pacificamente operato, di un territorio,
significativo per l'immediata contiguita' con una grande capitale
europea, sede di scelte di governo.
Nella correlata ordinanza di sequestro preventivo il GIP
focalizza l'attenzione sui legami dei clan mafiosi radicatisi ad
Ostia con l'imprenditoria locale, in particolare con Omissis,
Presidente del Porto di Ostia, mediati dal pluripregiudicato Omissis,
tratto in arresto il 26 luglio 2013 dalla Squadra Mobile di Roma
perche' "incaricato della gestione delle attivita' economiche, in
particolare nel Porto di Ostia" per conto dei Omissis.
Omissis con il suo corredo di relazioni e contatti e' lo
strumento attraverso cui l'organizzazione criminale effettua il salto
di qualita' verso attivita' commerciali di apparente rispettabilita'
e liceita' volte a convertire lo stesso complesso portuale,
attraverso il gioco d'azzardo, in una struttura deputata al
riciclaggio.
Il quadro sopra delineato ha trovato una prima conferma nella
sentenza del giugno 2014 (con rito abbreviato) ed in quella del
gennaio 2015 laddove per la prima volta si riconosce l'esistenza di
un'organizzazione mafiosa sul territorio romano.
In particolare la sentenza del 30 gennaio 2015 emessa dalla I
sez. penale del Tribunale di Roma, seppure non ancora con forza di
giudicato, ha condannato i membri della famiglia Omissis per
associazione mafiosa ed altro infliggendo pene detentive complessive
per oltre 200 anni di carcere, cosi' suggellando l'operativita' di
un'organizzazione mafiosa autoctona sul territorio di Ostia.
Nella suddetta sentenza viene ribadito il ruolo di Omissis e di
un altro imprenditore Omissis, entrambi impegnati ad assicurare il
sostentamento economico alla famiglia di un killer mafioso, Omissis
(detto Omissis).
Collegamenti tra mafia di Ostia e "mafia Capitale".
Particolare attenzione ha altresi' posto la Commissione d'accesso
per verificare l'esistenza di legami tra la mafia di Ostia e
l'organizzazione "mafia Capitale"; il punto di partenza e' costituito
proprio dalla sentenza del 30 gennaio scorso laddove nel ricostruire
la fitta rete di appoggi esterni all'organizzazione criminale
ostiense si fa riferimento alla figura del commercialista Omissis che
ha curato per anni le pratiche amministrative della societa' Omissis
per conto della famiglia Omissis e destinatario di ordinanza di
custodia cautelare per i reati di associazione a delinquere
riciclaggio e frode fiscale nell'ambito di un'altra operazione
denominata" Nasty Business".
Orbene dalle risultanze dell'operazione Mondo di mezzo emerge che
la sede legale dello Omissis sita in via Armando Armuzzi n. 6, nella
titolarita' del prefato professionista e' anche la sede dello
stabilimento balneare Omissis gestito, tra gli altri, da Omissis
fratello di Omissis (appartenente ai NAR ed ucciso nel 1981) in
favore del quale viene richiesto l'intervento di Omissis per
contrastare asserite prepotenze poste in essere da un terzo soggetto.
Il medesimo professionista e' risultato inoltre collegato a
Omissis (trait d'union tra la dimensione criminale di Mafia capitale
e la dimensione istituzionale grazie ai suoi rapporti con Omissis e
Omissis da un lato ed il Sindaco Omissis dall'altro) al quale e'
legato da un rapporto di lavoro in diverse aziende che hanno sede
sempre presso il suo studio e da un rapporto societario nella
Omissis, ubicata anch'essa in via Armando Armuzzi, 6 del quale
Omissis e' anche amministratore unico.
Ulteriore testimonianza del rapporto tra l'organizzazione di
Omissis e la mafia di Ostia e' offerta dalle dichiarazioni del
collaboratore di giustizia Omissis che riferisce di un episodio del
2008 dove Omissis venne informato circa il rifiuto opposto dal
Omissis al trasporto di stupefacenti in Spagna richiestogli dal clan
Omissis, nonche' del coinvolgimento di Omissis nell'organizzazione,
nell'estate 2011, dell'importazione di 500 kg di cocaina dal
Sudamerica, all'esito della quale il Omissis venne arrestato ad
Alghero il 26/9/2011.
Gli affidamenti di appalti e concessioni.
Nel proseguire l'analisi la Commissione si e' soffermata su
alcune procedure di affidamento di appalti o concessioni di beni
demaniali indiziate dalla presenza di soggetti criminali vicini al
sodalizio di Omissis o alla mafia ostiense. Preliminarmente, in via
generale, gli accertamenti svolti dai ROS danno atto di una rilevante
contiguita' tra il Presidente del X Municipio Omissis ed i sodali di
Mafia Capitale testimoniata da diverse intercettazioni telefoniche ed
ambientali, raccolte soprattutto in relazione all'affidamento del
servizio di manutenzione del verde pubblico, laddove il tenore delle
conversazioni evidenzia - oltre ad una indebita conoscenza, da parte
delle cooperative aspiranti all'aggiudicazione, di notizie sulla
gestione del servizio - il pesante condizionamento svolto da Buzzi ed
i suoi accoliti sulla stazione appaltante per ottenere condizioni a
loro favorevoli.
Nello specifico delle procedure esaminate e' emerso quanto segue.
Appalto per la gestione del servizio di pulizia e manutenzione
degli arenili di Castel Porziano - stagione 2014 (valore euro
474.000). La prima rilevante carenza riguarda la determina a
contrarre che nel caso di specie costituiva presupposto indefettibile
per la legittimita' della procedura prescelta, quella in regime di
economia, per di piu' in assenza di un regolamento comunale che
disciplina gli acquisti in economia.
L'appalto e' stato suddiviso in 2 lotti per ognuno dei quali
l'Amministrazione ha individuato i soggetti da invitare a gara,
senonche' in entrambi i casi tutti i soggetti sono risultati
direttamente o indirettamente riconducibili a Omissis, alcuni
addirittura parte integrante del suo sodalizio. Con la conseguenza
che ad una apparente pluralita' di aziende concorrenti ha corrisposto
una sostanziale unicita' del centro di imputazione di interessi
economici, aggravata dal fatto che tale situazione non e' dipesa da
una carenza di controlli successivi da parte dell'amministrazione
procedente, ma da una sua specifica scelta gia' nella fase di
selezione delle societa'. Tale assunto, correlato al contenuto delle
conversazioni intercettate, viene dalla Commissione interpretato a
riprova dei collegamenti tra il sodalizio criminale ed il vertice
politico-amministrativo del Municipio.
Il percorso amministrativo seguito da questo appalto si incrocia,
peraltro, con quanto gia' descritto in precedenza nel capitolo
dedicato al Dipartimento ambiente e territorio laddove si e' riferito
dell'atto di indirizzo adottato dall'Assessore Omissis, su
sollecitazione del dr. Omissis, che ha innalzato l'importo degli
appalti da riservarsi alle cooperative sociali. E' a riscontro di
tale atto infatti che il Presidente Omissis, su pressione di Omissis,
rivendica la competenza del Municipio alla gestione degli arenili ed
ottiene che l'assessorato capitolino gli destini la somma di euro
474.000, a fronte dei 680.000 da lui richiesti, poiche' i restanti
206.000 dovevano servire per liquidare Omissis, cui comunque erano
stati affidati ad aprile 2014 i primi interventi di pulizia delle
spiagge.
Gestione servizio potatura delle alberature.
Anche in questo caso la procedura presenta diversi vizi di
legittimita': utilizzo della somma urgenza in presenza di interventi
che potevano sicuramente essere pianificati e programmati, attivata
peraltro con una cadenza temporale (oltre 2 mesi dalla segnalazione
delle criticita') incompatibile con la situazione di emergenza che ne
costituirebbe il presupposto indefettibile. Pure qui manca la
determina a contrarre e l'impiego di una procedura aperta: gli
interventi da realizzare (per un totale di circa 2 milioni di euro)
vengono artificiosamente frazionati in lotti e le indagini di mercato
si svolgono tra imprese di fiducia del Municipio (che coincidono con
quelle utilizzate dal Dipartimento tutela ambientale) e ricomprendono
sempre le cooperative di Omissis.
Anche in questo appalto si riproduce il modulo di una apparente
pluralita' di imprese riferibili in concreto ad un unico centro di
interesse.
Spiagge libere - Bando 2014.
La procedura presenta una prima anomalia in relazione al numero
dei partecipanti che, tenuto conto della remunerativita'
dell'attivita' oggetto di affidamento, risulta estremamente basso (8
societa' per 8 lotti messi a bando, 2 dei quali a causa di
irregolarita' nella domanda dell'unico concorrente non riescono a
essere assegnati e dovranno formare oggetto di una ulteriore
procedura per l'aggiudicazione).
Ulteriore elemento di singolarita' rilevato dalla Commissione
d'accesso concerne il verificarsi di aperti dissidi all'interno
dell'ufficio tra il Dirigente Ing. Omissis ed il Funzionario addetto
Arch. Omissis che inducono il primo a chiedere l'annullamento in
autotutela dell'aggiudicazione effettuata dal secondo.
Il contrasto si conclude con la rimozione del Omissis senza
comportare alcun annullamento dell'affidamento che resta in capo alla
cooperativa.
Il bando in parola fa seguito ad un'ulteriore gara del 2012 che,
seppure approvata dalla Giunta nel gennaio 2012, veniva chiusa con
notevole ritardo. Addirittura nel dicembre 2012 la Commissione di
gara concludeva i lavori e trasmetteva gli atti al direttore del
Municipio per i provvedimenti consequenziali, con cio' consentendo
all'ing. Omissis di prorogare gli affidamenti ai vincitori del bando
2011 per ben due stagioni balneari (2012 e 2013).
All'esito delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica a
carico dell'Ing. Omissis, dirigente UTC del Municipio di Ostia, il
bando veniva messo sotto la lente di ingrandimento del nuovo
direttore ad interim, Avv. Omissis, il quale in forza dei vizi
rilevati effettuava l'annullamento della procedura.
Gestione chioschi sulle spiagge di Capocotta.
La spiaggia di Capocotta, estesa per 45 ettari e' suddivisa in 5
lotti (denominati A, B, C, D, E) la cui gestione, affidata nel 1999
mediante procedura ad evidenza pubblica a 5 operatori per la durata
di anni 10 rinnovabili di ulteriori 5 anni, ha fatto registrare,
oltre ad indiscriminati ampliamenti degli spazi assegnati, reiterati
inadempimenti da parte dei concessionari nel pagamento dei canoni
dovuti annualmente.
Alle tardive richieste inoltrate dagli uffici comunali (ogni 6
anni) le societa' affidatarie hanno opposto asserite spese sostenute
per manutenzioni straordinarie, da calcolare a scomputo, che
tuttavia, ove effettivamente realizzate, risulterebbero comunque
effettuate senza il preventivo assenso dell'Ente e dal medesimo non
verificate, ne' ormai verificabili.
Tra esse spicca la posizione della societa' Omissis che,
nonostante il mancato pagamento del canone (118.000 euro relativi al
periodo 2002- 2013), viene lasciata a gestire lo spazio demaniale
(lotto C) per ben 2 stagioni balneari senza neanche un formale atto
di proroga. Cio' nonostante l'area fosse caratterizzata da
particolare pregio tant'e' che risulta inserita in Sito di interesse
comunitario (cd. SIC) ed in una zona di protezione speciale (ZPS), e
su di essa l'amministrazione si fa carico di predisporre un progetto
di riqualificazione avente ad oggetto l'adeguamento impiantistico
delle strutture ivi esistenti. Tale progetto affidato alla Omissis
(per euro 6.050,00) non otteneva il nulla osta della Commissione di
Riserva del litorale romano istituita con decreto del Ministro
dell'ambiente, che allo stato deve pronunciarsi su un nuovo progetto
inoltrato il 27/3 u.s.
Per completezza di esposizione la Commissione riferisce di
un'ulteriore vicenda amministrativa maturata nel medesimo ambito del
litorale che ha portato allo scorporo di una porzione di spiaggia dal
lotto D con la creazione di un'ulteriore unita' denominata D 1 e
destinata alla pratica naturista (giusta delibera C.C. n. 104/99).
La regolamentazione del relativo rapporto viene effettuata non
con atto concessorio ma con un accordo privatistico, senza la
previsione di alcun canone a favore del Municipio. Degna di nota e'
la presenza nella vicenda di Omissis (molto legato a Omissis ed
attualmente destinatario di misure restrittive della liberta'
personale) il quale ha operato oltre che come rappresentante della
societa' affidataria del lotto interessato (la Omissis) anche come
rappresentante legale del Omissis che riunisce i concessionari dei 5
lotti.
Lo stabilimento Omissis.
Di particolare interesse per le finalita' della Commissione
d'accesso e' risultata la vicenda concernente l'affidamento di un
chiosco bar nello stabilimento balneare denominato Omissis. La
relativa istanza veniva inoltrata dalla sorella del sig. Omissis
(Presidente del Porto di Ostia), Omissis, amministratore unico della
Omissis e definita con estrema velocita' (nello stesso giorno di
presentazione dell'istanza 7/8/2014) in favore della societa' Omissis
il cui legale rappresentante e' Omissis, narcotrafficante di elevato
calibro legato alla mafia di Ostia.
Sulla vicenda la Commissione ha sentito in audizione il dott.
Omissis, responsabile del procedimento, il quale riferiva che, una
volta appreso dell'identita' del gestore, aveva convocato Omissis ed
e' quest'ultimo a farsi carico di risolvere diplomaticamente la
questione, facendo pervenire a nome dell'amministratore della
societa' una comunicazione (peraltro a stagione balneare ormai
conclusa) nella quale si attesta che non si e' dato poi seguito
all'affitto del bar in favore della Omissis.
Non puo' non sottolinearsi l'illegittimita' dell'azione svolta
dall'amministrazione del municipio che non solo viene meno al dovere
di accertare i requisiti soggettivi dell'affidatario di uno spazio
pubblico per finalita' lucrative, ma una volta che li ha conosciuti
non procede all'annullamento dell'aggiudicazione ricercando indebite
mediazioni per giungere ad una soluzione che non esponga soprattutto
l'affidatario al "ludibrio" di un diniego dell'autorizzazione.
La nuova sede del Gruppo X della Polizia Municipale.
La vicenda concerne l'individuazione di una nuova sede per gli
uffici del Gruppo della polizia locale del X municipio, ospitati in
un immobile di proprieta' della Omissis a base di un contratto
scaduto per il quale l'Amministrazione versa a titolo di indennita'
di occupazione circa Euro 1.166.000,00 annui.
A seguito di un avviso per la manifestazione di interesse
pubblicato il 10/4/2014 , sulle tre offerte presentate ne veniva
ammessa una sola, quella di Omissis relativa ad un immobile sito in
via dell'Idroscalo n. 3, riconducibile alla proprieta' di Omissis,
nonostante la metratura dei locali fosse inferiore a quella richiesta
dal bando e la destinazione del bene non conforme.
Il Comandante della Polizia di Roma Capitale - che in maniera a
dir poco singolare non era stato affatto coinvolto nella procedura -
informato per caso della vicenda, in quanto destinatario per
conoscenza di una nota inviata dal dott. Omissis, evidenzia
formalmente l'assoluta inidoneita' dei locali, la cui superficie
utile era di gran lunga inferiore a quella richiesta (1600 mq. a
fronte dei 2500 del bando) e che necessitavano di grossi interventi
di adeguamento per renderli idonei alle esigenze del Corpo di Polizia
Municipale.
Ma nonostante la ferma e formale opposizione del Comandante
Omissis il Dipartimento patrimonio del Comune nella persona della
d.ssa Omissis insiste nella volonta' di stipulare il contratto a far
data dal 1/04/2015 ovvero dall'ultimazione di tutti gli "interventi
necessari a rendere il complesso immobiliare idoneo all'utilizzo
richiesto dal punto di vista tecnico, strutturale ed
infrastrutturale".
La societa' individuata, nella persona dell'amministratore unico,
con nota del 23/1/2015 accetta le richieste dell'Amministrazione e
contestualmente invia progetto esecutivo, crono-programma e computo
metrico dei lavori, rimanendo in attesa della convocazione per la
stipula del contratto.
La ricostruzione documentale operata dalla Commissione d'accesso
si ferma qui, ma non puo' farsi a meno di sottolineare
l'irregolarita' della condotta del Comune nella gestione della gara,
laddove tenta di sanare la difformita' dell'offerta proposta dalla
Omissis e non procede alla sua esclusione neanche dopo che in sede di
integrazione documentale l'immobile si rivela comunque di categoria
catastale D8 (grande distribuzione) a fronte di quella ad uso ufficio
(B4) richiesta dal bando.
A testimonianza dell'interesse della procedura contrattuale in
esame la Commissione sottolinea che, dopo l'avvio dell'iter per il
cambio di sede, i proprietari di quella attuale avrebbero avvicinato
rappresentanti sindacali della Polizia Municipale promettendo denaro
in cambio dell'attivazione di proteste contro il trasferimento.
Ostia "mon amour" - estate 2014.
Particolari approfondimenti sono poi stati svolti in ordine a due
iniziative realizzate dal X Municipio per animare l'estate 2014 .
Si tratta di due avvisi pubblici:
1) per realizzare una manifestazione turistico-ricreativa sul
Lungomare di Ostia (tra il 15/6 ed il 24/8/2014) consentendo
all'aggiudicatario di svolgere attivita' commerciali e scomputando il
canone di occupazione con le spese sostenute per gli spettacoli;
2) per la riqualificazione dei giardini storici del Lungomare
di Ostia consentendo all'aggiudicatario di svolgere attivita'
commerciali tra il 14/6 ed il 14/9/2014 con scomputo del canone di
occupazione dalle spese sostenute per la riqualificazione dei
giardini.
L'aggiudicazione avviene previo esame di una sola offerta
presentata da: Omissis per il primo bando e Omissis per il secondo.
Omissis e' posseduta da Omissis - ex consigliere della Omissis al
quale e' subentrato quale liquidatore il dr. Omissis commercialista
di Omissis.
In entrambi i casi si e' proceduto ad affidare la concessione di
un bene pubblico con un'ulteriore finalita' (nel 1° caso per affidare
anche un appalto di servizi, nel 2° per affidare anche un appalto di
lavori pubblici). Di questa scelta tuttavia quel che piu' suscita
perplessita' e' il sistema "autorizzato" dagli uffici per eludere il
pagamento degli oneri concessori.
Il metodo dello scomputo degli oneri e' in realta' disciplinato
dall'ordinamento ma per un solo caso relativo all'effettuazione di
opere pubbliche a scomputo degli oneri di urbanizzazione, laddove
esiste una specifica norma di legge, che non si rinviene per i casi
di specie. Ma anche a voler ammettere una eventuale estensione del
modulo normativo e' comunque mancato in entrambe le procedure un
passaggio fondamentale: per i servizi di intrattenimento la
quantificazione preventiva del valore dell'appalto, per la
riqualificazione dei giardini la presentazione di un progetto con
relativo computo metrico e quadro economico.
Per quest'ultimo la convenzione stipulata con Omissis prevedeva
infatti un progetto da presentarsi in sede di gara che pero' non e'
stato rinvenuto in allegato all'offerta, corredata solo da un
documento estremamente generico non qualificabile assolutamente come
progetto.
Tale carenza viene confermata dagli ulteriori sviluppi della
vicenda amministrativa sulla quale interviene anche un accertamento
da parte dell'Autorita' giudiziaria che delega il Comandante della
polizia Municipale a svolgere indagini. In tale ambito, alla
richiesta formale di notizie depositata dal Comandante il direttore
Omissis, con nota del 3/10/2014, precisa che le strutture amovibili
utilizzate dalla societa' sono in fase di smantellamento dal
19/9/2014 e la societa' ha 90 gg. per effettuare i lavori di
riqualificazione i cui dettagli sono in corso di definizione con la
societa' a cura del tecnico incaricato - geom. Omissis; comunque
risultano effettuati i lavori di pulizia e ripristino dello status
quo all'atto della consegna dell'area.
Quando poi il Omissis passa a quantificare alla societa' il
canone di occupazione (euro 525.037,00) insorgono le criticita'
nell'ambito delle quali il Omissis, smentendo quanto comunicato alla
Polizia Municipale, contesta alla societa' il mancato ripristino
delle aree, degradate e danneggiate dall'attivita' svolta dalla
Omissis e la diffida nel febbraio 2015 all'esecuzione delle opere
dovute.
La carenza del progetto di riqualificazione viene colmata solo
nel novembre 2014 (ben oltre l'epoca in cui si sono consumate le
attivita' lucrative) quando il geom. Omissis succeduto alla Omissis -
dimessasi dall'incarico - redige il progetto definitivo ed il 20
novembre 2014 lo trasmette agli uffici capitolini per i prescritti
pareri.
In sede di conferenza di servizi l'Ing. Omissis (dirigente della
Direzione ambiente e litorale) nega pero' il parere di competenza
sottolineando la dubbia legittimita' dell'intera procedura che,
avviata senza progetto, senza autorizzazioni paesaggistiche e senza
codifica degli oneri di occupazione di suolo pubblico, si pretendeva
di sanare con un progetto postumo.
Nel febbraio 2015 la Omissis comunica l'inizio dei lavori che
ancora a marzo non si erano conclusi, ad aprile poi sopravvengono i
primi esiti dell'attivita' di indagine penale con l'ordine di
sequestro della documentazione; attualmente la vicenda e' ancora al
vaglio dell'Autorita' giudiziaria.
Va precisato tuttavia che oltre alla posizione del titolare della
Omissis non emergono ulteriori dati di interesse della Commissione
d'accesso poiche' a carico dei proprietari delle varie strutture
amovibili cui era stata sub-concessa la gestione degli spazi non
vengono riscontrati elementi di rilievo da parte della Polizia
Municipale.
8. Il Caso AMA.
Omissis.
9. Il network societario di "mafia capitale".
Omissis.
10. Il Capitale istituzionale di "mafia Capitale": il "Capitale
politico".
La Commissione si sofferma a descrivere il "capitale
istituzionale", cioe' il milieu di amministratori e funzionari
pubblici che sono stati funzionali ai disegni di infiltrazione di
"mafia capitale".
La Commissione rileva come la costruzione di questo "capitale"
sia il frutto di un lavoro condotto in sinergia da Omissis e Omissis,
conosciutosi in ragione del comune passato criminale.
Omissis.
Omissis, Presidente del X Municipio fino alle sue dimissioni,
indagato per concorso in corruzione, sottoposto a misure cautelari
restrittive della liberta' personale;
Omissis.
11. Il "Capitale Amministrativo".
Sulla base delle risultanze acquisite, la Commissione enumera i
dipendenti di Roma Capitale che attraverso azioni o omissioni hanno
contribuito a piegare la gestione amministrativa dell'Ente agli
interessi di "mafia Capitale (pagg. 719 - 752). Si riportano i
nominativi dei soggetti in questione, richiamando, per esigenze di
brevita', le considerazioni svolte dalla Commissione nei confronti di
quelli il cui ruolo risulta meno tratteggiato dall'esposizione delle
vicende riscontrate. Secondo la Commissione, quindi, sono
riconducibili al "capitale amministrativo" i seguenti soggetti:
Omissis;
Omissis, Omissis e Omissis, rispettivamente i primi due
dirigenti, il terzo funzionario, del X Municipio, coinvolti, a vario
titolo, nei reati contro la pubblica amministrazione verificatisi
nella gestione di appalti dello stesso Municipio.
12. L'ordinanza emessa dal GIP di Roma il 29 maggio scorso.
Prima di avviarsi alle conclusioni, la Commissione ha ritenuto
opportuno riepilogare gli ulteriori elementi emersi dall'ordinanza di
applicazione di misure cautelari, emessa dal GIP presso il Tribunale
di Roma il 29 maggio scorso, ancorche' in molti casi le risultanze in
essa esposte siano state gia' riportate nell'esposizione di diverse
vicende sopra richiamate.
Omissis.
La Commissione segnala, inoltre, che l'ordinanza ricostruisce:
a) Omissis;
b) Omissis;
c) gli episodi corruttivi relativi ad alcune procedure
acquisitive nel X Municipio, ed i ruoli avuti nella vicenda dal
Presidente dell'epoca Omissis e dal Consigliere Omissis;
d) Omissis;
e) Omissis.
13. Le conclusioni della Commissione.
Al termine di questa articolata esposizione, la Commissione
sviluppa una ricostruzione del quadro normativo di riferimento e dei
principali orientamenti espressi dalla giurisprudenza circa la natura
dello scioglimento delle assemblee elettive dei Consigli comunali e
provinciali per infiltrazioni mafiose, previsto dall'art. 143, comma
2, TUEL (pagg. 807 - 821), per poi illustrare le conclusioni da essa
raggiunte.
In questa parte (pagg. 822-834), il Collegio ricorda come la
misura dissolutoria rivesta un carattere straordinario, implicando
una deroga ai principi di democraticita' e di autonomia che
caratterizzano nel nostro ordinamento il sistema degli enti locali.
Essa, quindi si giustifica in presenza di situazioni anch'esse
straordinarie, consistenti in una situazione di collusione, anche
indiretta, tra gli amministratori dell'ente, tale da rendere
pregiudizievole per la collettivita' il loro permanere in carica.
Cio' in quanto essi, anche a prescindere dall'accertamento di
responsabilita' individuali, si sono dimostrati incapaci di garantire
una gestione della cosa pubblica scevra da anomale interferenze e
rispettosa dei principi di legalita'.
A questo proposito, il Collegio ritiene opportuno rammentare,
sulla scorta della giurisprudenza amministrativa, che l'art. 143 TUEL
subordina lo scioglimento all'esistenza di una condizione di
infiltrazione criminale sull'ente locale inteso nel suo complesso.
Tale situazione puo' dunque sussistere anche quando la curvatura agli
interessi della delinquenza mafiosa non coinvolga tutti o la gran
parte degli amministratori o anche quando gli amministratori non si
siano rivelati in grado di opporsi efficacemente in presenza di
sintomatiche disfunzioni dell'agire dell'ente di cui si sia giovato
la criminalita' organizzata.
La Commissione ricorda ancora come, sempre secondo gli
orientamenti della giurisprudenza amministrativa, l'accertamento
della situazione di infiltrazione deve essere il frutto di una
valutazione complessiva che deve tenere conto, tra l'altro, della
carente funzionalita' dell'ente in settori sensibili agli interessi
della criminalita' organizzata e che e' il frutto di un apprezzamento
ampiamente discrezionale.
Cio' posto, il Collegio sottolinea come le risultanze esposte
nell'ordinanza emessa dal GIP di Roma del 28 novembre 2014 e le
successive sentenze confermative del Tribunale del Riesame
(3342/2014) e della Corte di Cassazione (n. 625/2014) consentano di
affermare con certezza che il sodalizio criminale, il cui vertice
indiscusso e' Omissis, rientri a pieno titolo tra le associazioni a
delinquere di stampo mafioso, come definite dall'art. 416-bis c.p.
"Mafia Capitale" si avvale, infatti, del metodo mafioso,
ovverossia della forza intimidatrice del vincolo mafioso, per il
conseguimento dei suoi scopi, modulando i propri modi operandi a
seconda del contesto in cui agisce. Essa, infatti, non esita a
ricorrere alle forme di pressione violenta quando agisce nel
perimetro criminale "tradizionale", mentre nell'intessere rapporti
con il mondo dell'imprenditoria, delle istituzioni e della politica,
agisce di preferenza con gli strumenti della corruzione.
Da questo punto di vista, Omissis e' l'uomo che stringe e
garantisce rapporti con le filiazioni delle "mafie storiche" operanti
nella Capitale e nel suo circondario (in primis nella. zona di Ostia)
e che definisce le strategie di penetrazione nella pubblica
amministrazione locale nell'intento, attraverso il ruolo di Omissis,
di acquisire commesse e risorse pubbliche a favore delle aziende
controllate dal sodalizio e delle imprese colluse.
Omissis.
III - La memoria del Sindaco Marino.
Omissis.
IV - Considerazioni e proposte finali.
1. Considerazioni e proposte circa le misure applicabili nei riguardi
di Roma Capitale.
Omissis.
2. Considerazioni e proposte circa le misure applicabili del
Municipio X di Roma Capitale.
Nella sua relazione, la Commissione non ha formulato specifiche
proposte relativamente al Municipio di Ostia, considerando la
questione assorbita dalle conclusioni che postulano la sussistenza
dei presupposti per lo scioglimento dell'Organo consiliare di Roma
Capitale.
Nell'ipotesi in cui venga condivisa l'impostazione sopra
illustrata, propensa a ritenere la non praticabilita' della misura
dissolutoria, appare ineludibile affrontare il tema delle misure che,
in base agli esiti dell'accesso, sono suscettibili di trovare
applicazione nei riguardi del Municipio X, competente per l'area di
Ostia.
Sul punto, occorre ricordare che le misure di rigore previste
dall'art. 143 TUEL trovano applicazione non solo nei riguardi degli
organi elettivi comunali e provinciali, ma, in virtu' dell'estensione
operata dal successivo art. 146, anche nei confronti di una serie di
altri organi ed enti. Tra questi ultimi vi sono anche i consigli
circoscrizionali, i quali costituiscono organismi di decentramento,
di partecipazione, di consultazione e di gestione dei servizi di base
(art. 17, comma 1, TUEL).
Orbene, va sottolineato che l'art. 26, comma 2, dello Statuto di
Roma Capitale qualifica espressamente i Municipi in termini di
circoscrizione attribuendo ad essi, sia pure in un contesto di
maggiore autonomia, le medesime funzioni indicate dal citato art. 17
TUEL.
Si deve, quindi, concludere che, al di la' del diverso
nomeniuris, i Consigli dei Municipi rientrino nel genus dei Consigli
circoscrizionali, con la conseguenza che anche ad essi e' possibile
applicare le diverse misure, ivi comprese quelle di carattere
dissolutorio, contemplate dal richiamato art. 143.
Entrando nel merito, va osservato che la Commissione ha
richiamato le risultanze delle convergenti evidenze emerse da una
serie di iniziative di indagine, coordinate dalla Procura della
Repubblica di Roma, sui clan delinquenziali operanti nell'area di
Ostia.
Le risultanze di tali attivita' consentono di affermare che e'
oggi processualmente accertato che il territorio del Municipio X sia
caratterizzato dalla pervasiva e radicata presenza di organizzazioni
criminali di stampo mafioso. Tali organizzazioni costituiscono le
proiezioni nell'hinterland romano di sodalizi di analoga natura
presenti nelle regioni di radicamento storico della delinquenza
organizzata.
A cio' si aggiunge la presenza sul territorio del X Municipio
anche di "mafia Capitale" che, come emerge dalle ricostruzioni
contenute nell'ordinanza del GIP di Roma del 28 novembre 2014, ha
sviluppato in queste aree attivita' illegali sia con i metodi
dell'intimidazione mafiosa, sia attraverso l'azione correttiva posta
in essere dal branch economico facente capo a Omissis.
Peraltro, il sodalizio capeggiato da Omissis non si e' limitato a
questo, ma ha intessuto solidi rapporti con le consorterie criminali
presenti nel distretto ostiense, stringendo intese anche sulle
modalita' di svolgimento dei traffici illeciti.
Tali circostanze sono piu' che sufficienti per concludere che
nella circoscrizione del Municipio X si sia realizzata la condizione
- base, richiesta per l'applicazione delle misure ex art. 143 TUEL,
della notoria ed accertata diffusione nel suo territorio della
criminalita' organizzata.
Quanto alle dinamiche che hanno interessato quella
Amministrazione municipale, i numerosi episodi, riferiti dalla
Commissione, portano alla luce come in piu' occasioni il Presidente
del Municipio, Omissis, abbia intrattenuto rapporti e connivenze con
il branch economico di "mafia Capitale", funzionali a far conseguire
a quest'ultimo una serie di appalti pubblici. Tali rapporti sono,
inoltre, testimoniati in conversazioni intercettate intercorse tra
Omissis e Omissis.
Gia' da queste circostanze emerge con chiarezza come le
collusioni esistenti tra il Presidente del Municipio e le
organizzazioni criminali abbiano prodotto l'effetto di piegare e
condizionare l'azione degli organi amministrativi agli interessi
illegali di "mafia Capitale". Si concretizza cosi' quel nesso di
causa-effetto tra il condizionamento degli amministratori e le
disfunzionalita' amministrative riscontrate che, secondo gli
orientamenti della giurisprudenza, giustifica il ricorso alla misura
dissolutoria di cui al ripetuto art. 143 TUEL.
A queste si aggiungono le ulteriori interferenze e i
condizionamenti delle attivita' amministrative che le filiazioni
delle "mafie storiche" hanno realizzato grazie alla collusione di
dirigenti e dipendenti del Municipio.
Il "fermo immagine", scattato dalla Commissione, restituisce un
quadro di una Circoscrizione profondamente inquinata e piegata alle
esigenze delle diverse consorterie criminali.
Gli elementi raccolti in proposito sono indiscutibilmente
connotati dai tratti di concretezza, in quanto si riferiscono a
circostanze fattuali; rilevanza, in quanto appaiono significativi
della "curvatura" del Municipio alle esigenze criminali; univocita',
non prestandosi le circostanze in questione ad interpretazioni o
deduzioni logiche di incerto significato.
Alla luce del quadro delineato dagli elementi raccolti dalla
Commissione, si ritiene che ricorrano tutti i presupposti di legge
per proporre lo scioglimento del Consiglio del Municipio X di Roma
Capitale.
3. Considerazioni e proposte sulle misure applicabili, ai sensi
dell'art. 143, comma 5 TUEL nei confronti di dirigenti e di
dipendenti di Roma Capitale e del Municipio X.
In conclusione - alla luce degli articolati elementi riferiti
dalla Commissione di accesso e di quegli altri desumibili, in
particolare, dalle ripetute ordinanze del GLP di Roma del 28 novembre
2014 e del 29 maggio scorso - appare necessario valutare se emergano
i presupposti per l'applicazione delle misure di cui all'art. 143,
comma 5 TUEL nei riguardi dei dirigenti e di altri dipendenti Omissis
e del Municipio X.
Come e' noto, il citato art. 143, comma 5, prende in
considerazione l'ipotesi in cui siano emersi collegamenti o
condizionamenti della criminalita' organizzata nei riguardi del
segretario comunale, del direttore generale e dei dipendenti
dell'Ente locale ispezionato.
In particolare, la norma consente di adottare, anche nei casi in
cui non si faccia luogo alla misura dissolutoria degli organi
elettivi, tutte le misure idonee a far cessare la situazione di
pregiudizio in atto e a ripristinare la legalita', quali la
sospensione del dipendente, la sua rimozione dall'incarico e la sua
destinazione ad altro ufficio o mansione, con obbligo di avvio del
procedimento disciplinare.
Secondo i piu' recenti arresti della giurisprudenza
amministrativa, costituiscono presupposto sufficiente per
l'irrogazione delle predette misure elementi indiziari, non
necessariamente penalmente rilevanti, riferibili a comportamenti del
dipendente che possono consistere anche in mere incertezze od
esitazioni attribuibili a qualsivoglia collegamento, pure indiretto,
o ad una qualsiasi forma di condizionamento da parte della
criminalita' organizzata, anche di natura meramente ambientale.
Assumono cosi' rilievo, ai fini qui di interesse, anche l'aver
operato senza la piu' opportuna solerzia ed incisivita' in ragione
dell'esistenza di situazioni riconducibili alle forme di pressione
criminale sopra indicate. Gli stessi Giudici sottolineano altresi'
come gli elementi raccolti devono avere una consistenza tale da
giustificare un addebito disciplinare anche se non e' necessario che
essi restituiscano ex ante la certezza dell'affermazione della
responsabilita' del dipendente (TAR Sicilia, Catania, Sez. II, n.
707/2014).
Omissis.
Occorre altresi' sottolineare che il ricordato art. 143, comma 5
TUEL consente l'adozione di misure anche "innominate", le quali
possono consistere in provvedimenti di annullamento di procedure di
gara o di affidamento.
Cio' premesso, va evidenziato che la Commissione nella sua
relazione ha indicato una serie di vicende contrattuali connotate da
palesi illegittimita' e risultate in un'oggettiva agevolazione degli
interessi criminali di "mafia Capitale".
In considerazione di cio', condividendo le articolate
considerazioni sviluppate in proposito dal Collegio, si ritiene
opportuno proporre l'annullamento delle seguenti procedure, ove non
gia' giunte a scadenza:
Omissis.
Per quanto concerne il Municipio X, si osserva che alcune delle
procedure di appalto che la Commissione ha rilevato essere oggetto di
inquinamenti da parte della criminalita' organizzata hanno gia'
esaurito i propri effetti, riguardando in sostanza prestazioni
riferite all'anno 2014. In considerazione di cio', si ritiene di
proporre:
l'adozione di misure volte ad eliminare il rapporto
privatistico esistente relativo alla gestione dello spazio della
spiaggia di Capocotta destinato all'area naturalista, spazio di
proprieta' demaniale, per il cui uso l'amministrazione capitolina non
percepisce alcun canone;
la revoca della procedura di affidamento del chiosco-bar
situato all'interno dello stabilimento balneare denominato "Omissis",
situato anch'esso sulla fascia litoranea di Ostia.
Omissis.
Roma, 8 luglio 2015
Il Prefetto: Gabrielli
